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PONS, CARTOLERIA O MONUMENTO FUNEBRE?

Nel ‘900 una cartoleria molto famosa si trovava a Piazza Scarlatti. Si chiamava Pons e il titolare era un certo dottor Calabrese.

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Negli anni ’60, quando il signor Calabrese morì, l’immobile venne comprato dal Comune di Trapani, che però non aveva le idee chiare sul suo utilizzo. E da allora le cose non sono cambiate molto. Ancora oggi si discute su cosa sarebbe meglio farne. Un ufficio informazioni, una galleria d’arte o un piccolo teatro? Darlo in affidamento al Trapani Calcio, o semplicemente demolire tutto?

Dopo l’acquisto da parte del Comune, l’edificio fu ristrutturato in uno stile abbastanza particolare. La forma cubica, le pietre di marmo bianco e grigio e l’aspetto austero danno all’ex cartoleria un aspetto leggermente lugubre al punto che una volta dei buontemponi, evidentemente non amanti dell’architettura razionalista, deposero dei fiori davanti la porta.

Pons_1Nel corso degli anni l’edificio è stato usato per diversi scopi: da sala conferenze a mostra sugli artisti trapanesi della seconda metà del ‘900, a cui era presente tra l’altro Domenico Limuli, a magazzino per la vicina biblioteca Fardelliana.

In un’occasione è stato perfino listato a lutto e adibito a camera ardente. E stavolta non era uno scherzo. Il morto c’era davvero. Era un impiegato della provincia e non sappiamo se l’idea della veglia particolare sia dovuta alla sua volontà o a quella dei familiari. L’idea però è originale e sinceramente ci piace e quindi la facciamo nostra. Perché non affittare l’edificio ai defunti dando nel frattempo un po’ d’ossigeno alle asfittiche finanze comunali?

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CICIREDDU

CiciredduIl cicireddu è un comunissimo pesce del Mediterraneo, protagonista della cucina trapanese. Piace soprattutto ai pigri perché le spine sono così piccole che si mangiano senza problemi.

Tuttavia oggi non parliamo di ricette, ma di teatro perché il cicireddu è anche il protagonista di un aneddoto nato in una viuzza del centro storico dove si svolgeva il teatro dei pupi.

I pupari, padre e figlio, erano nel pieno della battaglia tra saraceni e cristiani. A un certo punto si avvertì una abbanniata provenire dall’esterno: “Cicireddu frittu, cicireddu di tramontana!

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Sorpreso, il figlio si rivolse al padre: “Papà, sta passando quello del cicireddu“.

Tra gli spettatori si diffonde un’atmosfera di incertezza. Che c’entrava il cicireddu con l’accanita lotta che era in corso?

Ma il padre, da vecchio volpone e con grande prontezza, continuando a muovere i fili dei pupi, rispose con voce stentorea: “Comprane un chilo” e dopo una breve pausa  aggiunse:”Stasera lo faremo arrostito sotto le mura di Parigi!”

Fu un successo. Gli spettatori apprezzarono l’improvvisazione perfettamente amalgamata col resto della storia e applaudirono fragorosamente, facendo entrare il cicireddu nella storia dell’opera dei pupi. 

Nota: L’aneddoto è raccontato da Giuseppe di Marzo negli Echi dialettali della vecchia Trapani con la differenza che a dare origine alla serie di battute fu il figlio e non il padre. Noi abbiamo scelto di raccontare una versione che ci sembra più verosimile.

FRANCESCO FRUSTERI, PACECOTO, MATRICIDA E QUASI SANTO

Appassionati lettori, può un assassino diventare oggetto della devozione popolare?

Sul Rumpiteste tutto è possibile e quindi la risposta è si, e ha dell’incredibile se consideriamo che Francesco Frusteri ha ucciso addirittura la propria madre, una sorta di Edipo in versione pacecota.

La storia viene raccontata per la prima volta da Giuseppe Pitré, studioso e narratore del folklore popolare.

