VIA DELL’ANGELO

Quattru parmi bruciati,
chini di munnizza
chi aspettanu sempri
di essiri annittati…

…CHIANCINU
Jornu e notti
scanzanu la morti
chi meti tuttu,
senza lassari frutti.

…CHIANCINU
…e nun li fa campari
lu focu chi l’appigghia
lestu a svapuliari.

…CHIANCINU
sti palmi senza risettu
e l’assessuri dormi
biatu nta lu so lettu.

Sebastiano Vassallo – Canti d’amuri e d’amarizzi

Copertina_libro_Vassallo

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TRA LE ALPI E LE PIRAMIDI – SECONDA PARTE

PRIMA PARTE

Napoleon til Hest

Jacques-Louis David: Napoleone

Torniamo a quel 4 giugno 1798. I favignanesi, sospettosi e preoccupati, mandano un messaggio al Senato di Trapani, ma prima di ricevere le direttive sul comportamento da tenere, una lancia, il cui comandante è incaricato dal generale Bonaparte in persona di cercare delle provviste, approda nell’isola. Nicolò Burgio, cronista dell’epoca, racconta che chiede della verdura e dopo averla ottenuta, se ne torna tranquillamente a bordo. I favignanesi non possono certo contravvenire ai più elementari doveri di ospitalità…

I francesi così si allontanano verso Malta, che a differenza di Favignana, rifiuta di aiutarli. Napoleone non è contento. Dopo un bombardamento, ordina l’invasione, e superato questo contrattempo, ordina ai suoi, fino ad allora ignari della destinazione finale del viaggio, di proseguire per l’Egitto.

Parte delle navi della flotta francese però ricompare a Trapani il 14 giugno. E’ sempre Nicolò Burgio a raccontarlo. Questa volta le navi, una decina, entrano in porto, ne scendono ufficiali e soldati semplici, alcuni pure armati, e vanno in giro per la città per il solito rifornimento. Aiutati anche dal vino locale, cominciano a turbare l’ordine pubblico, girando ubriachi, buttandosi a mare e venendo a più riprese alle mani con gruppi di trapanesi, che non si fanno pregare per attaccare briga. Comincia pure a girare la fake news che i francesi fossero venuti per invadere la città.

circolare_02_07_1798

La circolare del 2 luglio 1798 di Ferdinando di Borbone

Le prime zuffe sono in Via Biscottai, poi si spostano in Piazza Iolanda. Le notizie corrono veloci da arrivare fino al Passo ladri da cui partono dei rinforzi per dare man forte contro gli invasori.

Va a finire che, a distanza di cinquecento anni dai Vespri Siciliani (link), ricomincia la caccia al francese e alla fine è forse una fortuna che sono solo tre a lasciarci la pelle. Il comandante francese, proibisce ai suoi di sbarcare armati e accelera il carico di vettovaglie in modo da ripartire subito dopo.

Così la città ritorna alla routine quotidiana. La reazione del re di Sicilia Ferdinando è stizzita. Per evitare il ripetersi degli spiacevoli incidenti, emette una circolare per proibire lo sbarco a terra di truppe armate, e introduce una serie di limitazioni per quelle disarmate. Ignoriamo invece la reazione di Napoleone agli incresciosi fatti. Forse neanche lui l’ha presa bene, o forse si, pensando che in fin dei conti, per tutte le provviste i francesi non hanno tirato fuori neanche un tarì e alla il conto sarà saldato dai cittadini trapanesi… 

TRA LE ALPI E LE PIRAMIDI – PRIMA PARTE

Calorosi e infreddoliti lettori, cominciamo il nuovo anno con un articolo a tema storico.

Il 4 giugno del 1798 delle imbarcazioni sconosciute si avvicinano a Favignana. Sono tante, almeno sessanta, e non si capisce da dove vengano. La sorpresa lascia subito spazio alla preoccupazione: è l’invasione di una armata straniera o sono corsari?

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Pierre Martinet – L’imbarco dell’armata d’Egitto a Tolone

Come al solito facciamo un passo indietro. Ricordiamo che siamo nel 1798. Circa dieci anni prima la Rivoluzione Francese aveva dato il via a una serie di guerre in Europa col risultato che i francesi avevano conquistato praticamente tutta l’Europa continentale. L’unica potenza che ancora resiste è la Gran Bretagna, e per sconfiggerla i francesi si affidano a colui che era stato il principale protagonista della campagna d’Italia, Napoleone Bonaparte. Inizialmente si pensa a una invasione diretta, ma siccome la Royal Navy è ancora molto forte, nella testa del non ancora trentenne Bonaparte si fa strada l’idea di invadere l’Egitto, colonia inglese, strategicamente importantissima in quanto da lì passano tutte le comunicazioni tra Inghilterra e India, colonia inglese anch’essa. Bloccare i commerci con l’India avrebbe messo in ginocchio la Gran Bretagna, forse per sempre.

