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I MISTERI – TREDICESIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
NONA PARTE – Multimedia: da Ecce Homo all’Addolorata
DECIMA PARTE – A vella
UNDICESIMA PARTE – Il mistero più grande
DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri

Il mistero dell’ultima cena

Chissà se Dan Brown avrebbe avuto lo stesso successo se avesse ambientato a Trapani il Codice da Vinci? Forse si. O forse no, ma non importa. Quello che importa è che c’è una storia che merita di essere raccontata perché stiamo per andare alla ricerca del mistero perduto.

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L’ultima cena di Leonardo

Siamo nel ‘600 e i pescatori partecipavano alla processione col loro mistere, La lavanda dei piedi. Ma quali pescatori, quelli del Rione Casalicchio o quelli del Rione Palazzo? Tra di loro esistevano infatti fortissimi contrasti e il blitz del 1648, di cui abbiamo parlato qui (link), fu solo uno degli episodi di guerra tra i due gruppi. I contrasti risalivano alla processione del Cereo, precedente a quella dei misteri, e noi non vogliamo certo addentrarci nel ginepraio della storia per prendere parte a fianco degli uni o degli altri. Quello che ci preme dire è che un tentativo di pacificazione fu fatto dal Senato di Trapani che nel 1669 cercò di stabilire delle regole per la convivenza delle due fazioni. A margine del documento di intesa c’è anche una nota, una nota importante, che autorizza i pescatori del Palazzo a costruirsi un proprio mistere, raffigurante l’ultima cena per la processione del venerdì santo.

Nel 1704 del mistere non abbiamo ancora nessuna notizia, ma intanto spunta un atto in cui la Confraternita di San Michele concede formalmente ai pescatori del Palazzo di portare in processione in eterno il loro mistere. Non ci sono dubbi. Nel 1704 il nuovo gruppo era sul punto di essere costruito. Tuttavia passano gli anni e del mistere non si sa più nulla. Un’aura di mistero e di silenzio lo circonda.

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I misteri su Canale 5

Il mistere dell’ultima cena doveva aprire la processione e quindi precedere tutti gli altri, cosa che avrebbe causato i malumori degli orefici, titolari della Spartenza, che nella loro concessione del 1621 avevano fatto il colpaccio ottenendo in eterno il diritto di aprire la processione. Facile immaginare i problemi se un’altro ceto avesse provato a prenderne il posto. E’ per questo che il mistere non venne mai realizzato? Oppure è stato costruito e poi è scomparso?

Della sua esistenza non abbiamo trovato praticamente nessuna conferma. Solo due flebili indizi ed entrambi piuttosto recenti. Il primo è il libro Lineamenti storici di Trapani di Salvatore Stinco edito nel 1974 dalla Tipografia Di Stefano. A pagina 60 si legge: “vi ho precisato che i Misteri furono composti, fabbricati in numero di ventuno, che ebbero la loro iniziale conservazione in ventuno nicchie ricavate appositamente nella chiesa di San Michele […] che durante la guerra, colpita ripetutamente, crollando danneggiò parecchi gruppi, dei quali alcuni sono stati ritoccati dai proff. Cafiero e Li Muli, qualche altro è stato quasi integralmente rifatto, uno è definitivamente scomparso: era quello che rappresentava l’ Ultima Cena“

Probabilmente è solo un errore dovuto alla superficialità. 

Il secondo indizio è all’interno di un servizio di Toni Capuozzo, all’interno del settimanale Terra andato in onda su Canale 5 nel 2007. Mentre descrive i misteri, Capuozzo ci racconta che quello dell’ultima cena venne distrutto dalla pioggia. Probabilmente ha solo riportato la voce di popolo, senza verificarne il contenuto.

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L’ultima cena di Francesco Corso

Forse la spiegazione più semplice è che mistere dell’ultima cena non venne costruito per mancanza di soldi o perché i pescatori dei due quartieri fecero pace oppure perché gli orefici si opposero. Chi lo sa? Eppure a Trapani si sussurra ancora dell’esistenza di questo mistere.

Nel 1998 l’architetto Francesco Corso inizia veramente la costruzione del mistere con le stesse tecniche di colla e tela usate per i misteri tradizionali. Ci vorranno quattro anni ma alla fine Trapani ha ritrovato il suo mistere scomparso. Oggi è esposto all’Accademia Kandinskij. Chi lo sa, forse un giorno verrà portato in processione e la voce popolare diventerà realtà?

QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo
SEDICESIMA PARTE – L’Archimede dei cavalletti

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I MISTERI – SETTIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le Confraternite
TERZA PARTE – Dalle Casazze ai Misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet

Maestri trapanesi nell’arte della colla e tela

Le notizie che abbiamo su i principali maestri di colla e tela che nel corso dei secoli hanno lavorato sui misteri sono spesso scarse, ma cerchiamo di farne conoscere qualcuno un po’ meglio ai nostri affezionati lettori. Ci scusiamo preventivamente con gli illustri maestri perché per motivi di spazio non dedichiamo loro tutta l’attenzione che meriterebbero, e a maggior ragione ci scusiamo con gli artisti assenti da questo conciso post.

Della vita di Giuseppe Milanti, attivo a Trapani tra il XVII e il XVIII secolo, non sappiamo molto. Appartenente a una dinastia di artisti di origine marsalese, ebbe una scuola di scultura a Londra. Diede alle sue figure naturalezza e morbidezza; sono opere sue la più forte immagine del dolore, lAddolorata, ed Ecce Homo. Fu sepolto nella Chiesa di San Michele, a dimostrazione della grande riconoscenza che la Confraternita nutriva nei suoi confronti.

Giacomo Tartaglia: La statua di San Francesco di Paola nell’omonima chiesa

Giacomo Tartaglia (1678-1751) era un maestro nella scultura del corallo e della “pietra incarnata”, l’alabastro di Valderice. Aveva una bottega in Via dei Corallari ed è l’autore di una fra le più belle teste dei misteri, la Maddalena piangente, piena di vita e di armonia che domina il gruppo del Trasporto al SepolcroTartaglia è anche l’autore della statua probabilmente più venerata a Trapani: quella di San Francesco di Paola.

Baldassare Písciotta (1715-1792) aveva anche lui la bottega in Via dei Corallari. Lavorò anche a Palermo e a Roma, ma questo non bastò a dargli la tranquillità economica al punto da venire incarcerato per debiti nel Castello di Terra. Veloce nell’abbozzare e lento nel finire, ha scolpito diversi misteri: Gesù nell’orto, La negazione e Gesù da Erode. Gli piaceva soffermarsi sui dettagli, sulle vesti e sull’espressività dei personaggi. E’ suo il gruppo più bello dei misteri. Di fronte a Pietro che lo rinnega riesce a far esprimere a Gesù compatimento, perdono, dolcezza e accettazione della volontà divina, espressioni che provocano in Pietro, provato e sofferente, le lacrime agli occhi. La drammaticità della scena è esaltata dalla feroce crudeltà del soldato romano. Chapeau!

Mario Ciotta: la statua di San Pietro nell’omonima chiesa

Allievo di Pietro Orlando, Mario Ciotta visse tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800. Veniva da una famiglia di artisti che lavoravano il corallo e l’avorio. Lui preferì dedicarsi all’arte della colla e tela e condivise la bottega in Via dei Corallari con Baldassare Pisciotta. Doveva esserci una grande concentrazione di artisti in quella via… Almeno tre misteri sono con certezza attribuibili a lui: La Separazione, La lavanda dei piedi e La ferita al costato. In quest’ultimo, l’unico che ci è giunto senza grandissime modifiche nel corso dei secoli, riesce a imprimere dolcezza e dolore nei volti.

I Nolfo erano una famiglia di artisti e, se li mettiamo tutti assieme, sono gli autori della maggior parte dei misteri. Non è sempre facilissimo attribuire una scultura a un Nolfo piuttosto che all’altro. Si presume che siano opere di Antonio (1696-1784) l’Incoronazione di spineLa deposizione e forse anche Gesù nel sepolcro. Il figlio Domenico (1730-inizio ‘800) fu tra le altre cose il maestro del famoso pittore Giuseppe Errante e scolpì La sentenza, La spogliazione e La crocifissione. L’altro figlio Francesco (1741-1809) era probabilmente il più bravo della famiglia. Nella Caduta al Cedron, il suo unico mistere, è notevole il contrasto tra la serenità di Gesù e la ferocia dei suoi aguzzini.
I misteri dei Nolfo si riconoscono per una vigorosa modellazione dell’anatomia. Tuttavia gli esperti dicono che sono tra i meno pregiati dal punto di vista artistico, con l’eccezione forse di Francesco.

