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LA MIGLIORE GELATERIA DI GRONINGEN

Volevamo fare un post sulla migliore gelateria di Trapani, ma i gusti sono sempre opinabili e una scelta avrebbe sicuramente scatenato le ire di buona parte dei lettori. Per questo non azzardiamo nessun giudizio e vi parliamo della migliore gelateria di Groningen, ridente cittadina olandese quasi al confine con la Germania.

Una gelateria trapanese a Groningen? Sarà stata sicuramente aperta da un emigrato trapanese, direte voi! E invece no, l’idea è di Rick Van Geloven, olandese purosangue. E non crediate che Van Geloven sognasse di fare il gelataio sin da piccolo. Ha avuto una vita come tanti suoi coetanei, fin quando, in vacanza a Trapani, ne rimase folgorato. In particolare a colpirlo fu la brioche col gelato, che non aveva mai visto prima di allora. Il suo stupore non deve essere stato meno grande di quello dei romani alla vista degli elefanti di Annibale! Fu cosi che al ritorno in patria non ci pensò due volte: aprì una gelateria e la chiamò Trapani.

Come si vede, il gelato è migliorabile, ma la storia è affascinante. Tuttavia se vi state già mettendo in cammino per i Paesi Bassi fermatevi un attimo, dobbiamo darvi una delusione, dal 2015 la gelateria non esiste più. Al suo posto c’è un ristorante specializzato in hamburger, più olandese e meno poetico. Ci piacerebbe che un trapanese, assaggiandolo e rimanendone estasiato, aprisse una hamburgeria a Trapani, ripercorrendo così le orme di Van Geloven al contrario. 

Ah, per la cronaca, Van Geloven adesso ha un’azienda che si occupa della produzione di coperte hi-tech. Chissà, forse l’idea gli è venuta cercando un sistema per non fare sciogliere i gelati sotto il sole di Groningen?

IL FANTASMA DEL VAGABONDO VOLANTE – PARTE SECONDA

(PARTE PRIMA)

Albert Pinkham Ryder: Flying Dutchman - 1896

Albert Pinkham Ryder: Flying Dutchman – 1896

L’esistenza dello Zwerver, smontato e i suoi pezzi venduti come materiale di recupero, è arrivata alla fine. Tuttavia da quel momento comincia a essere avvistato un misterioso vascello olandese, che naviga senza meta quando il mare è in tempesta. Lo chiamano Olandese Volante, Flying Dutchman, o forse a essere chiamato così è il suo capitano, non è chiaro.

Non è facile ricostruirne la storia. Sembra che la prima testimonianza scritta al riguardo, nel 1790, sia del viaggiatore scozzese John McDonald a cui alcuni marinai avevano raccontato di una nave fantasma che, durante una tempesta dalle parti del Capo di Buona Speranza, provava ripetutamente ad entrare in porto senza riuscirvi.

Poteva Paperon de Paperoni non imbattersi in un vascello fantasma?

Poteva Paperon de Paperoni non imbattersi nell’olandese, pardon, nello scozzese volante?

La storia si diffonde e cinque anni dopo George Barrington riferisce di averla sentita tante volte, ma di non darle troppo credito. Non ricostruiamo qui tutta la letteratura al riguardo, che va da Thomas Moore a Walter Scott. Ricordiamo solo l’imperitura fama che Richard Wagner diede, e allo stesso tempo ricevette, dall’olandese volante, opera romantica scritta a 26 anni.

Tra i presunti avvistamenti del vascello, va segnalata una testimonianza reale. Reale non solo nel senso di autentica, ma reale perché proviene proprio dalla famiglia reale inglese. L’undici luglio 1881 a bordo che Bacchante, che naviga tra Melbourne e Sidney si trovano Alberto Vittorio, erede al trono, e il fratello Giorgio. Leggiamo cosa scrive quest’ultimo sul diario.

Alle quattro del mattino incrociammo l’Olandese Volante. Uno strano bagliore fosforescente l’avvolgeva, come se fosse una nave fantasma: entro questo alone spiccavano a 200 iarde di distanza gli alberi, le antenne e le vele di un brigantino, che apparve mentre ci affiancava a babordo, dove l’ufficiale di guardia lo vide dal ponte, come pure il guardiamarina di cassero, che fu subito mandato al castello di prua, ma arrivato colà non era visibile vestigia o segno alcuno di nave materiale, né in vicinanza né per tutto l’orizzonte, essendo la notte chiara e il mare calmo. Tredici persone l’hanno vista, ma se fosse Van Diemen o l’olandese volante o chi altro rimane sconosciuto. Il Tourmaline e il Cleopatra che navigavano alla nostra sinistra si sono avvicinati per chiederci se avevamo visto la strana luce rossa. Alle 6.15 abbiamo osservato la terra (Monte Diana) a nordest. Alle 10 e 45 il marinaio semplice che per primo ha avvistato l’Olandese Volante è caduto dalla cima del pennone di trinchetto e si è spappolato sul castello di prua. Alle 4 e 15 abbiamo ormeggiato di poppa, ed il marinaio è stato seppellito in mare. Era un addetto reale sveglio e uno dei più promettenti giovani della nave, e tutti ci siamo sentiti molto tristi per la sua perdita. Al porto successivo, anche l’ammiraglio era molto toccato.

Giorgio V, testimone oculare dell'Olandese Volante

Giorgio V, testimone oculare dello Zwerver?

