STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – SESTA PARTE

L’esilio di Orange

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SYDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI
QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO

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Molti emigrati italiani, non solo a Sydney, andavano in giro suonando l’organetto per guadagnarsi da vivere

Non è facile restare fedele ai propri ideali e mantenere buone relazioni con gli altri, e Sceusa lo sa bene. Un giorno gli ufficiali della Regia Marina della corvetta Caracciolo, in visita in Australia, osano proporgli un brindisi alla Regina Margherita, proprio a lui fervente repubblicano! L’incidente porta quasi al caso diplomatico, ma il governo del Galles del Sud, ancora subordinato alla aristocraticissima madrepatria inglese, lo difende e per questa volta per Sceusa non ci sono conseguenze.

Tuttavia è col resto della comunità italiana con cui Sceusa deve confrontarsi quotidianamente che è spesso ai ferri corti. Bersaglio delle sue invettive sono anche i suonatori di organetto viggianesi, vestiti come straccioni e che vanno in giro con l’immancabile scimmia sulla spalla. Questo fa crescere i pregiudizi degli australiani, che infatti ribattezzano le casette decrepite di Castlereagh Street, dove appunto vivono gli italiani, la Macaroni Row.

Altro nemico di Sceusa sono gli industriali italiani, che lo ha in antipatia proprio per le idee socialiste che potrebbero mettere in pericolo le attività imprenditoriali , tra cui il business di import-export. Sembra che costoro si siano rivolti a Tommaso Fiaschi, decano della comunità italiana di Sydney, perché chiedesse al Departments of Lands, dove Sceusa lavorava, di allontanarlo dalla città.

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La figura di Sceusa è stata riscoperta solo recentemente. Il suo nome non compare infatti nel libro di Jim McIllroy pubblicato nel 2003

Non sappiamo quanto ci sia di vero in tutto ciò, ma fatto sta che nel 1885 il Department of Lands lo trasferisce effettivamente in un “ruvido, semidiboscato paese” 250 km a ovest di Sydney, dove “non c’era un italiano per cento miglia all’intorno col quale poter scambiare una parola.”

Era la cittadina di Orange. E il trasferimento segna, tra le altre cose, anche la fine dell’Italo-Australiano dopo sette mesi di intensa attività. Questo però non basta a fermare la verve polemica di Sceusa, che scrive al giornale Australian Star per lamentarsi di un articolo, Italians in Sydney, giudicato offensivo.

“Questa terra recentemente scoperta non è emersa dal fondo dell’oceano ad esclusivo uso e beneficio di una sola razza” scrive Sceusa, difendendo il diritto degli altri popoli ad emigrare.

Ma, a parte qualche sporadica polemica, in quel posto sperduto non c’è molto da fare. Sceusa ha molto tempo per pensare e proprio mentre riflette in solitudine sulla mancanza di una coscienza internazionalista nella società australiana, ecco a un tratto che l’Australia scopre i movimenti socialisti. Tra il 1885 e il 1887 nascono una dopo l’altra la Allgemeiner Deutscher Verein ad Adelaide, l’Anarchist Club e la Verein Vorwärts a Melbourne, e l’Austrlian Socialist League a Sydney. E’ proprio a quest’ultima che Sceusa si iscrive nel 1890, anno in cui finalmente ritorna a Sydney dopo cinque lunghissimi anni passati a Orange.

(CONTINUA…)

SETTIMA PARTE – L’AUSTRALIAN SOCIALIST LEAGUE
OTTAVA PARTE – UN VIAGGIO IN EUROPA
NONA PARTE – FAREWELL TO SYDNEY
DECIMA PARTE – SCEUSA CONTRO NASI
UNDICESIMA PARTE – GLI ULTIMI ANNI
ADDENDUM – LOUISA SWAN

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