Domenico Li Muli (1902-2003), di famiglia palermitana, anche se nato a Trapani, nel 1929 si trasferì a Trapani nel 1938 dove aveva ottenuto una cattedra di disegno. Oltre ad insegnare, a Trapani esegue opere importanti, tra cui il complesso bronzeo della fontana del Tritone, considerato il suo capolavoro, e il rifacimento del mistere della Sollevazione della croce, che i trapanesi però, notoriamente esperti di arte, non gradirono, e che vollero rifatto da zero. Di lui parleremo ancora.

Vi siete accorti che finora abbiamo parlato dei misteri senza mostrarne praticamente neanche uno? E’ giunta l’ora di rimediare…

OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
NONA PARTE – Multimedia: da Ecce Homo all’Addolorata
DECIMA PARTE – A vella
UNDICESIMA PARTE – Il mistero più grande
DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri
TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena
QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo
SEDICESIMA PARTE – L’Archimede dei cavalletti

I MISTERI – QUINTA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso

Una arrancata fino ai giorni nostri

Nell’800 i misteri si modernizzano e diventano simili a come li conosciamo noi adesso. Le maestranze subentrano alla Confraternita nell’organizzazione della processione e delle scinnute, le bande musicali sostituiscono i cantori, e i gruppi statuari, inizialmente portati in spalla dai componenti dei ceti, vengono sostituiti da professionisti regolarmente retribuiti, i massari. Sembra però che la qualità del trasporto non sia migliorata dato che di tanto in tanto si ha notizia di rovinose cadute, come ad esempio quella della Flagellazione nel 1891.

Processione d’altri tempi in un quadro di Francesco Renzo Garitta

Dal 1856, per decisione del vescovo Ciccolo Rinaldi alla processione non prendono più parte i vattenti. Un’altra innovazione dello stesso vescovo è la sostituzione dei frati che precedono la statua dell’Addolorata con le ragazze dell’orfanotrofio. Purtroppo quest’ultima novità non dura molto a causa dell’improntitudine e degli apprezzamenti di certi giovinastri, per cui dopo qualche anno le ragazze sono state sostituite con gli alunni del seminario. 

I misteri non hanno risentito dell’unità d’Italia e delle leggi eversive che poco dopo seguirono. Nel 1890 viene proibita la visita alle chiese, motivo di invidie e di infiniti ritardi, che sono costrette a restare chiuse durante la processione. L’obbligo di chiusura è stato tolto dopo dieci anni, ma solo per le tre chiese parrocchiali, San Lorenzo, San Nicola e San Pietro.

Siamo così arrivati al ‘900. Negli anni ’30 fa la comparsa un personaggio singolare: un uomo a cavallo, accompagnato da due tamburini, con un monotono squillo di tromba annuncia l’apertura della processione. Il cavaliere è rimasto nella memoria collettiva con il nome onomatopeico di Taratatiu e attirava sia i bambini, incuriositi dalla tromba, che gli adulti che lo aiutavano a rimettersi in sella dopo le, a quanto pare frequenti, cadute causate dell’alcool. 

La Chiesa di San Michele dopo il bombardamento del 1943

La storia dei misteri è indissolubilmente legata a quella della Chiesa di San Michele, dove sono stati custoditi i misteri fino al 1943. Qui la loro storia si incrocia con la storia della guerra. Il 6 aprile 1943 infatti una pioggia di bombe si abbatte su Trapani. Vengono sganciate da una pattuglia di B-17, le fortezze volanti, e, assieme al porto, che costituiva l’obiettivo militare, colpiscono anche parte della Chiesa di San Michele. Tra le vittime e i feriti della guerra vanno conteggiati gran parte dei misteri, la cui sorte però sta a cuore ai trapanesi più che la stessa chiesa. Infatti la chiesa verrà demolita, e i misteri ricostruiti. Ospitati nella Chiesa di Badia Grande nel 1946 e nella fatiscente Chiesa del Collegio dal 1947 al 1957, successivamente sono quasi di continuo nella Chiesa del Purgatorio dove si trovano ancora oggi.

Il dopoguerra porta anche altri due cambiamenti: il primo è che scompare il pittoresco Taratatiu. Dal 1948 è il gonfalone comunale ad aprire la processione. Il secondo, ben più importante, è l’introduzione dei cavalletti, che hanno aumentato la sicurezza e reso più agevole il trasporto dei gruppi.

