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U RUNCU

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U runcu in un dipinto del 1960 di Francesco Renzo Garitta

Un tempo ogni mattina davanti la Villa si poteva incontrare il pittoresco signor Barraco con i suoi inseparabili animali: un pappagallo e una scimmietta, entrambi ammaestrati.

Il signor Barraco, conosciuto da tutti come u runcu, si definiva il più grande annivinavinture, indovino, di Trapani. Quando qualcuno voleva conoscere il futuro, proprio o dei propri cari, si rivolgeva a u runcu che ordinava a Cocò, il pappagallo, di prendere un bigliettino da una cassetta. Ogni bigliettino ovviamente era diverso da tutti gli altri.  

U runcu aveva una abbanniata cantilenante che faceva più o meno così: “Naiu pi tutti, ziti, maritati, figghi, surdati, ricchizza, povertà, … ccanusciti u vostro avviniri, … pigghiati un biglietto!

Un giorno una signora si avvicinò circospetta e gli chiese sottovoce: “Aiu un figghiu carcerato, nave biglietti pi carcerati?” “Certo chi ci l’aiu.” rispose u runcu. Cocò prese il bigliettino, la donna pagò e, mentre ne andava in un luogo isolato per leggerlo in pace, sentì abbanniare: 

Aiu biglietti pi li surdati, pi fimmini schetti e maritati” e poi alzando ancora di più la voce “Aiu biglietti puru pi li carcerati!

Per un a curiosa coincidenza anche il pappagallo della Villa Margherita si chiamava Cocò

La donna, tradita dalla mancata segretezza, si arrabbiò: “Chi figghiu ri buttana stu nnuvina vinture” Megghiu figghiu ri buttana chi carciratu…” rispose u runcu a cui la parlantina non mancava. 

Si un gran curnutu” ribatté la donna. Ma l’altro sempre pronto: “Megghiu curnutu chi ammanittatu…

Infastidita la donna se ne andò, consolata almeno dal fatto che il bigliettino per il figlio le dava buone notizie…

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PIETRO GAETA E IL CLUB DEI LATIN LOVER

Cari lettori, oggi parliamo del goliardico Pietro Gaeta. Ne parliamo perché è, o almeno lui stesso si è definito, « il più grande amatore d’Italia », al punto da fondare il club dei latin lover, di cui è stato ovviamente presidente nazionale. L’idea risale al 1992, dopo una cena in campeggio fra amici, e non sappiamo se il club esista ancora. Saremmo grati a chi, soci del club o il presidente in persona, potesse darci maggiori informazioni per aggiornare l’articolo.

Ma intanto andiamo avanti. Gaeta era un latin lover, lo abbiamo detto, ma non immaginatevi il classico sciupafemmine. Niente lo faceva andare in bestia quanto essere associato a un volgare playboy. 

“Noi siamo poeti dell’amore. E loro? Ah, loro puntano solo alla materializzazione delle passioni mostrando vanto agli amici dei propri atti virili.”
Pietro Gaeta sulla differenza tra playboy e latin lover

Per Gaeta, le donne non erano una conquista, ma una filosofia di vita, e infatti, come Pitagora e Aristotele, anche Gaeta aveva la sua scuola, anzi ne aveva ben due. La prima era l’Istituto Nautico dove insegnava noiose nozioni di astronomia e tecniche di navigazione; la seconda, quella che veramente ci interessa, era la scuola per latin lover riservata solamente ai selezionatissimi iscritti al club. L’adesione era a numero chiuso, vi si insegnavano estetica, psicologia sociale, dialettica e arte latina e, come ogni corso che si rispetti, aveva il suo libro di testo, “La filosofia dell’approccio”, scritto dallo stesso Gaeta.

Pietro Gaeta con Gabriella Lunghi, conduttrice di Colpo Grosso

Di Gaeta si ricorda anche una partecipazione a Colpo Grosso nel 1992, programma televisivo, lo ricordiamo ai pochi che non lo conoscono, condotto storicamente da Umberto Smaila. Nella benpensante Trapani degli anni ’90, la partecipazione alla trasmissione di un trapanese, anzi di un professore che più di altri doveva tenere comportamenti virtuosi e aderenti alla morale, riempì le cronache dei bar e dei parrucchieri per molto tempo.

Ma d’altronde Pietro Gaeta era così, gli piaceva sorprendere. E di sicuro fu una sorpresa per tutti la fondazione di un’altra associazione, destinata a uomini tra i 35 e i 55 anni,  spiegava Gaeta stesso, “che nel giro di un paio di mesi hanno già superato la crisi e si accingono a ricominciare una nuova vita, magari accanto a donne un po’ più fedeli”. Era nato così il club dei mariti traditi! E anche qui l’ammissione era rigorosa. Solo chi poteva dimostrare il tradimento della moglie veniva ammesso e chissà se lui si considerava della categoria. A suo dire però il club nacque solo per sostenere gli amici in difficoltà. 

