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IL MARE DI JOE. DALLA SICILIA ALL’ALASKA

Pietro Guerra: Prima Joe era come un animale pi travagghiare, a puppa era un animale pi travagghiare, un cinnera come a iddru pi travagghiare.

Il mare di Joe è un film documentario di Enzo Incontro, direttore dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, e del regista Marco Mensa, dedicato alla vita del pescatore marettimano Joe Bonanno.

La locandina del film

La locandina del film

Il film inizia con Enzo incontro a cui dopo un’immersione a Marettimo viene offerto un panino al salmone. Enzo é spiazzato. Proprio un panino al salmone invece di una specialitá locale?

Ma, gli spiega l’interlocutore, questo non è salmone della grande distribuzione, questo è stato pescato in Alaska dai pescatori marettimani.

Enzo, incuriosito, vuole saperne di piú e ascolta il racconto del suo interlocutore che gli dice che da piú di 100 anni c’é un filo rosso che unisce l’America all’isola di Marettimo. Enzo ascolta dubbioso, ma la sua incredulitá crolla quando il suo interlocutore gli svela di essere lui stesso un pescatore di salmone che é stato diversi anni in Alaska. Enzo allora si fa raccontare tutto e man mano che il racconto procede, un personaggio attira la sua attenzione piú di altri, un certo Joe Bonanno, detto Linuccio, pescatore leggendario che vive a Monterey in California. Enzo allora si fa mettere in contatto con lui e decide di andarlo a trovare.

Joe e la moglie accolgono Enzo

Monterey, California – Joe e la moglie accolgono Enzo nella loro casa

Joe, come lo chiamano in America, o Linuccio, come é conosciuto a Marettimo,  é un sessantenne ospitale che vive in una villetta tipica del ceto medio americano. E’ sposato con Beatrice e ha diversi figli, che peró non hanno voluto seguire le orme paterne. Dice di sentirsi piú americano che italiano, ma i suoi racconti, il suo parlare degli amici isolani, la sua cucina, il suo cuscus, tutto insomma fa credere l’opposto.

A Monterey, Enzo scopre la comunitá marettimo-americana, legata da un senso di identitá ancora fortissimo. Solo per fare un esempio ogni mercoledí Joe prepara il cuscus per i suoi amici, solo uomini e solo siciliani, una quarantina che parlano in dialetto, cantano e lasciano le mogli a casa a badare ad altro.

Tra una visita alla pasticceria della figlia Katy e un incontro al bar dei pescatori, sempre accompagnati da aneddoti avventurosi raccontati in un misto di americano e siciliano antico, arriva il momento di partire per l’Alaska.

La preparazione del viaggio, soprattutto pane e olive scacciate, é affidata a Joe, come ogni anno da piú di 40 anni.

Il senso di comunitá a King Salmon, nella Bristol Bay, é, se possibile, ancora piú forte che a Monterey.

Joe prepara il cuscus. Alla sua sinistra Pietro Guerra; a destra Enzo Incontro

King Salmon, Alaska – Joe prepara il cuscus. Alla sua sinistra l’amico Pietro Guerra

Joe e i suoi amici, tra cui l’inseparabile Pietro Guerra, aspettando l’apertura della stagione di pesca, preparano le reti e si riuniscono per delle mangiate a base di cous-cous, arancine e altre specialitá siciliane, tutte ovviamente preparate da Joe. Non mancano i momenti strappalacrime come quando Pietro Guerra si commuove pensando al momento in cui Joe non ci sará piú o quando lo stesso Joe legge un diario dove sono annotate le uscite in mare di tutta la sua vita.

Ma dopo tanta attesa arriva il momento della partenza. Enzo peró ha la febbre e non puó documentare l’uscita dei pescatori leggendari e puó solo immaginare Joe e i suoi aiutanti mettere in mare le reti, l’attesa carica di tensione e la gioia del rientro. Ed é un peccato che il punto a cui tutto il film converge sia documentato velocemente e quasi di sfuggita.

Il film si conclude con una frase di Joe:

“Quando la barca e vecchia, comincia a fare acqua, e io comincio a fare acqua. Peró quando sono qua, anche se mi sento male, sento che questa é la mia seconda casa”

Consiglio la visione a tutti, soprattutto a chi soffre di pessimismo cronico. E’ un documentario che infonde speranza, fiducia in se stessi e buonumore, perché se uno come Joe é arrivato in Alaska partendo da Marettimo, allora al mondo non c’é niente di impossibile.

