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30 OTTOBRE 1960

Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo quel 30 ottobre 1960. Giornalisti, scrittori, allenatori, perfino gli astrologi, solitamente prodighi di profezie, sono stati colti alla sprovvista. Eppure era già tutto scritto nelle stelle… Ma perché é un giorno così memorabile per la storia del calcio? Per scoprirlo facciamo un passo indietro…

Lo Stadio degli Spalti era stato il teatro delle eroiche gesta della squadra di Enrico Schönfeld fino alla seconda guerra mondiale, quando cade nell’incuria e nell’abbandono. La gente in quel periodo aveva ben altro a cui pensare e così il calcio a Trapani ritorna all’inizio degli anni ’50, con la squadra che gioca al Campo Aula, ma é chiaro a tutti che é una soluzione provvisoria.

Il progetto originale del nuovo stadio

Il progetto originale del nuovo stadio

E allora in città si comincia a discutere su dove costruire il nuovo stadio, della cui necessità nessuno sembra dubitare, e finalmente, nel 1957, l’ingegnere Cesare Macaluso presenta il progetto dell’impianto. Il costo dell’opera è di 270 milioni di lire, cifra modesta che viene sostenuta quasi interamente dalla Provincia senza finanziamenti straordinari. Si chiamerà infatti Stadio Provinciale ed è pronto in tempi, per la burocrazia italiana, abbastanza rapidi e senza ritardi.

Storica foto ricordo per il Trapani che si appresta ad usufruire del Provinciale: da sinistra in alto: Dugini, Castaldi, Nardi, Tomassoni, Novelli, Bassi, De Rosa, De Dura, Vascotto, Zanellato e Bertolino. Seduti: Vicario, Cimpiel, Giambruno, Zucchinali, Ancillotti, Morana, Carpini e Ferrari

Storica foto ricordo per il Trapani che si appresta ad usufruire del Provinciale. Da sinistra in alto: l’allenatore Ottorino Dugini, Castaldi, Nardi, Tomassoni, Novelli, il sindaco Aldo Bassi, il presidente della provincia Corrado De Rosa, De Dura, Vascotto, Zanellato e Bertolino. Seduti: Vicario, Cimpiel, Giambruno, Zucchinali, Ancillotti, Morana, Carpini e Ferrari

L’inaugurazione avviene il 30 ottobre 1960, settima giornata del campionato di serie C del 1960/61. L’avversario è il Taranto, e la partita é epica. Riviviamola con le parole del Giornale di Sicilia.

Giornata radiosa e memorabile per lo sport trapanese. Quella che era la più attesa, la più grande, la più fervida aspettativa degli sportivi trapanesi ha trovato finalmente la più concreta e realistica soluzione: Trapani ha finalmente il suo stadio.
La decennale aspirazione degli appassionati di tutti gli sport è stata esaudita, e la nostra città può oggi vantare un impianto di prim’ordine, creato senza risparmio  di  mezzi,  e  quindi  dotato  delle attrezzature  moderne,  le  più  valide possibili.
La cerimonia inaugurale è stata semplice e suggestiva, scevra da ogni forma di pomposità, ma ricca di entusiasmo e di calore sportivo. Sul prato erboso, carezzato da un leggero vento di tramontana e baciato da un sole tiepido che dava al verde la sfumatura dello smeraldo, sono entrate per prime le rappresentanze sportive del capoluogo e della provincia, seguite, sùbito dopo, dalle squadre calcistiche del Taranto e del Trapani, protagoniste dell’odierno confronto. La folta e multicolore schiera degli atleti è stata salutata dagli inni della Banda degli Artigianelli e dal boato fragoroso di una folla enorme ed entusiasta, che ha fatto da cornice superba al quadro stupendo di uno spettacolo indimenticabile.
Subito dopo si introducevano le autorità e, su un palco appositamente preparato,  S. E. Rev.ma Corrado Mingo, Vescovo della diocesi, benediva lo stadio polisportivo provinciale. Prendeva, quindi, la parola il Delegato alla Provincia, prof. avv. Corrado De Rosa, il quale pronunciava il discorso di rito, tra la viva ma silenziosa attenzione delle diecimila persone presenti, e quindi ringraziava brevemente il sindaco Bassi, a nome della città e di tutte le rappresentanze sportive.
Alle 14,50 in punto, l’atto di consacrazione era praticamente concluso, in mezzo all’osanna delirante di una folla dall’entusiasmo incontenibile, assiepata sulle maestose scalee della nuova opera, laddove svettavano al cielo terso, quasi in segno di giubilo, le variopinte bandiere innalzate a festa per la grande occasione.  Quindi  qualche  minuto  di  silenzio,  e  poi  il  trillo  di  Acernese  lacerava l’aria di Raganzili e chiamava per la prima competizione i rosso-blu pugliesi ed i granata trapanesi, oggi in maglia bianca per dovere di ospitalità.

Ma comincia la partita, ed è subito dramma. Lasciamo ancora la parola al Giornale di Sicilia.

