Archivio tag | misteri di trapani

I MISTERI – SEDICESIMA PARTE

PRIMA PARTEIntroduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
NONA PARTE – Multimedia: da Ecce Homo all’Addolorata
DECIMA PARTE – A vella
UNDICESIMA PARTE – Il mistero più grande
DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri
TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena
QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo

L’Archimede dei cavalletti

Cavalletti: supporti in legno che sostengono la vara e rendono più sicuro e agevole il trasporto. Ma chi li ha inventati?

Salvatore Amantia, detto zu Lilliu

Facciamo un piccolo passo indietro. Come sappiamo fino alla seconda guerra mondiale durante le fermate i misteri venivano poggiati su delle forcelle, non molto affidabili e causa nella storia di molte e talvolta rovinose cadute.

E’ il 1948 e non si riesce a raggiungere l’accordo sul compenso da pagare ai massari per il trasporto della Madre pietà del Popolo. Di conseguenza il caporale della squadra dei portatori, Salvatore Amantia detto u zu Lillìu, disimpegna la ciurma dei portatori.

Per far uscire in processione la Madre Pietà del Popolo il capo console dei fruttivendoli, Gaetano Manfrè, si rivolge allora al Comando della Marina Militare per chiedere alcuni uomini per sostituire i massari e consentire il regolare svolgimento della processione. Il Comando militare mette a disposizione un picchietto di marinai e tutto sembra risolto.

I marinai non sono però molto pratici e, a un certo punto, nel bel mezzo della processione, stanchi, si rifiutano di proseguire. Il capo Console Gaetano Manfrè non potendo certo lasciare la Madonna per strada manda subito a chiamare u zu Lillìu Amantia, ma questi non riesce a radunare la ciurma. Ha tuttavia una idea geniale e allo stesso tempo semplice: adagiare la Madonna del Popolo su due cavalletti che si trovano nella Chiesa del Carmine.

Le forcelle sono usate ancora oggi nei misteri di Erice

E così la vara, legata ai cavalletti portata a spalla dai militari, riprende la processione. L’unico problema adesso è quello di nascondere alla vista gli antiestetici cavalletti. Salvatore Amantia risolve il problema chiedendo al sagrista della chiesa un drappo lungo abbastanza da coprirli. E tutto si svolge per il meglio.

Quando i portatori sanno della novità, vogliono utilizzare i cavalletti anche per la processione del venerdì santo. Il primo gruppo a utilizzarli è Ecce Homo e poi tutti gli altri gruppi. E quella semplice tenda diventa nel corso degli anni di velluto nero col ricamo del nome del ceto di appartenenza.

E’ così che i cavalletti sono entrati nella storia dei misteri…

L’aneddoto è tratto dal libro di Gino Lipari PASSIO DREPANI CUM ARS HORTOLANORUM edito da Ignazio Grimaldi Editore nel 2008. In esso Salvatore Amantia è chiamato l’Archimede dei cavalletti.

E così siamo arrivati alla fine di questo viaggio che è stato leggermente più lungo del previsto. Continuate a seguirci. Dopo una piccola pausa, ritorneremo con nuove avvincenti avventure.

E anche pi stanno ni vittimu i misteri…

I MISTERI – QUINDICESIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
NONA PARTE – Multimedia: da Ecce Homo all’Addolorata
DECIMA PARTE – A vella
UNDICESIMA PARTE – Il mistero più grande
DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri
TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena
QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?

La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo

Madre Pietà dei Massari

Domanda trabocchetto. Quante maestranze ci sono nell’Unione delle Maestranze? Dato che i misteri sono venti, la risposta dovrebbe essere…

No! Se la risposta è stata venti avete sbagliato, ma siccome vi avevamo messi in guardia siamo sicuri che non ci siete cascati… In realtà le maestranze sono ventidue. E non stiamo tornando a parlare di presunti misteri scomparsi. Le due maestranze in più sono quelle che organizzano le altre due processioni della settimana santa trapanese: la processione della Madre Pietà dei Massari e quella della Madre Pietà del Popolo.

