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A TRUZZARI

Pronti a giocare a truzzari? Si gioca in due, e l’unica cosa di cui necessitano i giocatori è un uovo sodo ciascuno.

Le regole sono semplici. Un giocatore tiene nel pugno l’uovo, e l’altro cerca di romperlo battendo, di punta o di culu, col suo uovo. Il giocatore il cui uovo dovesse rompersi perde e l’uovo diviene di proprietà dell’altro.

Questa è la partita singola. Ovviamente si possono organizzare dei tornei con più giocatori ed esistono dei trucchi per rendere il guscio più resistente, ma sono segreti e  quindi non li divulghiamo. Però un indizio ai lettori lo possiamo dare: allo scopo si usano oggetti e materiali facilmente reperibili sia oggi che in passato.

Il gioco a truzzari, nonostante sia conosciuto in tutto il mondo sin dal Medioevo, sta attraversando una fase di declino, ma, chissà, forse un giorno lo troveremo alle Olimpiadi…

Truzzare

Due bambini giocano a truzzari. Particolare di un’incisione tedesca del 1880.

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TOCCO… DI CLASSE

Npassatella-1o, oggi non parliamo di Gigi Rotondi né di salsicce, ma di un gioco che nasce dall’unione di alcool e carte da gioco. Si tramanda da tempo immemore e l’obiettivo é quello di bere il più possibile  facendo rimanere appinnuti, cioè a bocca asciutta, gli altri giocatori, soprattutto chi apprezza particolarmente l’alcool.

Si può giocare in quanti si vuole e siccome l’unione fa la forza, si vengono spesso a formare due “cordate”, in modo tale da aumentare le chances di bevuta. Per partecipare serve una abbondante quantità di vino, birra o altra bevanda alcolica, e un mazzo di carte da gioco.

gioco_della_passatellaChi detiene inizialmente il vino è deciso tramite conta, da cui il nome tocco, oppure con le carte. Il sorteggiato, che per il disturbo può bere la quantità che preferisce o non bere affatto, nomina un nuovo capo e un sottocapo, da cui deriva il nome con cui è conosciuto in molte parti di Sicilia, Patruni e Sutta. La scelta è molto importante perché il capo propone al sottocapo due persone a cui far bere, ma il sottocapo, finché il nominato non ha poggiato le labbra sul bicchiere, ha diritto di veto e quindi se fra i due non si raggiunge un accordo si crea una situazione di stallo che talvolta dà luogo a contrattazioni e perorazioni che possono essere interrotti dal giocatore inizialmente sorteggiato che bevendo lui stesso mette fine alla diatriba. La “bellezza” del gioco sta nell’oratoria di capo e sottocapo che, per giustificare le loro scelte, danno vita a infervorati discorsi, e in cui si possono mescolare ironia, vecchi risentimenti, passioni represse o addirittura umiliazioni che, non deve meravigliare, ogni tanto degenerano.

Terminato il round di bevuta, si prosegue con un nuovo tocco fino all’esaurimento degli alcolici senza un vero e proprio vincitore.

Anche il grande Nino Martoglio ha dedicato al tocco una delle sue poesie.

U TOCCU

(‘ntra la taverna d’ ‘u zù Turi u’ Nanu)

Attoccu ju… vintottu ‘u zù Pasquali…

Biviti? – Bivu, chi nun su’ patruni?

– Tiniti accura… vi po’ fari mali…

Maccu haju a’ casa! – E ju scorci ‘i muluni!…

– Patruni fazzu… – A cui ? – A Ciccu Sali

– Ah!… E sutta? – A Jabicheddu Tartaruni.

– (A mia ‘mpinniti ?… A corpa di pugnali

finisci, avanti Diu!…) – ‘Stu muccuni,

si quannu mai, ci ‘u damu a Spatafora?…;

– Troppu è, livaticcinni un jriteddu.

– Nni fazzu passu!… – A cui?… Nisciti fora!…

A mia ‘stu sfregiu? – A vui tintu sardaru!…

Largu! – Largu! – Sta’ accura! – ‘U to’ cuteddu!…

– Ahjai, Sant’Aituzza!… m’ammazzaru!

Nino Martoglio – Centona

Una variante leggermente meno diffusa è quella in cui l’obiettivo è far ubriacare chi non apprezza particolarmente l’alcool. Il gioco è anche possibile per i minori, a patto ovviamente di utilizzare bevande analcoliche.

Buon divertimento!

