I MISTERI – NONA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine

Le immagini – da Ecce Homo all’Addolorata

Continuiamo da dove eravamo rimasti. Anche queste fotografie sono prese dal libro I percorsi del sacro di Giacoma Pilato e Paolo Tenorio – Edizioni Guida 1993. La musica è Solenne ricordo 28 ottobre di Giovanni Pensabene eseguita dalla banda musicale Città di Paceco.

Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!» (Giovanni 19, 5)

XI – Ecce Homo

CETO: CALZOLAI
AUTORE: GIUSEPPE MILANTI

Pilato, vedendo che non otteneva nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: «Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».
Allora egli liberò loro Barabba; e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. (Matteo 27, 24-26)

XII – La sentenza

CETO: MACELLAI
AUTORE: DOMENICO E FRANCESCO NOLFO

 Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio (Giovanni 19,17)

XIII – L’ascesa al Calvario

CETO: POPOLO
AUTORE: IGNOTO, RESTAURO DI ANTONIO GIUFFRIDA

…Si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere (Marco 15, 24)

XIV – La spogliazione

CETO: TESSILI E ABBIGLIAMENTO
AUTORE: DOMENICO E FRANCESCO NOLFO, RESTAURO DI ANTONIO GIUFFRIDA

Condussero Gesù al luogo del Golgota dove lo crocifissero (Marco 15, 22)

XV – La crocifissione

CETO: FALEGNAMI, CARPENTIERI E MOBILIERI
AUTORE: SCUOLA DI CIOTTA, RICOSTRUZIONE DI DOMENICO LI MULI

Venuti però da Gesù e vedendo che era gia morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua (Giovanni 19, 33-34)

XVI – La ferita al costato

CETO: PITTORI E DECORATORI
AUTORE: DOMENICO E FRANCESCO NOLFO, RICOSTRUZIONE DI GIUSEPPE CAFIERO

C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta… era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. (Luca 23, 50-53)

XVII – La deposizione

CETO: SARTI E TAPPEZZIERI
AUTORE: IGNOTO, PRIMO RIFACIMENTO DI ANTONIO NOLFO, SECONDO RIFACIMENTO DI ALBERTO FODALE E LEOPOLDO MESSINA

[Giuseppe d’Arimatèa e Nicodèmo] …presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. (Giovanni 19, 40)

XVIII – Il trasporto al sepolcro

CETO: SALINAI
AUTORE: GIACOMO TARTAGLIA, RICOSTRUZIONE DI GIUSEPPE CAFIERO (1947)

Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù… (Giovanni 19, 41.42)

XIX – Gesù nel sepolcro

CETO: PASTAI
AUTORE: IGNOTO, FORSE ANTONIO NOLFO

E anche a te una spada trafiggerà l’anima (Luca 2, 35)

XX – L’Addolorata

CETO: CAMERIERI, AUTISTI, DOLCIERI, ALBERGATORI E BARISTI
AUTORE: GIUSEPPE MILANTI

I MISTERI – OTTAVA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Mastri trapanesi dell’arte della colla e tela

Le immagini – Dalla spartenza all’incoronazione di spine

Cari lettori, finora abbiamo parlato tanto dei misteri. Oggi lasciamo la parola alle immagini. Quelle che vedete sotto sono prese dal libro I percorsi del sacro di Giacoma Pilato e Paolo Tenorio – Edizioni Guida 1993. La colonna sonora, Jone, è del palermitano Enrico Petrella.

Si avvicinava il tempo nel quale Gesù doveva lasciare questo mondo, perciò decise fermamente di andare verso Gerusalemme (Luca 9,51)

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I – La spartenza (la separazione)

CETO: OREFICI
ARTISTA: MARIO CIOTTA (XVII SECOLO)

Allora si alzò da tavola, si tolse la veste e si legò un asciugamano intorno ai fianchi, versò l’acqua in un catino, e cominciò a lavare i piedi ai suoi discepoli (Giovanni 13)

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II – La lavanda dei piedi

CETO: PESCATORI

ARTISTA: MARIO CIOTTA (XVII SECOLO), RICOSTRUZIONE DI GIUSEPPE CAFIERO (XX SECOLO)

Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. (Luca, 22, 41-43)

III – Gesù nell’orto del Getsemani

CETO: ORTOLANI

AUTORE: BALDASSARE PISCIOTTA

Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco (Giovanni 18, 10)

IV – L’arresto

CETO: METALLURGICI

AUTORE: IGNOTO, RICOSTRUZIONE DI VITO LOMBARDO

Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. (Giovanni 18, 1)

