SETTIMEU

Carte_sicilianeTipico gioco del periodo dell’Immacolata, quando cominciano le giocate a carte, è il Settimeu. In passato era giocato soprattutto dalle donne e dai bambini che si riunivano in cortile. Ne riassumiamo quindi le semplici regole con la variante in cui al posto dei soldi si usano le mandorle. 

Si gioca in quanti si vuole, anzi più giocatori ci sono, meglio è. Ognuno mette una mandorla al centro del tavolo. Una volta si usava il tavoliere, quello per preparare la pasta fresca e che spesso costituiva l’improvvisato tavolo da gioco.

Le regole sono semplicissime. Il mazziere distribuisce una carta scoperta a ciascun giocatore. Se la carta è di denari il giocatore vince una mandorla, oltre quella messa a montepremi inizialmente. Dopo che la prima carta di denari è uscita, il piatto si dice spignato, (qui un altro esempio di spignatura) . Le mandorle rimaste nel munzeddu alla fine del giro sono del mazziere.

Se però esce il sette di denari la mano finisce. Il fortunato allunga le braccia e gridando “Settimeu!” porta a sé tutte le mandorle rimaste.

Fare settimeu è entrato nel linguaggio comune per indicare scherzosamente un comportamento avido e bramoso, proprio come quello del giocatore di Settimeu.

Adesso nell’attesa del prossimo articolo sapete cosa fare… :-)

Annunci

BREVISSIMA STORIA DELLA MONTE ERICE

Cari lettori, dopo breve pausa estiva rieccoci a parlare della Monte Erice, la cui 59-ima edizione si correrà a settembre.

Le caratteristiche tecniche del percorso e le bellezze naturali ne fanno una delle gare automobilistiche siciliane più importanti e appuntamento fisso per gli studenti che saltano la scuola per andare a vedere le prove dell’acchianata o munte.

Dal 1998, oltre la corsa vera e propria, si svolge anche la rievocazione storica. Nella foto una Lancia Ardea del 1952

La prima cronoscalata è stata organizzata nel 1954 dall’Automobile Club di Trapani. Vinse Pasquale Tacci su Alfa Romeo 1900 TI che coprì i 16550 metri del tragitto iniziale in 11’30”, alla media di 87.347 km/h. Chi è andato a Erice in macchina sa quanto prodigiosa sia stata l’impresa di Tacci!

Da allora la corsa è cresciuta di anno in anno fino a diventare uno degli appuntamenti fissi del Campionato Italiano Velocità Montagna (link). Nel corso degli anni il percorso è stato via via accorciato. Dagli oltre 16 chilometri iniziali si è passati ai circa 6 attuali, che, dal 1988 vengono ripetuti in due manches. In qualche occasione (1961, 1976, 1977, 1980 e 2013) problemi organizzativi hanno impedito lo svolgimento della competizione.

Nino Vaccarella, tre volte vincitore della Monte Erice, ha avuto una carriera ricca di successi. Nella foto è assieme al francese Jean Guichet, con cui nel 1964 ha vinto la 24 ore di Le Mans alla guida di una Ferrari 275P. Purtroppo dopo la gara non avrà il tempo di festeggiare perché deve tornare immediatamente a Palermo per impegni di lavoro nella scuola di cui è preside. Da quel giorno sarà per tutti il “preside volante”.