Non  era  scattato  il  primo  minuto  di  gioco,  che  già  un  pallone  diabolico aveva scosso la rete di Cimpiel. Una difettosa respinta di De Dura metteva sui piedi di Ferrarese la palla da rete: il numero undici rossoblù era lesto e, da 20 metri circa, lasciava partire una sventola che faceva secco Cimpiel, tuffatosi tardivamente sulla sfera. Doccia fredda sugli spalti, gremiti fino all’inverosimile, e già i superstiziosi traevano motivi validi per imprecare alla iella di cui sarebbe stato foriero il nuovo terreno di gioco.
Sulle  ali  dell’insperato  successo,  gli  atleti  della  città  bimare  volavano all’arrembaggio della rete trapanese, e gli atleti granata, storditi dalla mazzata subita, arrancavano come automi in preda alla sfiducia ed all’orgasmo.
Ma il dramma era appena cominciato, dal momento che, appena sei minuti dopo, gli ospiti ottenevano il raddoppio. Un fallo di Zanellato ai danni di Biagioli, procurava ai rosso-blu una punizione abbondantemente fuori dall’area di rigore: Giorgis, incaricato del tiro, tirava all’angolino sinistro della rete di Cimpiel e faceva centro per la seconda volta, sorprendendo ancóra l’esterrefatto portiere trapanese, arrivato anche questa volta in ritardo all’appuntamento con la sfera. Silenzio sugli spalti, costernazione viva fra gli atleti trapanesi e giubilo festante tra gli uomini di Bacigalupo.
Praticamente si era verificato l’incredibile, quello che da decenni non si registrava: dopo sette minuti, il Trapani, battuto da due reti sconcertanti, appariva ormai spacciato. Nessuno era disposto a scommettere una sola  liretta  sulle  possibilità  di  rimonta  dell’undici  di Dugini, e gli ammalati di cuore, già duramente provati, avevano preferito abbandonare innanzitempo lo stadio onde evitare crisi peggiori.

Ma, come in un episodio di Holly e Benji, ecco il colpo di scena.

Sotto la spinta energica di un atleta, Castaldi, la cui prova è da catalogare tra le più belle viste a Trapani e degna certamente di essere conservata nello scrigno d’oro dei migliori ricordi sportivi, la squadra si trasformava quasi per incanto ed assumeva improvvisamente iniziativa, mordente, carattere, slancio e combattività. L’azione dei granata era travolgente, la manovra scorreva fluida e veloce, il ritmo diveniva addirittura impressionante. Gli assalti a ripetizione,163 condotti ad andatura davvero sconcertante, hanno creato il vuoto nella difesa di Piovanelli, ed i difensori rosso-blu dovevano durare fatica a frenare la formidabile controffensiva granata. Castaldi si installava al centro del campo e faceva il bello e il cattivo tempo, imponendosi per la levatura tecnica del suo gioco, per la sua straordinaria combattività e, soprattutto, per la sorprendente tenuta del suo gioco.
La legge degli ex è stata davvero fatale ai tarantini, se è vero, come è vero, che la condanna alla sconfitta degli uomini rosso-blù porta la firma di Fulvio Castaldi. L’interno granata ha macinato chilometri su chilometri, ha messo in mostra  un  repertorio  di  finezze  degne  di  un  campione  della  palla  rotonda,  è stato il suggeritore continuo di tutte le trame di gioco ed ha scagliato a rete tutte le palle più pericolose.
L’incedere superlativo di Castaldi ha tonificato il morale della squadra ed è servito a dare alla squadra stessa quel successo che pareva ormai insperabile. Dal suo piede è partita, infine, la palla della rimonta trapanese, proprio al 26′ di gioco, allorché, su un dosato colpo di testa di Tomassoni, l’eroe della giornata scaraventava al volo una saetta imprendibile alle spalle di Colovatti.
Il gioco ormai era fatto. Il Trapani sfoderava il meglio di se stesso e, nel giro di  dodici  minuti, capovolgeva  in  suo  favore  le  sorti  del  risultato.  Al  33′  era, infatti, Ferrari che, su cross di De Dura, con un perfetto colpo di testa, impattava il risultato, mentre cinque minuti  dopo  un  bolide  di Tomassoni  finiva  la  sua corsa all’incrocio dei pali, regalando al Trapani la più spettacolare  vittoria  dell’annata.

Nella ripresa la squadra non corre rischi e porta a casa la prima vittoria nel nuovo stadio. Una giornata che rimarrà scolpita a caratteri d’oro nella memoria degli sportivi trapanesi e degli amanti del calcio… 

Ma non c’è solo questo: incredibile coincidenza, in quelle stesse ore dall’altra parte del mondo in un sobborgo di Buenos Aires nasceva un bambino destinato a cambiare la storia del calcio. I genitori lo chiamano Diego Armando, ma questo gli spettatori al Provinciale quella domenica non potevano saperlo…

Maradona, da molti considerato il più grande calciatore di tutti i tempi, nasce lo stesso giorno dell'inaugurazione del nuovo stadio

Maradona, da molti considerato il più grande calciatore di tutti i tempi, viene alla luce lo stesso giorno dell’inaugurazione dello stadio provinciale

 

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GIGI ROTONDI

Tra i giocatori del Trapani Calcio un posto di rilievo é occupato da Gigi Rotondi, attaccante palermitano che nell’estate del 1982 arriva a Trapani in cerca di fortuna.

Gigi RotondiChi ha visto giocare il Trapani in quegli anni si ricorderá senz’altro quella figura alta, un po’ allampanata che si aggirava smarrita nell’area di rigore avversaria. Il suo fisico era piú da ragioniere che da sportivo: calvizie incipiente, due gambette rachitiche e po’ di pancetta. Anche tecnicamente aveva col pallone la stessa confidenza che puó avere Adriano Galliani col barbiere. In quegli anni si canticchiava pure una filastrocca dedicata a lui:

Gigi Rotondi,
con gli occhi tondi,
i piedi quadrati,
e le scarpe sfondate.