V – La caduta al Cedron

CETO: NAVIGANTI

AUTORE: FRANCESCO NOLFO

Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?» (Giovanni 18, 21-22)

VI – Gesù dinanzi ad Hanna

CETO: FRUTTIVENDOLI

AUTORE: IGNOTO, RICOSTRUZIONE DI DOMENICO LI MULI

Veduto Pietro seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente (Luca 22, 56-62)

VII – La negazione

CETO: BARBIERI E PARRUCCHIERI

AUTORE: BALDASSARE PISCIOTTA

Pilato… venne così a sapere che Gesù apparteneva al territorio governato da Erode. In quei giorni anche Erode si trovava a Gerusalemme: perciò Pilato ordinò che Gesù fosse portato da lui.

Da molto tempo Erode desiderava vedere Gesù. Di lui aveva sentito dire molte cose e sperava di vederlo fare qualche miracolo. Perciò, quando vide Gesù davanti a sé, Erode fu molto contento. Lo interrogò con insistenza, ma Gesù non gli rispose nulla. Intanto i capi dei sacerdoti e i maestri della Legge che erano presenti lo accusavano con rabbia. Anche Erode, insieme con i suoi soldati, insultò Gesù. Per scherzo gli mise addosso una veste splendida e lo rimandò da Pilato. (Luca 23, 7-11)

VIII – Gesù dinanzi a Erode

CETO: PESCIVENDOLI

AUTORE: BALDASSARE PISCIOTTA

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. (Giovanni 19,1)

IX – La flagellazione

CETO: MURATORI E SCALPELLINI

AUTORE: IGNOTO, FORSE MILANTI

E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: 3«Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. (Giovanni 19 2-3)

X – L’incoronazione di spine

CETO: FORNAI

AUTORE: ANTONIO NOLFO, RICOSTRUZIONE DI GIUSEPPE CAFIERO

 (CONTINUA…)

I MISTERI – SETTIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le Confraternite
TERZA PARTE – Dalle Casazze ai Misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet

Maestri trapanesi nell’arte della colla e tela

Le notizie che abbiamo su i principali maestri di colla e tela che nel corso dei secoli hanno lavorato sui misteri sono spesso scarse, ma cerchiamo di farne conoscere qualcuno un po’ meglio ai nostri affezionati lettori. Ci scusiamo preventivamente con gli illustri maestri perché per motivi di spazio non dedichiamo loro tutta l’attenzione che meriterebbero, e a maggior ragione ci scusiamo con gli artisti assenti da questo conciso post.

Della vita di Giuseppe Milanti, attivo a Trapani tra il XVII e il XVIII secolo, non sappiamo molto. Appartenente a una dinastia di artisti di origine marsalese, ebbe una scuola di scultura a Londra. Diede alle sue figure naturalezza e morbidezza; sono opere sue la più forte immagine del dolore, lAddolorata, ed Ecce Homo. Fu sepolto nella Chiesa di San Michele, a dimostrazione della grande riconoscenza che la Confraternita nutriva nei suoi confronti.

Giacomo Tartaglia: La statua di San Francesco di Paola nell’omonima chiesa

Giacomo Tartaglia (1678-1751) era un maestro nella scultura del corallo e della “pietra incarnata”, l’alabastro di Valderice. Aveva una bottega in Via dei Corallari ed è l’autore di una fra le più belle teste dei misteri, la Maddalena piangente, piena di vita e di armonia che domina il gruppo del Trasporto al SepolcroTartaglia è anche l’autore della statua probabilmente più venerata a Trapani: quella di San Francesco di Paola.

Baldassare Písciotta (1715-1792) aveva anche lui la bottega in Via dei Corallari. Lavorò anche a Palermo e a Roma, ma questo non bastò a dargli la tranquillità economica al punto da venire incarcerato per debiti nel Castello di Terra. Veloce nell’abbozzare e lento nel finire, ha scolpito diversi misteri: Gesù nell’orto, La negazione e Gesù da Erode. Gli piaceva soffermarsi sui dettagli, sulle vesti e sull’espressività dei personaggi. E’ suo il gruppo più bello dei misteri. Di fronte a Pietro che lo rinnega riesce a far esprimere a Gesù compatimento, perdono, dolcezza e accettazione della volontà divina, espressioni che provocano in Pietro, provato e sofferente, le lacrime agli occhi. La drammaticità della scena è esaltata dalla feroce crudeltà del soldato romano. Chapeau!