Non c’è stato mai un trapanese tra i vincitori, anche se sono stati molti i siciliani: Angelo Giliberti detto Bitter, l’imbattibile Piero La Pera, che, nell’auto con cui aveva vinto, trovò la morte qualche anno dopo mentre era impegnato in un’altra competizione, Nino Vaccarella, il “preside volante”, Eugenio Renna, che correva con lo pseudonimo di Amphicar e che, oltre agli avversari, doveva fare attenzione anche al sedile della propria auto che talvolta non riusciva a reggerne il peso, il marsalese Benny Rosolia, finito poi in prigione per estorsione per una vicenda legata neanche a dirlo al mondo delle automobili, il “principe del volante” Enrico Grimaldi, che nobile lo era davvero e che detiene il record di vittorie della gara, ben 7, Ferdinando Latteri, che dopo le gare continuò a correre in ambito accademico e politico, tanto da diventare rettore dell’Università di Catania e deputato, eletto alla Camera per quattro volte, il sicilianissimo Ludwig Von Kappen, che in realtà si chiamava Ignazio Capuano e che usava un nome falso per non giustificare al capo le troppe assenze dal lavoro, il pilota gentleman Nino Todaro e Luigi Sartorio che, ispirato da Claudia Cardinale, correva col nome di Popsy Pop.

Noi ci fermiamo qui, ma chi volesse approfondire la storia della Monte Erice può farlo leggendo i due libri dei fratelli Lo Duca editi da Manu Edizioni Sportive.

Con Monte Cofano a fare da sfondo, la Ferrari California, è stata presentata in Sicilia, si vocifera, per volere di Montezemolo 

FAZIO

Cari lettori, oggi tre piccole storie su Mimmo Fazio, sindaco di Trapani dal 2007 al 2012, tornato alla ribalta delle cronache alle ultime elezioni comunali. Si, sappiamo che sta avendo dei guai giudiziari, ma gli auguriamo di uscirne e di tornare presto a farci divertire.

Trapani o Pyongyang?

Cosa accomuna Mimmo Fazio e Kim Jong-un?

No, non sono i capelli (link). E’ una vicenda che risale al 26 aprile 2012, quando, alla Villa Margherita si festeggia la fine dell’anno scolastico. Già è strano fare ad aprile la recita di fine anno scolastico, sarebbe come fare quella di natale durante il periodo dei morti. Ma non è solo questo. Sono i testi della recita a essere sorprendentemente simili a quelli che i bambini coreani cantano per Kim.

Anche Matteo Renzi ha provato a imitare Fazio, ma in modo molto sobrio e, diciamocelo, con risultati più modesti.

E quindi: siamo a Trapani o a Pyongyang?

Mangianasi a tradimento

Quante volte abbiamo visto un politico attaccare un altro avversario politico? Tante, e quindi non ci meravigliamo che nel 2012 in consiglio comunale Mimmo Fazio, da pochi mesi non più sindaco ma semplice consigliere, abbia attaccato un collega, tale Salvuccio Pumo. La cosa sarebbe passata inosservata se si fosse limitato a farlo in senso figurato, ma così non è stato.

Il Fatto Quotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/11/trapani-consiglio-comunale-finisce-a-morsi-lex-sindaco-attacca-lavversario/348819/) racconta che durante una discussione su tasse, IMU e buchi di bilancio, l’ex sindaco, mentre ascoltava l’intervanto di Pumo, si sia indispettito e abbia provato a bagnarlo con una bottiglietta d’acqua, tentativo maldestro che ha avuto il risultato di bagnare solo lo stesso Fazio, che, ancora più frustrato, si è lanciato all’inseguimento di Pumo. L’inseguimento è stato coronato dal successo quando Fazio, afferrato il Pumo, in un impeto di furore si è vendicato mordendogli il naso, emulo di Mike Tyson che però al naso prediligeva le orecchie.

Fazio si è giustificato dicendo che era un semplice scherzo. Sarà, ma ormai a Trapani il magna magna dei politici non risparmia nemmeno i nasi!

L’Alzheimer non perdona

Nel 2014 il consigliere comunale Mimmo Fazio in una interrogazione al sindaco Vito Damiano, chiede spiegazioni sullo stato di abbandono in cui versa il Bastione dell’Impossibile.