Il 9 maggio l’armata è pronta. Al molo di Tolone 16.000 marinai e 38.000 soldati sono pronti a imbarcarsi su 60 navi da guerra e 280 navi da trasporto. C’è ovviamente anche Napoleone e il suo carisma è tale che ai suoi non ha bisogno nemmeno di rivelare dove sono diretti. E’ sufficiente dire che si va a combattere in terra nemica e tanto basta. Così il 19 maggio, dopo un rinvio di qualche giorno a causa del maltempo, finalmente si salpa in direzione sud.

SECONDA PARTE

IL TRIANGOLO DEL CANNOLO

Beddi cannola di Carnalivari
Megghiu vuccuni a lu munnu ‘un ci nn’è:
Su biniditti spisi li dinari;
Ognu cannolu è scettru d’ogni Re.
Arrivinu li donni a disistari;
Lu cannolu è la virga di Mosè:
Cui nun ni mangia si fazza ammazzari,
Cu li disprezza è un gran curnutu affè!
Giuseppe Pitré: Usi, costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano

Le polemiche sono inevitabili quando si parla di preferenze culinarie. Siamo consapevoli che ci stiamo addentrando in un terreno minato, ma senza paura oggi proviamo a rispondere alla domanda impossibile: dove si mangia il cannolo più buono?

canna_per_cannoli

La parola cannolo deriva dal fatto che le cialde venivano avvolte attorno alle canne di fiume

Si narra che ai tempi dei romani un avvocato giovane e ambizioso appena arrivato a Lilybeum, oggi Marsala, sia rimasto impressionato da un tubo farinaceo ripieno di un dolcissimo cibo a base di latte. “Tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte fartus” esclamò! L’avvocato era Cicerone, che a Marsala cominciò la sua carriera politica, peccato però la citazione sia falsa.

E’ più probabile che il cannolo sia nato in Sicilia durante la dominazione araba. La leggenda vuole che a inventarlo siano state le donne dell’harem dell’emiro dell’allora Qalc’at al-Nissa, Caltanissetta, che erano solite dedicarsi alla preparazione di dolci quando il loro comune marito era lontano da casa. I cannoli si diffusero rapidamente e il loro successo fu così grande i siciliani continuarono a mangiarli anche dopo che gli arabi lasciarono l’isola.

cannoli_canditi

Saranno veri cannoli?

Quali caratteristiche deve avere un cannolo?

Innanzitutto la totale assenza di canditi. Se vedete qualcosa di colorato, siano arance o ciliegie candite o granella, scappate subito. Non deve esserci niente oltre alle gocce di cioccolato.

Poi la consistenza della ricotta che deve essere densa, rugosa e semiopaca. E’ il segno , buono, che la ricotta contiene poco zucchero ed è poco lavorata. E siccome lo zucchero agisce come conservante, la ricotta rischia di inacidirsi facilmente. Per questo motivo i cannoli devono essere consumati al più presto dopo la preparazione. Ricordate, se il bianco è troppo lucido, diffidate…

cannoli_piccoli

E questi saranno veri cannoli?

Le dimensioni contano, eccome, e un cannolo troppo piccolo è un cannolo da evitare. Su quali siano le dimensioni minime la redazione del blog non si è trovata d’accordo, diciamo che la parte inferiore misurata da punta a punta difficilmente può essere inferiore a 25 centimetri. I maliziosi insinuano che furono le inventrici del cannolo, chiaramente non soddisfatte dall’emiro, a stabilire queste misure.

Infine la ricotta, che deve essere fatta solo con latte di pecora. Non latte di vacca, di capra, o simili. E poiché le pecore vanno in asciutta, cioè non producono latte, da agosto fino alla fine dell’anno, siate prudenti coi cannoli che vedete in questo periodo. Cioè, si possono fare con latte prodotto in precedenza o con ricotta precedentemente congelata o in altri modi ancora, e sono buoni lo stesso, ma…

cannoli

O forse questi?

Quanti cannoli rispettano questi parametri? Un sondaggio tra lo staff del blog, ha individuato una particolare area geografica, dove i cannoli hanno più o, meno queste caratteristiche, e neanche tutte a dire il vero. Ne è uscito fuori una sorta di triangolo allungato che ha per vertici NapolaDattilo e Ummari. Diciamo che se mangiate un cannolo all’interno del triangolo del cannolo potete stare abbastanza tranquilli. Più ci si allontana e più si rischia.