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La Chiesa di San Francesco di Paola a Paceco

Siamo all’inizio dell’800. Tutto comincia in un campo di Paceco dove lavora Francesco Frusteri, bracciante a giornata, che a un certo punto si innamora della vicina di casa. La storia non sembra diversa da tante altre, ma invece di una normale storia d’amore è l’inizio della tragedia. Isabella, questo il nome della fanciulla, non piace alla mamma di Francesco e tra suocera e nuora comincia una lunga e logorante guerra di nervi. E siccome tutte e due tengono duro, a cedere per primi sono i nervi del povero Francesco che, tra una mamma iperpossessiva e una moglie dolce e innamorata, sceglie quest’ultima e con un colpo di zappa uccide la propria madre. Francesco non scappa. La giustizia fa velocemente il suo corso e alla fine la sentenza è implacabile: condanna a morte per decapitazione. La cittadinanza lo difende. Gli amici supplicano il viceré di avere pietà, ma per inoltrare la domanda di grazia ci vuole il consenso del condannato e Francesco proprio non vuole saperne. E’ deciso ad accettare il proprio destino e allora non c’è niente da fare. All’alba del 5 novembre 1817 la sentenza viene eseguita. L’atteggiamento rassegnato e dignitoso di Francesco rimane nella memoria dei pacecoti, che lo tumulano nella locale Chiesa di San Francesco di Paola. Cominciano a pregarlo come un vero santo, addirittura chiedendogli miracoli, i parti di Frusteri, che vengono prontamente esauditi. La sua fama si diffonde richiamando i pellegrini dal contado e dal resto della Sicilia, anche dall’Isola Longa, dice il Pitré.

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Negli anni successivi il culto per Frusteri è diminuito molto, oggi è quasi scomparso, ma forse questo articolo aiuterà a tenerne viva la memoria…

STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – ADDENDUM

Louisa Swan, breve autobiografia di una donna altruista

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SYDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI
QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO
SESTA PARTE – L’ESILIO DI ORANGE
SETTIMA PARTE – L’AUSTRALIAN SOCIALIST LEAGUE
OTTAVA PARTE – UN VIAGGIO IN EUROPA
NONA PARTE – FAREWELL TO SYDNEY
DECIMA PARTE – SCEUSA CONTRO NASI
UNDICESIMA PARTE – GLI ULTIMI ANNI

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Il Sydney Morning Herald del 17 giugno 1878 riporta la notizia del matrimonio tra Sceusa e Louisa Swan

La storia di Sceusa è finita la settimana scorsa, ma i lettori più attenti si sono chiesti: che fine ha fatto Louisa Swan, la compagna di una vita di Francesco Sceusa?

Louisa ha seguito il marito soffrendo per le sue vicende anche più di lui e, per non essergli di peso, ha tentato addirittura il suicidio. La decisione di tornare a Trapani, sicuramente difficile per Francesco, lo è stata ancora di più per Louisa. Per lui infatti Trapani rappresentava la terra natale, per Louisa era solo una terra lontana, dove non aveva amici e dove sarebbe stato quasi impossibile integrarsi dato che, oltre ad essere analfabeta nella sua lingua madre, l’inglese, non parlava una parola di italiano, che non imparerà mai. Ciononostante decide di seguire il marito, la cui morte, come è facile immaginare ne aggrava l’isolamento e la malattia.

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Winifred Merrill, famosa matematica e pianista. Capitata per caso a Trapani, si interessa della sorte di Louisa Swan

Per caso una straniera di passaggio a Trapani, Winifred Merrill, la nota e segnala il caso all’Alto Commissario Australiano a Londra che a sua volta informa il primo ministro australiano, William Hughes, vecchio compagno di Sceusa nella Lega Socialista.

Grazie all’interessamento di Hughes, Louisa rientra rientra in Australia, siamo nel 1920, e va a vivere col fratello a Canberra. Successivamente si ritira in convento dove rimane per 18 mesi. Nel 1923 senza fissa dimora, malata mentalmente e senza le necessarie cure ritorna a Sydney, la città dove aveva conosciuto Francesco. Viene ricoverata all’ospedale psichiatrico di Rydalmere e successivamente all’Orange Mental Hospital, dove muore il 16 agosto 1941.