1974: si costituisce l’Unione delle Maestranze

Per un breve periodo, dal 1959 fino al 1965, alcuni militari in costumi del ‘700 hanno partecipato alla processione suonando trombe e tamburi. Vita breve hanno avuto anche i premi istituiti nel 1949. Medaglie d’oro, d’argento e targhe commemorative, andavano ai gruppi più meritevoli. Anch’essi però sono stati causa di ulteriori polemiche e sono stati aboliti dopo qualche anno.

Dal 1974 i misteri sono organizzati dall’Unione delle Maestranze e non più dalle singole categorie singolarmente. Quasi contemporaneamente, il 26 dicembre 1974, viene rifondata la Confraternita di San Michele, di fatto scomparsa. Il resto è praticamente storia di oggi. Tra le ultime novità di rilievo segnaliamo la scomparsa degli incappucciati, vietati dal vescovo Francesco Micciché nel 2000, con la motivazione che nell’aspetto rimandano a sette e società segrete, e la presenza femminile sempre più frequente tra i portatori.

Un segno dei tempi: le donne non sono più solo spettatrici dei misteri

SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
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TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena
QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
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SEDICESIMA PARTE – L’Archimede dei cavalletti

I MISTERI – QUARTA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confreternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri

Piccoli incidenti di percorso

Decisione molto importante è ogni anno la scelta del percorso. Nella foto l’itinerario del 1761

Impossibile riassumere in un blog i quattrocento anni di storia dei misteri. Al massimo ci limitiamo a ricordare i fatti principali come sicuramente fu l’eclatante blitz a mano armata dei pescatori del Rione Casalicchio, odierno San Pietro, arrabbiati contro quelli del Rione Palazzo, odierno San Lorenzo. Nel 1648 i sanpietrari, chiamiamoli così, fecero rientrare il mistero della Lavanda dei piedi nella loro Chiesa di Santa Maria della Grazia anziché in quella di Santo Spirito come previsto. Se fosse passata la linea che durante l’anno ogni mistero poteva stare nella sede della propria maestranza separato dagli altri, sarebbe stata la fine dei misteri. Per fortuna alla fine tutto si risolse per il meglio e il mistero tornò nella Chiesa di Santo Spirito, dove tutti i gruppi sono stati custoditi fino al 1712, anno in cui, assieme alla Confraternita, si trasferirono nella Chiesa di San Michele, e dove resteranno fino al 1943.

Accadeva talvolta che i ceti si dimenticassero degli obblighi contratti, al punto da disertare la processione, cosa che ovviamente non piaceva al Senato di Trapani che nel 1727 emise un bando per obbligare le maestranze a prendervi parte, con tanto di sanzioni previste per i trasgressori, che, a quanto ne sappiamo, non vennero mai messe in pratica. Sembra tuttavia che il richiamo funzionò e negli anni successivi non solo si registrò il pienone, ma si verificarono anche alcune intemperanze che causarono non pochi grattacapi alle autorità che dovevano far rispettare l’ordine pubblico. Si arrivò al punto che i disordini del 1758 furono così gravi che nei due anni seguenti i misteri vennero vietati. Il vescovo di Mazara, Girolamo Palermo, accettò di ripristinare la manifestazione nel 1761, ma solo a patto che fossero presenti ingenti misure di sicurezza. Ma cosa era successo di tanto grave nel 1758?

Giovanni Fogliani, viceré di Sicilia dal 1755 al 1773, si occupò anche dell’ordine pubblico durante i misteri

La risposta va ricercata nell’usanza della diablata, il ballo dei diavoli, arrivato dalla Spagna tempo prima. Era un ballo allegorico, con San Michele che sconfiggeva i demoni, ma che in pratica dovette sfuggire al controllo trasformandosi in una processione di diavoli, col proprio vessillo, che si abbandonavano ad ogni sorta di violenze. Scrive il viceré di Sicilia, il marchese Giovanni Fogliani, al vicario Antonino Fardella in un dispaccio dal titolo eloquente: L’abolizione et abbuso della Maschera del Lucifero e Processione che si fa nel Venerdì Santo e Pasqua di Resurrezione

“…rimane ancora (…) un altro Costume, che pur mi s’è fatto considerare per abominevole, e sono le due figure (…) della Morte e di Lucifero, che si fan ogn’anno accompagnare a quello di San Michele Arcangelo, che esce alla festa delle processioni del venerdì santo e della domenica di resurrezione, che sogliono salire dalla compagnia di detto santo, giacche le tante smorfie, movimenti, cadute, e altre cose simili (…) resultano piuttosto di schernimento…”

Come detto, i Misteri ripresero nel 1761 e di diavoli in processione non abbiamo più notizia.

QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
NONA PARTE – Multimedia: da Ecce Homo all’Addolorata
DECIMA PARTE – A vella
UNDICESIMA PARTE – Il mistero più grande
DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri
TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena
QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo
SEDICESIMA PARTE – L’Archimede dei cavalletti

MAUMETTUMILIA – IV

Quelle mura bianche come colombe

Maumettumilia – I

Maumettumilia – II

Maumettumilia – III

La Sicilia nella Tabula Rogeriana di Al-Idrisi. Contrariamente alle carte geografiche attuali, il sud è in alto

La Sicilia nella Tabula Rogeriana di Al-Idrisi. Contrariamente alle carte geografiche attuali, il sud è in alto

Trapani fu chiamata Itrabinis o Tarabanis, talvolta Trapanesch. Venne strappata ai bizantini verso la metà del IX secolo probabilmente in maniera pacifica. I cronisti ci raccontano anche lo scontro fratricida dell’agosto del 900 tra le truppe chiamiamole “unioniste” di Abū Abbās ʿAbd Allāh, figlio dell’emiro Ibrahim II, e quelle “indipendentiste”, fedeli ai musulmani palermitani, che qualche anno prima avevano espulso dall’isola il legittimo governatore. Lo scontro presso Trapani fu cruentissimo, alla fine gli “indipendentisti” furono sconfitti e la sovranità della dinastia aglabita ristabilita.

Ma torniamo a noi. A quei tempi l’agglomerato urbano era limitato a quello che è adesso il rione San Pietro. I confini della città, utilizzando riferimenti attuali, erano la via dei Biscottai a sud, il convento dei dominicani a nord, la via Torrearsa a ovest e la via XXX gennaio a est. Qui un canale navigabile metteva in comunicazione Mar Tirreno e Mar Mediterraneo e un ponte permetteva l’accesso alla città.

Risale al periodo arabo la divisione della città in rioni. Una colonna ne indicava l'inizio

Risale al periodo arabo la divisione della città in rioni. Una colonna ne indicava l’inizio

Tutto l’abitato era circondato da mura, “bianche come colombe”, le descrive il viaggiatore Ibn Jubayr, e al suo interno si trovava il ricchissimo mercato agricolo. Sembra che l’abitudine di dipingere le case di bianco risalga a questo periodo. La calce liquida infatti, oltre a disinfettare ed evitare la penetrazione dell’acqua, serviva a riflettere i raggi solari per godere di maggior fresco in estate. Il visitatore che arrivava dal mare doveva restare abbagliato da quello spettacolo!

I porti erano due, uno a tramontana e uno a mezzogiorno. Quest’ultimo, più riparato, era usato per i traffici commerciali ed era molto attivo essendo un punto di passaggio quasi obbligato tra Italia e Africa. Il mare era ricco di coralli e straboccante di pesci di ogni tipo.

Al di là del ponte stavano le saline e il retroterra con terreni, orti e giardini.

Segesta - Resti di una moschea del XII secolo

Segesta – Resti di una moschea del XII secolo

La presenza ebraica in città aumentò e accanto alla sinagoga della Giudecca, alla chiesa latina di San Pietro e a quelle greche dell’Ascensione, di Santa Sofia e di Santa Caterina, si potevano ammirare i minareti delle moschee arabe. E tutte le confessioni convissero pacificamente secondo il passaggio coranico: “Non vi sia costrizione nella fede”.

La città si risvegliò dal torpore di secoli di dominazione romana, botteghe artigiane cominciarono a spuntare un po’ dappertutto e s’intrecciarono rapporti commerciali con moltre città, Pisa, Siviglia, Amalfi, Marsiglia solo per citarne alcune.