Mario Ciotta: la statua di San Pietro nell’omonima chiesa

Allievo di Pietro Orlando, Mario Ciotta visse tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800. Veniva da una famiglia di artisti che lavoravano il corallo e l’avorio. Lui preferì dedicarsi all’arte della colla e tela e condivise la bottega in Via dei Corallari con Baldassare Pisciotta. Doveva esserci una grande concentrazione di artisti in quella via… Almeno tre misteri sono con certezza attribuibili a lui: La Separazione, La lavanda dei piedi e La ferita al costato. In quest’ultimo, l’unico che ci è giunto senza grandissime modifiche nel corso dei secoli, riesce a imprimere dolcezza e dolore nei volti.

I Nolfo erano una famiglia di artisti e, se li mettiamo tutti assieme, sono gli autori della maggior parte dei misteri. Non è sempre facilissimo attribuire una scultura a un Nolfo piuttosto che all’altro. Si presume che siano opere di Antonio (1696-1784) l’Incoronazione di spineLa deposizione e forse anche Gesù nel sepolcro. Il figlio Domenico (1730-inizio ‘800) fu tra le altre cose il maestro del famoso pittore Giuseppe Errante e scolpì La sentenza, La spogliazione e La crocifissione. L’altro figlio Francesco (1741-1809) era probabilmente il più bravo della famiglia. Nella Caduta al Cedron, il suo unico mistere, è notevole il contrasto tra la serenità di Gesù e la ferocia dei suoi aguzzini.
I misteri dei Nolfo si riconoscono per una vigorosa modellazione dell’anatomia. Tuttavia gli esperti dicono che sono tra i meno pregiati dal punto di vista artistico, con l’eccezione forse di Francesco.

Domenico Li Muli (1902-2003), di famiglia palermitana, anche se nato a Trapani, nel 1929 si trasferì a Trapani nel 1938 dove aveva ottenuto una cattedra di disegno. Oltre ad insegnare, a Trapani esegue opere importanti, tra cui il complesso bronzeo della fontana del Tritone, considerato il suo capolavoro, e il rifacimento del mistere della Sollevazione della croce, che i trapanesi però, notoriamente esperti di arte, non gradirono, e che vollero rifatto da zero. Di lui parleremo ancora.

Vi siete accorti che finora abbiamo parlato dei misteri senza mostrarne praticamente neanche uno? E’ giunta l’ora di rimediare…

(CONTINUA…)

I MISTERI – SESTA PARTE

PARTE PRIMA – Introduzione
PARTE SECONDA – Le Confraternite
PARTE TERZA – Dalle Casazze ai Misteri
PARTE QUARTA – Piccoli incidenti di percorso
PARTE QUINTA – Una arrancata fino ai giorni nostri

Carchet

Sin dall’origine i misteri devono rispondere a esigenze pratiche oltre che estetiche. Innanzitutto la leggerezza nel trasporto e poi i materiali dovevano essere “poveri” e facilmente reperibili.

Imbottitura in paglia di una scultura

Ecco allora che alcune parti sono di legno scolpito, di solito cipresso, ad esempio le braccia, la testa e i piedi. Sempre di legno è la parte interna che ha una funzione strutturale, collega le diverse parti ed è incastrata sulla base anch’essa di legno, la varatramite l’antica tecnica di mortasa e tenone. Il grosso del volume del mistere è invece fatto di sughero o di paglia.

Il vestiario si ottiene avvolgendo tutto con delle grosse tele imbevute di colla, su cui viene steso a caldo uno strato di gesso e colla animale, che, una volta asciutto, verrà lisciato e dipinto. Le mani di colore sono due: la prima a tempera, di solito ocra, e la seconda a olio. 

Questo misto di legno, colla, tela, sughero, gesso e colori in una parola si chiama carchet, ma non chiedeteci da dove deriva. Non ne abbiamo idea…

E dal punto di vista artistico? I misteri non dovevano essere solo belli, ma dovevano anche suscitare nel popolo lo stato d’animo adatto alla via crucis. Per questo le espressioni dei personaggi rappresentati sono accurate e facilmente identificabili. Maria è l’immagine del dolore, Gesù è quasi sempre sereno, i soldati feroci, i giudei perfidi. Inoltre grande attenzione è data alla scenografia. La Separazione per esempio è strutturata per attirare l’attenzione non su Gesù, ma sulla Madonna, che è la più alta dei due. Il resto è affidato alla musica, che dopo ventiquattro ore di ascolto si trasforma da evocativa in ipnotica.

