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IL TENORE DI TRAPANI – SECONDA PARTE

PRIMA PARTE

Cari lettori, quanto c’è di vero e quanto di fantasia nella storia raccontata la settimana scorsa? Il Mandracchio, usando parole sfumate, ha confermato se non i fischi, almeno la performance deludente di Caruso, che dei fischi fu la causa. Per la melodrammatica storia d’amore invece le cose sono più complicate. Molta della sua fama è dovuta al libro di Frank Thiess Der Tenor von Trapani, pubblicato una ventina d’anni dopo la morte di Caruso dalla casa editrice Reclam di Lipsia. Il libro ha ispirato anche il film Enrico Caruso, leggenda di una voce del 1951 in cui Caruso è interpretato da Ermanno Randi, e Stella dalla già famosa Gina Lollobrigida. (link alla pagina del film su Wikipedia)

Tenore_di_Trapani_Frassinelli

Il tenore di Trapani, pubblicato in Italia dalla casa editrice Frassinelli

Ma quanto sono attendibili le vicende narrate nel libro, nel film e, umilmente, anche su queste pagine la settimana scorsa?

Cominciamo col dire che a Trapani un barone Cangemi non è mai esistito. E’ esistito invece il marchese Giuseppe Platamone, che abbiamo già incontrato quando abbiamo parlato della nascita del calcio a Trapani (link). Ai tempi dell’esibizione al teatro Garibaldi, Enrico Caruso aveva 23 anni, Giuseppe Platamone 20, età che ben si addicono a una rivalità amorosa.

A Trapani si racconta pure che Enrico Caruso fosse amico della famiglia del marchese e, negli anni successivi, quando passava da Trapani, era solito fermarsi a dormire da loro. Ma c’è dell’altro. Sempre la voce del gossip trapanese racconta che quel 14 febbraio 1896 Enrico, disperato dopo i fischi ricevuti, non solo si volesse buttare giù dalle mura di tramontana, ma lo fece veramente. Non riuscì nell’intento suicida solo perché, anziché sugli scogli, cadde sullo strato di alghe che li ricopriva. I più anziani testimoniano che in passato ci sono stati diversi casi di ragazzi che per fare una bravata hanno emulato il gesto di Caruso tuffandosi pure loro dalle mura.

Lollobrigida_Randi

Ermanno Randi, che interpreta Caruso, e Gina Lollobrigida. A soli 31 anni, poco dopo l’uscita del film, Randi verrà ucciso dal compagno in un attacco di gelosia

Questa versione dei fatti è stata sempre contestata dagli eredi di Caruso. I familiari dopo aver cercato invano di bloccare l’uscita del film, hanno citato in giudizio la casa produttrice, la Tirrena Asso Film, che avrebbe dato una immagine negativa del loro congiunto. Dopo un iter giudiziario che arrivò fino alla Cassazione, i giudici hanno riconosciuto che la Asso Film, nelle scene relative all’ebbrezza e al tentato suicidio, ovvero quelle ambientate a Trapani aveva effettivamente offeso l’onore di Caruso, e per questo fu condannata a pagare agli eredi due milioni di lire. Sembrano tanti, ma non lo erano. Gli eredi di Caruso si aspettavano molto di più, ma quello che ci interessa è che per la magistratura i fatti di Trapani non sono mai successi.

Sembra tutto chiaro. I fischi a Caruso e quello che successe dopo non sono che una fake news d’epoca. Il caso è chiuso!

Eppure…

(CONTINUA…)

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IL TENORE DI TRAPANI – PRIMA PARTE

La vita mi procura molte sofferenze. Quelli che non hanno mai provato niente, non possono cantare. Enrico Caruso

Melodici lettori, in tempo di Festival di Sanremo non possiamo esimerci dal raccontare la storia di un cantante  che ha mosso i primi passi, anzi i primi acuti, proprio a Trapani.

Lina_Cavalieri_Enrico_Caruso

Lina Cavalieri ed Enrico Caruso

13 febbraio 1896. A Trapani arriva la compagnia Cavallaro, per mettere in scena al Teatro Garibaldi la Lucia di Lammermoor di Donizetti “per l’interpretazione della signorina Cavalieri e dei signori Caruso, La Puma, Franchetti e Lauria” come recita un giornale dell’epoca. Il signor Caruso è Enrico Caruso, da molti considerato il più grande tenore di tutti i tempi.

La prova generale è prevista per l’indomani, il 14 febbraio, e la prima il giorno successivoAlle motivazioni professionali il giovane Enrico univa anche quelle personali dato che si era unito alla compagnia di Cavallaro da poco proprio per avere l’occasione di reincontrare Stella, sua vecchia fiamma, che si era trasferita a Trapani dopo aver sposato il barone Cangemi, discendente di una nobile famiglia trapanese.

Sembra incredibile, ma la grande occasione per il romantico Enrico è un fiasco. Alla prova generale si presenta sul palco completamente ubriaco e il pubblico trapanese, che gremiva il teatro nonostante fosse “solo” una prova, lo fischia sonoramente. Per il sensibile Enrico il dispiacere è grande, e viene reso ancora più insopportabile dalla presenza tra il pubblico proprio di Stella. Si rifugia sulle mura di tramontana, pensa anche di buttarsi di sotto e farla finita, ma, come in un film, lo raggiunge Stella, che ancora innamorata, lo dissuade dai disgraziati propositi e lo incoraggia a continuare a cantare. Di lasciare il marito però non se ne parla. E così Enrico e Stella si dicono addio, ma prima di salutarsi per sempre, si baciano per la prima, ed ultima, volta. E’ la sera di San Valentino del 1896.