“Molti amici mi hanno raccontato i loro guai con le mogli. Li ho visti piangere, disperarsi, meditare propositi di vendetta. Per un poco ho cercato di aiutarli singolarmente, poi ho capito che fondare un club potesse farli sentire meglio.”
Pietro Gaeta e i mariti traditi

Era il 1994 e sempre nello stesso anno sfrutta la popolarità per candidarsi a sindaco con una lista civica da lui chiamata TESA, che senza doppi sensi significava Trapanesi Esasperati Stanchi Avviliti. Ha ottenuto 989 voti, pari al 2,65%, risultato certo non sufficiente per diventare sindaco, ma per niente disprezzabile, e non sappiamo se attribuirne il merito alle donne attratte dal suo fascino o al sostegno dei mariti cornuti…

Questo articolo è un regalo di compleanno per un amico che forse un pochino si identificherà con Pietro Gaeta…

LEGGENDARI SPADACCINI TRAPANESI – ATHOS DI SAN MALATO

“…mi è capitato un caso strano: nessuno degli schermidori classici volle più accettarmi come avversario. Io facevo della scherma diversa dalla loro, ero un ribelle delle dottrine classiche, rinnegavo le nobili e pure tradizioni…” Athos di  San Malato

Cari lettori, la scorsa settimana abbiamo parlato di Turillo di San Malato (link). Oggi parliamo di suo figlio Athos, e, potete immaginare, con un nome così, non poteva che essere un predestinato.

athos-di-san-malato-staitiAthos nasce nel 1868 quando Turillo e Maria Staiti non sono ancora sposati. Siamo sicuri che sin dalla culla il padre gli abbia raccontato dell’omonimo eroe del romanzo di Dumas e gli abbia insegnato a usare la spada prima della penna, così come Athos, quello del libro, non aveva potuto fare col proprio figlio Raoul.

Athos, il nostro Athos, segue il padre a Parigi dove ha modo di dimostrare che le lezioni di scherma non sono state inutili. L’interesse attorno a lui non si ferma alla Francia. Dall’Australia al Brasile molti giornali ne parlano.

La sua è una scherma più tecnica di quella del padre. Inventa il concetto di cono di protezione, lui lo chiama di impenetrabilità, alla base della scherma moderna. In pratica la perfezione della linea spalla-gomito-polso-spada dà garanzia assoluta di non essere colpito. Noi lasciamo che siano gli addetti ai lavori a giudicare l’efficacia di questa teoria.

Brevetta anche una impugnatura rivoluzionaria che permette una presa sulla spada più naturale, ovvero un’impugnatura non liscia, ma anatomica. E infatti si chiama proprio impugnatura anatomica, gli americani la chiamano pistol grip, e, sebbene sia stata ideata per il terreno, oggi è la più usata in pedana. Su Wikipedia l’inventore risulta il vercellese Francesco Visconti, ma noi sposiamo la tesi di Adalberto Tassinari che sostiene che San Malato abbia usato l’impugnatura anatomica ben prima del Visconti. Quest’ultimo, a quanto ne sappiamo, non ha mai depositato un brevetto al riguardo, cosa che invece fece Athos di San Malato… Chi lo sa, forse un giorno verrà chiamata impugnatura alla San Malato? Ai posteri l’ardua sentenza…

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Di San Malato si ricorda anche l’impegno per la legalizzazione del duello in Italia. Da una conferenza tenuta a Napoli viene tratto il libro “La Partita d’onore e le sue leggi” dove descrive gli aspetti tecnici, giuridici e morali del duello. Forse è una fortuna che non sia riuscito nell’intento, altrimenti oggi vedremmo la gente sfidarsi ad ogni angolo di strada.

Tra i suoi avversari ricordiamo il campione italiano Filippo Salvati, il celebre spagnolo Felix Lyon, il capitano argentino Rodriguez e il famoso maestro francese Marie Louis Damotte. Noi però scegliamo di raccontare il duello contro il terribile Eugenio Pini, detto il diavolo nero, anzi le diable noir, dato che siamo a Parigi nel febbraio del 1904. Il duello, nato non si sa bene per quale controversia, ha delle condizioni durissime: punta nuda, lama affilata, torso nudo per entrambi e nessuna tutela per il braccio.

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Il Nouveau-Théâtre di Parigi, cornice al duello San Malato-Pini

Athos di San Malato arriva con un mantello che lascia cadere, come il tenore di una grande opera, osserva qualcuno dei presenti. Sotto, la camicia con lo stemma del casato.