In pratica l’anti calcio!! E quando lo vedevi aggirarsi smarrito nell’area di rigore avversaria con quell’aria incerta del turista che si é perso, non avresti scommesso una lira su di lui. Il fisico non era certo statuario come quello di Balotelli, la sua velocitá non si puó paragonare a quella di Cristiano Ronaldo, la tecnica non era quella eccezionale di Platini, il tiro non era preciso come quello di Del Piero e il dribbling non ubriacante come quello di Maradona o Messi….
…ma quanto a fiuto del gol se li sarebbe mangiati tutti. Quando infatti il pallone arrivava dalle sue parti, di punta, di ginocchio, di spalla, di coscia, in un modo o nell’altro riusciva a segnare. Nessuno é mai riuscito a capire come facesse. E non sono pochi i difensori avversari che sono rimasti traumatizzati non riuscendosi a spiegare come quell’ometto che tutto sembrava tranne un calciatore fosse riuscito a beffarli. Molti sono usciti dal campo piangendo e alcuni sono finiti addirittura in psicanalisi.

28 novembre 1982: Rotondi in gol contro il Mascalucia

28 novembre 1982: Rotondi in gol contro il Mascalucia

Questa é la storia di Gigi Rotondi, rimasto a Trapani due anni, 1982-83 e 1983-84, in totale 47 partite e 21 gol. Nel 1982-83 il Trapani sfiora la promozione in serie C e Gigi vince la classifica marcatori del girone M del campionato di Interregionale. Ricordate chi allenava il Trapani all’inizio di quell’anno? (link). Purtroppo l’anno successivo Gigi é risucchiato nell’annata negativa della squadra e viene estromesso dalla rosa dopo aver lasciato polemicamente il ritiro di San Vito, all’inizio di febbraio, pochi giorni prima del derby col Pro Trapani.

Comunque ha lasciato un ricordo molto buono. Infatti oltre alla filastrocca di sopra si diceva anche che SE IL PALLONE E´ROTONDO, IL CALCIO E´ROTONDI e questo riconoscimento sicuramente gli rende giustizia…

MISS ITALIA E CALCIATRICE

Il binomio calciatore-bella ragazza è entrato nell’immaginario collettivo. All’inizio l’interista Vieri e la velina Elisabetta Canalis, poi Totti e Ilary Blasi e poi tantissimi altri. Ormai gli esempi non si contano più.

Pochi sanno però che qualche tempo fa a Trapani una ragazza bellissima, già Miss Trapani, sognava di diventare Miss Italia.

L’elezione di Miss Trapani nel 1975

E c’era anche un attaccante della locale squadra di calcio che sognava di giocare in nazionale. Facile immaginare che tra loro scoccò la scintilla come tra Madame Serisse e il pirata trapanese (link).

Paola Bresciano in azione

E invece no… Quello che non ti aspetti è che la ragazza che sognava di diventare Miss Italia e l’attaccante della squadra di calcio del Trapani Girls che sognava di giocare in nazionale sono la stessa persona.

Siamo nel 1976. Lei è Paola Bresciano. Ha 16 anni, occhi verdi, lunghi capelli castani, da qualche anno gioca a calcio ed è anche piuttosto brava.

Quell’anno a Scalea finalmente Paola realizza il suo sogno e diventa la più bella d’Italia davanti a Licinia Lentini, che farà strada nella commedia all’italiana e Annie Papa, famosa per aver mostrato il seno ai giurati suscitando scandalo e che in futuro avrà un flirt con Vittorio Sgarbi.

Miss Italia 1976

Il successo è fulmineo. Sfilate, pubblicità, interviste e prime pagine sui giornali, anche esteri. “Un centravanti diventa Miss Italia” titola l’intrepido di Milano. Ma Paola non si ferma. E dal calcio arrivano altre soddisfazioni. Il 1977 è il suo anno d’oro. Viene ingaggiata dal Padova in serie A, le sue gambe vengono assicurate per un miliardo di lire e alla fine anche l’altro suo sogno si avvera. Viene convocata infatti in nazionale. Non sappiamo però quale fu la partita che la vide esordire in maglia azzurra. (segnalate nei commenti se ne sapete di più)

Paola Bresciano con la maglia dell’Italia

A quel punto, lanciata nel mondo dello spettacolo e del calcio, il colpo di scena: tra la luce dei riflettori e la luce naturale di Trapani, Paola sceglie Trapani. Ed infatti nel 1978 rientra nella città natale, si sposa, ha due figli , ma non abbandona del tutto l’ambiente dello spettacolo. Da allora si occupa di scoprire nuove bellezze da lanciare nel mondo della moda e dei concorsi di bellezza. Oggi è selezionatrice di Miss Italia per la Sicilia occidentale.  Chissà che un giorno non diventi anche Commissario Tecnico della nazionale…

WASHINGTON POST – SECONDA PARTE

Qui la prima parte

Andiamo adesso a vedere cosa combina Washington a Trapani, dove arriva nell’estate del 1981 con la squadra in Interregionale e con una situazione societaria perennemente sull’orlo del fallimento. La grande novità di quel campionato è la partecipazione del Ligny, seconda squadra di Trapani da poco fondata e in piena ascesa. La rivalità tra Trapani e Ligny è fortissima. I nero-arancio, i colori del Ligny, considerano l’esperienza del Trapani Calcio conclusa e ne vogliono prendere il posto avendo soldi, competenze e un gruppo di professionisti capaci e ambiziosi a guidarla. Ma quello che manca al Ligny è l’attaccamento dei tifosi che rimangono affezionati a quella squadra ferocemente criticata, in debito di ossigeno e di soldi, sull’orlo del fallimento, costretta sempre a ridimensionare le grandi ambizioni, con l’acqua alla gola, sommersa dai debiti, deludente, ma in fin dei conti anche amata. Il caso più eclatante della rivalità è il caso Cintura, giocatore del Trapani che per passare al Ligny non esita a dichiararsi dilettante per una stagione, cosa che fa infuriare i tifosi trapanesi. In questa situazione arriva a Trapani Washington.