Ora, il Bastione dell’Impossibile, ingiustamente trascurato dai trapanesi e anche da questo blog, dopo secoli di abbandono era tornato a rivivere in occasione dell’America’s Cup (link) dando ai trapanesi la possibilità di ammirare, dal bar in cima, il panorama sui giardini e sul porto. Molto bello, ma tutto è stato presto chiuso ed abbandonato, e il bastione è tornato allo stato di secolare abbandono.

Tristemente normale direte voi. Ci sono dozzine di luoghi abbandonati a Trapani, la Casina delle Palme, la Cartoleria Pons, il Bastione Imperiale, la Colombaia e chissà quante chiese. Dov’è la novità?

La novità è il motivo per cui il bastione è stato abbandonato dalla ditta che lo aveva ricevuto in gestione dal comune nel luglio del 2010. Il bastione era di proprietà dello stato e non del comune che quindi non aveva il diritto di cederlo senza averlo prima sdemanializzato. Quando la ditta si è accorta che parte del bastione era ancora usato dalla Marina Militare, ha chiesto i danni al comune di Trapani. La vicenda giudiziaria, intricata, va avanti ancora adesso e non ha l’aria di volersi concludere a breve.

Quindi ha sicuramente fatto bene il consigliere Fazio a pretendere dal sindaco spiegazioni sullo stato di abbandono del bastione. Anzi l’avremmo appoggiato senza esitazione se le avesse chieste anche al precedente sindaco che ha dato in gestione un bene non suo, dando origine alla vicenda.

La vicenda è raccontata con dovizia di particolari da Natale Salvo nel suo ottimo blog.

girolamo_fazio

DOPPIO SENSO IN VIA BADIELLA

C’era una volta all’angolo tra Via Badiella e Via San Michele, una bravissima signora che fabbricava bommineddre, piccole bamboline di creta, che, vestite a festa, si mettevano in casa per l’Immacolata.

Un giorno, mentre lavorava all’aperto, alcuni schizzi finirono sulla giacca di un passante che prontamente le gridò: “Ma che fa signura, minchie ri crita?

No, teste ri cazzu comu a tia!” Rispose altrettanto prontamente lei…

L’aneddoto è raccontato da Francesco Renzo Garitta nel suo Acqua e Anice, dove le bamboline sono di cera anziché di creta.

P.S.: Alcune bommine con preziosi abiti d’epoca sono esposte al Museo Pepoli. Una visita ogni tanto non fa male…

MINCHIA DI RE

Minchia di re è un romanzo dello scrittore e giornalista trapanese Giacomo Pilati, che prende il nome dalla viola, conosciuta anche col nome di minchia di re, pesce ermafrodita che nasce femmina, e dopo aver deposto le uova, diventa maschio. La protagonista del libro, ambientato in una isola della Sicilia al tempo dello sbarco di Garibaldi, è Pina, figlia del sovrintendente della cava di tufo dell’isola. Così come la viola è diversa dagli altri pesci, anche l’identità sessuale di Pina non è la stessa delle sue coetanee. Pina è una donna, ma si innamora, ricambiata, di un’altra donna, cosa assolutamente inconcepibile agli occhi del violento e tirannico padre. E nulla può la madre, succube e combattuta tra l’amore per la figlia e l’onore della famiglia.

Non vi diciamo come va a finire, ma vi consigliamo di leggerlo. A noi è piaciuto il personaggio di Pina, il suo carattere e la sua condizione senza speranza. Il linguaggio, un po’ troppo pesante ed articolato richiede un notevole sforzo per sospendere l’incredulità, ma rende il libro adatto al grande pubblico.

Anche se Pilati fa di tutto per evitare riferimenti evidenti, l’isola si identifica facilmente con Favignana, dove la voce di popolo sostiene che Pina sia esistita veramente. E’ proprio da questa voce che Pilati ha preso spunto. Non esiste però nessuna conferma al riguardo.

Al libro sono ispirati anche il film Viola di mare, dove la protagonista è interpretata da Valeria Solarino, e lo spettacolo teatrale portato in scena da Isabella Carloni, di cui consigliamo la visione.