Tutto è pronto, Eugenio Pini si attorciglia i baffi, Athos di San Malato incrocia le braccia. Allez, messieurs! Si parte…

San Malato è una furia e va all’attacco. Pini si difende facilmente grazie alla sua ottima tecnica e cerca di passare al contrattacco. La folla è il delirio, batte le mani, urla, butta in aria i cappelli… Pini combatte in silenzio, San Malato ad ogni movimento emette dei grugniti. Più che un essere umano sembra una bestia, tanto che ad un certo punto l’arbitro lo richiama.

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Il duello del secolo, secondo la Tribuna Illustrata

Si va avanti così per cinque lunghi round. Al sesto, Pini viene ferito al braccio, ma può continuare a combattere. Nella stessa ripresa per pochissimo San Malato non viene trafitto. Un brivido corre lungo la schiena dei presenti, ma la tragedia è solo sfiorata. Si va avanti con San Malato che attacca e Pini che si difende, ma ad un certo punto le parti si invertono, Pini attacca e San Malato, stanco, sembra cedere, ma invece di indietreggiare va rabbiosamente avanti e ferisce l’avversario al sopracciglio destro. I testimoni di Pini vorrebbero fermare il duello, ma lui non si arrende, e quindi il combattimento prosegue. Siamo al diciottesimo round e dal sopracciglio di Pini continua a sgorgare sangue quando all’improvviso a causa di una distorsione il polso di San Malato comincia a gonfiarsi. Anche lui vorrebbe continuare, ma ora sono i testimoni ad insistere, e fermano il combattimento diventato troppo pericoloso.

Per due ore e mezza hanno provato a infilzarsi e ora, con impulsività tutta latina,  si abbracciano. Pini, si racconta, nonostante fosse più anziano, sembrava il meno stanco dei due.

LEGGENDARI SPADACCINI TRAPANESI – TURILLO DI SAN MALATO

Toulouse- Lautrec e le atmosfere seducenti e decadenti della Parigi di fine '800

Toulouse- Lautrec e le atmosfere seducenti e decadenti della Parigi di fine ‘800

Parigi, fine ‘800. E’ in questo periodo che si diffondono comodità fino ad allora sconosciute: la radio, l’automobile, l’illuminazione elettrica. Le condizioni di vita migliorano, molte malattie vengono debellate e i parigini scoprono il piacere di una vita spensierata. Il volto della città cambia per sempre. Viene costruita la Tour Eiffel, la gente riempie i teatri, i cinema e i café-chantants. Scompaiono busti e colletti alti. Le donne vanno in giro in tailleur, che ne esaltano il vitino da vespa, e indossano coloratissimi cappelli piumati. E’ la Belle Époque, e nonostante la vita gaudente, o forse proprio per questo, non mancano i duelli e i romantici spadaccini. Volete sapere che ci fa un trapanese in tutto questo?

Partiamo dall’inizio quando nell’aprile 1838 da una famiglia dell’alta borghesia trapanese nasce Salvatore Malato. Il padre Sebastiano è viceconsole, ovvero cura infatti gli interessi svedesi e norvegesi in Sicilia, lo zio Francesco, ricchissimo, quelli della Francia, l’omonimo nonno, oltre ad essere il principale esportatore di corallo, quelli della Nazione Britannica. Il piccolo, che trascorre gli anni dell’infanzia senza preoccupazioni economiche, ne combina di tutti i colori tanto che lo chiamano Turillo, il Castigo di Dio. Crescendo non mette la testa a posto, è irrequieto, ha un carattere sanguigno, attaccabrighe diremmo oggi, e sviluppa presto una vera e propria passione per le armi bianche.

A quei tempi l’offesa ed il mancato rispetto finiscono quasi inevitabilmente con un duello all’arma bianca. Il luogo di queste partite d’onore è la zona delle saline lontano da occhi indiscreti e la polizia borbonica ha il suo da fare per tenere a bada questo “riprorevolissimo imbecille giovinastro”. Finisce pure in carcere per uno scandalo legato alla vicenda amorosa con la cantante Adalgisa Molinari. L’eco dello scandalo arriva anche a Napoli, anzi, nella circostanza, è proprio Turillo a scrivere al sovrano Ferdinando II, ma questa è un’altra storia e per i dettagli rimandiamo il lettore curioso agli studi di Salvatore Accardi.

