Archivio tag | domenico li muli

I MISTERI – TREDICESIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
NONA PARTE – Multimedia: da Ecce Homo all’Addolorata
DECIMA PARTE – A vella
UNDICESIMA PARTE – Il mistero più grande
DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri

Il mistero dell’ultima cena

Chissà se Dan Brown avrebbe avuto lo stesso successo se avesse ambientato a Trapani il Codice da Vinci? Forse si. O forse no, ma non importa. Quello che importa è che c’è una storia che merita di essere raccontata perché stiamo per andare alla ricerca del mistero perduto.

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L’ultima cena di Leonardo

Siamo nel ‘600 e i pescatori partecipavano alla processione col loro mistere, La lavanda dei piedi. Ma quali pescatori, quelli del Rione Casalicchio o quelli del Rione Palazzo? Tra di loro esistevano infatti fortissimi contrasti e il blitz del 1648, di cui abbiamo parlato qui (link), fu solo uno degli episodi di guerra tra i due gruppi. I contrasti risalivano alla processione del Cereo, precedente a quella dei misteri, e noi non vogliamo certo addentrarci nel ginepraio della storia per prendere parte a fianco degli uni o degli altri. Quello che ci preme dire è che un tentativo di pacificazione fu fatto dal Senato di Trapani che nel 1669 cercò di stabilire delle regole per la convivenza delle due fazioni. A margine del documento di intesa c’è anche una nota, una nota importante, che autorizza i pescatori del Palazzo a costruirsi un proprio mistere, raffigurante l’ultima cena per la processione del venerdì santo.

Nel 1704 del mistere non abbiamo ancora nessuna notizia, ma intanto spunta un atto in cui la Confraternita di San Michele concede formalmente ai pescatori del Palazzo di portare in processione in eterno il loro mistere. Non ci sono dubbi. Nel 1704 il nuovo gruppo era sul punto di essere costruito. Tuttavia passano gli anni e del mistere non si sa più nulla. Un’aura di mistero e di silenzio lo circonda.

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I misteri su Canale 5

Il mistere dell’ultima cena doveva aprire la processione e quindi precedere tutti gli altri, cosa che avrebbe causato i malumori degli orefici, titolari della Spartenza, che nella loro concessione del 1621 avevano fatto il colpaccio ottenendo in eterno il diritto di aprire la processione. Facile immaginare i problemi se un’altro ceto avesse provato a prenderne il posto. E’ per questo che il mistere non venne mai realizzato? Oppure è stato costruito e poi è scomparso?

Della sua esistenza non abbiamo trovato praticamente nessuna conferma. Solo due flebili indizi ed entrambi piuttosto recenti. Il primo è il libro Lineamenti storici di Trapani di Salvatore Stinco edito nel 1974 dalla Tipografia Di Stefano. A pagina 60 si legge: “vi ho precisato che i Misteri furono composti, fabbricati in numero di ventuno, che ebbero la loro iniziale conservazione in ventuno nicchie ricavate appositamente nella chiesa di San Michele […] che durante la guerra, colpita ripetutamente, crollando danneggiò parecchi gruppi, dei quali alcuni sono stati ritoccati dai proff. Cafiero e Li Muli, qualche altro è stato quasi integralmente rifatto, uno è definitivamente scomparso: era quello che rappresentava l’ Ultima Cena“

Probabilmente è solo un errore dovuto alla superficialità. 

Il secondo indizio è all’interno di un servizio di Toni Capuozzo, all’interno del settimanale Terra andato in onda su Canale 5 nel 2007. Mentre descrive i misteri, Capuozzo ci racconta che quello dell’ultima cena venne distrutto dalla pioggia. Probabilmente ha solo riportato la voce di popolo, senza verificarne il contenuto.

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L’ultima cena di Francesco Corso

Forse la spiegazione più semplice è che mistere dell’ultima cena non venne costruito per mancanza di soldi o perché i pescatori dei due quartieri fecero pace oppure perché gli orefici si opposero. Chi lo sa? Eppure a Trapani si sussurra ancora dell’esistenza di questo mistere.