Il Castello di Maredolce all'interno del Parco della Favara

Il Castello di Maredolce all’interno del Parco della Favara

Anche la cultura progredì. E’ giunto fino ai giorni nostri il nome di Sulayman ibn Muhammad, erudito e poeta, che si recò in Spagna a scrivere poesie per i re musulmani di quel paese. Ma forse il più grande poeta arabo-trapanese fu Abd ar-Rahman al-Itrabanishi, che cantò la bellezza della villa regale della Favara (al-fawwāra, ‘la sorgente’) a Palermo con sublimi versi.

Le cronache, e qui siamo tornati a parlare della Sicilia in generale, ci tramandano che la tranquillità degli abitanti era turbata solo da calamità naturali, mai da sommosse e tantomeno da guerre di religione. Purtroppo tutto questo finì troppo presto a causa delle discordie e dopo l’anno mille l’emirato di Sicilia si divise negli emirati di Siracusa, Enna e Mazara, più altri autoproclamati, in continua guerra tra loro.

Nessuna comunità può anticipare il suo termine né ritardarlo. Corano XV,9

Gli arabi ormai avevano esaurito la loro funzione storica, adesso toccava ai normanni e, a dimostrazione di come la storia si ripeta, fu proprio l’emiro di Siracusa, Ibn Timnah, novello Eufemio, a chiamare in suo aiuto il conte Ruggero contro il rivale e cognato Ibn-Hauasci. Ovviamente Ruggero non se lo fece ripetere due volte come abbiamo già raccontato (link) …

(CONTINUA…?)

2000 ANNI FA

Non c’è molto da dire su Trapani durante la dominazione romana. La Sicilia diventò provincia senatoria, cioè governata da un proconsole nominato dal Senato, e le sue città godettero di un trattamento differente a seconda del comportamento che avevano tenuto durante le guerre puniche.

La Sicilia al tempo dei Romani

La Sicilia al tempo dei Romani

Cicerone racconta che c’erano civitas liberae ac immunes, che godevano di reale autonomia, civitas decumanae, cioè soggette al pagamento della decima, e civitas censoriae, il cui comportamento durante la guerra, come dice il nome stesso, era da censurare, e che quindi erano amministrate direttamente dai Romani. Trapani ovviamente fu una città censoria. Non poteva essere diversamente dato che i nuovi padroni avevano dovuto sudare ben più delle proverbiali sette camicie per averne ragione (come abbiamo già raccontato qui).

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Hermann Vogel: Uccisione di Spartaco

Non c’è molto da dire su Trapani in quel periodo. I Romani preferivano altre città per i loro affari e così diminuirono i contatti con gli altri popoli, l’abitato si spopolò e iniziò un periodo di decadenza destinato a durare fino all’arrivo degli Arabi. Trapani, che ben si ricordava dei fasti precedenti, si ribellò più volte contro la Roma ladrona, ma ogni volta la ribellione fu soffocata nel sangue. Da ricordare un certo Atenione che anticipò di una trentina di anni le gesta di Spartaco, e che infiammò tutta la Sicilia occidentale prima di venire sconfitto dal propretore Licinio Nerva. Ma a parte questo non succede molto.

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Gerrit Van Honthor: La liberazione di Pietro – particolare

Non c’è molto da dire sulla Trapani di quegli anni. Solo una volta un signore barbuto scese da una nave proveniente dall’Africa. Non si sa di preciso quanto tempo si fermò in città prima di ripartire per Roma. Quello che sappiamo è che fondò una chiesa dove prima c’era un tempio dedicato a Saturno, o forse a Nettuno. Non sappiamo con certezza se la chiesa di cui parliamo è proprio quella di San Pietro oppure un’altra molto vicina, perchè l’attuale chiesa è stata nel corso dei secoli ricostruita ed ingrandità più volte, tanto che del nucleo originario oggi non c’è più traccia. Però non c’è dubbio che le prime testimonianze cristiane in Trapani risalgono ai tempi apostolici. E infatti proprio il Principe degli Apostoli è il barbuto signore che a Trapani si fermò, edificò la chiesa che oggi porta il suo nome e se ne andò. Ma a parte questo, non c’è molto da dire…

Tu sei Pietro e su questa pietra costruirai la mia chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli…
Matteo 16, 19

Annali di Palermo

Gli Annali di Palermo attestano la presenza di San Pietro a Trapani

Fonti:
Annali di Palermo, era IV, foglio 89

Antonio Mongitore: Dell’origine della chiesa di Palermo
Bernardino Testagrossa: Addizioni marginali al Pugnatore
Leonardo Orlandini: Trapani in una breve descrizione