Garibaldi ad Aspromonte - Giovanni Fattori 1862

Garibaldi ad Aspromonte – Giovanni Fattori 1862

Noi proseguiamo perché Turillo è il tipo attorno a cui fioccano le leggende, e se di molti episodi non conosciamo l’autenticità, uno ha un testimone, anzi un protagonista, d’eccezione. Turillo è infatti un veemente garibaldino, a Trapani ha fondato anche il giornale risorgimentale “Caprera” e nel 1862 si trova in Aspromonte quando Garibaldi viene ferito. Ricordate “Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba…” ? In quella circostanza a sorreggerlo è proprio lui. A parte i tanti testimoni oculari, è lo stesso Eroe dei due Mondi che in una lettera a Turillo scrive:

Voi non siete mai uscito dalla mia memoria, né dal mio affetto… I fratelli vostri vi stimano come uno dei prodi, su cui l’Italia nutre le sue speranze… Sarei infelice di mancare dei miei fidi, dove contate nelle prime file… Ricordo che in Aspromonte, quando fui ferito, voi foste il primo sul quale mi appoggiai…

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Turillo di San Malato in pedana

Pur non rinunciando mai al duello di strada, col tempo l’attenzione di Turillo si sposta verso la pedana. In città dà vita alla prima scuola di scherma, presto frequentata dai rampolli della Trapani bene, primo tra tutti suo figlio, avuto da Francesca Staiti, e chiamato, chissà per quale motivo, Athos. La sala d’armi è in un appartamento di Piazza del Teatro, ora Piazza Scarlatti. Poi viene spostata in via San Francesco d’Assisi e successivamente in via Cortina, l’attuale via Nunzio Nasi.

La sua scherma non si inquadra in nessuno stile fino ad allora conosciuto. Lo stile di Turillo di San Malato unisce aggressività e irruenza a un grande rispetto per l’avversario e alla massima correttezza in pedana. Noi non siamo in grado di esprimere un parere tecnico. Jacopo Gelli, forse il più grande storico italiano della scherma, fa piazza pulita di alcuni sommari giudizi che descrivono Turillo al pari di un saltimbanco della pedana.

A un certo punto siccome i duelli trapanesi non gli bastano più si trasferisce a Parigi, dove ci sono nuovi avversari da sconfiggere e  nuove dame da conquistare. Il suo amore per la città è ricambiato e i giornali dell’epoca si affezionano all’esuberante schermidore.

Turillo di San Malato. Un giornale del 1881 lo descrive cosí: C’est un homme d’une quarantaine d’années. Figure sympathique. Taille ordinaire. Moustaches longues. Un tempérament de fer et des muscles d’acier

Turillo di San Malato. Un giornale del 1881 lo descrive cosí: C’est un homme d’une quarantaine d’années. Figure sympathique. Taille ordinaire. Moustaches longues. Un tempérament de fer et des muscles d’acier

Tra i duelli parigini raccontiamo uno dei più famosi, col celebre maestro d’armi Charles Pons. Il francese vuole sfidarlo perché è infastidito dalle urla in pedana che seguivano ad ogni assalto del trapanese. La sfida tra le due principali scuole schermistiche dell’epoca, quella francese e quella italiana, ha quasi del surreale con Turillo che si inginocchia e rimane fermo in quella posizione ad attendere l’attacco dell’avversario per ben due minuti, pronto al contrattacco, chiamato, come lui, il castigo di Dio. Il prudente Pons però non cade nella trappola e alla fine ferisce leggermente Turillo ad una mano. Quest’ultimo, per dimostrare al pubblico che l’avversario gli aveva fatto solo un graffietto, il giorno successivo vuole tirare di nuovo di scherma. Il deputato Paul de Cassagnac, padrino di Pons e direttore del Pays, gli scrive per farlo desistere:

Je savais que vous étiez un homme de coer. Je vous ai admiré sur le terrain. Je n’ai jamais vu une épée plus intrépide et une tète plus vaillante et j’en ai vu pas mal dans ma vie. Laissez passer quelques jours avant de tirer en public; c’est une question de convenance vis-à-vis de l’opinion. Il n’y a aucune fìerté à sembler moins blessé qu’on l’a dit et qu’on l’a été.

Scusateci se abbiamo lasciato i dialoghi in francese. E’ la lingua della scherma e poi non dimentichiamo che siamo in piena Belle Époque. Non sappiamo se condividere il giudizio di Martino Cafiero, “E’ il più bel tipo che sia mai uscito dalla inesauribile e portentosa Sicilia”. Di sicuro Turillo di San Malato è stato un personaggio d’eccezione, ma altrettanto sicuramente possiamo dire che non è stato il più grande schermidore che la città di Trapani abbia mai avuto…

L’ARTE DI ARRANGIARSI

Mater artium necessitas

Brevissimo post. Trapani, anni ’60. Sta arrivando l’era della motorizzazione di massa. Purtroppo però non tutti hanno la possibilità di comprare una macchina o un motorino. L’alternativa è andare a piedi o in bicicletta, ma c’è chi, come Antonio Figlioli, non ha le gambe. Niente panico, laddove il fisico penalizza, supplisce la mirudda. Non è forse questo che chiamiamo progresso?

Antonio-Figlioli