A portare i misteri, lo abbiamo già detto, dall’800 non sono più gli appartenenti alle categorie artigiane, bensì dei professionisti pagati per il lavoro svolto, i massari. Siccome devono lavorare il venerdì santo, fanno la loro processione il martedì, e cosí facendo aprono i riti della settimana santa.

Madre Pietà del Popolo

Dal martedì pomeriggio, dicevamo, si alternano per portare la loro madonna dalla Chiesa del Purgatorio fino a piazza Lucatelli dove, in una cappella improvvisata, viene vegliata dalle donne dei massari fino al giorno successivo. Non si conosce con certezza l’autore del dipinto. Alcuni credono di averlo individuato in Narciso Guidone, altri in Giuseppe Arnino, entrambi vissuti nel ‘600.

In passato, al termine della processione, un massaro estratto a sorte si portava il quadro a casa e lo teneva fino all’anno successivo. Dal 1934 invece la madonna viene custodita in una chiesa,. Attualmente questa funzione è affidata alla Chiesa del Purgatorio.

L’indomani, il mercoledì, è il turno dell’altra processione, leggermente più antica dato che risale all’inizio del ‘700. La Madre Pietà del popolo, detta A maronna ‘ri putiara, perché gestita dal ceto dei fruttivendoli, esce dalla Chiesa dell’Addolorata e attraversa le strade della Trapani vecchia fino ad arrivare anch’essa a piazza Lucatelli.

Il momento dello scambio dei ceri

Qui le due madonne si incontrano. E’ il momento clou e i rappresentanti delle due processioni si scambiano un cero, in ricordo della pace suggellata nel 1885 tra i facchini di Piano San Rocco, ovvero i massari, e la Compagnia di Sant’Anna, scomparsa alla fine dell’800, ma che allora era l’organizzatrice della processione della Pietà del Popolo. I contrasti derivavano dal primato che entrambe le processioni volevano avere. Nel 1855 la Compagnia di Sant’Anna si rivolse addirittura al vescovo Ciccolo Rinaldi per impedire lo svolgersi della manifestazione rivale, ma a quanto pare il vescovo aveva cose più importanti a cui pensare.

Il quadro della Madre Pietà del Popolo, che probabilmente faceva parte di una tela più grande, è quasi uguale a quello dei massari, ma forse più pregiato, ed è probabilmente opera del pittore trapanese Giovan Battista De Vita, vissuto all’inizio del ‘600.

Anticamente le due processioni avvenivano un giorno più tardi, ma questo accavallarsi di impegni durante la settimana santa, spinse nel 1956 il vescovo Mingo ad anticiparle di un giorno.

Vale la pena ricordare che alle due processioni è anche legata l’invenzione dei cavalletti, ma su questo ritorneremo un’altra volta…

I MISTERI – QUATTORDICESIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
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TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena

Di chi sono i misteri?

L’atto ricostitutivo della Confraternita di San Michele

La domanda, apparentemente banale, forse non è così banale. In passato, come sappiamo, la Confraternita di San Michele Arcangelo e del Preziosissimo Sangue ha concesso la gestione dei misteri alle categorie artigiane.

Nel corso dei secoli la partecipazione della Confraternita all’organizzazione dei misteri è diminuita sempre di più, fino a scomparire del tutto. Con lo scopo di tornare agli antichi splendori, la Confraternita viene rifondata nel 1974, cosa che ovviamente non poteva piacere all’Unione delle Maestranze, erede dei ceti artigiani. Siccome i tentativi di conciliazione non hanno successo, nel 1982 la ricostituita Confraternita cita l’Unione della Maestranze davanti al Tribunale Diocesano di Trapani.

La Confraternita ha dalla sua parte buone ragioni, confermate anche da una nota del Comune di Trapani, risalente al 1905e firmata da Giulio D’Alì Staiti,  dove si affermava che: “ … la processione dei Misteri si compone di 20 gruppi, che sono di proprietà della Compagnia di S. Michele Arcangelo, e ciascun gruppo è ceduto in uso ed affidato ad un’arte o maestranza, che ne osserva l’uscita e la spesa relativa.”