Setticarrini

Gli autori dei misteri erano tenuti a rispettare scrupolosamente il capitolato dei lavori, ma avevano anche molta libertà. Gli abiti del periodo romano hanno uno stile spagnoleggiante, secondo la moda del periodo, e talvolta in questo o in quel personaggio si può riconoscere una persona realmente esistita. Ad esempio il giudeo che mentre spoglia Gesù viene spogliato per un prodigio divino, è l’aiutante boia dell’epoca, conosciuto con l’ingiuria di Setticarrini, sette carlini, che era il compenso che prendeva per ogni esecuzione.

E’ interessante notare che questo particolare non è presente in nessuno dei testi sacri. Lo stesso si può dire del guanto di ferro del soldato romano nel gruppo Gesù dinanzi ad Hanna o del gesto della fico nell’Incoronazione di spine di cui abbiamo parlato tempo addietro (link). Addirittura interi gruppi, la Separazione e la Caduta al Cedron, si basano su episodi assenti nel vangelo, ma in questo caso crediamo che non c’entri la libera interpretazione dell’artista, e sia dovuto a una precisa richiesta del ceto, basata su credenze popolari non scritte.

Ma chi erano questi artisti senza i quali non saremmo qui a parlare di misteri?

(CONTINUA…)

I MISTERI – QUINTA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso

Una arrancata fino ai giorni nostri

Nell’800 i misteri si modernizzano e diventano simili a come li conosciamo noi adesso. Le maestranze subentrano alla Confraternita nell’organizzazione della processione e delle scinnute, le bande musicali sostituiscono i cantori, e i gruppi statuari, inizialmente portati in spalla dai componenti dei ceti, vengono sostituiti da professionisti regolarmente retribuiti, i massari. Sembra però che la qualità del trasporto non sia migliorata dato che di tanto in tanto si ha notizia di rovinose cadute, come ad esempio quella della Flagellazione nel 1891.

Processione d’altri tempi in un quadro di Francesco Renzo Garitta

Dal 1856, per decisione del vescovo Ciccolo Rinaldi alla processione non prendono più parte i vattenti. Un’altra innovazione dello stesso vescovo è la sostituzione dei frati che precedono la statua dell’Addolorata con le ragazze dell’orfanotrofio. Purtroppo quest’ultima novità non dura molto a causa dell’improntitudine e degli apprezzamenti di certi giovinastri, per cui dopo qualche anno le ragazze sono state sostituite con gli alunni del seminario. 

I misteri non hanno risentito dell’unità d’Italia e delle leggi eversive che poco dopo seguirono. Nel 1890 viene proibita la visita alle chiese, motivo di invidie e di infiniti ritardi, che sono costrette a restare chiuse durante la processione. L’obbligo di chiusura è stato tolto dopo dieci anni, ma solo per le tre chiese parrocchiali, San Lorenzo, San Nicola e San Pietro.

Siamo così arrivati al ‘900. Negli anni ’30 fa la comparsa un personaggio singolare: un uomo a cavallo, accompagnato da due tamburini, con un monotono squillo di tromba annuncia l’apertura della processione. Il cavaliere è rimasto nella memoria collettiva con il nome onomatopeico di Taratatiu e attirava sia i bambini, incuriositi dalla tromba, che gli adulti che lo aiutavano a rimettersi in sella dopo le, a quanto pare frequenti, cadute causate dell’alcool. 

La Chiesa di San Michele dopo il bombardamento del 1943

La storia dei misteri è indissolubilmente legata a quella della Chiesa di San Michele, dove sono stati custoditi i misteri fino al 1943. Qui la loro storia si incrocia con la storia della guerra. Il 6 aprile 1943 infatti una pioggia di bombe si abbatte su Trapani. Vengono sganciate da una pattuglia di B-17, le fortezze volanti, e, assieme al porto, che costituiva l’obiettivo militare, colpiscono anche parte della Chiesa di San Michele. Tra le vittime e i feriti della guerra vanno conteggiati gran parte dei misteri, la cui sorte però sta a cuore ai trapanesi più che la stessa chiesa. Infatti la chiesa verrà demolita, e i misteri ricostruiti. Ospitati nella Chiesa di Badia Grande nel 1946 e nella fatiscente Chiesa del Collegio dal 1947 al 1957, successivamente sono quasi di continuo nella Chiesa del Purgatorio dove si trovano ancora oggi.