Nel 1998 l’architetto Francesco Corso inizia veramente la costruzione del mistere con le stesse tecniche di colla e tela usate per i misteri tradizionali. Ci vorranno quattro anni ma alla fine Trapani ha ritrovato il suo mistere scomparso. Oggi è esposto all’Accademia Kandinskij. Chi lo sa, forse un giorno verrà portato in processione e la voce popolare diventerà realtà?

QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo
SEDICESIMA PARTE – L’Archimede dei cavalletti

I MISTERI – UNDICESIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
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DECIMA PARTE – A vella

Il mistero più grande

Abbiamo già detto che il 6 aprile 1943 un bombardamento americano distrugge l’oratorio della Chiesa di San Michele dove erano custoditi i misteri. Il restauro di quelli danneggiati e la ricostruzione di quelli andati persi per sempre è affidato a falegnami e intagliatori locali. Il gruppo della Sollevazione della croce viene affidato al maestro d’arte palermitano, ma trapanese di adozione, Domenico Li Muli.

Il mistere distrutto nel 1943 – Foto Edizioni Rosa Gianquinto – Collezione privata Beppino Tartaro

Il mistere distrutto era unanimemente considerato tra i peggiori dal punto di vista artistico: modellazione imperfetta, dettagli anatomici sbagliati, scarso rispetto delle proporzioni, irrazionale la disposizione dei personaggi. Li Muli dà sfogo alla creatività e, ispirandosi ai canoni classici, toglie un tribuno e un servo e aggiunge un soldato, facendo diventare il Cristo il fulcro della rappresentazione.

Non c’è dubbio che il nuovo mistere, realizzato con molta maestria, è sicuramente migliore del precedente, tanto che Nino Genovese nel Giornale di Sicilia del 23 marzo 1951 lo descrive come un’opera rinascimentale e travolto dall’entusiasmo arriva addirittura a scomodare Michelangelo in un azzardato paragone.

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Il mistere rifiutato – Foto di Beppino Tartaro

Il nuovo mistere va quindi in processione accompagnato dai migliori auspici, ma quel venerdì santo accade qualcosa che nessuno aveva previsto. Ai trapanesi quel mistere proprio non piace.

Lo giudicano troppo diverso dagli altri ed in effetti lo era. Li Muli aveva riprodotto in maniera eccessivamente fedele gli abiti romani ed esagerato nell’accuratezza della scultura. Tuttavia c’era anche qualcos’altro: quel mistere era troppo grande. E qui una spiegazione è d’obbligo.
Nonostante i misteri siano stati costruiti, restaurati, ricostruiti nell’arco di secoli da mani diverse, una regia invisibile ne ha stabilito le dimensioni. Questo codice non scritto vuole che il primo mistere sia il più grande. Dopodiché l’altezza dei misteri deve decrescere di pochi millimetri alla volta, diciamo mediamente un centimetro a mistere, per far sembrare gli ultimi misteri più lontani di quanto effettivamente non siano e quindi l’intera processione ancora più lunga e imponente.
La sollevazione della croce, quindicesimo mistere, rompeva questa regola e anche se doveva essere soltanto una decina di centimetri più alto del precedente, in processione dovette sembrare gigantesco agli occhi dei trapanesi. Ed ecco spiegato perché non piacque e a Li Muli fu imposto di rifarlo da zero. 
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La seconda ricostruzione della sollevazione della croce

Il maestro probabilmente non fu contento, ma si rimise velocemente all’opera. Si dice che prese i calzoni e il camice da lavoro, li mise indosso al giudeo e avvolse tutto con una buona mano di colla. Soluzione geniale, ma che dimostra allo stesso tempo quanto poco entusiasmo mise nel lavoro.

