STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – OTTAVA PARTE

Un viaggio in Europa

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SYDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI
QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO
SESTA PARTE – L’ESILIO DI ORANGE
SETTIMA PARTE – L’AUSTRALIAN SOCIALIST LEAGUE

Abbiamo lasciato Sceusa nel giugno 1893 sul molo di Sydney assieme alla moglie Louisa. Stanno per salire sul piroscafo Polynesien diretto a Marsiglia. Qualche anno prima a Parigi si era inaugurata la Seconda Internazionale, l’organizzazione che riunisce tutti i partiti socialisti del mondo e i lavori dell’Internazionale, proseguiti a Bruxelles, adesso si stanno spostando a Zurigo.

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Filippo Turati, padre del socialismo italiano

Sceusa è il delegato dell’Australian Socialist League, ma attenzione non solo di Sydney, bensì di tutta l’Australia. I compagni della lega socialista si offrono di pagargli il biglietto, ma Sceusa signorilmente rifiuta. Da Marsiglia, anziché dirigersi subito a Zurigo, va a Milano, dove incontra Filippo Turati e Camillo Prampolini, che l’anno precedente avevano fondato il partito socialista italiano. E’ il periodo dell’infuocato conflitto tra anarchici e socialisti e in questo contesto sono interessanti le confidenze che Sceusa fa a Prampolini. “In Italia” dice “io sarei ancora anarchico. Ma come potrei esserlo in Australia? Contro chi e perché dovrei predicare l’uso dei mezzi violenti in un paese dove noi, come tutti, possiamo riunirci quando vogliamo, tenere conferenze nelle piazze e nelle vie, fare quante associazioni ci aggrada, stampare tutto ciò che ci piace? Là, mi sono accorto che il nemico vero, il grande ostacolo, che occorre superare per l’attuazione dei nostri ideali non è il Governo tiranno, non è neppure la volontà dei capitalisti, ma è soprattutto il popolo, che non ci intende e non ci segue.”

L’anarchico è diventato socialista. E a Zurigo vota con la maggioranza l’espulsione degli anarchici. Il congresso è importante perché vengono istituiti il primo maggio, la giornata lavorativa di otto ore e altre cose che si trovano nei libri di storia. Sceusa anche lì non si stanca di lodare la terra adottiva arrivando a profetizzare che l’Australia sarebbe diventata “la prima nazione al mondo a conseguire l’emancipazione delle classi lavoratrici”.

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La nave passeggeri Armand Behic con la quale Sceusa e la moglie tornano a Sydney

Alla fine dei lavori Sceusa ne approfitta per andare a Trapani, da dove manca da sedici anni e dove viene ricevuto “con grandi manifestazioni di affetto“, degne di un grande leader di un paese lontano. Alcuni giornali riferiscono di diecimila persone e di un’orchestra di sessanta mandolini che lo accoglie, e della preoccupazione di Louisa Swan, non abituata alla “gioia pazza del popolo“. Non abbiamo modo di verificare l’autenticità del racconto, ma sicuramente Sceusa non è più il giovane clandestino che a Trapani sognava la Prima Internazionale.

A Trapani e in tutta la Sicilia in generale è il periodo dei Fasci Siciliani e Sceusa ovviamente invita i compagni a resistere alla repressione. Si ferma a Trapani qualche giorno e poi rientra a Sydney, sempre via Marsiglia, dove arriva il 7 novembre 1893.

(CONTINUA…)

NONA PARTE – FAREWELL TO SYDNEY
DECIMA PARTE – SCEUSA CONTRO NASI
UNDICESIMA PARTE – GLI ULTIMI ANNI
ADDENDUM – LOUISA SWAN

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2 thoughts on “STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – OTTAVA PARTE

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