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I MISTERI – UNDICESIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
NONA PARTE – Multimedia: da Ecce Homo all’Addolorata
DECIMA PARTE – A vella

Il mistero più grande

Abbiamo già detto che il 6 aprile 1943 un bombardamento americano distrugge l’oratorio della Chiesa di San Michele dove erano custoditi i misteri. Il restauro di quelli danneggiati e la ricostruzione di quelli andati persi per sempre è affidato a falegnami e intagliatori locali. Il gruppo della Sollevazione della croce viene affidato al maestro d’arte palermitano, ma trapanese di adozione, Domenico Li Muli.

Il mistere distrutto nel 1943 – Foto Edizioni Rosa Gianquinto – Collezione privata Beppino Tartaro

Il mistere distrutto era unanimemente considerato tra i peggiori dal punto di vista artistico: modellazione imperfetta, dettagli anatomici sbagliati, scarso rispetto delle proporzioni, irrazionale la disposizione dei personaggi. Li Muli dà sfogo alla creatività e, ispirandosi ai canoni classici, toglie un tribuno e un servo e aggiunge un soldato, facendo diventare il Cristo il fulcro della rappresentazione.

Non c’è dubbio che il nuovo mistere, realizzato con molta maestria, è sicuramente migliore del precedente, tanto che Nino Genovese nel Giornale di Sicilia del 23 marzo 1951 lo descrive come un’opera rinascimentale e travolto dall’entusiasmo arriva addirittura a scomodare Michelangelo in un azzardato paragone.

Sollevazione_croce_1951

Il mistere rifiutato – Foto di Beppino Tartaro

Il nuovo mistere va quindi in processione accompagnato dai migliori auspici, ma quel venerdì santo accade qualcosa che nessuno aveva previsto. Ai trapanesi quel mistere proprio non piace.

Lo giudicano troppo diverso dagli altri ed in effetti lo era. Li Muli aveva riprodotto in maniera eccessivamente fedele gli abiti romani ed esagerato nell’accuratezza della scultura. Tuttavia c’era anche qualcos’altro: quel mistere era troppo grande. E qui una spiegazione è d’obbligo.
Nonostante i misteri siano stati costruiti, restaurati, ricostruiti nell’arco di secoli da mani diverse, una regia invisibile ne ha stabilito le dimensioni. Questo codice non scritto vuole che il primo mistere sia il più grande. Dopodiché l’altezza dei misteri deve decrescere di pochi millimetri alla volta, diciamo mediamente un centimetro a mistere, per far sembrare gli ultimi misteri più lontani di quanto effettivamente non siano e quindi l’intera processione ancora più lunga e imponente.
La sollevazione della croce, quindicesimo mistere, rompeva questa regola e anche se doveva essere soltanto una decina di centimetri più alto del precedente, in processione dovette sembrare gigantesco agli occhi dei trapanesi. Ed ecco spiegato perché non piacque e a Li Muli fu imposto di rifarlo da zero. 
Sollevazione_croce_1956

La seconda ricostruzione della sollevazione della croce

Il maestro probabilmente non fu contento, ma si rimise velocemente all’opera. Si dice che prese i calzoni e il camice da lavoro, li mise indosso al giudeo e avvolse tutto con una buona mano di colla. Soluzione geniale, ma che dimostra allo stesso tempo quanto poco entusiasmo mise nel lavoro.

Il nuovo mistero, che aveva i personaggi con vestiti simili allo stile spagnolo, più consoni al gusto popolare, e delle figure più semplici, piacque ed entrò a far parte della processione nel 1956. 
E il vecchio mistere? Nessuno sembrò prestagli attenzione.  Fu abbandonato per anni nella già abbandonata Chiesa del Collegio, e poi riportato alla luce ed esposto in tempi più recenti a Palazzo Riccio di Morana in Via Garibaldi. Adesso ha trovato la sistemazione definitiva nella Galleria d’Arte dell’ex carcere della Vicaria, intitolata dal 2002, guarda caso, a Li Muli, minimo riconoscimento alla genialità dell’artista.
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DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri
TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena
QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo
SEDICESIMA PARTE – L’Archimede dei cavalletti
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L’ARTE DI ARRANGIARSI

Mater artium necessitas

Brevissimo post. Trapani, anni ’60. Sta arrivando l’era della motorizzazione di massa. Purtroppo però non tutti hanno la possibilità di comprare una macchina o un motorino. L’alternativa è andare a piedi o in bicicletta, ma c’è chi, come Antonio Figlioli, non ha le gambe. Niente panico, laddove il fisico penalizza, supplisce la mirudda. Non è forse questo che chiamiamo progresso?