Il nuovo mistero, che aveva i personaggi con vestiti simili allo stile spagnolo, più consoni al gusto popolare, e delle figure più semplici, piacque ed entrò a far parte della processione nel 1956. 
E il vecchio mistere? Nessuno sembrò prestagli attenzione.  Fu abbandonato per anni nella già abbandonata Chiesa del Collegio, e poi riportato alla luce ed esposto in tempi più recenti a Palazzo Riccio di Morana in Via Garibaldi. Adesso ha trovato la sistemazione definitiva nella Galleria d’Arte dell’ex carcere della Vicaria, intitolata dal 2002, guarda caso, a Li Muli, minimo riconoscimento alla genialità dell’artista.
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DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri
TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena
QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo
SEDICESIMA PARTE – L’Archimede dei cavalletti

I MISTERI – NONA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine

Le immagini – da Ecce Homo all’Addolorata

Continuiamo da dove eravamo rimasti. Anche queste fotografie sono prese dal libro I percorsi del sacro di Giacoma Pilato e Paolo Tenorio – Edizioni Guida 1993. La musica è Solenne ricordo 28 ottobre di Giovanni Pensabene eseguita dalla banda musicale Città di Paceco.

Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!» (Giovanni 19, 5)

XI – Ecce Homo

CETO: CALZOLAI
AUTORE: GIUSEPPE MILANTI

Pilato, vedendo che non otteneva nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: «Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».
Allora egli liberò loro Barabba; e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. (Matteo 27, 24-26)

XII – La sentenza

CETO: MACELLAI
AUTORE: DOMENICO E FRANCESCO NOLFO

 Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio (Giovanni 19,17)

XIII – L’ascesa al Calvario

CETO: POPOLO
AUTORE: IGNOTO, RESTAURO DI ANTONIO GIUFFRIDA

…Si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere (Marco 15, 24)

XIV – La spogliazione

CETO: TESSILI E ABBIGLIAMENTO
AUTORE: DOMENICO E FRANCESCO NOLFO, RESTAURO DI ANTONIO GIUFFRIDA

Condussero Gesù al luogo del Golgota dove lo crocifissero (Marco 15, 22)

XV – La crocifissione

CETO: FALEGNAMI, CARPENTIERI E MOBILIERI
AUTORE: SCUOLA DI CIOTTA, RICOSTRUZIONE DI DOMENICO LI MULI

Venuti però da Gesù e vedendo che era gia morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua (Giovanni 19, 33-34)

XVI – La ferita al costato

CETO: PITTORI E DECORATORI
AUTORE: DOMENICO E FRANCESCO NOLFO, RICOSTRUZIONE DI GIUSEPPE CAFIERO

C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta… era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. (Luca 23, 50-53)

XVII – La deposizione

CETO: SARTI E TAPPEZZIERI
AUTORE: IGNOTO, PRIMO RIFACIMENTO DI ANTONIO NOLFO, SECONDO RIFACIMENTO DI ALBERTO FODALE E LEOPOLDO MESSINA

[Giuseppe d’Arimatèa e Nicodèmo] …presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. (Giovanni 19, 40)

XVIII – Il trasporto al sepolcro

CETO: SALINAI
AUTORE: GIACOMO TARTAGLIA, RICOSTRUZIONE DI GIUSEPPE CAFIERO (1947)

Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù… (Giovanni 19, 41.42)

XIX – Gesù nel sepolcro

CETO: PASTAI
AUTORE: IGNOTO, FORSE ANTONIO NOLFO

E anche a te una spada trafiggerà l’anima (Luca 2, 35)

XX – L’Addolorata

CETO: CAMERIERI, AUTISTI, DOLCIERI, ALBERGATORI E BARISTI
AUTORE: GIUSEPPE MILANTI

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DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri
TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena
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QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo
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I MISTERI – OTTAVA PARTE

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SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Mastri trapanesi dell’arte della colla e tela

Le immagini – Dalla spartenza all’incoronazione di spine

Cari lettori, finora abbiamo parlato tanto dei misteri. Oggi lasciamo la parola alle immagini. Quelle che vedete sotto sono prese dal libro I percorsi del sacro di Giacoma Pilato e Paolo Tenorio – Edizioni Guida 1993. La colonna sonora, Jone, è del palermitano Enrico Petrella.