Ma alla fine qual é il mare di Joe? Il Mar Mediterraneo della sua Marettimo, la baia di Monterey o le fredde acque dell’Alaska? Joe non lo dice, ma fa capire che molto semplicemente che, canale di Sicilia o Stretto di Bering, il mare di Joe é quello dove Joe butta le reti.

Il rientro

King Salmon, Alaska – Il rientro

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4 CAROGNE A MALOPASSO – CITAZIONI

Ci sono film che restano nella storia. Capolavori immortali, da leggenda. Registi sagaci, geniali, con un innato senso dell’arte. E poi c’è Vito Colomba, e il suo “Quattro Carogne a Malopasso”

Le più belle citazioni di “Quattro carogne a Malopasso”. Se ne avete aggiungetene altre nei commenti.

Sam Hoara: Nella vita c’è chi comanda e chi ha il potere. Chi comanda si sa, chi ha il potere non si sa.

Sam Hoara (alla figlia Mary): Non sono fatti tuoi. Vattene a lavare i piatti!

Sam Hoara: Mary, prepara qualcosa di caldo così ci mettiamo in grazia di Dio!

Sam Hoara: Mary, vai dentro!

Sam Hoara: La brocca, a furia di andare all’acqua, o si rompe o si spacca…

Sam Hoara: Fatti forte, Bill. I tuoi sono stati assassinati anni fa.
Bill Nelson: No, no. Ditemi chi è stato. Chi è stato? Perchè? Perchè?
Sam Hoara: Calma, non ti scaldare, tanto non serve a niente. Chi è stato non si sa.

Sam Hoara (al cittadino di Malopasso interpretato da Vito Colomba): Attento a quello che dici o ti farò pentire di essere nato!

Mary Hoara (a Bill Nelson): Scusatemi. E’ tardi. Devo appendere la biancheria…

Bill Nelson: Vedo che non siete molto accoglienti in questo posto.

Bill Nelson al saloon: Ragazza vattene fuori, qui tra poco c’è un po’ di fumo.

Bill Nelson: Il fuoco bisogna prenderlo con le proprie mani.

Roger Santarita: Chi mi paga mi interessa, e se nessuno mi paga, nessuno mi interessa.

Roger Santarita: Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte a volte ci sono.

Roger Santarita: Parker si merita molto di più, ma per me questa storia può finire anche qui.

Rudo: Le montagne non si incontrano mai, ma le persone si.

Rudo (al saloon): Avete sentito ragazzi? Mi ha chiamato fratello… (risate di sottofondo) …e guarda caso mia madre era proprio una bagascia… (ancora risate di sottofondo). (E poi rivolto a Bill Nelson) Sei per caso un prete o un pistolero?
Bill: Da piccolo mio padre me ne insegnate molte preghiere, e volendo potrei togliere anche qualche peccato.
Rudo: Ragazzi, noi abbiamo peccato?
Una delle carogne: Non abbiamo peccato.
Rudo: E allora informiamo bene il prete che noi non abbiamo peccato.
Un’altra delle carogne (puntando l’indice contro Bill Nelson): Se c’è qualcuno che ha peccato sei tu, il prete.

Roccia: Prima ci chiedono giustizia e poi ci voltano le spalle. Gente senza cervello…

Roccia: Per come corrono le voci, stavano rubando la signorina Mary.

Rio: Se hai bisogno di una pistola ci sono io!

Prete: Levatevi queste armature e rivestiveti dell’armatura della fede.

Cisko, neo sceriffo di Malopasso: Non c’è nessuno che conosce il mestiere meglio di me.

Contadino di Malopasso: Beddramatrisantissima! I carogne!

4 CAROGNE A MALOPASSO – LE PAGELLE

Ci sono film che restano nella storia. Capolavori immortali, da leggenda. Registi sagaci, geniali, con un innato senso dell’arte. E poi c’è Vito Colomba, e il suo “Quattro Carogne a Malopasso

Le pagelle del rumpiteste:

Salvatore Cipponeri [Bill Nelson] 6: Come cowboy non è molto espressivo, al massimo riesce a fare due espressioni, quella dell’uomo col cappello e quella dell’uomo senza cappello. Però è il protagonista e quindi deve sostenere sulle sue spalle il peso di quasi tutto il film. Memorabile la scena del saloon, la lotta con Cisko, e le chiacchierate con lo sceriffo Hoara.

Tony Genco [Sam Hoara] 10: Lo Sean Connery di Malopasso. E’ l’uomo buono, personificazione del siciliano onesto combattuto tra la voglia di cambiare le cose e l’istinto di sopravvivenza. Le sue massime si rivelano la chiave per capire tutto il film. Da Oscar.