Il Trapani che il 13 settembre 1981 scese in campo contro il Ligny nel primo storico derby di Trapani.
Washinfton Cacciavillani è in piedi, il secondo da destra.

In coppa Italia il Trapani viene rocambolescamente eliminato dai cugini e in campionato finisce quarto alle spalle del rullo compressore Licata che finisce il campionato imbattuto, ma soprattutto degli odiati militi lignyoti, come venivano spregiativamente chiamati quelli del Ligny. I derby in campionato finiscono con un successo a testa. Obiettivamente di più in una situazione dfficile come questa era impossibile fare. L’esuberante Washington tra l’altro a metà campionato ha anche un attacco di angina che lo costringe a stare lontano dalla panchina per un mese.

Il campionato successivo vede la nascita di Alè Granata e la riconferma di Washington sulla panchina del Trapani, anche in virtù del buon lavoro fatto l’anno precedente con i giovani, ma il campionato per Cacciavillani comincia subito male. Espulsione alla prima giornata, scontato il turno di squalifica ritorna in panchina alla 3 giornata per il derby. Ed è un derby tra i più infuocati che si ricordi, letteralmente infuocato, infatti viene dato fuoco alla capote della macchina del giocatore del Ligny Gargano e anche la sede del Ligny calcio subisce un atto di vandalismo. In questo clima l’irascibile Washington non riesce a tenere a freno i nervi e viene nuovamente espulso. A questo punto scatta l’esonero e finisce l’avventura di Cacciavillani a Trapani. Non ha il suo nome a grandi successi ma i tifosi di quel periodo lo ricordano con affetto. Dopo aver allenato il Trapani, si sposta poco distante a Castelvetrano e poi di lui si perdono le tracce. Muore il 1° gennaio 1999 giorno del suo 65° compleanno.

Il dirigente Pietro Ciaravino, il medico sociale Giuseppe Mazzarella e l’allenatore Washington Cacciavillani sulla panchina del Trapani

Fonti: Franco Auci – La storia del Trapani (da cui sono prese tutte le foto presenti in questo articolo)

WASHINGTON POST – PRIMA PARTE

Se state pensando al famoso giornale dello scandalo Watergate siete fuori strada. Il post a cui si riferisce il titolo è proprio il post che state leggendo e Washington non è la capitale federale degli Stati Uniti bensì Washington Cacciavillani, ex calciatore ed allenatore.

Siamo negli anni ’50 ed è il periodo dell’arrivo nel campionato italiano di campioni, veri o presunti, sudamericani. Non tutti sono dei fuoriclasse e anzi taluni addirittura arrivano con carta d’identità falsificata, adipe in eccesso e incipiente calvizie. Così Washington Cacciavillani, uruguaiano dalle gambe storte, nell’estate del 1955 approda all’Inter di Angelo Moratti direttamente dal River Plate di Montevideo. Età dichiarata 22 anni.

Washington Cacciavillani con la maglia dell’Inter

A San Siro non gioca praticamente mai, ma si fa notare con capricci ed estrosità soprattutto fuori dal campo. Va un paio d’anni in prestito alla Pro Patria di Bursto Arsizio, e poi ritorna all’Inter per una stagione. Una presenza e zero gol il suo bottino, prima di cambiare aria e di spostarsi verso sud in squadre minori, come Ravenna, Casertana e Siracusa.

Dentro al campo continua a combinare poco o niente, ma almeno fuori dal campo trova un ambiente più adatto alle sue estrosità tanto è vero che non abbandona più la Sicilia. Giocherà infatti gli ultimi anni della sua carriera nel Floridia, una società dilettantistica siciliana e poi, una volta appese le scarpe al chiodo, rimane in Sicilia allenando Siracusa, Leonzio, Vittoria, Cosenza unica eccezione extrasiciliana, e poi Ragusa, Modica, Canicatti e infine Trapani. Di lui si raccontano le cose più curiose. Una volta ad esempio un circo gli regalò chissà per quale motivo un cucciolo di leone che lui da allora era solito portare a spasso al guinzaglio come fosse un cagnolino. Oppure un’altra volta andò a ricevere la squadra ospite con un’arma da fuoco ben in vista nella cintola, tanto per incutere un po’ di timore agli avversari.

Ma cosa combinò Washington al Trapani?
Qui la storia continua

LA MERAVIGLIOSA EPOPEA DELLA JUVENTUS TRAPANI (TERZA PARTE)

Mettetevi comodi perchè questa indimenticabile pagina di storia va gustata con calma.

Se non lo avete già fatto leggetevi le prime due parti

Prima piccola premessa: Enrico Schönfeld, l’austroungarico venuto dall’America
Seconda piccola premessa: Le origini del calcio a Trapani

I 5 meravigliosi anni della Juventus Trapani

Abbiamo lasciato Schönfeld a New York. Siamo nell’estate del 1930 ed Enrico gioca negli Hakoah All-Stars. Ma all’improvviso lo torviamo a Trapani ad allenare la squadra di una società di recente formazione, la Juventus Trapani, che si prepara ad affrontare il campionato di terza divisione. Ma come è arrivato? E perchè? Questo è ancora oggi un mistero. Trapani allora non era certo una piazza di primo piano per chi avesse ambizioni calcistiche e, ricordiamolo, Enrico era abituato a giocare a San Siro o al mitico Filadeflia di Torino. Chissà come è arrivato a Trapani? Allora le vie di comunicazione non erano certe quelle di adesso e anche il movente sentimentale sembra potersi escludere. Forse uno dei lettori più anziani di questo umile blog potrebbe averlo conosciuto e magari conosce la risposta a quello che per tutti gli altri è ancora un mistero…

Ed è un mistero anche il motivo per cui, in una piazza provinciale e tutto sommato fuori dal grande circuito calcistico del tempo, il presidente della Juventus Trapani, Tanino Gionfrida e il barone Francesco Adragna, principale finanziatore della squadra, abbiano affidato la squadra ad uno straniero, seppur qualificatissimo.

