MINCHIA DI RE

Minchia di re è un romanzo dello scrittore e giornalista trapanese Giacomo Pilati, che prende il nome dalla viola, conosciuta anche col nome di minchia di re, pesce ermafrodita che nasce femmina, e dopo aver deposto le uova, diventa maschio. La protagonista del libro, ambientato in una isola della Sicilia al tempo dello sbarco di Garibaldi, è Pina, figlia del sovrintendente della cava di tufo dell’isola. Così come la viola è diversa dagli altri pesci, anche l’identità sessuale di Pina non è la stessa delle sue coetanee. Pina è una donna, ma si innamora, ricambiata, di un’altra donna, cosa assolutamente inconcepibile agli occhi del violento e tirannico padre. E nulla può la madre, succube e combattuta tra l’amore per la figlia e l’onore della famiglia.

Non vi diciamo come va a finire, ma vi consigliamo di leggerlo. A noi è piaciuto il personaggio di Pina, il suo carattere e la sua condizione senza speranza. Il linguaggio, un po’ troppo pesante ed articolato richiede un notevole sforzo per sospendere l’incredulità, ma rende il libro adatto al grande pubblico.

Anche se Pilati fa di tutto per evitare riferimenti evidenti, l’isola si identifica facilmente con Favignana, dove la voce di popolo sostiene che Pina sia esistita veramente. E’ proprio da questa voce che Pilati ha preso spunto. Non esiste però nessuna conferma al riguardo.

Al libro sono ispirati anche il film Viola di mare, dove la protagonista è interpretata da Valeria Solarino, e lo spettacolo teatrale portato in scena da Isabella Carloni, di cui consigliamo la visione.

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LA LUNGA STRADA VERSO CASA

“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’Alabama, e cosi feci. Corsi attraverso tutto l’Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all’oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale arrivare fino a Trapani.” Forrest Gump

Ogni giorno siamo bombardati da miliardi di informazioni e non è sempre facile distinguere quelle vere dalle bufale.
Secondo voi, questo cartello stradale esiste davvero o è un abile fotomontaggio?

Ebbene, in questo caso la realtà ha superato la fantasia perché il cartello esiste davvero e, come mostra la foto, è nei pressi dello svincolo autostradale di Padova est.

Ivo Rossi

Ma se l’immagine è reale, cosa ci fa Trapani, associata a città come Londra, Barcellona e Pechino? C’è chi ha ipotizzato che sia stato solo lo scherzo di un gruppo di ragazzini, qualcun altro che l’assessore all’urbanistica fosse lui stesso il simpatico zuzzurellone, o addirittura che avesse origini trapanesi, qualcun altro ha pure insinuato sottovoce che fosse in combutta coi fabbricanti di cartelli stradali. La risposta ce la dà direttamente lui, Ivo Rossi, ex assessore alla mobilità del comune di Padova a cui si deve, nel 2010, l’istallazione del cartello. E’ lui stesso a spiegare “L’ho pensato per comunicare la centralità di Padova. Balza subito agli occhi, ad esempio, come Berlino sia più vicina a noi di Trapani.” (Link alla notizia ANSA)

Il creativo assessore, noto per altri cartelli “rock” come li definisce lui stesso, nel 2014 è anche stato il candidato sindaco del centrosinistra, venendo sconfitto per una manciata di voti dal leghista Stefano Bitonci. Le malelingue insinuano che i voti decisivi siano arrivati da padovani di origine marsalese. Verità o fake news? Fatto sta che il neo sindaco ha rimosso il cartello e molti padovani spaesati adesso non sanno più dove andare.

LA MIGLIORE GELATERIA DI GRONINGEN

Volevamo fare un post sulla migliore gelateria di Trapani, ma i gusti sono sempre opinabili e una scelta avrebbe sicuramente scatenato le ire di buona parte dei lettori. Per questo non azzardiamo nessun giudizio e vi parliamo della migliore gelateria di Groningen, ridente cittadina olandese quasi al confine con la Germania.