 

SETTIMEU

Carte_sicilianeTipico gioco del periodo dell’Immacolata, quando cominciano le giocate a carte, è il Settimeu. In passato era giocato soprattutto dalle donne e dai bambini che si riunivano in cortile. Ne riassumiamo quindi le semplici regole con la variante in cui al posto dei soldi si usano le mandorle. 

Si gioca in quanti si vuole, anzi più giocatori ci sono, meglio è. Ognuno mette una mandorla al centro del tavolo. Una volta si usava il tavoliere, quello per preparare la pasta fresca e che spesso costituiva l’improvvisato tavolo da gioco.

Le regole sono semplicissime. Il mazziere distribuisce una carta scoperta a ciascun giocatore. Se la carta è di denari il giocatore vince una mandorla, oltre quella messa a montepremi inizialmente. Dopo che la prima carta di denari è uscita, il piatto si dice spignato, (qui un altro esempio di spignatura) . Le mandorle rimaste nel munzeddu alla fine del giro sono del mazziere.

Se però esce il sette di denari la mano finisce. Il fortunato allunga le braccia e gridando “Settimeu!” porta a sé tutte le mandorle rimaste.

Fare settimeu è entrato nel linguaggio comune per indicare scherzosamente un comportamento avido e bramoso, proprio come quello del giocatore di Settimeu.

Adesso nell’attesa del prossimo articolo sapete cosa fare… :-)

ABBIRIRI CHI MI VEGNU E DICU ASCHI

tri_triEcco un gioco di società da sempre passatempo dei bambini trapanesi. Il numero di partecipanti non è importante. Da quattro in poi va bene. Si formano due squadre, ciascuna con un capitano. A pari e ziparo si decide la squadra che va sutta e quella che va ‘ncapu.

A questo punto i componenti della squadra sutta si piegano uno dietro l’altro come a formare un ponte. Il capitano può mettersi spalle a muro oppure partecipare come gli altri alla formazione del ponte.

A uno a uno, ciascun giocatore della squadra avversaria, presa la rincorsa durante la quale grida “abbìriri-chi-mi-ni- vegnu-e-ricu-àschi“, salta appoggiandosi con le mani sul primo avversario piegato e cerca di ricadere sulle spalle degli avversari nel punto più lontano possibile. Attenzione però a non esagerare con lo slancio perché se si cade o se si tocca terra con i piedi, o se si fa cadere un compagno già sul ponte, il gioco riprende con l’inversione dei ruoli, la squadra che prima era sutta va ‘ncapu e viceversa. Se invece si rompe il ponte, il gioco ricomincia con le squadre negli stessi ruoli.

acchiana-u-patreSe invece il ponte regge e nessuno cade, il gioco prosegue fino al salto del capitano della squadra ‘ncapu, che sul ponte dice velocemente: “Quattru-e-quattru-ottu-scarica-lu-bottu-aceddru-cu-li-pinni-scàrica-e-vattìnni-aschi-aschi-aschi” A questo punto il gioco è finito. I capitani delle due squadre si congratulano a vicenda e i ruoli si invertono oppure si decide di nuovo a sorte chi sta sutta e chi ‘ncapu.

Il gioco, semplice e divertente, è conosciutissimo in tutta Italia e in tutto il mondo coi nomi più disparati. A Palermo lo chiamano Acchiana u patri cu tutti i so figghi, oppure Scarrica canali, che causa una variazione della filastrocca, da “aceddu-cu-li-pinni-scarica-e-vattinni” a “aceddu-cu-l’ali-scarica-canali”

scarrica-canali

TIVITTI

Tivitti è un gioco semplice e si usa soprattutto per insegnare ai bambini a riconoscere le carte. Si gioca in due e lo scopo del gioco è rimanere senza carte.

tivittiSi dividono le carte tra i due giocatori, che, a turno, ne prendono una dal proprio mazzo (*). Se la carta girata è immediatamente superiore o inferiore a quella mostrata sulla pila dell’avversario, deve essere spostata su questa, indipendentemente dal seme. Vedremo fra poche righe come si forma una pila scoperta davanti al giocatore. Se invece la carta girata è un asso o una immediatamente successiva ad una dello stesso seme già presente sul tavolo, deve essere posizionata scoperta su quest’ultima. Sul tavolo si vengono a formare così quattro pile, una per ogni seme, oltre alle pile e ai due mazzetti davanti ai giocatori, come in figura.

Se non si verifica una delle situazioni descritte sopra, il giocatore posiziona la carta scoperta davanti a sè e il turno passa all’avversario, altrimenti continua a girandone un’altra. Quando non ci sono più carte coperte nel proprio mazzetto, si capovolge la pila di carte scoperte e si continua.