Enrico Schönfeld

E’ la stagione 1930-31. Accolto inizialmente con scettismo e curiosità, Enrico prende sul serio il suo nuovo ruolo e porta la precisione mitteleuropea in una squadra che di questo aveva bisogno. Quattro allenamenti settimanali alle sette di mattina non si erano mai visti a Trapani. E tutto questo per giocare contro squadre del calibro di Dopolavoro Ferroviario Palermo, Bagheria o Nauting Termini Imerese… Ma i risultati danno ragione a lui ed alla fine della stagione i nero-azzurri trapanesi (chissà forse i colori sociali sono un omaggio di Schönfeld alla sua ex-squadra, o forse no?) arriva secondo dietro il GUF Palermo e viene promosso in seconda divisione. Nel corso dell’anno arriva anche in semifinale della Coppa Arpinati, ma forse il risultato più importante raggiunto dalla squadra è l’enorme entusiasmo suscitato. Ormai il calore dei tifosi trapanesi, anche se talvolta è eccessivo, accompagna la squadra in tutte le sue partite casalinghe.

14 febbraio 1932 – La Juventus Trapani scende in campo agli Spalti contro l’Agrigento. La partita sarà vinta 3-0 dagli juventini.

Anno 1931-32. Arrivano Gobetti dalla Juventus Torino e Tommei dal Torino. E’ un anno indimenticabile. La Juventus vince il campionato il Seconda Divisione terminando la stagione imbattuto. Si lascia alle spalle squadre come Acireale, Agrigento, Palermo riserve e Catania riserve. Il campo degli Spalti è tabù per tutti gli avversari e solo l’Acireale riesce a strappare un pareggio ai padroni di casa. La tifoseria è incontenibile. “Cicciu Pilusu” (all’anagrafe Francesco Di Trapani), roccioso difensore, è l’idolo dei tifosi e l’anima della squadra, una squadra che un austro-ungarico venuto da chissà dove ha saputo portare alla ribalta in un anno e mezzo. Quello tra l’altro è l’anno del gagliardetto della Juventus in seta e oro che in una suggestiva cerimonia al campo degli Spalti viene benedetto dal ciantro della Cattedrale, mons. Vincenzo Sesta, e innalzato al cielo dal capitano Francesco Di Trapani.

Il campo degli Spalti. Una incredibile la cornice di pubblico assiste alla partita dai balconi e dai terrazzi delle case adiacenti il terreno di gioco (fare clic per ingrandire)

Francesco Di Trapani – Cicciu Pilusu

Silvano Stoppa, capocannoniere del Trapani nel 1932-33

Anno 1932-33. Prima Divisione. Si preannuncia un campionato difficile senza grandi pretese di classifica e con un modesto bilancio. In prima divisione ci sono anche squadre d’oltre stretto con più esperienza e più possibilità di Trapani. L’obiettivo è togliersi qualche soddisfazione e nulla più. In fin dei conti che vuoi fare se nel girone devi vedertela squadre come Cosenza, Catania e Reggina? E infatti quell’anno il campionato fu vinto dalla Catanzerese e dal Syracusae che precedettero il Cosenza. Ma il Trapani ottenne un rispettabilissimo quarto posto in compagnia di Catania e Reggina. E, come l’anno precedente, il Trapani si confermò imbattibile al campo degli Spalti.

Riviviamo una di quelle partite, Trapani-Cosenza, raccontata da Il lunedi Trapanese:

… “Un errore di Brondi (del Trapani, ndTP), nell’inusitato ruolo di terzino, dà modo a Perazzi (del Cosenza, ndTP) di

segnare. Nelva poco dopo pareggia e allo scadere del primo tempo Fallai (del Trapani, ndTP) porta in vantaggio la Juventus. Il campo degli Spalti è in fiamme. Primo tempo ottimo, nessun fallo cattivo da ambo le parti. Juventus ben registrata in tutti i reparti (malgrado il vento a sfavore). Cosenza granitico in difesa, malgrado le incertezze di Forotti (del Cosenza ndTP), slegato all’attacco, che vive solo per la sagacia e l’esperienza di Fenili (del Cosenza, ndTP). L’arbitro Cinti si è dimostrato sùbito in nerissima giornata. Mortarotti e Vay, del Cosenza, infortunati in precedenza, calano e gli ospiti, venuti per vincere, si lasciano andare al gioco scorretto (si distingue Perazzi). Gli juventini reagiscono. L’arbitro, che non vede i cosentini, espelle Stoppa e poco dopo Fallai (per avergli risposto arrogantemente). Poccardi (Trapani, ndTP), col sopracciglio spaccato per oltre cinque centimetri, si batte come un leone. Barbini zoppica, ma tiene; Mortarotti è trasportato fuori campo e rientra solo verso la fine; Di Martino accusa un duro colpo, ma dopo pochi minuti rioccupa il suo posto; Vay è zoppicante; a 10 minuti dalla fine Vignozzi, ricevuta una tremenda gomitata allo stomaco, viene portato svenuto negli spogliatoi e rimane senza conoscenza per oltre un’ora. I trapanesi finiscono la gara in otto. Il pubblico è furioso”…

Ma alla fine è vittoria, e a poco valgono le proteste del Cosenza, basate sul fatto che la squadra assediata è costretta ad uscire dagli spogliatoi sotto la scorta di una trentina di agenti. E al campo degli Spalti sarà vittoria anche con tutte le altre squadre del girone, ad eccezione del Syracusae che riesce a strappare un pareggio.

