CONTURRANA

La storia racconta che il villaggio di San Vito nasce verso il ‘700. Nel ‘300 viene costruita una piccola cappella dedicata al santo, San Vito appunto, che nei secoli successivi diventa meta di pellegrinaggi sempre più frequenti. I pellegrini, che inizialmente dormono all’aperto, vengono successivamente ospitati in alcune case costruite attorno alla cappella. Questo ovviamente attira l’interesse dei corsari barbareschi, e come conseguenza la cappella si trasforma pian piano in una chiesa-fortezza. Attorno a questo nucleo originario si sviluppa poi il paese di San Vito Lo Capo.

Il santuario-fortezza

Il santuario-fortezza

La voce popolare racconta però che c’è molto di più. C’è una storia che si mischia con la leggenda e che va indietro nel tempo fino ai tempi dell’imperatore Diocleziano. Siamo nel III secolo dopo Cristo quasi al crepuscolo dell’impero e un funzionario romano viene mandato dall’imperatore in Sicilia, precisamente a Mazara. Costui aveva un figlio di nome Vito a cui vengono assegnati un educatore, Modesto, e una nutrice, Crescenzia, entrambi cristiani, che lo convertono al cristianesimo. Scoperti, i tre fuggono in nave, ma dopo alcuni giorni di navigazione una tempesta li sbatte sulla terraferma, proprio dalle parti dove adesso c’è San Vito. Anche se da quelle parti non doveva esserci niente, si dice che lì sorgesse un’altra cittadina, Conturrana.

I tre cristiani stabilitisi a Conturrana continuano la loro opera evangelica, ma con scarso successo e anche qui sono costretti a fuggire. Gli abitanti dell’antica città non hanno però fatto i conti con la collera divina, e per punizione una terribile frana seppellisce il villaggio. La zona si chiama ancora oggi contrada Valanga.

La cappella di Santa Crescenzia

La cappella di Santa Crescenzia

Come la moglie di Lot durante la distruzione di Sodoma, anche Crescenzia si gira a guardare la città, rimanendo di pietra. L’edicola all’entrata del paese sorge nel luogo dove avvenne la pietrificazione. Il resto della storia non è chiarissimo. Mentre di Modesto non si hanno più tracce, di Vito si raccontano diversi miracoli fino alla sua morte avvenuta durante l’ultima grande persecuzione di Diocleziano  contro i cristiani.

Ma quanto c’è di vero nella storia del villaggio di Conturrana?

L’enciclopedia dei santi effettivamente riporta la voce di popolo per cui San Vito fosse siciliano, di Mazara per la precisione, e che visse e morì ai tempi di Diocleziano. Il culto di Modesto e Crescenzia è invece molto più tardo e non ci sono fonti storiche al riguardo.

Solo fantasia quindi?

Il De Rebus Siculis dello storico gesuita Tommaso Fazello

Il De Rebus Siculis dello storico gesuita Tommaso Fazello

Forse. Nel ‘500 lo storico Tommaso Fazello nel De rebus siculis parla dell’esistenza a cinquecento passi dalla riva di una rupe immensa, staccatasi misteriosamente dalla montagna e chiamata Conturrana. C’è da dire però che egli non crede all’esistenza del villaggio, di cui aveva sentito parlare.

Nel 1981, quasi ai giorni nostri quindi, nei pressi della Tonnara del Secco, Gianfranco Purpura ha scoperto casualmente l’esistenza di un antico stabilimento per la lavorazione del pesce. Dal sottosuolo della tonnara il Purpura ha raccolto una quantità di cocci di anfore commerciali tale da consentire di avanzare un’ipotesi sul periodo di utilizzazione dell’impianto, attivo dalla fine del IV secolo a.C. fino all’arrivo degli arabi in Sicilia (827). Secondo lui “la scoperta a San Vito di un impianto per la lavorazione del pesce potrebbe indurre a vedere in esso una conferma diretta di antiche congetture formulate sull’ubicazione di Cetaria, cittadina menzionata nelle cronache romane, ma mai ritrovata”.

Forse su Conturrana, o Cetaria, la parola finale deve essere ancora scritta…

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4 thoughts on “CONTURRANA

  1. Direttore,

    Questo articolo mi porta alla tanto amata costiera Amalfitana, da lei di sicuro apprezzata, e patria du un grande pianista!

    Forse non tutti sanno della esistenza del paese di Cetara , che è sempre stata un paese di pescatori, ed infatti il suo nome deriva da Cetaria. o tonnara o da “cetari”, venditori di pesci grossi, i tonni appunto.

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