Caterina Pace [Mary Hoara] 6: Il ruolo che Vito Colomba le assegna è quello della donna che non ha altro compito che occuparsi del padre prima e del marito poi. Forse non reciterà mai più in un film ma l’Oscar per il più bel due di picche della storia del cinema non glielo toglie nessuno. Da solo vale tutto il film.

Daniele D’Angelo [Parker] 5: Come cattivo forse è un po’ troppo sofisticato. Probabilmente Vito Colomba lo mette volutamente un passo indietro rispetto a Bill Nelson per farne risaltare la figura di eroe senza macchia e senza paura.

Salvatore Avola [Roger Santarita] 7,5: In un western ci sono i buoni e ci sono i cattivi. E poi c’è lui, Roger Santarita, il fuorilegge che non è nè buono mè cattivo ma che vive in mondo dove le leggi le fa lui e spara per farle rispettare. Attore dall’occhio porcino e dall’italiano incerto, proprio come i veri cowboy di Malopasso.

Nicola Vultaggio [Rudo] 9: E’ il braccio destro di Parker, l’uomo che gli sta vicino in tutte le circostanze. Graziato all’inizio del film da Bill Nelson, di cui è il vero antagonista, è lui il più cattivo delle 4 carogne. E riesce benissimo nella parte.

Carmelo Morreale [Tom] 7: Non è un attore, ma un pittore, un artista di quelli veri. Accetta di buon grado di rimettersi in gioco con un cameo in cui interpreta Tom, una delle carogne che riesce a ferire da distanza considerevole Bill Nelson ma che da questi viene ucciso subito dopo.

Vito Gagliano [Cisko] 6,5: Ovvero la storia di un galeotto qualunque che diventa sceriffo. Diventa un personaggio di primo piano solo nelle battute finali del film ed è il protagonista dell’indimenticabile scena di lotta con Bill Nelson.

Vito Colomba [cittadino di Malopasso] 7,5: anche lui fa un cameo nella parte di un abitante qualunque di Malopasso che disperato chiede aiuto alle istituzioni contro la prepotenza delle carogne. E’ l’emblema del trapanese esasperato che alza la voce, forse proprio per questo Vito Colomba ha tenuto per sè questa parte molto meno prestigiosa di altre…

Nino Scaduto [il giudice di Malopasso] 9: Agisce nell’ombra. E’ una figura chiave del film. Le parole di Sam Hoara assumono un altro significato se si pensa al giudice di Malopasso… Parte piccola ma importantissima. Ottima interpretazione.

Antonio Rizzo [il prete] 7,5: che vuole dirci Vito Colomba quando alla fine del film, con la vendetta che inesorabile sta per compiersi, fa spuntare dal nulla questo prete che invita alla pace nonostante ormai nulla può fermare la violenza? Niente, solo testimoniare che a Malopasso chi parla di pace non viene ascoltato. In ogni caso interpretazione ottima e credibile.

Nicola Mangiapane [Roccia] 8: Personaggio secondario ma lui assolve benissimo il compito, meriterebbe più spazio.

Pietro Parisi [Orson] 8: Memorabile interpretazione. Puzza di alcol, tabacco e vecchio west.

4 CAROGNE A MALOPASSO – RECENSIONE

Ci sono film che restano nella storia. Capolavori immortali, da leggenda. Registi sagaci, geniali, con un innato senso dell’arte. E poi c’è Vito Colomba, e il suo “Quattro Carogne a Malopasso”

E’ difficile esprimere un giudizio su Quattro Carogne. Non ci sono film simili con cui confrontarlo. E’ certo un film coraggioso e Vito Colomba con la scusa di raccontare una storia ambientata nel passato e in un luogo imprecisato ha voluto parlarci della sua terra e dei suoi concittadini e dei problemi che ogni giorno si vivono da quelle parti. La 4 carogne in fin dei conti esistono ancora oggi e sono tutte quelle persone prepotenti, arroganti, corrotte che fanno il bello e cattivo tempo perchè quelli che comandano sono a loro volta debitori nei confronti di chi “ha il potere” e quindi non possono fare nulla per la povera gente. Come non vedere nel film la Trapani di oggi, di ieri e magari chissà quante altre città? Ecco, Vito Colomba raccontandoci la storia di Malopasso ci ha voluto raccontare la storia di Trapani e del mondo in generale. E il finale del film, triste e malinconico, è un invito per tutti noi dare nella nostra vita un finale diverso al film.