La morte del marinaio non è l’unica tragedia a seguire gli avvistamenti dell’olandese volante. Forse una maledizione perseguita i suoi testimoni, e a farne le spese è anche Alberto Vittorio, che muore prima di diventare re, lasciando il trono al fratello, Giorgio, che diventerà Giorgio V, primo sovrano della casa reale di Windsor, a cui invece la maledizione ha portato bene.

Ma era davvero lo Zwerver la nave avvistata dal futuro re? Non lo sappiamo, non vogliamo affermarlo con certezza, ma due indizi lo farebbero pensare: il primo è che fino alla vicenda dello Zwerver nessuno aveva mai sentito parlare di navi fantasma e di olandesi volanti. Potrebbe essere una vendetta da parte del capitano e dell’equipaggio per il trattamento ricevuto a Trapani? Perché no… Il secondo motivo è il nome, e infatti quale nome potrebbe essere più appropriato per una nave che vagabonda da secoli per i sette mari, se non Zwerver, che in olandese significa proprio vagabondo?

Capitano dello Zwerver: Isaac Roelofs
Equipaggio: Jan Glut, Carlo Cristiano Bunsuar, Carlo Andersen, Carlo Reynhat Grauroth, Giovanni Samuele Tenger, Giovanni Federico Gussmann, Carlo Urze Nantac

IL FANTASMA DEL VAGABONDO VOLANTE – PARTE PRIMA

E’ il 3 gennaio 1768 e le famiglie trapanesi cercano di tirare avanti aspettando la stagione della pesca e la riapertura delle tonnare. Quel giorno una tempesta si abbatte su Trapani. Leonardo Maria Morello ancora non lo sa, ma quella tempesta gli porterà fortuna.

Lo stesso giorno al castello di Windsor, Alberto Vittorio Cristiano Edoardo si prepara al prossimo compleanno. Deve compiere quattro anni e, assieme a suo fratello Giorgio Federico Ernesto Alberto, di due anni più piccolo, trascorre le giornate a studiare da re, perché Alberto Vittorio è il royal baby di casa Sassonia-Coburgo-Gotha.

Richard Wagner invece non è ancora nato, e quindi non può saperlo, ma quello che sta per succedere gli porterà fortuna. Per altri invece sarà una maledizione…

Gli scogli del Ronciglio di fronte il porto di Trapani. Sulla destra le saline.

Gli scogli del Ronciglio di fronte il porto di Trapani. Sulla destra le saline.

La sera di quel 3 di gennaio la tempesta non accenna a placarsi. Un vascello in difficoltà cerca ricovero nel porto del Ronciglio, allora non ancora collegato alla terraferma. La bufera però è fortissima e la manovra difficile. Mentre si avvicina, il vascello urta la scogliera e una nave inglese che era ormeggiata.

I danni sono ingenti, si apre anche una falla nello scafo e parte del carico è perduta, ma fortunatamente non ci sono vittime.

L’indomani il tempo è più clemente, e mentre l’equipaggio viene fatto accomodare nella Casina di Sanità, per i controlli medici di routine, la macchina dei soccorsi si mette in moto. I soccorritori, otto marinai con le loro piccole barche usate per la pesca del corallo, riescono a recuperare il diario di bordo e il vestiario dell’equipaggio. E così pian piano cominciano i lavori di recupero, che da subito si preannunciano lunghi e costosi, coordinati dal proconsole olandese in città, Leonardo Maria Morello. L’imbarcazione è infatti olandese, si chiama Zwerver, ed era partita da Amsterdam diretta a Venezia con un carico di formaggio, stagno, tabacco, pellame, erbe aromatiche e cacao.

Modellino del vascello Prins Willem Fredrik Hendrik conservato al Rijksmuseum, Amsterdam

Modellino del vascello olandese Prins Willem Fredrik Hendrik conservato al Rijksmuseum, Amsterdam

I poveri olandesi, scampati alla furia del mare e sistemati in una casa del Condominio Pallavicini, non possono fuggire però dai trapanesi, per i quali il naufragio è un vero colpo di fortuna. Essi infatti si fanno pagare qualsiasi attività a carissimo prezzo. Ogni giornata di lavoro degli operai, ad esempio, viene pagata il doppio rispetto al normale, con la differenza che ovviamente va al capomastro.

Si acquistano panni e contenitori per i formaggi e il tabacco. Le merci recuperate sono spedite a Venezia, ad eccezione dei barili di carne salata e di uva passa che sono deperibili e quindi vengono venduti in città.

Su ogni transazione il Morello incassa una lauta percentuale, ma non è solo lui a essere contento. A fare la parte del leone in questa vicenda è anche la burocrazia. Balzelli e dazi su ogni cosa. Diritti d’ufficio, diritti di investitura del console, diritti sulle compravendite, perizie, ogni cosa è tassata.

Non entriamo nel dettaglio della storia lunga e complessa e che a un certo punto vede anche il console olandese di Messina, Alessandro Welscher, intromettersi per contestare l’autorità consolare di Morello, che l’aveva ricevuta dal defunto predecessore di Welscher, Francesco Danse. Fatto sta a Trapani in molti si arricchirono grazie al naufragio dello Zwerver, che alla fine fu smontato pezzo per pezzo e venduto come legno di recupero.

Forse è stato davvero il maltempo a far naufragare lo Zwerver, e forse non c’è dietro nessun mistero, e quindi questa storia interessante e per molti versi istruttiva potrebbe finire qui. O forse c’è di più. (CONTINUA…)