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LA FURBIZIA DI PIETRO POCCHIA

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I pescherecci a motore di oggi, molto più confortevoli delle barche ai tempi di Pietro Pocchia

Nei tempi antichi le barche andavano a vela, e quando non c’era vento, mettersi ai remi era l’unico modo per evitare di restare fermi in mezzo al mare. Lo sapeva fin troppo bene un certo Pietro Pocchia, imbarcato su un peschereccio, che però non si rassegnava al massacrante compito. Un giorno ebbe un’idea.

Nella via di ritorno da Favignana a Trapani, quando era il suo turno di andare ai remi, si assentò per evacuare. Nessun problema, sono cose che succedono, e quindi, come si usa ancora oggi, si appartò a poppa e si sporse con le chiappe fuori bordo per far cadere i bisogni in mare.

I compagni ne aspettavano il ritorno. Sentivano ogni tanto un blup, tipico suono di qualcosa che cade in acqua, ma lui non tornava. Poi dopo un po’ un altro blup. Ancora qualche minuto e poi ancora blup… Alla fine Pietro Pocchia ritornò quando la barca era già in porto. I bisogni fisiologici però c’entravano ben poco. Prima di partire, infatti, aveva fatto scorta di sassolini, da lasciar cadere in acqua di tanto in tanto lontano da occhi indiscreti.

Da allora la cacata di Pietro Pocchia, che durò da Favignana a Trapani, è usata quando qualcuno finge sfacciatamente di fare qualcosa, o la sta facendo con esasperante lentezza. Per la cronaca, non sappiamo la reazione dei compagni di Pietro Pocchia una volta scoperto l’inganno…

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DOPPIO SENSO IN VIA BADIELLA

C’era una volta all’angolo tra Via Badiella e Via San Michele, una bravissima signora che fabbricava bommineddre, piccole bamboline di creta, che, vestite a festa, si mettevano in casa per l’Immacolata.

Un giorno, mentre lavorava all’aperto, alcuni schizzi finirono sulla giacca di un passante che prontamente le gridò: “Ma che fa signura, minchie ri crita?

No, teste ri cazzu comu a tia!” Rispose altrettanto prontamente lei…

L’aneddoto è raccontato da Francesco Renzo Garitta nel suo Acqua e Anice, dove le bamboline sono di cera anziché di creta.

P.S.: Alcune bommine con preziosi abiti d’epoca sono esposte al Museo Pepoli. Una visita ogni tanto non fa male…

UN BISITO PARTICOLARE

Ricordate la scena di Vieni avanti cretino dove Lino Banfi crede di andare in un bordello e invece si ritrova in uno studio dentistico? E’ una delle più divertenti della commedia all’italiana. Una cosa simile è successa tanti anni fa, nella Strada Pagghia, ora Via Poeta Calvino, che il poeta effettivamente frequentava e conosceva molto bene.

La morte nella stanza della malata - Edvard Munch 1893

La morte nella stanza della malata – Edvard Munch 1893

Si racconta che una sera d’inverno, erano circa le otto e mezza, un arzillo vecchietto sentiva il bisogno di sfogare i suoi bollenti spiriti. Credendo di entrare nel portone di un postribolo, per errore entrò nella casa adiacente, dove si stava svolgendo la veglia funebre per la morte di una donna.

Salito al primo piano, l’anonimo protagonista della nostra storia vide tanti uomini seduti a giro nell’ingresso e non si insospettì minimamente.

Una parente della defunta gli andò incontrò e chiese:
“E’ qui per la nottata?” “No, solo per un quarto d’ora” rispose lui.
La signora non capì, ma proseguì: “Venga, gliela faccio vedere. E’ bellissima distesa nel suo letto” e lo condusse in camera da letto.

Qui il vecchietto ringalluzzito si trovo davanti uno spettacolo totalmente diverso da quello che aveva immaginato. La morta, la bara, i ceri accesi e tutto il resto… Scappò subito mandando a quel paese i presenti che chiedevano come mai se ne stesse andando via così presto…

Fonti:
– Francesco Renzo Garitta: Acqua e Anice

Post Scriptum: un affezionato lettore, A. G., mi ricorda che la più celebre pizzeria di Trapani era un bordello. Chissà come avrebbe reagito il simpatico vecchietto quando, chiedendo di essere lasciato solo con la Margherita, si fosse trovato in stanza con una pizza?

VACACA A MARINA

Là dove si sente la merda, si sente l’essere” diceva lo scrittore Antonin Artaud. Vacaca a marina…” diciamo noi trapanesi.

Ma perché proprio alla marina e non altrove?

antico_pitaleIl modo di dire ha origini antiche, quando ancora non esistevano le fognature e la gente doveva andare a espletare i bisogni in un luogo periferico e lontano da occhi indiscreti. Sia chiaro, non per pudore, ma per evitare spiacevoli odori vicino alle abitazioni.

Chi aveva la fortuna di avere un cantaro a casa, poteva fare i propri bisogni senza uscire. I più fortunati addirittura avevano una stanzetta solo per questo. Chi non lo aveva, andava a fare i bisogni a mare, al porto, salendo sulle barche, oppure sulla battigia tra terra e mare, negli scali di alaggio nella zona di Porta Galli e via Ammiraglio Staiti.