Una gelateria trapanese a Groningen? Sarà stata sicuramente aperta da un emigrato trapanese, direte voi! E invece no, l’idea è di Rick Van Geloven, olandese purosangue. E non crediate che Van Geloven sognasse di fare il gelataio sin da piccolo. Ha avuto una vita come tanti suoi coetanei, fin quando, in vacanza a Trapani, ne rimase folgorato. In particolare a colpirlo fu la brioche col gelato, che non aveva mai visto prima di allora. Il suo stupore non deve essere stato meno grande di quello dei romani alla vista degli elefanti di Annibale! Fu cosi che al ritorno in patria non ci pensò due volte: aprì una gelateria e la chiamò Trapani.

Come si vede, il gelato è migliorabile, ma la storia è affascinante. Tuttavia se vi state già mettendo in cammino per i Paesi Bassi fermatevi un attimo, dobbiamo darvi una delusione, dal 2015 la gelateria non esiste più. Al suo posto c’è un ristorante specializzato in hamburger, più olandese e meno poetico. Ci piacerebbe che un trapanese, assaggiandolo e rimanendone estasiato, aprisse una hamburgeria a Trapani, ripercorrendo così le orme di Van Geloven al contrario. 

Ah, per la cronaca, Van Geloven adesso ha un’azienda che si occupa della produzione di coperte hi-tech. Chissà, forse l’idea gli è venuta cercando un sistema per non fare sciogliere i gelati sotto il sole di Groningen?

I MISTERI – SEDICESIMA PARTE

PRIMA PARTEIntroduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
NONA PARTE – Multimedia: da Ecce Homo all’Addolorata
DECIMA PARTE – A vella
UNDICESIMA PARTE – Il mistero più grande
DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri
TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena
QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo

L’Archimede dei cavalletti

Cavalletti: supporti in legno che sostengono la vara e rendono più sicuro e agevole il trasporto. Ma chi li ha inventati?

Salvatore Amantia, detto zu Lilliu

Facciamo un piccolo passo indietro. Come sappiamo fino alla seconda guerra mondiale durante le fermate i misteri venivano poggiati su delle forcelle, non molto affidabili e causa nella storia di molte e talvolta rovinose cadute.

E’ il 1948 e non si riesce a raggiungere l’accordo sul compenso da pagare ai massari per il trasporto della Madre pietà del Popolo. Di conseguenza il caporale della squadra dei portatori, Salvatore Amantia detto u zu Lillìu, disimpegna la ciurma dei portatori.

Per far uscire in processione la Madre Pietà del Popolo il capo console dei fruttivendoli, Gaetano Manfrè, si rivolge allora al Comando della Marina Militare per chiedere alcuni uomini per sostituire i massari e consentire il regolare svolgimento della processione. Il Comando militare mette a disposizione un picchietto di marinai e tutto sembra risolto.

I marinai non sono però molto pratici e, a un certo punto, nel bel mezzo della processione, stanchi, si rifiutano di proseguire. Il capo Console Gaetano Manfrè non potendo certo lasciare la Madonna per strada manda subito a chiamare u zu Lillìu Amantia, ma questi non riesce a radunare la ciurma. Ha tuttavia una idea geniale e allo stesso tempo semplice: adagiare la Madonna del Popolo su due cavalletti che si trovano nella Chiesa del Carmine.

Le forcelle sono usate ancora oggi nei misteri di Erice

E così la vara, legata ai cavalletti portata a spalla dai militari, riprende la processione. L’unico problema adesso è quello di nascondere alla vista gli antiestetici cavalletti. Salvatore Amantia risolve il problema chiedendo al sagrista della chiesa un drappo lungo abbastanza da coprirli. E tutto si svolge per il meglio.

Quando i portatori sanno della novità, vogliono utilizzare i cavalletti anche per la processione del venerdì santo. Il primo gruppo a utilizzarli è Ecce Homo e poi tutti gli altri gruppi. E quella semplice tenda diventa nel corso degli anni di velluto nero col ricamo del nome del ceto di appartenenza.