LA LUNGA STRADA VERSO CASA

“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’Alabama, e cosi feci. Corsi attraverso tutto l’Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all’oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale arrivare fino a Trapani.” Forrest Gump

Ogni giorno siamo bombardati da miliardi di informazioni e non è sempre facile distinguere quelle vere dalle bufale.
Secondo voi, questo cartello stradale esiste davvero o è un abile fotomontaggio?

Ebbene, in questo caso la realtà ha superato la fantasia perché il cartello esiste davvero e, come mostra la foto, è nei pressi dello svincolo autostradale di Padova est.

Ivo Rossi

Ma se l’immagine è reale, cosa ci fa Trapani, associata a città come Londra, Barcellona e Pechino? C’è chi ha ipotizzato che sia stato solo lo scherzo di un gruppo di ragazzini, qualcun altro che l’assessore all’urbanistica fosse lui stesso il simpatico zuzzurellone, o addirittura che avesse origini trapanesi, qualcun altro ha pure insinuato sottovoce che fosse in combutta coi fabbricanti di cartelli stradali. La risposta ce la dà direttamente lui, Ivo Rossi, ex assessore alla mobilità del comune di Padova a cui si deve, nel 2010, l’istallazione del cartello. E’ lui stesso a spiegare “L’ho pensato per comunicare la centralità di Padova. Balza subito agli occhi, ad esempio, come Berlino sia più vicina a noi di Trapani.” (Link alla notizia ANSA)

Il creativo assessore, noto per altri cartelli “rock” come li definisce lui stesso, nel 2014 è anche stato il candidato sindaco del centrosinistra, venendo sconfitto per una manciata di voti dal leghista Stefano Bitonci. Le malelingue insinuano che i voti decisivi siano arrivati da padovani di origine marsalese. Verità o fake news? Fatto sta che il neo sindaco ha rimosso il cartello e molti padovani spaesati adesso non sanno più dove andare.

LA MIGLIORE GELATERIA DI GRONINGEN

Volevamo fare un post sulla migliore gelateria di Trapani, ma i gusti sono sempre opinabili e una scelta avrebbe sicuramente scatenato le ire di buona parte dei lettori. Per questo non azzardiamo nessun giudizio e vi parliamo della migliore gelateria di Groningen, ridente cittadina olandese quasi al confine con la Germania.

Una gelateria trapanese a Groningen? Sarà stata sicuramente aperta da un emigrato trapanese, direte voi! E invece no, l’idea è di Rick Van Geloven, olandese purosangue. E non crediate che Van Geloven sognasse di fare il gelataio sin da piccolo. Ha avuto una vita come tanti suoi coetanei, fin quando, in vacanza a Trapani, ne rimase folgorato. In particolare a colpirlo fu la brioche col gelato, che non aveva mai visto prima di allora. Il suo stupore non deve essere stato meno grande di quello dei romani alla vista degli elefanti di Annibale! Fu cosi che al ritorno in patria non ci pensò due volte: aprì una gelateria e la chiamò Trapani.

Come si vede, il gelato è migliorabile, ma la storia è affascinante. Tuttavia se vi state già mettendo in cammino per i Paesi Bassi fermatevi un attimo, dobbiamo darvi una delusione, dal 2015 la gelateria non esiste più. Al suo posto c’è un ristorante specializzato in hamburger, più olandese e meno poetico. Ci piacerebbe che un trapanese, assaggiandolo e rimanendone estasiato, aprisse una hamburgeria a Trapani, ripercorrendo così le orme di Van Geloven al contrario. 

Ah, per la cronaca, Van Geloven adesso ha un’azienda che si occupa della produzione di coperte hi-tech. Chissà, forse l’idea gli è venuta cercando un sistema per non fare sciogliere i gelati sotto il sole di Groningen?