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MAUMETTUMILIA – III

Alla corte dell’emiro

Maumettumilia – I

Maumettuilia – II

I Valli di Sicilia

I Valli di Sicilia

Gli arabi divisero il territorio in tre parti, chiamate valli (da wālī, ‘governatorati’): il Val Demone a nord-est, corrispondente pressappoco all’attuale provincia di Messina e parte della provincia di Catania, il Val di Noto a sud-est, che comprendeva la rimanente parte della provincia di Catania e quelle di Siracusa, Ragusa, Enna e Caltanissetta, e il Vallo di Mazara, a ovest, il cui territorio si estendeva dalla Sicilia centrale fino a Trapani, e dove si trovava la capitale Balarm, cioé Palermo.

La residenza del governatore, e successivamente dell’emiro, era l’attuale Palazzo dei Normanni, fatto costruire all’interno della cittadella fortificata, al Qasr, da cui deriva il nome Cassero. Da lì comandava l’esercito, batteva moneta, e faceva tutte le cose che normalmente fa un capo di stato, oltre che presiedere le preghiere pubbliche e altre incombenze legate alla religione.

A Palermo si trovava la zecca di stato. Abbastanza curiosamente le monete con iscrizioni in arabo continuarono ad essere coniate anche sotto la dominazione normanna

A Palermo si trovava la zecca di stato. Le monete con iscrizioni in arabo continuarono ad essere coniate anche durante la dominazione normanna

I valli erano governati dagli alcaldi. I distretti più piccoli, chiamati iklim, erano amministrati dai giund, corpi militari formati da soldati che una volta finita la guerra diventavano agricoltori.

I cadì amministravano la giustizia nelle città maggiori, gli hakīm in quelle più piccole. L’emiro poteva convocare un tribunale straordinario, il maẓālim, presieduto da se stesso e composto da cadì, hakīm, giuristi, segretari, testimoni e guardie.

I mohtaseb erano incaricati del governo urbano, che comprendeva l’edilizia e ordine pubblico. La dīwān era l’ufficio che si occupava delle entrate fiscali e mai il fisco, anche se liberale, fu così efficiente!

Gli arabi regolarono il corso dei fiumi, costruirono serbatoi, abolirono la tassa sugli animali addetti a lavorare la terra e introdussero nuove colture come gli agrumi e la palma da datteri. L’agricoltura, che fino ad allora conosceva praticamente solo il grano, ne ebbe un immediato beneficio, in ossequio alla massima del Profeta: “Chi coltiva un albero sarà ricompensato”.

Saia

La saia per irrigare i campi, innovazione introdotta dagli arabi

Ma non solo l’agricoltura. Anche commercio, edilizia, attività scientifiche e letterarie furono incoraggiate e protette.

La Sicilia conobbe un periodo di tolleranza religiosa, come forse non ebbe mai più nella sua storia. Certo, i musulmani erano favoriti rispetto alle altre confessioni, perchè i dhimmi, così si chiamavano i sudditi non musulmani, dovevano pagare la jizya, una tassa per esercitare il culto, che era più onerosa della zakat, riservata ai musulmani. Ma certamente le condizioni dei dhimmi in Sicilia erano di gran lunga migliori di quelle dei non cristiani o dei cristiani eretici nel resto d’Europa. E infatti infatti la parte orientale dell’isola mantenne perlopiù la fede cristiana, mentre in quella occidentale le due comunità erano numericamente equivalenti.

I nomi di alcune località della nostra provincia, pardon, del nostro vallo, durante il periodo arabo furono:

Alcamo, Alqama cioé terra fertile

Calatafimi, Qal’at Fimi, da qal’at, ‘castello’, quindi Castello di Eufemio

Castellammare del Golfo, Al-Madarig cioé la scalinata

Erice, Gebel Al-Hamid, da gebel, ‘monte’, quindi monte di Allah

Favignana, Gazirat al Rahib cioé Isola del monaco

Levanzo, Gazirat al Yabisah cioé Isola arida

Marsala, Marsa Allāh, da marsa, ‘porto’, quindi Porto di Allah

Salemi, Salem, da salam, ‘pace’

E Trapani?

Maumettumilia – IV

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IL SISTEMA METRICO SICILIANO – I

sicilia anticaPrima del sistema metrico internazionale, in uso al giorno d’oggi, si usavano diversi sistemi per le misurazioni. Uno di questi fu il sistema metrico siciliano, opera di valentissimi scienziati, in vigore fino all’unità d’Italia e poi poco a poco caduto in disuso tranne che per alcune unità che sopravvivono ancora oggi.

Vediamo in cosa consiste:

MISURE LINEARI

Unità fondamentale è il parmu (palmo) equivalente a 25,80978 cm, molto vicino al piede romano (29.64 cm) e al piede inglese (30.48).

Così come il suo parente anglosassone, anche il palmo siciliano si divide in dodici parti, ciascuna della quali si chiama unza lineari (oncia lineare).

1 unza lineari = 1/12 di parmu = 2.150815 cm

Altri sottomultipli sono:

1 linea = 1/12 di unza lineare = 0.179234 cm
1 punto = 1/12 di linea = 0.14936 mm

I multipli invece sono i seguenti:

8 parmi = 1 canna = 2.0647824 m
16 canne = 1 corda = 33.0365184 m
45 corde = 1 miglio siciliano = 1486.6 m, straordinariamente simile al miglio romano (1482.5 m) più che a quelli anglosassoni.

MISURE DI SUPERFICI

Le misure di superfici derivano da quelle lineari. Avremo così il parmu quadratu, l’unza quadrata eccetera…

Particolarmente importante è la canna quadrata equivalente a 4.26333 metri quadrati e chiamata quartigghiu (quartiglio). Da qui si sale a multipli di 4.

4 quartigghiu = 1 garrozzu (carrozzo) =  17.05331 m2

4 garrozzi = 1 coppu (coppo) = 68.21322 m2
 
4 coppi = 1 munniu (mondello) = 272.85288 m2

4 munnia = 1 tumminu (tumulo) = 1091.41155 m2

16 tummini = 1 sarma (salma) = 17462.58477 m2

Il miglio quadrato (2.21 km2) è usato solo per misure geografiche. La Sicilia ad esempio ha una estensione di 11632 miglia quadrate. L’Isola Longa quasi mezzo miglio quadrato.

Resistendo al passare del tempo tumuli e salme sono molto usati ancora oggi nelle campagne per misurare i terreni. Per questo il lettore attento si sarà quasi sicuramente accorto che il tumulo riportato sopra è diverso da quello da lui conosciuto. Come si spiega?

Ebbene, la relazione tra multipli e sottomultipli vale in tutta la Sicilia. Cioè a Messina come a Trapani un tumminu sarà sempre uguale a quattro mondelli. Il problema è che le unità fondamentali, la corda e il parmu, variano anche notevolemente da una città all’altra e spesso anche all’interno della stessa provincia.

Ecco perchè un tumminu trapanese è 2.093 m2 è più esteso di quello alcamese (1727.9 m2) o di quello palermitano (1418.9 m2), ma pur sempre più piccolo del tumminu di Campobello di Mazara o di Castelvetrano (2662.5 m2). Questo è il motivo per cui tutti i numeri riportati vanno adattati al luogo in cui vi trovate. I valori riportati sopra sono quelli con cui Ferdinando I di Borbone, con la sua riforma del 1809, si proponeva di mettere fine a questa confusione. La storia ha però dimostrato che non vi riuscì.

(continua…)