Finisce così la storia triste di Louisa Swan. Non sappiamo molto altro di lei. Come il personaggio di una tragedia greca, arrivò perfino a tentare il suicidio per amore del marito. L’autobiografia di Sceusa, andata perduta, si intitolava proprio Autobiografia di un altruista, e se questo titolo è sicuramente adatto per descriverne la vita, lo sarebbe ancora di più per descrivere quella della moglie Louisa Swan, il cigno triste del Nuovo Galles del Sud.

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Louisa Swan nel 1878

(FINE)

STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – UNDICESIMA PARTE

Gli ultimi anni

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SYDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI
QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO
SESTA PARTE – L’ESILIO DI ORANGE
SETTIMA PARTE – L’AUSTRALIAN SOCIALIST LEAGUE
OTTAVA PARTE – UN VIAGGIO IN EUROPA
NONA PARTE – FAREWELL TO SYDNEY
DECIMA PARTE – SCEUSA CONTRO NASI

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Dopo l’iniziale neutralità, Mussolini, come Sceusa, sostiene l’ingresso in guerra dell’Italia

Sceusa viene sostenuto anche dall’aristocrazia agraria, che evidentemente odiava Nasi più di quanto odiasse i socialisti, ma alla fine non c’è niente da fare. Nasi è troppo forte e, nonostante un decennio di quella che i nasiani chiamavano persecuzione giudiziaria, viene eletto con 2431 voti contro i 934 di Sceusa (link).

Mentre a Trapani Nasi monopolizza la scena, in Europa la tensione è alle stelle e l’attentato di Sarajevo innesca una reazione a catena che incendia tutta l’Europa. L’Italia, dopo l’iniziale ambiguità, entra in guerra al fianco di Francia e Inghilterra per mano di un ministro che, ironia della sorte, faceva Sydney di nome, Sydney Sonnino. Nel giugno 1915 su La Voce socialista, giornale di Trapani, Sceusa lancia un appello per sostenere l’entrata in guerra dell’Italia, comportamento simile a quello di un altro socialista, l’ex direttore dell’Avanti! Benito Mussolini.

E’ l’ultima importante presa di posizione di Sceusa. La sua salute si aggrava e solo la carità degli amici e un sussidio che gli passa il partito gli consentono di tirare avanti sino al 21 giugno 1919, quando muore all’età di 68 anni.

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Sceusa negli ultimi anni

Presto viene dimenticato. A quei tempi ci sono cose ben più importanti a cui pensare, tuttavia chi non lo dimentica è la polizia politica. Ed è curioso che dopo aver dato tante preoccupazioni ai governi mentre era in vita, continui a darle anche da morto. Nel 1935 infatti, lo stesso anno della morte di Nasi, è tecnicamente ancora sotto sorveglianza e il Casellario Politico Centrale chiede al prefetto di Trapani Sergio Dompieri notizie su Sceusa lamentandosi che l’ultimo aggiornamento risalisse a più di vent’anni prima!

Questa è la storia di Francesco Sceusa. L’evoluzione dall’anarchismo duro e puro di Bakunin al riformismo di Bissolati, le avventure semiclandestine della gioventù, il contributo dato all’Internazionale dei lavoratori, l’impegno sociale in Australia, ne fanno sicuramente il socialista trapanese più famoso. Lasciamo agli storici il compito di approfondire il suo pensiero e le sue opere. Peccato che la sua Autobiografia di un altruista, scritta quando era in Australia, sia andata perduta. Crediamo di poter dire senza ipocrisie che il titolo rispecchiasse la sua personalità.

(CONTINUA…)

ADDENDUM – LOUISA SWAN

STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – DECIMA PARTE

Sceusa contro Nasi

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SYDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI
QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO
SESTA PARTE – L’ESILIO DI ORANGE
SETTIMA PARTE – L’AUSTRALIAN SOCIALIST LEAGUE
OTTAVA PARTE – UN VIAGGIO IN EUROPA
NONA PARTE – FAREWELL TO SYDNEY

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Leonida Bissolati, fondatore dell’Avanti!, con cui Sceusa ha collaborato per lungo tempo dall’Australia

Da Sydney Francesco Sceusa arriva a Napoli da dove si reimbarca per Trapani. Per uno di quegli strani incroci che il destino a volte riserva, arriva in città il 22 febbraio, del 1908 si intende, due giorni prima della sentenza finale dell’Alta Corte sul caso Nasi (link). Nonostante la salute precaria, lo stato d’animo non più combattivo come nei tempi andati, i problemi economici e la moglie che continua a dare segni di instabilità, si inserisce con decisione nel dibattito cittadino prendendo posizione contro la massima espressione del potere precostituito: Nunzio Nasi.