E’ così che i cavalletti sono entrati nella storia dei misteri…

L’aneddoto è tratto dal libro di Gino Lipari PASSIO DREPANI CUM ARS HORTOLANORUM edito da Ignazio Grimaldi Editore nel 2008. In esso Salvatore Amantia è chiamato l’Archimede dei cavalletti.

E così siamo arrivati alla fine di questo viaggio che è stato leggermente più lungo del previsto. Continuate a seguirci. Dopo una piccola pausa, ritorneremo con nuove avvincenti avventure.

E anche pi stanno ni vittimu i misteri…

I MISTERI – QUINDICESIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
NONA PARTE – Multimedia: da Ecce Homo all’Addolorata
DECIMA PARTE – A vella
UNDICESIMA PARTE – Il mistero più grande
DODICESIMA PARTE – Il lessico dei misteri
TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena
QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?

La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo

Madre Pietà dei Massari

Domanda trabocchetto. Quante maestranze ci sono nell’Unione delle Maestranze? Dato che i misteri sono venti, la risposta dovrebbe essere…

No! Se la risposta è stata venti avete sbagliato, ma siccome vi avevamo messi in guardia siamo sicuri che non ci siete cascati… In realtà le maestranze sono ventidue. E non stiamo tornando a parlare di presunti misteri scomparsi. Le due maestranze in più sono quelle che organizzano le altre due processioni della settimana santa trapanese: la processione della Madre Pietà dei Massari e quella della Madre Pietà del Popolo.

A portare i misteri, lo abbiamo già detto, dall’800 non sono più gli appartenenti alle categorie artigiane, bensì dei professionisti pagati per il lavoro svolto, i massari. Siccome devono lavorare il venerdì santo, fanno la loro processione il martedì, e cosí facendo aprono i riti della settimana santa.

Madre Pietà del Popolo

Dal martedì pomeriggio, dicevamo, si alternano per portare la loro madonna dalla Chiesa del Purgatorio fino a piazza Lucatelli dove, in una cappella improvvisata, viene vegliata dalle donne dei massari fino al giorno successivo. Non si conosce con certezza l’autore del dipinto. Alcuni credono di averlo individuato in Narciso Guidone, altri in Giuseppe Arnino, entrambi vissuti nel ‘600.

In passato, al termine della processione, un massaro estratto a sorte si portava il quadro a casa e lo teneva fino all’anno successivo. Dal 1934 invece la madonna viene custodita in una chiesa,. Attualmente questa funzione è affidata alla Chiesa del Purgatorio.

L’indomani, il mercoledì, è il turno dell’altra processione, leggermente più antica dato che risale all’inizio del ‘700. La Madre Pietà del popolo, detta A maronna ‘ri putiara, perché gestita dal ceto dei fruttivendoli, esce dalla Chiesa dell’Addolorata e attraversa le strade della Trapani vecchia fino ad arrivare anch’essa a piazza Lucatelli.

Il momento dello scambio dei ceri

Qui le due madonne si incontrano. E’ il momento clou e i rappresentanti delle due processioni si scambiano un cero, in ricordo della pace suggellata nel 1885 tra i facchini di Piano San Rocco, ovvero i massari, e la Compagnia di Sant’Anna, scomparsa alla fine dell’800, ma che allora era l’organizzatrice della processione della Pietà del Popolo. I contrasti derivavano dal primato che entrambe le processioni volevano avere. Nel 1855 la Compagnia di Sant’Anna si rivolse addirittura al vescovo Ciccolo Rinaldi per impedire lo svolgersi della manifestazione rivale, ma a quanto pare il vescovo aveva cose più importanti a cui pensare.

Il quadro della Madre Pietà del Popolo, che probabilmente faceva parte di una tela più grande, è quasi uguale a quello dei massari, ma forse più pregiato, ed è probabilmente opera del pittore trapanese Giovan Battista De Vita, vissuto all’inizio del ‘600.