Il dopoguerra porta anche altri due cambiamenti: il primo è che scompare il pittoresco Taratatiu. Dal 1948 è il gonfalone comunale ad aprire la processione. Il secondo, ben più importante, è l’introduzione dei cavalletti, che hanno aumentato la sicurezza e reso più agevole il trasporto dei gruppi.

1974: si costituisce l’Unione delle Maestranze

Per un breve periodo, dal 1959 fino al 1965, alcuni militari in costumi del ‘700 hanno partecipato alla processione suonando trombe e tamburi. Vita breve hanno avuto anche i premi istituiti nel 1949. Medaglie d’oro, d’argento e targhe commemorative, andavano ai gruppi più meritevoli. Anch’essi però sono stati causa di ulteriori polemiche e sono stati aboliti dopo qualche anno.

Dal 1974 i misteri sono organizzati dall’Unione delle Maestranze e non più dalle singole categorie singolarmente. Quasi contemporaneamente, il 26 dicembre 1974, viene rifondata la Confraternita di San Michele, di fatto scomparsa. Il resto è praticamente storia di oggi. Tra le ultime novità di rilievo segnaliamo la scomparsa degli incappucciati, vietati dal vescovo Francesco Micciché nel 2000, con la motivazione che nell’aspetto rimandano a sette e società segrete, e la presenza femminile sempre più frequente tra i portatori.

Un segno dei tempi: le donne non sono più solo spettatrici dei misteri

(CONTINUA…)

I MISTERI – QUARTA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confreternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri

Piccoli incidenti di percorso

Decisione molto importante è ogni anno la scelta del percorso. Nella foto l’itinerario del 1761

Impossibile riassumere in un blog i quattrocento anni di storia dei misteri. Al massimo ci limitiamo a ricordare i fatti principali come sicuramente fu l’eclatante blitz a mano armata dei pescatori del Rione Casalicchio, odierno San Pietro, arrabbiati contro quelli del Rione Palazzo, odierno San Lorenzo. Nel 1648 i sanpietrari, chiamiamoli così, fecero rientrare il mistero della Lavanda dei piedi nella loro Chiesa di Santa Maria della Grazia anziché in quella di Santo Spirito come previsto. Se fosse passata la linea che durante l’anno ogni mistero poteva stare nella sede della propria maestranza separato dagli altri, sarebbe stata la fine dei misteri. Per fortuna alla fine tutto si risolse per il meglio e il mistero tornò nella Chiesa di Santo Spirito, dove tutti i gruppi sono stati custoditi fino al 1712, anno in cui, assieme alla Confraternita, si trasferirono nella Chiesa di San Michele, e dove resteranno fino al 1943.

Accadeva talvolta che i ceti si dimenticassero degli obblighi contratti, al punto da disertare la processione, cosa che ovviamente non piaceva al Senato di Trapani che nel 1727 emise un bando per obbligare le maestranze a prendervi parte, con tanto di sanzioni previste per i trasgressori, che, a quanto ne sappiamo, non vennero mai messe in pratica. Sembra tuttavia che il richiamo funzionò e negli anni successivi non solo si registrò il pienone, ma si verificarono anche alcune intemperanze che causarono non pochi grattacapi alle autorità che dovevano far rispettare l’ordine pubblico. Si arrivò al punto che i disordini del 1758 furono così gravi che nei due anni seguenti i misteri vennero vietati. Il vescovo di Mazara, Girolamo Palermo, accettò di ripristinare la manifestazione nel 1761, ma solo a patto che fossero presenti ingenti misure di sicurezza. Ma cosa era successo di tanto grave nel 1758?

Giovanni Fogliani, viceré di Sicilia dal 1755 al 1773, si occupò anche dell’ordine pubblico durante i misteri

La risposta va ricercata nell’usanza della diablata, il ballo dei diavoli, arrivato dalla Spagna tempo prima. Era un ballo allegorico, con San Michele che sconfiggeva i demoni, ma che in pratica dovette sfuggire al controllo trasformandosi in una processione di diavoli, col proprio vessillo, che si abbandonavano ad ogni sorta di violenze. Scrive il viceré di Sicilia, il marchese Giovanni Fogliani, al vicario Antonino Fardella in un dispaccio dal titolo eloquente: L’abolizione et abbuso della Maschera del Lucifero e Processione che si fa nel Venerdì Santo e Pasqua di Resurrezione

“…rimane ancora (…) un altro Costume, che pur mi s’è fatto considerare per abominevole, e sono le due figure (…) della Morte e di Lucifero, che si fan ogn’anno accompagnare a quello di San Michele Arcangelo, che esce alla festa delle processioni del venerdì santo e della domenica di resurrezione, che sogliono salire dalla compagnia di detto santo, giacche le tante smorfie, movimenti, cadute, e altre cose simili (…) resultano piuttosto di schernimento…”

Come detto, i Misteri ripresero nel 1761 e di diavoli in processione non abbiamo più notizia.