Andrea Cassone, presidente del Tribunale Ecclesiastico di Reggio Calabria nel 1989

Il tribunale trapanese però se ne lava le mani, rimettendo la causa alla Magistratura di Roma, la quale assegna il caso al Tribunale Apostolico di Palermo che alla fine sentenzia che non può emettere nessuna sentenza perché l’Unione delle Maestranze non è un ente riconosciuto dall’autorità ecclesiastica in quanto “non dotata di personalità giuridica canonica e della capacità di stare in giudizio davanti ad un Tribunale ecclesiastico”.

La Confraternita non gradisce e ricorre in giudizio. Il caso riesaminato dal Tribunale Metropolitano Ecclesiastico di Reggio Calabria arriva alla conclusione il 13 maggio 1989. In sostanza l’Unione delle Maestranze è una unione privata di fedeli non riconosciuta dalla Chiesa, che su di essa non ha nessuna autorità. La sentenza del tribunale palermitano è quindi confermata.

Così la domanda: a chi appartengono i misteri? rimane senza risposta. O forse la risposta è più semplice di quello che pensiamo: i misteri sono della città di Trapani.

I MISTERI – TREDICESIMA PARTE

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Il mistero dell’ultima cena

Chissà se Dan Brown avrebbe avuto lo stesso successo se avesse ambientato a Trapani il Codice da Vinci? Forse si. O forse no, ma non importa. Quello che importa è che c’è una storia che merita di essere raccontata perché stiamo per andare alla ricerca del mistero perduto.

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L’ultima cena di Leonardo

Siamo nel ‘600 e i pescatori partecipavano alla processione col loro mistere, La lavanda dei piedi. Ma quali pescatori, quelli del Rione Casalicchio o quelli del Rione Palazzo? Tra di loro esistevano infatti fortissimi contrasti e il blitz del 1648, di cui abbiamo parlato qui (link), fu solo uno degli episodi di guerra tra i due gruppi. I contrasti risalivano alla processione del Cereo, precedente a quella dei misteri, e noi non vogliamo certo addentrarci nel ginepraio della storia per prendere parte a fianco degli uni o degli altri. Quello che ci preme dire è che un tentativo di pacificazione fu fatto dal Senato di Trapani che nel 1669 cercò di stabilire delle regole per la convivenza delle due fazioni. A margine del documento di intesa c’è anche una nota, una nota importante, che autorizza i pescatori del Palazzo a costruirsi un proprio mistere, raffigurante l’ultima cena per la processione del venerdì santo.

Nel 1704 del mistere non abbiamo ancora nessuna notizia, ma intanto spunta un atto in cui la Confraternita di San Michele concede formalmente ai pescatori del Palazzo di portare in processione in eterno il loro mistere. Non ci sono dubbi. Nel 1704 il nuovo gruppo era sul punto di essere costruito. Tuttavia passano gli anni e del mistere non si sa più nulla. Un’aura di mistero e di silenzio lo circonda.

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I misteri su Canale 5

Il mistere dell’ultima cena doveva aprire la processione e quindi precedere tutti gli altri, cosa che avrebbe causato i malumori degli orefici, titolari della Spartenza, che nella loro concessione del 1621 avevano fatto il colpaccio ottenendo in eterno il diritto di aprire la processione. Facile immaginare i problemi se un’altro ceto avesse provato a prenderne il posto. E’ per questo che il mistere non venne mai realizzato? Oppure è stato costruito e poi è scomparso?

Della sua esistenza non abbiamo trovato praticamente nessuna conferma. Solo due flebili indizi ed entrambi piuttosto recenti. Il primo è il libro Lineamenti storici di Trapani di Salvatore Stinco edito nel 1974 dalla Tipografia Di Stefano. A pagina 60 si legge: “vi ho precisato che i Misteri furono composti, fabbricati in numero di ventuno, che ebbero la loro iniziale conservazione in ventuno nicchie ricavate appositamente nella chiesa di San Michele […] che durante la guerra, colpita ripetutamente, crollando danneggiò parecchi gruppi, dei quali alcuni sono stati ritoccati dai proff. Cafiero e Li Muli, qualche altro è stato quasi integralmente rifatto, uno è definitivamente scomparso: era quello che rappresentava l’ Ultima Cena“

Probabilmente è solo un errore dovuto alla superficialità. 

Il secondo indizio è all’interno di un servizio di Toni Capuozzo, all’interno del settimanale Terra andato in onda su Canale 5 nel 2007. Mentre descrive i misteri, Capuozzo ci racconta che quello dell’ultima cena venne distrutto dalla pioggia. Probabilmente ha solo riportato la voce di popolo, senza verificarne il contenuto.

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L’ultima cena di Francesco Corso

Forse la spiegazione più semplice è che mistere dell’ultima cena non venne costruito per mancanza di soldi o perché i pescatori dei due quartieri fecero pace oppure perché gli orefici si opposero. Chi lo sa? Eppure a Trapani si sussurra ancora dell’esistenza di questo mistere.

Nel 1998 l’architetto Francesco Corso inizia veramente la costruzione del mistere con le stesse tecniche di colla e tela usate per i misteri tradizionali. Ci vorranno quattro anni ma alla fine Trapani ha ritrovato il suo mistere scomparso. Oggi è esposto all’Accademia Kandinskij. Chi lo sa, forse un giorno verrà portato in processione e la voce popolare diventerà realtà?

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Il lessico dei misteri

Cari lettori, ecco una piccola guida con alcune espressioni di uso comune durante la processione.
Ciaccula

Ciaccula

A POSTO! – Quando il gruppo deve essere sollevato, il “caporale” dapprima batte la ciaccula sull’asta del gruppo per richiamare l’attenzione dei portatori, dopo richiama i massari con il classico invito a ” a posto….” e dopo due colpi di ciaccula il gruppo viene alzato.
AISATA – Con questo termine si indica non solo l’alzare il gruppo ma anche la volontà di condurlo sulle spalle per un determinato periodo. Esprime altresì il desiderio di portare un gruppo: “Ma faciti fari fari n’aisata?”.
ANNACATA – La ritmica e caratteristica andatura con la quale il gruppo procede durante la processione. Il ” mistero ” , è condotto a spalla dai “massari” che, per alleggerire il peso della fatica e per seguire il ritmo scandito dalle note delle marce funebri, sembrano far assumere al gruppo sembianze di movimento. Il termine annacata nel dialetto siciliano è sinonimo di cullare e nel profondo amore dei trapanesi per i gruppi, sembra quasi che con tale movimento essi vogliano cullare i loro Misteri.
ARRANCATA – Consiste in una veloce accelerazione nel modo di portare il gruppo, caratterizzata dallo strisciare dei piedi. E’ generalmente usata per recuperare il ritardo dal gruppo precedente.
ATTUNNIATA o VUTATA – Quando i massari desiderano far girare il gruppo verso una persona conosciuta, compiono le “vutate” o “attunniate” ed il prescelto non potrà che ricambiare i massari con un ‘offerta , detta ” picaccia ”
BALLONCINO – E’ il portatore centrale, posto tra le due aste. E’ generalmente più alto degli altri massari e la sua funzione è molto delicata, in quanto serve ad equilibrare il peso che grava sui rimanenti portatori.
CAPUCONSULE – E’ una vera e propria autorità in seno alla processione. Ciascuno dei ceti è composto da simpatizzanti, collaboratori e consoli. A presiedere tutti è il Capoconsole, personaggio carismatico al quale la maestranza riconosce ed imputa meriti e demeriti dello svolgimento della processione. Per statuto il Capoconsole deve appartenere alla categoria di appartenenza del ” mistere “
CAPURALE – Il capo , l’organizzatore, il responsabile della squadra di massari. Controlla e dà i tempi delle “battute”.