Ummari e Dattilo, oltre che Fulgatore all’interno del suddetto triangolo, sono tre piccole frazioni che si raggiungono facilmente in macchina grazie a due uscite dell’autostrada A29. La leggenda vuole che non sia frutto del caso, ma opera di un politico particolarmente goloso. Sarà vero? Chi lo sa, noi non ci stupiremmo affatto.

In conclusione. Dove si mangia il cannolo più buono? Beh, a questo punto preferiamo che a rispondere siate voi …

Triangolo_del_cannolo_2

Il triangolo del cannolo visto da Google Maps

Cenare con il cous cous del
ghetto di Trapani e riuscire a buttar giù anche un
solo cannolo di Dattilo è pura fiction.
Pietro Orsatti – In morte di don Masino

TRAPANI SPACE CENTER


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Integrazione del modulo di comando di Apollo – Image Courtesy NASA

Nel 1969 lo sbarco del primo uomo sulla luna. Oggi quasi 50 anni dopo il piccolo passo di Neil Armstrong, ne parliamo con Delo Vianegli, noto esperto del settore aerospaziale che ha lavorato al programma Apollo.

TP: “Dottor Vianegli cosa ha rappresentato lo sbarco sulla luna per l’umanità? E quali sono state le conseguenze per tutti noi?”

D.V.: “In quel momento il sogno dell’umanità sin dalla notte dei tempi è diventato realtà. Le conseguenze ci sono state in tutti i settori. Al di là delle implicazioni storiche, tanti oggetti che usiamo ormai tutti i giorni derivano proprio dalle missioni lunari.”

TP: “Houston, abbiamo un problema è una delle frasi più celebri del ventesimo secolo. Quanti centri di controllo esistono al mondo oggi?”

D.V.: “Lo so bene, ero a Houston quel giorno, e quello stesso centro di controllo è ancora in funzione. Ne esistono anche altri meno conosciuti e sparsi un po’ in tutto il mondo: in Russia, in Giappone, in Germania. Esiste una Houston anche a Torino che veniva usata per le missioni dello Space Shuttle e per le operazioni della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale.”

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Il Trapani Balloon Control Center in una rarissima immagine d’archivio – Image Courtesy ASI

TP: “E in Sicilia?”

D.V.: “Al momento non c’è nessun centro di controllo in Sicilia, però fino a qualche anno fa ne esisteva uno.”

TP: “Davvero, come quello del film Apollo 13? E dove si trovava?”

D.V.: Si, davvero. Era a Milo ed era una base di lancio dell’Agenzia Spaziale Italiana, l’ente che gestisce tutte le attività spaziali in Italia e per cui ho lavorato alla fine del programma Apollo.”

TP: “Quando è stata costruita?”

D.V.: “Durante la seconda guerra mondiale il sito era un aeroporto militare che ospitava anche i famosi Ju87 Stuka, gli aerei tedeschi. Sa, eravamo alleati a quei tempi. Una volta finita la guerra non si sapeva bene come utilizzare quel vecchio aeroporto finché nel 1975 ne abbiamo fatto una base di lancio palloni stratosferici. Fu così che cominciarono così le attività dei palloni stratosferici in Italia.”

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Una suggestiva immagine della capsula ARD a Trapani nel 1995 circa. Da notare la somiglianza con l’Apollo – Image Courtesy ESA

TP: “Perché a Trapani?”

D.V.: “L’idea è venuta proprio a me. La vicinanza del mare riduce al minimo i rischi in caso di incidenti al lancio. Se invece non ci sono problemi, il grosso del lavoro lo fa lo scirocco che trasporta facilmente tutto verso l’Oceano Atlantico e oltre. Tuttavia non è stato facile ottenere i finanziamenti per la costruzione della base. Pensi che eravamo sul punto di rinunciare, ma alla fine una colazione a Napola è riuscita dove mesi e mesi di riunioni avevano fallito. E fu così che nacque la base di lancio.”

TP: “E decollavano i razzi come a Cape Canaveral?”

D.V.: “Più o meno. Dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral partivano i razzi per raggiungere la luna, a Trapani invece venivano lanciati dei palloni sonda senza equipaggio per lo studio dell’atmosfera. Sono due tipi di missione diversi con obiettivi diversi.”

TP: “Quali missioni spaziali sono state lanciate dalla base?”

D.V.: “Tante. ARD, il mio preferito, era un veicolo di rientro per i voli suborbitali identico alle capsule Apollo. Chissà come mai? (ride, n.d.TP) E poi Pallas, che lanciato da Trapani atterrò proprio vicino a Houston. Per caso ovviamente! (ride ancora, n.d.TP) Ma sono troppe per ricordarle tutte. In totale più di 120 lanci, quasi tutti conclusi con successo.”

