STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – NONA PARTE

Farewell to Sydney

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SYDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI
QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO
SESTA PARTE – L’ESILIO DI ORANGE
SETTIMA PARTE – L’AUSTRALIAN SOCIALIST LEAGUE
OTTAVA PARTE – UN VIAGGIO IN EUROPA

All’arrivo, i compagni di partito lo accolgono festosamente e per diversi giorni la stampa riporta orgogliosamente i dettagli del viaggio in Europa. Come dice lui stesso ormai è un uomo famoso, e “la colpa di aver fatto di una nullità un uomo famoso è del governo italiano“. Tuttavia la calorosa accoglienza non può cancellare i problemi che affliggono la Lega Socialista.

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William Holman. Al ritorno di Sceusa da Zurigo gli regala una pipa in segno di stima. E’ tra i fondatori del Labour Party.

La collaborazione coi partiti borghesi, rifiutata dalla Lega Socialista, spinge alla scissione alcuni esponenti che fondano il Labour Party. L’altro grosso problema è quello del razzismo che i socialisti australiani non vogliono abbandonare e che Sceusa chiama con disprezzo “bianchismo”.  La questione viene anche affrontata dal congresso londinese della Seconda Internazionale, che su iniziativa di Ewdard Aveling, compagno di Eleanor Marx, riconosce l’equiparazione tra i diritti dei lavoratori stranieri e quelli degli indigeni. E’ la posizione portata avanti con convinzione da Sceusa, ma non dalla maggioranza dell’Australian Socialist League che nel 1898 approva una mozione contro le razze che potrebbero abbassare il tenore di vita dei lavoratori australiani. “Il grido Proletari di tutto il mondo unitevi, non contempla l’esclusione dei lavoratori emigrati” dice Sceusa con amarezza, ma non c’è niente da fare. Sconfitto, dà le dimissioni dalla Australian Socialist League e non entra nel Labour Party dove si trovano molti suoi vecchi amici. “I suoi principi non sono i miei.” dice semplicemente e così l’anno successivo fonda l’International Socialist League

E’ un momento difficile per Sceusa. Il socialismo “nazionalista” australiano, da cui si è allontanato e che lo ha tanto deluso, aveva effettivamente migliorato le condizioni del lavoratore australiano, al contrario del lavoratore italiano a cui i parolai italiani non erano riusciti a dare un grammo di pane in più. 

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Umberto di Savoia, assassinato a Monza il 29 luglio 1900. Conseguenza della sua uccisione è la fuga all’estero di molti anarchici e socialisti

Dato che la Australian Socialist League non ha un grande seguito, Sceusa si limita ad accogliere e ad aiutare i vari esuli che dall’Italia arrivano verso la fine del secolo, come Quinto Ercole, che diventa il suo medico personale, Ferdinando Carlo Bentivoglio, nominato segretario della società di mutuo soccorso, Pietro Munari, stroncato a 33 anni da una cirrosi biliare e sulla cui lapide nel cimitero di Waverley i compagni fanno scrivere “Ha fatto quello che ha potuto”,  Emilio De Marco, Giuseppe Giovanardi e altri, e a corrispondere con numerosi giornali italiani come La Lega della democrazia, L’Isola, L’Italia del popolo, La Lotta di classe e l’Avanti!

Sono gli anni della disillusione. Le condizioni dei lavoratori migliorano, ma i lavoratori sono sordi al verbo socialista. Sceusa si rende conto che il lavoratore non aspira a eliminare il capitalismo, ma a diventare capitalista egli stesso e questo non fa che aumentare la sua tristezza.

L’ostracismo del vecchio partito socialista, l’ostilità delle autorità consolari della lontanissima Italia e l’inimicizia di gran parte della comunità italiana, ha un effetto deleterio sulla sua salute. Ha problemi al cuore e ai reni, ma le difficoltà logorano prima Louisa, che gli è sempre stata silenziosamente vicino, e che erroneamente crede di essere la causa dei problemi del marito. La salute mentale di Louisa peggiora e nel dicembre 1903, nel tentativo di mettere fine alla sua vita, si getta nelle acque gelide del fiume Parramatta. Viene salvata da un passante, ma i problemi sono solo all’inizio. A parte la salatissima multa che gli Sceusa devono pagare perché il suicidio è ancora considerato reato, a preoccupare è il deterioramento irreversibile delle facoltà intellettive di Louisa, diagnosticate dal dottor Fiaschi.

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L’Iron Cove Bridge, dal quale Louisa Swan si gettò nelle acque del Parramatta

Su ingiunzione della magistratura, viene ricoverata al manicomio di Gladesville, da cui esce dopo quattro mesi. La malferma salute di Sceusa peggiora ulteriormente fino a renderlo inabile al lavoro. Il Departments of Lands lo licenzia nel 1904 e lui non è nelle condizioni di trovare un’altra occupazione duratura. Il medico e amico Quinto Ercole lo va a visitare nel novembre 1907 lasciando questa testimonianza: “Trovai l’amico e compagno dei giorni migliori sdraiato in un sofà, nel piccolo drawing room di cui il mobilio più interessante è rappresentato da un tavolo su cui si accatastano giornali, carte mezzo scritte, quaderni zeppi di note, articoli in varie lingue incompleti, brani di giornali inglesi ed italiani, e due o tre dizionari sdruciti.  … Da circa diciotto mesi Francesco Sceusa passa le giornate in quella camera … è malato, molto malato… come medico io consiglio lo Sceusa di tornare nella sua patria.” 

Sceusa segue il consiglio dell’amico. Il 10 gennaio 1908 lo troviamo ancora una volta con la moglie sul molo di Sydney , stavolta con un biglietto di sola andata.

(CONTINUA…)

DECIMA PARTE – SCEUSA CONTRO NASI
UNDICESIMA PARTE – GLI ULTIMI ANNI
ADDENDUM – LOUISA SWAN

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One thought on “STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – NONA PARTE

  1. Il suicidio era reato ma a quanto pare anche il tentato suicidio… un uomo che forse voleva fare troppo ma che era veramente utile aiutando le singole persone che avevano bisogno

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