Attenzione! Se si sposta una carta non seguendo le regole del gioco, si commette un errore e l’avversario lo farà notare dicendo “Ti vitti!” (ti ho visto). L’errore obbliga il giocatore a rimettere la carta, coperta, sul proprio mazzo cedendo il turno all’avversario.

Attenzione! Non si deve prendere la carta dal proprio mazzo se si può spostare quella scoperta sulla pila dei semi, altrimenti si ricade nel Ti vitti!

Attenzione! Si puó gridare Ti vitti! solo dopo che il giocatore ha lasciato la propria carta, non un millisecondo prima.

Ci sono diverse varianti, il tivitti a salire e scendere, o solo a salire, o solo a scendere, o anche la versione adattata per  più giocatori. E’ un gioco tradizionale, ma adatto ai tempi moderni. Esiste pure la versione per Android, scaricabile qui:

https://play.google.com/store/apps/details?id=lovetere.tivitti

Non meravigliamoci quando per strada incontreremo gente che grida “Ti vitti!” nel microfono del telefono! Noi sapremo perché…

(*) per semplicità è usata la parola “mazzo” o “mazzetto” per indicare le carte coperte, e la parola “pila” per indicare le carte scoperte

IL PUGNO PREPARATO

matisse_la_danzaQuesto è un gioco che mi è stato insegnato qualche tempo fa all’Ospizio Marino, quando ancora i bambini non conoscevano bacheche Facebook e spunte di Whatsapp.

Si gioca in tanti. Tutti i giocatori, tranne uno estratto a sorte, si dispongono in cerchio e cominciano a fare un girotondo mentre chi è rimasto fuori gira in senso inverso, roteando il braccio e cantando una cantilenante filastrocca “Aiu un puuuugnu preparatu, un nu saaaacciu a cu l’a ddari, …”

E quando, accompagnato dal coro degli altri, arriva a pronunciare le ultime parole della canzoncina “Mi sta carenno, mi sta carenno, mi cariu!” dà un pugno a un altro giocatore, sul braccio o sulla spalla sia chiaro. A quel punto tutti si fermano, tranne colpito e colpitore, che cominciano a correre attorno al cerchio in direzioni opposte per occupare il posto vuoto, il più lento dei due rimane fuori ed diventa il colpitore del turno successivo. Il gioco continua così, e non è chiaro perchè uno debba affannarsi a correre dato che dare pugni, e darli forte, sembra proprio essere lo scopo del gioco.

LA PITRULIATA

Non so se sia meglio il presente o il passato, però sono sicuro che oggi tra playstation e iphone ci si diverta meno di un tempo.

Si, pure un tempo ci si annoiava, ma poi bastava una pitruliata per riportare l’adrenalina ai giusti livelli.

Lancio pietraLa pitruliata era in pratica una guerra tra bande rivali a colpi di pietre. Semplicemente questo. Non c’erano regole particolari, ma molta strategia. Si poteva fare sul serio quando un gruppo di ragazzi andava a giocare sul territorio che un altro gruppo di ragazzi reclamava di sua esclusiva proprietà. In questi casi scoppiava una vera e propria sassaiola fin quando uno dei due gruppi soccombeva e batteva in ritirata. La pitruliata però poteva anche essere semplicemente un gioco, quando ci si voleva divertire senza litigare sul serio. Soprattutto i ragazzi più mingherlini che in un corpo a corpo a mani nude soccombevano, apprezzavano particolarmente la pitruliata, dove potevano al contrario far valere le loro doti di cecchini.

Pitrè nei “Giouchi fanciulleshi siciliani”, la descrive così:

Due parti di giocatori, aventi ciascuna il suo capo,
si postano in luogo aperto, nel cui centro è qualche
cosa che una di esse debba conquistare. Ecco il capo
d’una parte dare il segnale della zuffa lanciando il pri-
mo sasso; ed ecco, dopo di lui, tanto i suoi quantogli
avversari, fare tutti a’ sassi ingegnandosi ciascuno di
metter paura alla parte contraria, di farla rinculare per
guadagnar terreno verso la meta.La sassaiuola dura fino
a tanto che una delle due fazioni non sia volta in fuga,
e l’altra s’impossessi del luogo convenuto e contrastato.

C’è anche un gioco per smartphone che si ispira chiaramente alla pitruliata, ma si sconsiglia l’istallazione: per la pitruliata del terzo millennio è molto meglio lanciare direttamente il telefono contro gli avversari.

StoneWarsArcade