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La base spaziale di Milo nella stampa dell’epoca

TP: “E oggi?”

D.V.: “La base è stata chiusa nel 2010.”

TP: “Per quale motivo?”

D.V.: “Nessun motivo particolare. Semplicemente non ci sono esperimenti da fare...E poi non posso più mangiare cannoli.”

TP: “Avete mai osservato un UFO?”

V.G.: “Ma no… Le dico solo che molti avvistamenti di UFO a Trapani negli anni ’70-’80 erano semplicemente i nostri palloni sonda. Ricordo che il giorno dopo i lanci mi alzavo prima del solito per andare a comprare Trapani Nuova. E puntualmente in prima pagina c’era la storia di qualcuno che aveva avvistato un UFO. Che risate ci siamo fatti coi colleghi!”

Trapani_Nuova_07_01_1993

Trapani come Roswell: UFO o pallone sonda?

TP: “Un’ultima domanda. Siamo veramente andati sulla luna?”

Il dottore ritorna serio. “E’ tardi. Meglio chiudere qui l’intervista.”

TP: “La ringraziamo per la disponibilità. Ci rivediamo al prossimo allunaggio?”

Delo Vianegli si alza e si allontana in silenzio. Ci ha raccontato molte cose col suo impercettibile accento tedesco, ma molte altre secondo noi le ha tenute per sé…

LA RICETTA SEGRETA DELLA MARTORANA

Frutta_martoranaInfaticabili lettori, si avvicinano i morti ed è tempo di frutta martorana. Ecco la ricetta segreta del Rumpiteste.

Ingredienti per 2 chili di martorana:

1 kg di mandorle pelate
1 kg g di zucchero a velo
200 ml di acqua
200 grammi di miele
2 bustine di vanillina

Macinare le mandorle pelate fino a ridurle a farina. Mischiarle con lo zucchero a velo e la vanillina e sciogliere tutto in acqua aggiungendo anche il miele fino a che tutto il composto non sarà ben amalgamato con una consistenza compatta e morbida e che tende a staccarsi dalle pareti del tegame.

Versare la pasta di mandorle su una spianatoia leggermente bagnata. Quando sarà intiepidita, lavorarla un altro po’ per renderla ancora più liscia e omogenea. Infine modellare secondo la forma preferita e lasciare asciugare per qualche ora. Le forme tradizionali sono quelle di frutta e ortaggi, ma perché non dare libero sfogo alla creatività?

Trascorso questo tempo, avete due possibilità: la prima è mangiare la martorana; la seconda è decorare le forme con i coloranti alimentari in polvere sciolti in acqua e poi lucidare tutto con la gomma arabica. Così si possono creare vere e proprie opere d’arte. Per il palato è lo stesso, per gli occhi no. A voi la scelta! 

La martorana si può anche lavorare a freddo. La lavorazione è più facile, ma si conserverà per un tempo più breve. In questo caso abbiate l’accortezza di ridurre un poco la quantità di acqua.

Alla prossima. Buone feste dei morti!

UN MENU PER LA CASA NUOVA

Faremo allegria tra noi, qua tutti quanti! Voglio incignar la casa nuova! Tu, Tararà, corri va da Mosca e compra vino, pane, pesce fritto e peperoni salati: faremo un gran festino!
La giara – Luigi Pirandello

Pesce_frittoQuando andate ad abitare in una nuova casa, dovete inaugurarla cucinando pesci fritti. Perché? Ovvio, per ingraziarsi li patruneddra ri casa. Sono gli spiriti che la abitano e che potranno servirsi da soli se lasciate la tavola apparecchiata anche dopo che finite di mangiare. Non fate mancare pane e vino, verdura cotta per una vita felice, il miele, sinonimo di buona sorte, e il sale o l’olio, immancabili in ogni rito scaramantico che si rispetti.

Anziché lasciare le cose in tavola, è ancora meglio se girate tutti i locali della casa offrendo voi stessi il pesce appena cucinato.

Le formule che si pronunciano in queste occasioni “Pisci, pisci, tuttu l’annu crisci”, oppure “Patruneddra ri casa rati saluti, fortuna e pruvirenza a la famigghia chi veni a stari ‘nta sta casa.” sono l’augurio di prosperità e benessere per i nuovi abitanti.

Li patrunedda ricambieranno proteggendovi. Se però ve ne infischiate pensando che tutte queste superstizioni siano, appunto, solo superstizioni medievali, potreste scoprire sulla vostra pelle che li patruneddra possono pure arrabbiarsi e diventare dispettosissimi. In questi casi sono conosciuti come fatuzzi, di cui abbiamo già parlato qui.

E disinteressatamente vi consigliamo di non farli arrabbiare!