Anticamente le due processioni avvenivano un giorno più tardi, ma questo accavallarsi di impegni durante la settimana santa, spinse nel 1956 il vescovo Mingo ad anticiparle di un giorno.

Vale la pena ricordare che alle due processioni è anche legata l’invenzione dei cavalletti, ma su questo ritorneremo un’altra volta…

SEDICESIMA PARTE – L’Archimede dei cavalletti

I MISTERI – QUATTORDICESIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
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TREDICESIMA PARTE – Il mistero dell’ultima cena

Di chi sono i misteri?

L’atto ricostitutivo della Confraternita di San Michele

La domanda, apparentemente banale, forse non è così banale. In passato, come sappiamo, la Confraternita di San Michele Arcangelo e del Preziosissimo Sangue ha concesso la gestione dei misteri alle categorie artigiane.

Nel corso dei secoli la partecipazione della Confraternita all’organizzazione dei misteri è diminuita sempre di più, fino a scomparire del tutto. Con lo scopo di tornare agli antichi splendori, la Confraternita viene rifondata nel 1974, cosa che ovviamente non poteva piacere all’Unione delle Maestranze, erede dei ceti artigiani. Siccome i tentativi di conciliazione non hanno successo, nel 1982 la ricostituita Confraternita cita l’Unione della Maestranze davanti al Tribunale Diocesano di Trapani.

La Confraternita ha dalla sua parte buone ragioni, confermate anche da una nota del Comune di Trapani, risalente al 1905e firmata da Giulio D’Alì Staiti,  dove si affermava che: “ … la processione dei Misteri si compone di 20 gruppi, che sono di proprietà della Compagnia di S. Michele Arcangelo, e ciascun gruppo è ceduto in uso ed affidato ad un’arte o maestranza, che ne osserva l’uscita e la spesa relativa.”

Andrea Cassone, presidente del Tribunale Ecclesiastico di Reggio Calabria nel 1989

Il tribunale trapanese però se ne lava le mani, rimettendo la causa alla Magistratura di Roma, la quale assegna il caso al Tribunale Apostolico di Palermo che alla fine sentenzia che non può emettere nessuna sentenza perché l’Unione delle Maestranze non è un ente riconosciuto dall’autorità ecclesiastica in quanto “non dotata di personalità giuridica canonica e della capacità di stare in giudizio davanti ad un Tribunale ecclesiastico”.

La Confraternita non gradisce e ricorre in giudizio. Il caso riesaminato dal Tribunale Metropolitano Ecclesiastico di Reggio Calabria arriva alla conclusione il 13 maggio 1989. In sostanza l’Unione delle Maestranze è una unione privata di fedeli non riconosciuta dalla Chiesa, che su di essa non ha nessuna autorità. La sentenza del tribunale palermitano è quindi confermata.

Così la domanda: a chi appartengono i misteri? rimane senza risposta. O forse la risposta è più semplice di quello che pensiamo: i misteri sono della città di Trapani.

QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo
SEDICESIMA PARTE – L’Archimede dei cavalletti

I MISTERI – TREDICESIMA PARTE

PRIMA PARTE – Introduzione
SECONDA PARTE – Le confraternite
TERZA PARTE – Dalle casazze ai misteri
QUARTA PARTE – Piccoli incidenti di percorso
QUINTA PARTE – Una arrancata fino ai giorni nostri
SESTA PARTE – Carchet
SETTIMA PARTE – Maestri trapanesi dell’arte della colla e tela
OTTAVA PARTE – Multimedia: dalla Spartenza all’Incoronazione di Spine
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Il mistero dell’ultima cena

Chissà se Dan Brown avrebbe avuto lo stesso successo se avesse ambientato a Trapani il Codice da Vinci? Forse si. O forse no, ma non importa. Quello che importa è che c’è una storia che merita di essere raccontata perché stiamo per andare alla ricerca del mistero perduto.