Sono anni d’oro, gli anni di Schönfeld. Sono da ricordare in quell’anno anche una amichevole contro la formazione ungherese del Bocskai, che schiera anche due nazionali, e che riesce a battere 3-0 la Juventus e una tournè in Tripolitania dove la Juventus riesce a vincere la Coppa messa in palio dalla Federazione Tripolina Giouco Calcio. Per l’occasione anche Schönfeld scende in campo, cosa che occasionalmente aveva fatto anche in precedenza.

31 dicembre 1932 – Prima della partita i giocatori del Bocskai e della Juventus Trapani posano assieme per una foto ricordo. Sul campo vinceranno i danubiani per 3-0

11 febbraio 1933 – La Juventus Trapani scende in campo a Tripoli

Anno 1933-34. Si cambia. Va via Schönfeld e arriva Attilio Buratti. E’ questo è un altro mistero. Perchè va via Schönfeld? Mancanza di stimoli? Amarezza dopo le polemiche per non avere valorizzato abbastanza alcuni giovani locali? O forse qualche contrasto con i dirigenti? Fatto sta che alla fine del campionato precedente anche Francesco Adragna, nel frattempo divenuto presidente della Juventus Trapani, presenta le sue dimissioni. Misteri su misteri. Sembra una puntata di Blu Notte e anche per chi scrive ricostruire le vicende a 80 anni di distanza non è per niente facile….

Pietro Miglio

Comunque un ciclo è finito, la squadra è molto rinnovata e qualcuno addirittura propone di cambiare nome alla squadra, da Juventus Trapani ad Associazione Calcio Trapani, anche se poi non se ne fa niente. La situazione societaria è grave, senza presidente e senza soldi, con un terreno di gioco durissimo e di dimensioni ristrette, cosa che suscita le ire di Attilio Buratti. Comicia così a Trapani il primo campionato dell’era post-Schonfeld. E comincia male, nonostante l’acquisto del portiere Pietro Miglio proveniente dall’Inter che allora si chiamava Ambrosiana. Miglio tra l’altro era famoso perchè si era messo in mostra risultando il migliore in campo in una partita che l’Inter perse 6-0 in casa dello Sparta Praga. Comunque, nonostante il portiere, le sconfitte si susseguono. Dopo tre anni il campo degli Spalti viene violato dal Savoia e addirittura in segno di protesta contro le decisioni arbitrali la squadra non scende in campo contro il Cosenza (0-2 per forfait ovviamente), con conseguenti penalizzazioni, squlifiche del campo e multe. E’ una situazione pesantissima che peggiora a novembre col polemico addio di Attilio Buratti. Senza allenatore, senza dirigenza, con le sconfitte che si susseguono la situazione è disperata. Ma il 13 gennaio su Il Popolo di Trapani si legge che è tornato, da chissà dove, come sempre, Enrico Schönfeld. E’ l’ennesimo colpo di scena di questa vicenda.

“…l’asso austriaco rappresenta per i nostri sportivi la tradizione, il vessillifero delle vecchie glorie juventine, una forza morale di grande importanza e una competenza di prima classe. Gli porgiamo di tutto cuore il bentornato. Abbiamo voluto avere le sue impressioni sùbito dopo il suo ritorno da Caltanissetta. Egli ci ha affermato che la squadra cigola paurosamente in tutti i reparti. Pochissima intesa, pochissimo giudizio nel lavoro offensivo, una preoccupante lentezza nel ripiegare in difesa. Del resto, tutti difettano di velocità e questo, in I Divisione, è il guaio peggiore. Dunque non si tratterà di aggiustare questa o quella articolazione, ma di rifare. Nuovi allenamenti, nuovi indirizzi, nuovi metodi… L’amico Schönfeld non ha molto da stare allegro”

E difatti Enrico non è allegro per niente. Al termine del girone d’andata la squadra ha collezionato 3 pareggi e 10 sconfitte e alla prima di ritorno a Caltanissetta è di nuovo sconfitta. Ma Enrico non si scoraggia e si mette all’opera. I risultati però tardano ad arrivare, un pareggio interno e una sconfitta, ma alla quarta giornata (di ritorno) la musica cambia. Arriva la prima vittoria, al campo degli Spalti contro il Termini, e poi una serie di risultati positivi si alternano a qualche isolata sconfitta. E così si arriva al 1° aprile quando la capolista Catania arriva agli Spalti e viene sconfitta 1-0. La città che era già rassegnata non crede ai propri occhi. Il campionato si conclude con una sconfitta ininfluente a Palermo, col Trapani ormai salvo. Ancora una volta Schönfeld ha fatto il miracolo. E come al solito quando c’è lui in panchina, al campo degli Spalti nessuna squadra ospite riesce a passare.