Antonio-Figlioli

30 OTTOBRE 1960

Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo quel 30 ottobre 1960. Giornalisti, scrittori, allenatori, perfino gli astrologi, solitamente prodighi di profezie, sono stati colti alla sprovvista. Eppure era già tutto scritto nelle stelle… Ma perché é un giorno così memorabile per la storia del calcio? Per scoprirlo facciamo un passo indietro…

Lo Stadio degli Spalti era stato il teatro delle eroiche gesta della squadra di Enrico Schönfeld fino alla seconda guerra mondiale, quando cade nell’incuria e nell’abbandono. La gente in quel periodo aveva ben altro a cui pensare e così il calcio a Trapani ritorna all’inizio degli anni ’50, con la squadra che gioca al Campo Aula, ma é chiaro a tutti che é una soluzione provvisoria.

Il progetto originale del nuovo stadio

Il progetto originale del nuovo stadio

E allora in città si comincia a discutere su dove costruire il nuovo stadio, della cui necessità nessuno sembra dubitare, e finalmente, nel 1957, l’ingegnere Cesare Macaluso presenta il progetto dell’impianto. Il costo dell’opera è di 270 milioni di lire, cifra modesta che viene sostenuta quasi interamente dalla Provincia senza finanziamenti straordinari. Si chiamerà infatti Stadio Provinciale ed è pronto in tempi, per la burocrazia italiana, abbastanza rapidi e senza ritardi.

Storica foto ricordo per il Trapani che si appresta ad usufruire del Provinciale: da sinistra in alto: Dugini, Castaldi, Nardi, Tomassoni, Novelli, Bassi, De Rosa, De Dura, Vascotto, Zanellato e Bertolino. Seduti: Vicario, Cimpiel, Giambruno, Zucchinali, Ancillotti, Morana, Carpini e Ferrari

Storica foto ricordo per il Trapani che si appresta ad usufruire del Provinciale. Da sinistra in alto: l’allenatore Ottorino Dugini, Castaldi, Nardi, Tomassoni, Novelli, il sindaco Aldo Bassi, il presidente della provincia Corrado De Rosa, De Dura, Vascotto, Zanellato e Bertolino. Seduti: Vicario, Cimpiel, Giambruno, Zucchinali, Ancillotti, Morana, Carpini e Ferrari

L’inaugurazione avviene il 30 ottobre 1960, settima giornata del campionato di serie C del 1960/61. L’avversario è il Taranto, e la partita é epica. Riviviamola con le parole del Giornale di Sicilia.

Giornata radiosa e memorabile per lo sport trapanese. Quella che era la più attesa, la più grande, la più fervida aspettativa degli sportivi trapanesi ha trovato finalmente la più concreta e realistica soluzione: Trapani ha finalmente il suo stadio.
La decennale aspirazione degli appassionati di tutti gli sport è stata esaudita, e la nostra città può oggi vantare un impianto di prim’ordine, creato senza risparmio  di  mezzi,  e  quindi  dotato  delle attrezzature  moderne,  le  più  valide possibili.
La cerimonia inaugurale è stata semplice e suggestiva, scevra da ogni forma di pomposità, ma ricca di entusiasmo e di calore sportivo. Sul prato erboso, carezzato da un leggero vento di tramontana e baciato da un sole tiepido che dava al verde la sfumatura dello smeraldo, sono entrate per prime le rappresentanze sportive del capoluogo e della provincia, seguite, sùbito dopo, dalle squadre calcistiche del Taranto e del Trapani, protagoniste dell’odierno confronto. La folta e multicolore schiera degli atleti è stata salutata dagli inni della Banda degli Artigianelli e dal boato fragoroso di una folla enorme ed entusiasta, che ha fatto da cornice superba al quadro stupendo di uno spettacolo indimenticabile.
Subito dopo si introducevano le autorità e, su un palco appositamente preparato,  S. E. Rev.ma Corrado Mingo, Vescovo della diocesi, benediva lo stadio polisportivo provinciale. Prendeva, quindi, la parola il Delegato alla Provincia, prof. avv. Corrado De Rosa, il quale pronunciava il discorso di rito, tra la viva ma silenziosa attenzione delle diecimila persone presenti, e quindi ringraziava brevemente il sindaco Bassi, a nome della città e di tutte le rappresentanze sportive.
Alle 14,50 in punto, l’atto di consacrazione era praticamente concluso, in mezzo all’osanna delirante di una folla dall’entusiasmo incontenibile, assiepata sulle maestose scalee della nuova opera, laddove svettavano al cielo terso, quasi in segno di giubilo, le variopinte bandiere innalzate a festa per la grande occasione.  Quindi  qualche  minuto  di  silenzio,  e  poi  il  trillo  di  Acernese  lacerava l’aria di Raganzili e chiamava per la prima competizione i rosso-blu pugliesi ed i granata trapanesi, oggi in maglia bianca per dovere di ospitalità.

Ma comincia la partita, ed è subito dramma. Lasciamo ancora la parola al Giornale di Sicilia.