Si avvicinava il tempo nel quale Gesù doveva lasciare questo mondo, perciò decise fermamente di andare verso Gerusalemme (Luca 9,51)

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I – La spartenza (la separazione)

CETO: OREFICI
ARTISTA: MARIO CIOTTA (XVII SECOLO)

Allora si alzò da tavola, si tolse la veste e si legò un asciugamano intorno ai fianchi, versò l’acqua in un catino, e cominciò a lavare i piedi ai suoi discepoli (Giovanni 13)

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II – La lavanda dei piedi

CETO: PESCATORI

ARTISTA: MARIO CIOTTA (XVII SECOLO), RICOSTRUZIONE DI GIUSEPPE CAFIERO (XX SECOLO)

Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. (Luca, 22, 41-43)

III – Gesù nell’orto del Getsemani

CETO: ORTOLANI

AUTORE: BALDASSARE PISCIOTTA

Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco (Giovanni 18, 10)

IV – L’arresto

CETO: METALLURGICI

AUTORE: IGNOTO, RICOSTRUZIONE DI VITO LOMBARDO

Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. (Giovanni 18, 1)

V – La caduta al Cedron

CETO: NAVIGANTI

AUTORE: FRANCESCO NOLFO

Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?» (Giovanni 18, 21-22)

VI – Gesù dinanzi ad Hanna

CETO: FRUTTIVENDOLI

AUTORE: IGNOTO, RICOSTRUZIONE DI DOMENICO LI MULI

Veduto Pietro seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente (Luca 22, 56-62)

VII – La negazione

CETO: BARBIERI E PARRUCCHIERI

AUTORE: BALDASSARE PISCIOTTA

Pilato… venne così a sapere che Gesù apparteneva al territorio governato da Erode. In quei giorni anche Erode si trovava a Gerusalemme: perciò Pilato ordinò che Gesù fosse portato da lui.

Da molto tempo Erode desiderava vedere Gesù. Di lui aveva sentito dire molte cose e sperava di vederlo fare qualche miracolo. Perciò, quando vide Gesù davanti a sé, Erode fu molto contento. Lo interrogò con insistenza, ma Gesù non gli rispose nulla. Intanto i capi dei sacerdoti e i maestri della Legge che erano presenti lo accusavano con rabbia. Anche Erode, insieme con i suoi soldati, insultò Gesù. Per scherzo gli mise addosso una veste splendida e lo rimandò da Pilato. (Luca 23, 7-11)

VIII – Gesù dinanzi a Erode

CETO: PESCIVENDOLI

AUTORE: BALDASSARE PISCIOTTA

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. (Giovanni 19,1)

IX – La flagellazione

CETO: MURATORI E SCALPELLINI

AUTORE: IGNOTO, FORSE MILANTI

E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: 3«Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. (Giovanni 19 2-3)

X – L’incoronazione di spine

CETO: FORNAI

AUTORE: ANTONIO NOLFO, RICOSTRUZIONE DI GIUSEPPE CAFIERO

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QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
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I MISTERI – SETTIMA PARTE

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Maestri trapanesi nell’arte della colla e tela

Le notizie che abbiamo su i principali maestri di colla e tela che nel corso dei secoli hanno lavorato sui misteri sono spesso scarse, ma cerchiamo di farne conoscere qualcuno un po’ meglio ai nostri affezionati lettori. Ci scusiamo preventivamente con gli illustri maestri perché per motivi di spazio non dedichiamo loro tutta l’attenzione che meriterebbero, e a maggior ragione ci scusiamo con gli artisti assenti da questo conciso post.

Della vita di Giuseppe Milanti, attivo a Trapani tra il XVII e il XVIII secolo, non sappiamo molto. Appartenente a una dinastia di artisti di origine marsalese, ebbe una scuola di scultura a Londra. Diede alle sue figure naturalezza e morbidezza; sono opere sue la più forte immagine del dolore, lAddolorata, ed Ecce Homo. Fu sepolto nella Chiesa di San Michele, a dimostrazione della grande riconoscenza che la Confraternita nutriva nei suoi confronti.