Aderisce prima al Partito Socialista Italiano (PSI), e, nel 1912, al Partito Socialista Riformista Italiano (PSRI), nato da una delle mille scissioni dei socialisti per mano di Leonida Bissolati che con Sceusa ha molte cose in comune, non ultima l’adesione alla massoneria. Ad unirli era anche l’avversione verso Nasi. Neanche il puritano Bissolati infatti sopportava gli intrallazzi del ministro trapanese ed era stato lui a fare scoppiare lo scandalo che anni dopo avrebbe portato all’estromissione di Nasi dalla Camera, operazione il cui regista sarebbe stato ancora una volta Bissolati.

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A Nasi il simbolo di partito non basta.  Per essere più riconoscibile nella scheda elettorale del 1913 fa mettere la sua fotografia

Le elezioni politiche del 1913 sono elezioni importanti, le prime col suffragio universale, anche se per ora solo maschile, e anche le prime con la massiccia partecipazione dei cattolici in seguito al patto Gentiloni (link Wikipedia). Tuttavia, come è facile immaginare, a Trapani la campagna elettorale è dominata dall’affaire Nasi. Se vi ricordate, nonostante venisse regolarmente eletto in parlamento, Nasi non riesce a entrarvi a causa dei noti problemi giudiziari, lasciando così Trapani senza nessun rappresentante alla Camera. Nasi però non demorde. Si ripresenta alle elezioni convinto che questa volta ce la farà. 

Per sconfiggerlo, il PSRI deve sostenere una personalità altrettanto forte e, a questo punto lo avete già capito, la trova in Francesco Sceusa. E’ in vigore, ricordiamolo, l’elezione diretta nel collegio uninominale e non ci sono altri candidati. In pratica uno contro uno e chi prende più voti viene eletto.

(CONTINUA…)

UNDICESIMA PARTE – GLI ULTIMI ANNI
ADDENDUM – LOUISA SWAN

STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – NONA PARTE

Farewell to Sydney

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SYDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI
QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO
SESTA PARTE – L’ESILIO DI ORANGE
SETTIMA PARTE – L’AUSTRALIAN SOCIALIST LEAGUE
OTTAVA PARTE – UN VIAGGIO IN EUROPA

All’arrivo, i compagni di partito lo accolgono festosamente e per diversi giorni la stampa riporta orgogliosamente i dettagli del viaggio in Europa. Come dice lui stesso ormai è un uomo famoso, e “la colpa di aver fatto di una nullità un uomo famoso è del governo italiano“. Tuttavia la calorosa accoglienza non può cancellare i problemi che affliggono la Lega Socialista.

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William Holman. Al ritorno di Sceusa da Zurigo gli regala una pipa in segno di stima. E’ tra i fondatori del Labour Party.

La collaborazione coi partiti borghesi, rifiutata dalla Lega Socialista, spinge alla scissione alcuni esponenti che fondano il Labour Party. L’altro grosso problema è quello del razzismo che i socialisti australiani non vogliono abbandonare e che Sceusa chiama con disprezzo “bianchismo”.  La questione viene anche affrontata dal congresso londinese della Seconda Internazionale, che su iniziativa di Ewdard Aveling, compagno di Eleanor Marx, riconosce l’equiparazione tra i diritti dei lavoratori stranieri e quelli degli indigeni. E’ la posizione portata avanti con convinzione da Sceusa, ma non dalla maggioranza dell’Australian Socialist League che nel 1898 approva una mozione contro le razze che potrebbero abbassare il tenore di vita dei lavoratori australiani. “Il grido Proletari di tutto il mondo unitevi, non contempla l’esclusione dei lavoratori emigrati” dice Sceusa con amarezza, ma non c’è niente da fare. Sconfitto, dà le dimissioni dalla Australian Socialist League e non entra nel Labour Party dove si trovano molti suoi vecchi amici. “I suoi principi non sono i miei.” dice semplicemente e così l’anno successivo fonda l’International Socialist League

E’ un momento difficile per Sceusa. Il socialismo “nazionalista” australiano, da cui si è allontanato e che lo ha tanto deluso, aveva effettivamente migliorato le condizioni del lavoratore australiano, al contrario del lavoratore italiano a cui i parolai italiani non erano riusciti a dare un grammo di pane in più. 