Non  era  scattato  il  primo  minuto  di  gioco,  che  già  un  pallone  diabolico aveva scosso la rete di Cimpiel. Una difettosa respinta di De Dura metteva sui piedi di Ferrarese la palla da rete: il numero undici rossoblù era lesto e, da 20 metri circa, lasciava partire una sventola che faceva secco Cimpiel, tuffatosi tardivamente sulla sfera. Doccia fredda sugli spalti, gremiti fino all’inverosimile, e già i superstiziosi traevano motivi validi per imprecare alla iella di cui sarebbe stato foriero il nuovo terreno di gioco.
Sulle  ali  dell’insperato  successo,  gli  atleti  della  città  bimare  volavano all’arrembaggio della rete trapanese, e gli atleti granata, storditi dalla mazzata subita, arrancavano come automi in preda alla sfiducia ed all’orgasmo.
Ma il dramma era appena cominciato, dal momento che, appena sei minuti dopo, gli ospiti ottenevano il raddoppio. Un fallo di Zanellato ai danni di Biagioli, procurava ai rosso-blu una punizione abbondantemente fuori dall’area di rigore: Giorgis, incaricato del tiro, tirava all’angolino sinistro della rete di Cimpiel e faceva centro per la seconda volta, sorprendendo ancóra l’esterrefatto portiere trapanese, arrivato anche questa volta in ritardo all’appuntamento con la sfera. Silenzio sugli spalti, costernazione viva fra gli atleti trapanesi e giubilo festante tra gli uomini di Bacigalupo.
Praticamente si era verificato l’incredibile, quello che da decenni non si registrava: dopo sette minuti, il Trapani, battuto da due reti sconcertanti, appariva ormai spacciato. Nessuno era disposto a scommettere una sola  liretta  sulle  possibilità  di  rimonta  dell’undici  di Dugini, e gli ammalati di cuore, già duramente provati, avevano preferito abbandonare innanzitempo lo stadio onde evitare crisi peggiori.

Ma, come in un episodio di Holly e Benji, ecco il colpo di scena.

Sotto la spinta energica di un atleta, Castaldi, la cui prova è da catalogare tra le più belle viste a Trapani e degna certamente di essere conservata nello scrigno d’oro dei migliori ricordi sportivi, la squadra si trasformava quasi per incanto ed assumeva improvvisamente iniziativa, mordente, carattere, slancio e combattività. L’azione dei granata era travolgente, la manovra scorreva fluida e veloce, il ritmo diveniva addirittura impressionante. Gli assalti a ripetizione,163 condotti ad andatura davvero sconcertante, hanno creato il vuoto nella difesa di Piovanelli, ed i difensori rosso-blu dovevano durare fatica a frenare la formidabile controffensiva granata. Castaldi si installava al centro del campo e faceva il bello e il cattivo tempo, imponendosi per la levatura tecnica del suo gioco, per la sua straordinaria combattività e, soprattutto, per la sorprendente tenuta del suo gioco.
La legge degli ex è stata davvero fatale ai tarantini, se è vero, come è vero, che la condanna alla sconfitta degli uomini rosso-blù porta la firma di Fulvio Castaldi. L’interno granata ha macinato chilometri su chilometri, ha messo in mostra  un  repertorio  di  finezze  degne  di  un  campione  della  palla  rotonda,  è stato il suggeritore continuo di tutte le trame di gioco ed ha scagliato a rete tutte le palle più pericolose.
L’incedere superlativo di Castaldi ha tonificato il morale della squadra ed è servito a dare alla squadra stessa quel successo che pareva ormai insperabile. Dal suo piede è partita, infine, la palla della rimonta trapanese, proprio al 26′ di gioco, allorché, su un dosato colpo di testa di Tomassoni, l’eroe della giornata scaraventava al volo una saetta imprendibile alle spalle di Colovatti.
Il gioco ormai era fatto. Il Trapani sfoderava il meglio di se stesso e, nel giro di  dodici  minuti, capovolgeva  in  suo  favore  le  sorti  del  risultato.  Al  33′  era, infatti, Ferrari che, su cross di De Dura, con un perfetto colpo di testa, impattava il risultato, mentre cinque minuti  dopo  un  bolide  di Tomassoni  finiva  la  sua corsa all’incrocio dei pali, regalando al Trapani la più spettacolare  vittoria  dell’annata.

Nella ripresa la squadra non corre rischi e porta a casa la prima vittoria nel nuovo stadio. Una giornata che rimarrà scolpita a caratteri d’oro nella memoria degli sportivi trapanesi e degli amanti del calcio… 

Ma non c’è solo questo: incredibile coincidenza, in quelle stesse ore dall’altra parte del mondo in un sobborgo di Buenos Aires nasceva un bambino destinato a cambiare la storia del calcio. I genitori lo chiamano Diego Armando, ma questo gli spettatori al Provinciale quella domenica non potevano saperlo…

Maradona, da molti considerato il più grande calciatore di tutti i tempi, nasce lo stesso giorno dell'inaugurazione del nuovo stadio

Maradona, da molti considerato il più grande calciatore di tutti i tempi, viene alla luce lo stesso giorno dell’inaugurazione dello stadio provinciale