UNO STALKER NELLA ERICE DEL ‘500 – PRIMA PARTE

Cari lettori, dopo la breve pausa estiva riprendiamo con un articolo ambientato nella Erice del ‘500, che allora si chiamava Monte San Giuliano e che era un borgo tranquillo dove non succedeva mai niente.

Non succedeva mai niente, ne siamo proprio sicuri? All’epoca non c’erano giornali, tuttavia gli argomenti di cui parlare non mancavano.

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Porta Spada

Un caso è quello del chierico Mario Corso, che è costretto a pagare una multa di 20 unze, somma considerevole (link), e a cui viene proibito di “practicare o conversare tanto nella casa sua quanto altrove con Joannella Lumbardo chi è puctana”. Forse non è difficile immaginare cosa aveva combinato…

Il sacerdote Marco Coppola invece nella strada poco frequentata tra Porta Spada, così chiamata perché molti francesi durante i Vespri erano stati passati a fil di spada (link), e Porta del Carmine, incontrando le mogli di due suoi cugini, le infastidisce così: “Si nun fussi pi rispettu di li mei cucini, vi ricissi chi vi vulissi fari”. Il Coppola, denunciato, se la cava con una lieve pena pecunaria.

Il caso più eclatante di tutti è però quello di Nicolò Corrao, il detentore dei libri contabili della curia, che a mezzanotte del 10 novembre 1564 si presenta a casa di un certo Pietro Triglia, sapendo che in quel periodo era lontano da Erice, col dichiarato scopo di fare visita alla moglie Francesca e di “vulirila disonestari”. La donna non cede e il Corrao, dopo aver tentato invano di forzare la porta, se ne va imprecando.

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Castello di Venere, in passato usato anche come carcere

La momentanea vittoria non basta a Francesca. Il prete viene denunciato e successivamente condannato ad una pena lieve, troppo lieve perché già il 22 aprile 1565 lo ritroviamo assieme ad alcuni amici per un’altra poco meritoria impresa. Il gruppo fa visita a una certa Vitria Guarnotti, col duplice scopo di violentarla e derubarla. Il tentativo di stupro non riesce perché Vitria si rifugia dai vicini, ma gli aggressori portano via “molta quantità di tela, filo, gioie et altri attrezzi di casa e galline del valore di onze dieci; più altra quantità di tela, del valore di onze due”.
Al processo viene fuori che il Corrao aveva già perseguitato la donna aspettandone il passaggio per le strade e chiamandola “Beddra mia!”.

Giudicato nuovamente colpevole, viene rinchiuso nel Castello di Venere, ma a quanto pare ancora un volta se la cava con poco.

Nel giugno 1566 infatti viene accusato di concubinaggio con Antonella e Franceschella Scuderi, madre e figlia, e questa accusa a quanto pare è giudicata dalla Curia più severamente delle precedenti, perché gli costa il posto di lavoro, che nonostante tutto, ancora deteneva.

Ma il lupo, si sa, perde il pelo ma non il vizio e allora il 18 giugno 1567 ce lo ritroviamo presso la chiesa di Sant’Orsola.

Ma per scoprire cosa ha combinato bisogna avere un po’ di pazienza. Riprendiamo fiato e ci diamo appuntamento fra una settimana…

(CONTINUA…)

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