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Umberto di Savoia, assassinato a Monza il 29 luglio 1900. Conseguenza della sua uccisione è la fuga all’estero di molti anarchici e socialisti

Dato che la Australian Socialist League non ha un grande seguito, Sceusa si limita ad accogliere e ad aiutare i vari esuli che dall’Italia arrivano verso la fine del secolo, come Quinto Ercole, che diventa il suo medico personale, Ferdinando Carlo Bentivoglio, nominato segretario della società di mutuo soccorso, Pietro Munari, stroncato a 33 anni da una cirrosi biliare e sulla cui lapide nel cimitero di Waverley i compagni fanno scrivere “Ha fatto quello che ha potuto”,  Emilio De Marco, Giuseppe Giovanardi e altri, e a corrispondere con numerosi giornali italiani come La Lega della democrazia, L’Isola, L’Italia del popolo, La Lotta di classe e l’Avanti!

Sono gli anni della disillusione. Le condizioni dei lavoratori migliorano, ma i lavoratori sono sordi al verbo socialista. Sceusa si rende conto che il lavoratore non aspira a eliminare il capitalismo, ma a diventare capitalista egli stesso e questo non fa che aumentare la sua tristezza.

L’ostracismo del vecchio partito socialista, l’ostilità delle autorità consolari della lontanissima Italia e l’inimicizia di gran parte della comunità italiana, ha un effetto deleterio sulla sua salute. Ha problemi al cuore e ai reni, ma le difficoltà logorano prima Louisa, che gli è sempre stata silenziosamente vicino, e che erroneamente crede di essere la causa dei problemi del marito. La salute mentale di Louisa peggiora e nel dicembre 1903, nel tentativo di mettere fine alla sua vita, si getta nelle acque gelide del fiume Parramatta. Viene salvata da un passante, ma i problemi sono solo all’inizio. A parte la salatissima multa che gli Sceusa devono pagare perché il suicidio è ancora considerato reato, a preoccupare è il deterioramento irreversibile delle facoltà intellettive di Louisa, diagnosticate dal dottor Fiaschi.

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L’Iron Cove Bridge, dal quale Louisa Swan si gettò nelle acque del Parramatta

Su ingiunzione della magistratura, viene ricoverata al manicomio di Gladesville, da cui esce dopo quattro mesi. La malferma salute di Sceusa peggiora ulteriormente fino a renderlo inabile al lavoro. Il Departments of Lands lo licenzia nel 1904 e lui non è nelle condizioni di trovare un’altra occupazione duratura. Il medico e amico Quinto Ercole lo va a visitare nel novembre 1907 lasciando questa testimonianza: “Trovai l’amico e compagno dei giorni migliori sdraiato in un sofà, nel piccolo drawing room di cui il mobilio più interessante è rappresentato da un tavolo su cui si accatastano giornali, carte mezzo scritte, quaderni zeppi di note, articoli in varie lingue incompleti, brani di giornali inglesi ed italiani, e due o tre dizionari sdruciti.  … Da circa diciotto mesi Francesco Sceusa passa le giornate in quella camera … è malato, molto malato… come medico io consiglio lo Sceusa di tornare nella sua patria.” 

Sceusa segue il consiglio dell’amico. Il 10 gennaio 1908 lo troviamo ancora una volta con la moglie sul molo di Sydney , stavolta con un biglietto di sola andata.

(CONTINUA…)

DECIMA PARTE – SCEUSA CONTRO NASI
UNDICESIMA PARTE – GLI ULTIMI ANNI
ADDENDUM – LOUISA SWAN