Massari_balloncino

Squadra di massari col balloncino al centro

CAVALLITTI – I supporti in legno che sostengono la “vara”.
CIACCULA – Si tratta di uno strumento composto da due pezzi di legno mobili che sbattono su un terzo legno fisso. Si ritiene sia ispirato alle “troccole” che sostituivano nel periodo precedente la Pasqua, il rumore delle campane o alle “castanuelas” spagnole.
CONSULI – Con questo termine, dall’antica etimologia, ci riferisce a coloro che in seno al ceto, rivestono incarichi di responsabilità e di organizzazione della processione. Il console appartiene generalmente alla categoria economica che in affidamento il “mistere”; accanto ad essi troviamo i “consoli onorari” ai quali il ceto riconosce particolare spirito di attaccamento e abnegazione
MASSARO – Con tale termine, di probabile origine assira e corrispondente all’ebraico melsar, si definisce la persona intenta a lavori di fatica, colui che trasporta la roba altrui da un luogo all’altro e nel caso specifico della processione dei Misteri il “massaro” non fa altro che il proprio lavoro, trasportando il gruppo , dietro pagamento pattuito con il ceto di appartenenza.
NCIRRIATA – Era una fascia di tela che anticamente i massari (qualcuno la usa ancora oggi) usavano per tenere stretti e compressi i muscoli del torace e della schiena onde evitare possibili strappi muscolari
PASSATA A STACIUNI , I MISTERI O PURTUNI – Con questo detto popolare, si vuole evidenziare il fatto che al termine della stagione estiva, il cuore degli appassionati dei Misteri è già rivolto alla Chiesa del Purgatorio, come se i gruppi fossero già pronti per la processione.
PURTARI U MISTERU – L’atto di condurre a spalla il gruppo.
PICACCIA – L’offerta che il “cittadino illustre” a cui è stato “vutato” il gruppo, offre ai massari.

Scinnuti_2017

Programma delle scinnute 2017

SCINNUTE – Il periodo che precede la Pasqua è preceduto da “I Scinnuti”, un rito risalente al 1600. Nei sei venerdì quaresimali, uno dei Sacri Gruppi, accompagnato dalla banda musicale, sembra voler concedere un’anteprima della processione del Venerdì Santo. Quando i “Misteri” erano ospitati nella chiesa di S.Michele, i gruppi erano collocati in apposite nicchie chiuse da vetri e da lì, il gruppo cui toccava la celebrazione del venerdì, era condotto verso la chiesa ( in siciliano, scinnuta vuol dire discesa) .
SCIUTA – L’uscita delle processioni della Settimana Santa, il momento più atteso da tutti i trapanesi.. ” Oggi all’annu a Maronna sciu e sei!” – “Lo scorso anno la statua di Maria Addolorata è uscita in processione dalla chiesa del Purgatorio alle ore 18!”.
TRASUTA – E’ così definito il momento in cui i gruppi,dopo quasi ventiquattro ore di processione, rientrano nella chiesa del Purgatorio, popolarmente conosciuto come ” ‘A trasuta di Misteri”.
UNA E DUE – “Uno e due!” . Tale espressione viene sussurrata in alcune occasioni tipo l’uscita o l’entrata gridato (popolo) in sinergia con lo schioccare del primo e del secondo colpo di ciaccola, associando al primo la messa in trazione delle aste, e al secondo.
VARA – E’ la base lignea su cui appoggiano i gruppi. Essi vengono fissati con un con un procedimento particolare, al fine di consentire una certa oscillazione durante il trasporto, tale da esprimere una scenica rappresentatività al gruppo.
VUTATA – Quando i massari desiderano far girare il gruppo verso una persona conosciuta, compiono le “vutate ” o “attunniate” ed il prescelto non potrà che ricambiare i massari con un ‘offerta , detta “picaccia”

Questo dizionarietto è un estratto dal sito http://www.processionemisteritp.it/dizionario/dizionario.htm, che vi invito a visitare perché contiene molte altre voci.

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Il mistero più grande

Abbiamo già detto che il 6 aprile 1943 un bombardamento americano distrugge l’oratorio della Chiesa di San Michele dove erano custoditi i misteri. Il restauro di quelli danneggiati e la ricostruzione di quelli andati persi per sempre è affidato a falegnami e intagliatori locali. Il gruppo della Sollevazione della croce viene affidato al maestro d’arte palermitano, ma trapanese di adozione, Domenico Li Muli.

Il mistere distrutto nel 1943 – Foto Edizioni Rosa Gianquinto – Collezione privata Beppino Tartaro

Il mistere distrutto era unanimemente considerato tra i peggiori dal punto di vista artistico: modellazione imperfetta, dettagli anatomici sbagliati, scarso rispetto delle proporzioni, irrazionale la disposizione dei personaggi. Li Muli dà sfogo alla creatività e, ispirandosi ai canoni classici, toglie un tribuno e un servo e aggiunge un soldato, facendo diventare il Cristo il fulcro della rappresentazione.