Vito Colomba, di spalle, nei panni di un cittadino di Malopasso

Quindi Quattro Carogne è sicuramente un film di sostanza. Ma anche di forma. Se si considerano le risorse limitate con cui il film è stato realizzato, non ci si può che commuovere dinanzi all’eroico sforzo di attori e comparse, tutti non professionisti, che smessi gli abiti da cowboy, hanno indossato quelli da sceneggiatori, registi, scenografi e artificieri (si, nel cast c’è anche un attrezzista artificiere, che è Tony Genco, ovvero Sam Hoara!). Le scene degli interni del film sono tra l’altro girate a casa di Vito Colomba, che alla fine del film non ha voluto smontare il set, per la disperazione della moglie.

Rudo, in primo piano, e Bill Nelson al saloon di Malopasso

Si, ma cosa dire dei risultati ottenuti? E’ credibile, ad esempio, un fuorilegge sgrammaticato come Santarita? Certo. Tutto il film ha una logica interna. Chi di voi potrebbe immaginare un cowboy come Brad Pitt in mezzo a Rudo e alle altre luride carogne? Questo si che non sarebbe stato credibile. Quando mai infatti i fuorilegge nel far west hanno trovato il tempo di andare a scuola?! Il film di Vito Colomba in questo senso pone fuori dai canoni classici della cinematografia per provare ad innovare il genere di western con delle carattereistiche tipicamente trapanesi come il carattere dei personaggi, i dialoghi, la società, i paesaggi. Il risultato finale è che sui titoli di coda si canticchia senza accorgersene il motivo della colonna sonora che accompagna tutto il film mentre si cerca di capire la morale rivelata, anzi soltanto accennata, nella spiazzante scena finale.

Ci sono tanti altri motivi per vedere il film ma non voglio rovinare il piacere di chi si accosta per la prima volta alla visione di Quattro Carogne. Dico soltanto che sono testimone di molti che, in Italia e all’estero, dopo un iniziale scetticismo lo hanno molto apprezzato. Se volete dite la vostra nei commenti. Per il Rumpiteste il discorso prosegue la settimana prossima…

4 CAROGNE A MALOPASSO – TRAMA

Ci sono film che restano nella storia. Capolavori immortali, da leggenda. Registi sagaci, geniali, con un innato senso dell’arte. E poi c’è Vito Colomba, e il suo “Quattro Carogne a Malopasso”

Scheda tecnica:

Titolo originale: Quattro carogne a Malopasso
Nazionalità: Italia (o meglio Custonaci)
Anno: 1989
Genere: Western
Durata: 92 minuti
Regia: Vito Colomba
Cast: Salvatore Cipponeri, Tony Genco, Caterina Pace, Daniele D’Angelo, Nicola Vultaggio, Nino Scaduto, Vito Gagliano, Salvatore Peraino, Nicola Mangiapane, Carmelo Monreale, Pietro Parisi, Salvatore Avola
Distribuzione: Gli amici del Cinema

Trama:

Dopo 10 anni passati a lavorare Sant’Agata, Bill Nelson torna a Malopasso dai suoi genitori. Lo sceriffo Hoara però gli svela l’amara verità: i suoi genitori sono stati uccisi anni prima dalla banda di Parker, il più potente allevatore di bestiame della zona che tiene nel terrore tutta la comunità di Malopasso. La furia di Bill è incontenibile. Per poco non ne fa le spese lo stesso sceriffo Hoara. Poi però tra i due nasce una vera amicizia basata sull’ideale di giustizia e sull’obiettivo comune di liberare Malopasso dalla banda di Parker. Bill però non cerca solo giustizia, cerca vendetta e ben presto in un drammatico scontro al saloon uccide diverse carogne. Successivamente viene gravemente ferito in un agguato, durante la convalescenza si innamora di Mary, figlia dello sceriffo Hoara, e quando lo sceriffo viene ucciso dalla banda di Parker, raccoglie la sua eredità e chiama attorno a sè i cittadini volenterosi per liberare la città. Ad aiutarlo Roger Santarita, un fuorilegge e Cisko, ex aderente alla banda di Parker. Ma tra doppi giochi e intrighi il compito di Bill si rivela più arduo del previsto, e nonostante i nemici uccisi a frotte non riesce a venire a capo delle 4 carogne che in realtà sono ben più di 4. Si arriva così al rapimento di Mary, che ormai è la sua donna, alla sua liberazione e alla scena finale in cui parte per la resa dei conti finale con Parker e i suoi. Ma lì su una strada polverosa e assolata prende la decisione più difficile della sua vita…