Anno 1934-35: La gioia della inaspettata salvezza dell’anno precedente dura pochissimo. La morte per tifo di Giglio Vignozzi, terzino livornese ma trapanese d’adozione commuove la città e priva la squadra di una ala formidabile. Ma, come sempre, è la situazione societaria a preouccupare di più. Infatti mancano i soldi, problema cronico, e la società è sempre sull’orlo del fallimento. La prima Divisione del resto richiede investimenti e giocatori. In compenso c’è sempre lui, l’ormai mitico Schönfeld, che ha associato il suo nome alle pagine più belle del calcio trapanese. Il campionato comincia male con due sconfitte esterne ma pian piano l’organizzazione e il valore della squadra falcata vengono a galla. Il campionato è difficile, la concorrenza è agguerrita e alla fine del girone di andata, dopo aver superato una tempesta societaria con la squadra sull’orlo del ritiro dal campionato, la Juventus si trova nei piani medio alti della classifica. Anche il girone di ritorno è positivo, con 8 vittorie e 3 sconfitte, e alla fine del campionato la Juventus è seconda in compagnia della Nissena e della Salernitana alle spalle della Palmese, la quale nelle ultime giornate di campionato trae benficio dal forfeit di alcune forti squadre avversarie, suscitando i sospetti dei malpensanti trapanesi. Il campo degli Spalti rimane inespugnato anche quest’anno ma ormai non fa più notizia.

1934-35: Amèrico Ruffino, forte ala argentina

1935-36. Comunque l’anno successivo è serie C, appena istituita. Ma il pubblico trapanese ha ben altro di cui preoccuparsi che non la Palmese. Il piccolo campo degli Spalti, già allargato, non basta più e poi soprattutto si devono fare i conti con una perenne crisi societaria, causa di incertezza che fa allontanare da Trapani alcuni possibili rinforzi. Ma che soprattutto porterà il 21 settembre la FIGC a escludere la Juventus dal campionato in favore del Prato. Peccato! Il campionato di serie C neppure comincia. I giocatori se ne vanno, c’è aria di smobilitazione a Trapani. Però c’è sempre lui, Schönfeld, che con lo stesso impegno di sempre attorno ad un gruppo di giovani indigeni mette assieme alla meno peggio una squadra per affrontare il campionato di Prima Divisione. E in un modo o nell’altro si riesce a portare a termine il campionato ma il calcio trapanese è ormai alla frutta. Anche Schönfeld lo sa e parte chissà per dove in silenzio come suo solito, senza nessuno che provi a trattenerlo e senza una lacrima dei suoi supporters. La Juventus scompare con lui e nell’anno successivo Trapani rimene senza calcio. Anche il campo degli Spalti teatro delle gesta eroiche della Juventus versa in condizioni di abbandono. Si concludono così i cinque anni gloriosi della Juventus Trapani (in realtà gli anni sono 6 ma il sesto è da dimenticare). La Juventus Trapani rimane solo un ricordo così come quell’austroungarico venuto a dal nulla e ripartito nel nulla. Di lui si racconta che unisse la meticolosità e il pragmatismo teutonici a una profonda conoscenza del calcio e dei suoi uomini. Portò a Trapani calciatori di livello nazionale e valorizzò i giovani locali. Diede alla squadra un gioco e un’anima. Regalò a Trapani l’entusiasmo per uno sport che fino ad allora non c’era mai stato. E anche se negli anni successivi il calcio scomparve da Trapani, la Juventus rimase per decenni il modello a cui fare riferimento. E questo é merito di Enrico Schönfeld. Quello che successe a Schönfeld lasciata trapani è avvolto nel mistero. Le poche frammentarie notizie che abbiamo dicono che Schönfeld, lasciata Trapani e successivamente l’Italia a causa delle leggi razziali, allenò dopo la guerra la squadra di ex deportati Hakoah Hallein. Poi di lui si perdono le tracce. Non si conosce la data di morte. Diversi siti internet lo inseriscono tra gli sportivi che hanno dato lustro al popolo ebraico.

Fonti:
Franco Auci – 1905, da quel seme… La storia del Trapani (da cui sono prese tutte le foto presenti in questo articolo)

LA MERAVIGLIOSA EPOPEA DELLA JUVENTUS TRAPANI (SECONDA PARTE)

Chi ha perso la prima piccola premessa su Enrico Schönfeld la puó trovare qui.

Seconda (ed ultima) piccola premessa: le origini del calcio a Trapani

Inizio 900.

A Trapani arriva un professore di Educazione Fisica, Ugolino Montagna. Proviene dall’Italia centrale dove il calcio è già conosciuto. Nella prima parte delle sue lezioni Ugolino Montagna spiega questo nuovo sport alle scolaresche e nella seconda parte passa alla parte pratica. E l’entusiasmo esplode in città. In un batter d’occhio da tutte le parti di Trapani cominciano ad affluire masse di ragazzi alla palestra di via Spalti, allora l’unica della città, ma anche ogni strada o piazza viene adibita a improvvisato campo di calcio per una partita tra ragazzi di diversi quartieri, con conseguenti vetri e lampioni rotti, inseguimenti di questurini, risse fra le opposte squadre, scappellotti e rimproveri a casa per lo stato in cui si riducevano i vestiti e per il tempo rubato allo studio…usanze queste che più o meno si sono mantenute fino ai giorni nostri.