Non c’è dubbio che il nuovo mistere, realizzato con molta maestria, è sicuramente migliore del precedente, tanto che Nino Genovese nel Giornale di Sicilia del 23 marzo 1951 lo descrive come un’opera rinascimentale e travolto dall’entusiasmo arriva addirittura a scomodare Michelangelo in un azzardato paragone.

Sollevazione_croce_1951

Il mistere rifiutato – Foto di Beppino Tartaro

Il nuovo mistere va quindi in processione accompagnato dai migliori auspici, ma quel venerdì santo accade qualcosa che nessuno aveva previsto. Ai trapanesi quel mistere proprio non piace.

Lo giudicano troppo diverso dagli altri ed in effetti lo era. Li Muli aveva riprodotto in maniera eccessivamente fedele gli abiti romani ed esagerato nell’accuratezza della scultura. Tuttavia c’era anche qualcos’altro: quel mistere era troppo grande. E qui una spiegazione è d’obbligo.
Nonostante i misteri siano stati costruiti, restaurati, ricostruiti nell’arco di secoli da mani diverse, una regia invisibile ne ha stabilito le dimensioni. Questo codice non scritto vuole che il primo mistere sia il più grande. Dopodiché l’altezza dei misteri deve decrescere di pochi millimetri alla volta, diciamo mediamente un centimetro a mistere, per far sembrare gli ultimi misteri più lontani di quanto effettivamente non siano e quindi l’intera processione ancora più lunga e imponente.
La sollevazione della croce, quindicesimo mistere, rompeva questa regola e anche se doveva essere soltanto una decina di centimetri più alto del precedente, in processione dovette sembrare gigantesco agli occhi dei trapanesi. Ed ecco spiegato perché non piacque e a Li Muli fu imposto di rifarlo da zero. 
Sollevazione_croce_1956

La seconda ricostruzione della sollevazione della croce

Il maestro probabilmente non fu contento, ma si rimise velocemente all’opera. Si dice che prese i calzoni e il camice da lavoro, li mise indosso al giudeo e avvolse tutto con una buona mano di colla. Soluzione geniale, ma che dimostra allo stesso tempo quanto poco entusiasmo mise nel lavoro.

Il nuovo mistero, che aveva i personaggi con vestiti simili allo stile spagnolo, più consoni al gusto popolare, e delle figure più semplici, piacque ed entrò a far parte della processione nel 1956. 
E il vecchio mistere? Nessuno sembrò prestagli attenzione.  Fu abbandonato per anni nella già abbandonata Chiesa del Collegio, e poi riportato alla luce ed esposto in tempi più recenti a Palazzo Riccio di Morana in Via Garibaldi. Adesso ha trovato la sistemazione definitiva nella Galleria d’Arte dell’ex carcere della Vicaria, intitolata dal 2002, guarda caso, a Li Muli, minimo riconoscimento alla genialità dell’artista.

I MISTERI – DECIMA PARTE

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SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
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SESTA PARTE – Carchet
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OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
NONA PARTE – Multimedia: da Ecce Homo all’Addolorata

A vella

Argomento del breve post di oggi é  la musica piú conosciuta dei misteri. Il titolo, Una lacrima sulla tomba di mia madre, non dice molto, ma la conosciamo tutti come A vella, dal nome dell’autore, il compositore narese Amedeo Vella, che la scrisse nel 1850 in occasione della morte della madre. L’autore non era un professionista, era soltanto un bambino di undici anni dispiaciuto per la morte della mamma tanto da dedicarle una marcia funebre. La musica ebbe successo e Amedeo da allora intraprese la carriera di musicista. Partendo dai misteri di Trapani, la musica si è diffusa fino a diventare la colonna sonora della settimana santa in Sicilia.

A vella e i misteri sono ormai inseparabili, ma c’è di più. Nel 2012 Giacinto Renda e Sandra Certa, gli Extralarge, ne hanno fatto una versione dance diventata un discreto successo nelle discoteche del trapanese. Chissà come mai nessuno ci ha pensato prima?

Dopo questo piccolo intermezzo musicale possiamo tornare per andare alla scoperta del mistero più grande.
(CONTINUA…)