E quindi andava a cacare alla marina. Alzi la mano chi non ci ha mai mandato qualcuno o non è stato invitato lui stesso ad andarci!!

Sullo stesso argomento si può leggere un vecchio ed interessante articolo a questo link.

LONGO A MATULA

Longhu ammàtula, tipica ingiuria trapanese. Meno diffuso è il simile rossu ammàtula. Nel primo caso si indica una persona inutilmente alta, nel secondo una inutilmente robusta. Ma cosa è la matula?

piriteraNegli Echi dialettali della vecchia Trapani di Giuseppe di Marzo, vera e propria Bibbia al riguardo, non abbiamo trovato risposta. Su internet qualcuno sostiene che matula deriva dal latino mentula, l’organo sessuale maschile, e quindi a matula significherebbe ad minchiam. Spiegazione plausibile, anche interessante, ma a noi convince di più un’altra.

Dobbiamo andare dietro nel tempo quando, dopo i pantagruelici banchetti nuziali che precedevano la prima notte di nozze, i momenti di intimità tra gli sposi erano spesso turbati da sgradevoli flatulenze. In camera da letto, ad aiutare i giovani, c’era però la piritera, poco più di un semplice tubo. Una estremità si infilava dritta nell’ano, l’altra andava a finire fuori dalla finestra, ed ogni problema di cattivi odori nel letto era risolto…

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Vanvera veneziana, in uso fino al Settecento

La matula dovrebbe essere proprio il lungo tubo. Usiamo il condizionale perché chi scrive l’ha sempre chiamata piritera, senza distinguere troppo tra il tubo e il resto dell’apparato, ma forse questo è dovuto alla giovane età dello scrivente, e inoltre l’assonanza con la mattula che ricopriva l’interno del tubo lascia un po’ perplessi. Ma a convincerci è una incredibile coincidenza. In dialetto parlare a matula è sinonimo di parlare a vanvera. Ma cosa è la vanvera? Ebbene, è proprio l’antesignano della piritera, e qui non sembrano sussistere dubbi.

Quindi chiamare qualcuno longo a matula, comunque vogliate scriverlo, significa paragonarlo al tubo di una piritera. Questo a meno che qualcuno tra gli affezionati lettori non abbia una spiegazione più convincente.

Sperando di non aver scritto questo post a matula, ci lasciamo con un video che spiega il funzionamento della piritera molto meglio di mille parole…

ZUM

Jim Carrey imita Zum

Jim Carrey imita Zum

Cosa hanno in comune Robert Pattinson, tenebroso protagonista di Twilight, e il feroce dittatore nordcoreano Kim Jong-Un?

Torniamo un attimo agli anni ’50 quando un barbiere del centro storico di Trapani, Zum, diede origine al modo di dire un po’ dispregiativo “Ma-chi-ti-tagghiasti-i-capiddri-ni-zum?” che si spiega col fatto che costui aveva l’abitudine di mettere una tazza sulla testa del cliente e poi zac!, una sforbiciata a girare e i capelli erano belli e pronti a tempo di record.

Probabilmente era solo una diceria e Zummo, questo il suo nome completo, era un bravo barbiere e il suo taglio “a tazza” era un taglio a caschetto un po’ più creativo del solito e quindi troppo avveniristico per l’epoca. Il tempo invece lo ha rivalutato, e oggi molti personaggi famosi portano il taglio “alla Zum”.

Kim Jong-un

Kim Jong-Un

Robert Pattinson

Robert Pattinson

LA BRIOSCIA CON PANNA

Una cinquantina di anni fa venne organizzata in città una festa di carnevale, con premio finale per il costume che sarebbe stato giudicato piú originale.

Un ingegnoso vestito di carnevale

Ingegnoso vestito di carnevale

Una ragazza della Trapani cosidetta “bene”, volendo vincere a tutti i costi, decise di vestirsi da cassata siciliana. Completamente nuda, con una ciliegina sull’ombelico e un po’ di frutta candita tutt’attorno, si fece accompagnare dall’autista alla festa.

Accadde peró l’imprevisto. Durante il tragitto, all’altezza di un bar, la ciliegina e i frutti canditi si staccarono. Addio cassata siciliana! La ragazza era disperata. Non poteva certo andare alla festa senza vestito… Era in preda ad una crisi di pianto quando venne in soccorso l’ingegnoso chauffer. “Non si muova, vado un attimo al bar”, le disse. E cosí dicendo, fermó la macchina, entrò nel bar, e ne uscí con una grossa coppa di panna montana.

“E adesso?”, chiese lei.
“Non si preoccupi”, rispose lo chauffer. E cominció a spalmarle generosamente la panna tra le natiche.

Brioscia con panna

Brioscia con panna

“Ma che sta facendo?”
“Voleva un vestito di carnevale ed eccolo qua!”

“E da cosa sarei vestita?”
“Da brioscia con panna!”

Ovviamente il vestito ebbe un grande successo e la ragazza vinse il primo premio. La storia fece il giro di tutta Trapani e parecchi anni dopo la ragazza diventata anzianotta e l’autista ricordarono quella serata andando nello stesso bar di tanti anni prima dove ordinarono, manco a dirlo, una brioche con panna.

La storia é autentica e fu raccontata dallo stesso autista a Francesco Renzo Garitta che l’ha inserita nel suo libro “L’odore dei gelsomini”