Mettiamo da parte Ugolino Montagna e lasciamo parlare la Gazzetta di Trapani di domenica 2 aprile 1905:

“Per iniziativa di alcuni giovani volenterosi, si è istituita in Trapani una Associazione per fare il giuoco del Foot-Ball. Siamo sicuri che colla buona volontà di tutti, l’Associazione prenderà tosto uno sviluppo sempre maggiore, arrecando allo spirito della nostra gioventù un bene inestimabile. A questa associazione, che al risveglio intellettuale della gioventù accoppia il risveglio fisico, noi porgiamo i nostri più sinceri auguri di vita lunga, felice e feconda di nobili sodisfazioni”

Il marchese Platamone, fondatore dell’U.S Trapanese

Probabilmente questa società sportiva, il cui nome non viene neanche menzionato dal giornale, non ha alcun seguito tanto è vero che il più noto storico calcistico trapanese, Giacomo Pappalardo, scrive nel 1966 nel suo libro “Le prime attività sportive a Trapani” che “La prima società Polisportiva che sorse a Trapani con criteri moderni e larghi fu l’U.S. Trapanese, presieduta dal marchese Giuseppe Platamone. Iniziò l’attività intorno al 1907… Diede impulso alla scherma e al ciclismo e ai rami, allora nuovi per Trapani, del podismo e del calcio”. La retrodatazione della prima società calcistica trapanese si deve a Franco Auci, illustre giornalista scomparso nel 2009.

Comunque torniamo a Platamone. Il marchese Platamone è personaggio da film: giovane brillante, conoscitore di parecchie lingue, abile spadaccino, pianista e possiede una delle pochissime auto che sono in circolazione a Trapani. Ma sa guidare, oltre l’auto, anche l’associazione. Prende in affitto un locale, trova i finanziamenti per la società, e grazie ad un accordo col signor Passalacqua, custode della palestra di via Spalti, ottiene l’uso della palestra quando questa non è occupata dalle scolaresche. Il signor Passalacqua, un cerbero con la lunghissima barba e sempre pronto ad agitare il suo nodosissimo bastone per difendere la palestra…

Sir Thomas Lipton, magnate del tè con una passione sfrenata per il calcio e per l’America’s Cup

Ma lasciamo il marchese Platamone al suo destino, diventerà tra l’altro anche podestà di Trapani in epoca fascista, e torniamo all’U.S Trapanese, che fa il suo esordio il 7 ottobre 1908, ovviamente nella palestra di via Spalti contro il temutissimo Palermo, che ha appena vinto la Whitaker Challenge Cup e che si sta preparando ad affrontare la Lipton Challenge Cup messa in palio dal magnate del tè Thomas Lipton. Insomma i pronostici sono tutti per il Palermo e infatti per il Trapani non c’è niente da fare: è un massacro. Il Palermo si impone per 12-0 (11-0 secondo altre fonti). Ma non importa. Trapani ha la sua squadra e anche duecento persone che assistono all’incontro.

A questa partita ne seguono presto altre, con i marinai delle navi militari di stanza a Trapani, con il Marsala e, dopo il 1910, con l’Erice, neonata società calcistica antagonista del Trapani. Ben presto però l’U.S. Trapanese si sfalda e non se sente più parlare. Al suo posto però c’è una Pro Trapani si scioglierà presto a causa della guerra, ma dopo aver regalato ai suoi sostenitori la soddisfazione di due vittorie con la Lilybeo, formazione marsalese, e altre due vittorie, queste storiche, con i marinai di una nave inglese di passaggio a Trapani.

Ma arriva la guerra, dicevamo, e ben presto tutte le attività sportive a Trapani si interrompono. E’ sempre il calcio però a dare inizio alla ripresa della città nel dopoguerra. Due società sportive, la Vigor e la Drepanum, si contendono cavallerescamente il primato cittadino. E addirittura nel campionato 1921-22 la Vigor potrebbe, teoricamente, anche vincere lo scudetto. Infatti quello è l’anno dello scisma in cui sono organizzati due campionati su base regionale. In pratica chi vince la fase regionale è ammesso a quella nazionale con la possibilità di giocarsi il titolo. Ma in Sicilia la Vigor Trapani si ritira dopo aver perso due partite e il girone è vinto dal fortissimo Palermo. La Drepanum invece gioca prevalentemente amichevoli perlopiù contro gli eterni rivali marsalesi. Le due società si fondono dando vita alla seconda edizione dell’U.S. Trapanese di cui però si perdono subito le tracce. Così come si perdono subito le tracce di una A.S. Trapani, polisportiva nata con grandi ambizioni, ma che rivolgerà la sua attenzione ad altri sport soprattutto al canottaggio.

I fratelli Zolli nel 1924. Da sinistra a destra: Zolli V (Franco), Zolli IV (Renato), Zolli II (Guido), Zolli III (Alberto) e Zolli I (Nino)

La storia non ci dice molto su questi pioneri del calcio trapanese. Qualche frammento di memoria si è tramandato fino a i giorni nostri grazie ai racconti dei primi tifosi. Tonino Tosto ad esempio, instancabile condottiero della prima U.S. Trapanese, il portiere Giovanni Mineo, noto per le sue spettacolari respinte di pugno, e i cinque fratelli Zolli che riescono a militare, forse un record, tutti e cinque nello stesso anno nell’U.S. Trapanese.

Così a venticinque anni di distanza dala nascita dell’U.S. Trapanese il calcio a Trapani va avanti alla meno peggio. Si gioca ancora al vecchio campo degli Spalti davanti a qualche centinaio di appassionati che seguono le partite in piedi dietro il recinto per non pagare il biglietto. Le società nascono per iniziativa di singoli mecenati e scompaiono dopo poco tempo. I giocatori sono ancora dei dilettanti che devono pagarsi le magliette, zaini, le trasferte, in pratica tutto… e anche una vera e propria stampa sportiva non esiste ancora.

Ma le cose stanno per cambiare…

Un attimo di pazienza ancora. Alla prossima puntata!

Fonti:
Franco Auci – 1905, da quel seme… La storia del Trapani