Teatro_Garibaldi

Il Teatro Garibaldi – Foto Archivio Fundarò

La storia di Caruso a Trapani però non finisce qui. Ripresosi dalla sbronza, il sobrio Enrico, a cui la voce non mancava, alla prima incanta l’esigente pubblico trapanese. Il Mandracchio, giornale trapanese dell’epoca, parla di “successo entusiastico, per merito principale d’una esecuzione accurata, lodevolissima sotto tutti i rapporti.“. E ancora: “il tenore Caruso che avevamo veduto indisposto alla prova generale, presentossi la prima sera con timor panico straordinario e non ebbe campo di farsi apprezzare come egli avrebbe desiderato. Pure l’accoglienza del pubblico fu benevola ed in certi punti incoraggiante. La voce del Caruso è di tenore leggero, tanto difficile nella attuale carestia artistica, è simpatica di timbro notevolissimo ed il suo canto è corretto ed aggiustato abbastanza.

La tappa trapanese della tournée prevede altre due esibizioni: la Cavalleria rusticana di Mascagni e i Pagliacci di Leoncavallo. Sempre il Mandracchio scrive: “Il Caruso, entrato completamente nelle simpatie del pubblico trapanese, è stato fatto segno di calorose dimostrazioni di applausi in tutta l’opera, specialmente nella Siciliana e nel duo con Santuzza, nel brindisi e nell’addio alla madre.

E’ la definitiva riabilitazione di Caruso che può continuare la sua incredibile carriera artistica. E pensare che tutto sarebbe potuto finire sugli scogli davanti le mura di tramontana!

SECONDA PARTE

LA PATATA VASTASA

Nel panorama musicale internazionale un posto di assoluto rilievo è occupato da Peppe Giacalone detto Jaka.

Uno degli ultimi suoi capolavori è un’ode alla patata vastasa, piatto tipico siciliano, ma qui metafora di qualcos’altro. Nel video é mostrato come una donna e come un uomo vedono l’incontro sessuale, per la prima volta trattato con gioiosa schiettezza e senso dell’ironia. Guardatelo!

E’ vastasa, sì nà patata vastasa
patata vastasa , vastasa vastasa
sì nà patata vastasa
patata vastasa , sì nà patata vastasa
vastasa vastasa

In Sicilia c’è un piattu tradizionale c’ havi un gustu, un gustu speciale
e na canzuni ci vulemu dedicare picchì picchì nì fa sempri priari

‘a patata vastasa cunzata cu cori chi quannu la tasti è deliziusa
bianca patata e russa cu pumaroru, patata vastasa chi si sfiziusa !

attocca attocca a mia, squagghiata scotta, si squagghia ‘n mucca, ci dugnu nà botta
matri che duci, tuttu arrimoddru, duci che duci, dru piricuddru

sbarrachiu l ‘occhi quannu l ‘haiu davanti, di cosa nica addiventa ranni
condita gustosa rianata o brasata, a mia ‘a patata mi piaci vastasa !

E’ vastasa, sì nà patata vastasa
patata vastasa , vastasa vastasa
sì nà patata vastasa
patata vastasa , sì nà patata vastasa
vastasa vastasa

aisa a manu si ti piaci a patata
aisa a manu si ti piace vastasa
yeoh ! patata vastasa, uooo ! vastasa vastasa
yeoh ! patata vastasa, uooo ! vastasa vastasa

c’abbrucia c’abbrucia, li cosci si rapi, s’adduma s’adduma, ma quantu ci piaci
c’abbrucia c’abbrucia, li cosci si rapi, s’adduma s’adduma, ma quantu ci piaci

“Ti chiuri sti ammi ?” ci rici sò matri, pigghiari lignati ‘un ci piaci ‘un ci piaci !
‘a rosa si rape e quannu ecca vuci un viri l ‘ura du babbaluci u vastuni ci piace, beddru duru, u vastuni ci piace, “dammillu dammillu !”
u vastuni ci piace, beddru duru, u vastuni ci piace, “dammillu dammillu !”

a sarda salata l’ allicca l’ allicca, ‘u pisci arrustutu la ciara la ciara
ma iddra s’adduma cu focu r’accedro, matri che duci ! Matri che beddru !

RIT.

forti forti araciu araciu, a picca a picca ti gustu ti vasu
ti gustu araciu araciu ti vasu, prima araciu poi forti chiù forti
ecca ecca vuci chi colpi chi colpi, ecca ecca vuci chiù forti

mi piaci no piattu e magari no vasu ci ficcu la vucca e puru lu nasu
condita gustosa rianata o brasata, ‘a mia patata mi piaci vastasa !

Bravissima  protagonista femminile Patrizia Lo Sciuto (qui trovate il suo blog, leggermente piú serio di questo), nei panni di Mc Pat Onz. Incantevole anche l’ambientazione del video dalle parti di Monte Cofano.

Domanda per i lettori: qual é la vera ricetta della patata vastasa? La redazione del blog su questo si é trovata divisa…

Grazie Peppallegro per la collaborazione.