STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – SECONDA PARTE

L’Internazionale Socialista sbarca a Trapani

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI

Il giovane trapanese era nato nel 1851 da Giuseppe Sceusa, droghiere, e da Concetta Cavasina, si chiamava Francesco, e fino all’incontro con Malot, non aveva fatto niente di diverso dai suoi coetanei.

Francesco_Sceusa_1

“…aveva un bell’aspetto, una figura sobria con i baffi e capelli neri e dritti. Anche se mite era suscettibile ed eccitabile…!

Da Palermo, Francesco si trasferisce a Napoli per continuare a studiare, ma ormai è stato conquistato dal verbo socialista e più che sui libri, passa il tempo negli ambienti socialisti diventando un rivoluzionario di professione.

Nel 1875 torna a Trapani e diffonde le idee socialiste scrivendo nel giornale “Il nomade” e successivamente nel “Lo scarafaggio” da lui stesso fondato.

A lui si deve l’istituzione a Trapani di un casino di compagnia, ovvero un dopolavoro per gli operai, e della sezione trapanese dell’Internazionale Socialista dei lavoratori, in contatto, secondo Sceusa, con la sede centrale di Londra e con tutti i rivoluzionari europei. Ne fanno parte, oltre a Sceusa, Vincenzo Curatolo, suo collaboratore allo Scarafaggio, Alberto Giannitrapani, Saverio Guardino e altri.

“Il 18 marzo 1876 con Sceusa ed altri moltissimi compagni lavoratori solennizzammo la Comune di Parigi che in quel giorno ne ricorreva l’anniversario, e ad iniziativa dello Sceusa s’improvvisò un albero, a cui fu posto un berretto rosso e nero. Intorno a quell’albero, simbolo evidente di libertà, non mancarono, ricordo bene, i discorsi dello Sceusa e di tutti inneggianti alla Rivoluzione Sociale e al Comunismo.”
Alberto Giannitrapani

Non sappiamo quanti aderenti ebbe l’Internazionale a Trapani. Sceusa stesso dirà poi che ne facevano parte mille contadini. La stima ci sembra un po’ esagerata, ma sta di fatto che le autorità cominciano a preoccuparsi e a prendere provvedimenti. Lo Scarafaggio viene chiuso, siamo nel settembre del 1876, e l’anno successivo il prefetto Domenico Bardari intima a Sceusa “di non dare ulteriormente motivo a sospetti di sé per la propria condotta pubblica alle autorità di pubblica sicurezza” e gli ordina di non girare armato, di non turbare l’ordine pubblico tramite discorsi o scritti, di non eccitare l’odio sociale e di non aderire o promuovere qualsivoglia assembramento.

Ma l’avvertimento non serve a molto. Sceusa persevera e nel febbraio 1877 riceve un’altra ammonizione “quale mafioso per la costante abitudine coll’intimidazione e occorrendo anche colla violenza onde raggiungere utilità o preponderanza a danno degli altri.”

Giovanni Nicotera, ministro dell’Interno nel primo governo Depretis e nel primo governo di Rudinì

Sceusa non è il tipo da subire in silenzio e reagisce pubblicando il libello “Mafia ufficiale” in cui denuncia come mafioso il tentativo di bollarlo come mafioso.

Con un’abile mossa dedica il volumetto al deputato repubblicano Giovanni Bovio, che porta il caso addirittura alla Camera dei deputati. All’interrogazione parlamentare del 17 aprile 1877, il ministro dell’Interno Giovanni Nicotera replica sbrigativamente che Sceusa era “un mafioso ammantato con la veste di uomo politico” e che non c’era da meravigliarsi dato che “i socialisti sono mafiosi in Sicilia, camorristi a Napoli, accoltellatori nelle Romagne”

Nicotera però non si limita a parlare. Il giorno successivo, il 18 aprile, ordina lo scioglimento di tutte le federazioni, sezioni, circoli, nuclei e gruppi dell’Internazionale esistenti nel Regno. Due giorni dopo, è il 20 aprile, la federazione di Trapani viene sciolta e le sue carte sequestrate. Anche l’abitazione di Sceusa venne perquisita, ma lui non c’è. Ha già preso il largo…

(CONTINUA…)

TERZA PARTE – DA TRAPANI A SIDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI
QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO
SESTA PARTE – L’ESILIO DI ORANGE
SETTIMA PARTE – L’AUSTRALIAN SOCIALIST LEAGUE
OTTAVA PARTE – UN VIAGGIO IN EUROPA
NONA PARTE – FAREWELL TO SYDNEY
DECIMA PARTE – SCEUSA CONTRO NASI
UNDICESIMA PARTE – GLI ULTIMI ANNI
ADDENDUM – LOUISA SWAN

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2 thoughts on “STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – SECONDA PARTE

  1. Un sentito grazie alla redazione per questa interessante storia a me sconosciuta. Curioso vedere come praticamente tutti i politici inizino la loro carriera facendosi propaganda sui propri media… A questo punto mi chiedo se non sia desiderio del presidente lanciarsi in una avventura politica…

  2. Ricordo di aver letto della “Setta degli accoltellatori” e del processo a Resta e complici. Sull’andamento del processo e sulle pene inflitte agli imputati sono sempre rimasti forti perplessità sul fatto che si trattasse veramente della Setta degli accoltellatori o non invece di una vendetta politica verso i primi esponenti del movimento operaio che proprio in quegli anni cominciò a darsi un’organizzazione, in Italia ed in Romagna in particolare.

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