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L’ultima cena di Leonardo

Siamo nel ‘600 e i pescatori partecipavano alla processione col loro mistere, La lavanda dei piedi. Ma quali pescatori, quelli del Rione Casalicchio o quelli del Rione Palazzo? Tra di loro esistevano infatti fortissimi contrasti e il blitz del 1648, di cui abbiamo parlato qui (link), fu solo uno degli episodi di guerra tra i due gruppi. I contrasti risalivano alla processione del Cereo, precedente a quella dei misteri, e noi non vogliamo certo addentrarci nel ginepraio della storia per prendere parte a fianco degli uni o degli altri. Quello che ci preme dire è che un tentativo di pacificazione fu fatto dal Senato di Trapani che nel 1669 cercò di stabilire delle regole per la convivenza delle due fazioni. A margine del documento di intesa c’è anche una nota, una nota importante, che autorizza i pescatori del Palazzo a costruirsi un proprio mistere, raffigurante l’ultima cena per la processione del venerdì santo.

Nel 1704 del mistere non abbiamo ancora nessuna notizia, ma intanto spunta un atto in cui la Confraternita di San Michele concede formalmente ai pescatori del Palazzo di portare in processione in eterno il loro mistere. Non ci sono dubbi. Nel 1704 il nuovo gruppo era sul punto di essere costruito. Tuttavia passano gli anni e del mistere non si sa più nulla. Un’aura di mistero e di silenzio lo circonda.

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I misteri su Canale 5

Il mistere dell’ultima cena doveva aprire la processione e quindi precedere tutti gli altri, cosa che avrebbe causato i malumori degli orefici, titolari della Spartenza, che nella loro concessione del 1621 avevano fatto il colpaccio ottenendo in eterno il diritto di aprire la processione. Facile immaginare i problemi se un’altro ceto avesse provato a prenderne il posto. E’ per questo che il mistere non venne mai realizzato? Oppure è stato costruito e poi è scomparso?

Della sua esistenza non abbiamo trovato praticamente nessuna conferma. Solo due flebili indizi ed entrambi piuttosto recenti. Il primo è il libro Lineamenti storici di Trapani di Salvatore Stinco edito nel 1974 dalla Tipografia Di Stefano. A pagina 60 si legge: “vi ho precisato che i Misteri furono composti, fabbricati in numero di ventuno, che ebbero la loro iniziale conservazione in ventuno nicchie ricavate appositamente nella chiesa di San Michele […] che durante la guerra, colpita ripetutamente, crollando danneggiò parecchi gruppi, dei quali alcuni sono stati ritoccati dai proff. Cafiero e Li Muli, qualche altro è stato quasi integralmente rifatto, uno è definitivamente scomparso: era quello che rappresentava l’ Ultima Cena“

Probabilmente è solo un errore dovuto alla superficialità. 

Il secondo indizio è all’interno di un servizio di Toni Capuozzo, all’interno del settimanale Terra andato in onda su Canale 5 nel 2007. Mentre descrive i misteri, Capuozzo ci racconta che quello dell’ultima cena venne distrutto dalla pioggia. Probabilmente ha solo riportato la voce di popolo, senza verificarne il contenuto.

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L’ultima cena di Francesco Corso

Forse la spiegazione più semplice è che mistere dell’ultima cena non venne costruito per mancanza di soldi o perché i pescatori dei due quartieri fecero pace oppure perché gli orefici si opposero. Chi lo sa? Eppure a Trapani si sussurra ancora dell’esistenza di questo mistere.

Nel 1998 l’architetto Francesco Corso inizia veramente la costruzione del mistere con le stesse tecniche di colla e tela usate per i misteri tradizionali. Ci vorranno quattro anni ma alla fine Trapani ha ritrovato il suo mistere scomparso. Oggi è esposto all’Accademia Kandinskij. Chi lo sa, forse un giorno verrà portato in processione e la voce popolare diventerà realtà?

QUATTORDICESIMA PARTE – Di chi sono i misteri?
QUINDICESIMA PARTE – La madre Pietà dei Massari e la madre Pietà del Popolo
SEDICESIMA PARTE – L’Archimede dei cavalletti