Giacomo Tartaglia: La statua di San Francesco di Paola nell’omonima chiesa

Giacomo Tartaglia (1678-1751) era un maestro nella scultura del corallo e della “pietra incarnata”, l’alabastro di Valderice. Aveva una bottega in Via dei Corallari ed è l’autore di una fra le più belle teste dei misteri, la Maddalena piangente, piena di vita e di armonia che domina il gruppo del Trasporto al SepolcroTartaglia è anche l’autore della statua probabilmente più venerata a Trapani: quella di San Francesco di Paola.

Baldassare Písciotta (1715-1792) aveva anche lui la bottega in Via dei Corallari. Lavorò anche a Palermo e a Roma, ma questo non bastò a dargli la tranquillità economica al punto da venire incarcerato per debiti nel Castello di Terra. Veloce nell’abbozzare e lento nel finire, ha scolpito diversi misteri: Gesù nell’orto, La negazione e Gesù da Erode. Gli piaceva soffermarsi sui dettagli, sulle vesti e sull’espressività dei personaggi. E’ suo il gruppo più bello dei misteri. Di fronte a Pietro che lo rinnega riesce a far esprimere a Gesù compatimento, perdono, dolcezza e accettazione della volontà divina, espressioni che provocano in Pietro, provato e sofferente, le lacrime agli occhi. La drammaticità della scena è esaltata dalla feroce crudeltà del soldato romano. Chapeau!

Mario Ciotta: la statua di San Pietro nell’omonima chiesa

Allievo di Pietro Orlando, Mario Ciotta visse tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800. Veniva da una famiglia di artisti che lavoravano il corallo e l’avorio. Lui preferì dedicarsi all’arte della colla e tela e condivise la bottega in Via dei Corallari con Baldassare Pisciotta. Doveva esserci una grande concentrazione di artisti in quella via… Almeno tre misteri sono con certezza attribuibili a lui: La Separazione, La lavanda dei piedi e La ferita al costato. In quest’ultimo, l’unico che ci è giunto senza grandissime modifiche nel corso dei secoli, riesce a imprimere dolcezza e dolore nei volti.

I Nolfo erano una famiglia di artisti e, se li mettiamo tutti assieme, sono gli autori della maggior parte dei misteri. Non è sempre facilissimo attribuire una scultura a un Nolfo piuttosto che all’altro. Si presume che siano opere di Antonio (1696-1784) l’Incoronazione di spineLa deposizione e forse anche Gesù nel sepolcro. Il figlio Domenico (1730-inizio ‘800) fu tra le altre cose il maestro del famoso pittore Giuseppe Errante e scolpì La sentenza, La spogliazione e La crocifissione. L’altro figlio Francesco (1741-1809) era probabilmente il più bravo della famiglia. Nella Caduta al Cedron, il suo unico mistere, è notevole il contrasto tra la serenità di Gesù e la ferocia dei suoi aguzzini.
I misteri dei Nolfo si riconoscono per una vigorosa modellazione dell’anatomia. Tuttavia gli esperti dicono che sono tra i meno pregiati dal punto di vista artistico, con l’eccezione forse di Francesco.

Domenico Li Muli (1902-2003), di famiglia palermitana, anche se nato a Trapani, nel 1929 si trasferì a Trapani nel 1938 dove aveva ottenuto una cattedra di disegno. Oltre ad insegnare, a Trapani esegue opere importanti, tra cui il complesso bronzeo della fontana del Tritone, considerato il suo capolavoro, e il rifacimento del mistere della Sollevazione della croce, che i trapanesi però, notoriamente esperti di arte, non gradirono, e che vollero rifatto da zero. Di lui parleremo ancora.

Vi siete accorti che finora abbiamo parlato dei misteri senza mostrarne praticamente neanche uno? E’ giunta l’ora di rimediare…

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