(CONTINUA…)

QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri 

I MISTERI – TERZA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le Confraternite

Dalle casazze ai misteri

La trasformazione da casazze a misteri non avvenne da un giorno all’altro. Inizialmente la rappresentazione continuò a essere per gran parte vivente e solo il Cristo morto e l’Addolorata erano statue.

Gli atti notarili, elemento chiave in una manifestazione complessa come i misteri

Il periodo in cui la Confraternita gestì direttamente la processione durò poco perché ben presto iniziarono le cosiddette concessioni. La Confraternita, pur riservandosi la proprietà dei misteri, cominciò a cederne la gestione alle categorie artigiane, col duplice risultato di ridurre le spese di pulizia e manutenzione e allo stesso tempo di aumentare la partecipazione popolare e di conseguenza anche il volume delle elemosine.

Riportiamo di seguito le date degli atti notarili che sancirono il passaggio dei misteri ai ceti.

  • La deposizione ai sarti il 3 aprile 1619
  • Il trasporto al sepolcro ai corallai il 5 aprile 1619
  • L’ascesa al calvario ai vinattieri e carrettieri il 20 aprile 1620
  • La spogliazione ai bottai il 20 aprile 1620
  • La sollevazione della croce ai falegnami il 23 aprile 1620
  • Gesù nell’orto di Getsemani agli ortolani il 27 aprile 1620
  • La ferita al costato ai funai e canapai il 27 aprile 1620
  • La flagellazione ai muratori e scalpellini il 3 maggio 1620
  • La separazione agli orafi il 6 aprile 1621
  • La caduta al Cedron ai marinai il 6 aprile 1621
  • La coronazione di spine ai fornai l’8 aprile 1632
  • La negazione ai barbieri l’ 1 dicembre 1661
  • Gesù dinanzi ad Hanna ai fruttivendoli il 26 marzo 1684
  • Ecce homo ai calzolai il 21 marzo 1689
  • La lavanda dei piedi ai pescatori il 23 gennaio 1704
  • L’arresto ai fabbriferrai l’8 agosto 1765
  • La sentenza ai macellai il 27 febbraio 1772
  • Gesù dinanzi a Erode ai mugnai il 13 novembre 1782
  • Gesù nel sepolcro ai pastai nell’800 (l’atto notarile originale non è mai stato trovato)
  • L’Addolorata ai cocchieri, staffieri e cuochi nell’800 (l’atto notarile originale non è mai stato trovato)

Da metà ‘600 si prese l’abitudine di “presentare” i gruppi nelle settimane precedenti la processione. Erano le cosiddette scinnute, tradizione che continua anche ai giorni nostri. 

Durante la processione i gruppi venivano portati a spalla dagli stessi artigiani. Ogni gruppo era accompagnato dai cantori e ogni mistero se ne andava un po’ per conto suo. Spesso deviavano dal percorso, per esempio, rendere omaggio a questa o a quella chiesa, col risultato che più che una processione unica, sembravano venti processioni diverse.

La Confraternita in processione

Ad aprirla però era sempre un personaggio raffigurante San Michele Arcangelo che portava una croce nera, più adatta alla situazione rispetto alla consueta spada sguainata. Seguivano i confrati in sacco e visiera. Alla fine dell’800 San Michele scomparve, sostituito da un tamburino e da un trombettiere.

Questo cambiamento, piccolo se vogliamo, è conseguenza della progressiva perdita di centralità della Confraternita nell’organizzazione dei misteri. Al proposito possiamo fare due esempi: il primo sono le scinnute che a partire dal 1812 cominciarono a essere organizzate dagli artigiani anziché dai confrati; il secondo è quello del gruppo di Gesù nel sepolcro, che la Confraternita aveva sempre voluto tenere per sé e che venne ceduto ai pastai verso la metà dell’800.

Il fatto di essere una processione religiosa non organizzata dalla chiesa è la caratteristica principale dei misteri, al punto che al giorno d’oggi è forse più facile identificare il mistero con il ceto di appartenenza che con la scena che raffigura.

Forse però stiamo correndo troppo e allora occorre fermarsi e fare un passo indietro…

(CONTINUA…)

QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri