IL GENIO DI LEONARDO – SECONDA PARTE

(QUI LA PRIMA PARTE)

Le Piramidi dell'Abetone furono erette per celebrare il completamento della strada regia che collegava Modena a Firenze

Le Piramidi dell’Abetone celebrano il completamento della strada regia che collega Modena a Firenze

Ximenes, ancora non lo abbiamo detto, è anche l’ingegnere di fiducia dei Lorena, per conto dei quali sovrintende a tutte le opere pubbliche del Granducato. Ad esempio è opera sua la strada regia che collega il Granducato di Toscana col Ducato di Modena. E non si tratta di una strada qualunque. Costata due milioni di lire dell’epoca, per la prima volta collega la Toscana ai possedimenti asburgici, quale anche Modena era nei fatti, senza passare dallo Stato Pontificio.

Per quanto riguarda l’idraulica, in quel periodo è molto d’attualità la questione del Reno, piccolo fiume emiliano, la cui storia è stata caratterizzata da rovinose esondazioni. Per risolvere il problema si deve decidere un nuovo percorso del letto del fiume, ma non tutti gli scienziati sono d’accordo su quale sia la soluzione migliore. Ximenes dedica alla spinosa questione ben quattro trattati che mettono tutti d’accordo e gli abitanti ancora oggi ringraziano.

Le Poste Italiane hanno ricordato i trecento anni dalla nascita di Ximenes con un francobollo. Sullo sfondo la Casa Rossa di Castiglione della Pescaia, costruita da Ximenes stesso

Le Poste Italiane hanno ricordato i trecento anni dalla nascita di Ximenes con un francobollo. Sullo sfondo la Casa Rossa di Castiglione della Pescaia

Altro grande interesse di Ximenes è la bonifica della paludosa Maremma. Anche questa questione è molto sentita. Si formano due scuole: i tecnici, capeggiati da Ximenes, che propongono grandi opere di ingegneria idraulica, atte a rimuovere le acque stagnanti, a cui si si oppongono i politici, scettici sul risultato di tali grandi opere, e favorevoli piuttosto a una riforma giuridica che incentivi un uso più corretto dei terreni agricoli. Il Granduca appoggia Ximenes, e non se ne pentirà. La maestosa opera idraulica per il drenaggio delle acque stagnanti è completata da numerosi interventi complementari: il piano regolatore di Castiglione della Pescaia per lo sviluppo del nuovo borgo sotto il castello, lo scalo commerciale della città di Grosseto, canali navigabili, strade, ponti, acquedotti, mulini disseminati sul territorio, il riordino dell’amministrazione della pesca, e altro. Tutto perché Ximenes considera il sistema idrico, il territorio, la popolazione i laghi e tutto il resto un solo ed indivisibile sistema.

Nel 1761 Emanuele Nay di Richecourt, che nel frattempo aveva sostituito Marc de Beauvau lo incarica di redigere la cartografia della Toscana. Ximenes diventa quindi Geografo di Sua Maestà Imperiale, titolo a cui aggiunge quello di  Matematico granducale quando il Granducato passa nelle mani di Pietro Leopoldo nel 1765. E’ ormai lo scienziato di spicco dei gesuiti, che gli affidano circa 75 delle 500 pagine della loro pubblicazione annuale, la Storia letteraria d’Italia, da dedicare alle tematiche scientifiche. Il taglio è giornalistico più che accademico e da vero scienziato nel giornale dà spazio solo alle argomentazioni scientifiche, anche quando a sostenerle sono cistercensi, francescani e laici anziché ortodossi gesuiti.

Veduta aerea dell'Osservatorio Ximeniano ai giorni nostri

Veduta aerea dell’Osservatorio Ximeniano

Un brutto colpo per Ximenes è però la soppressione nel 1773 della Compagnia di Gesù, a cui appartiene. Nella Chiesa di San Giovannino i padri Scolopi, che subentrano ai gesuiti, gli permettono di continuare a esercitare l’attività di scienziato. Per ringraziarli Ximenes lascerà loro gli strumenti con cui faceva le osservazioni e la biblioteca. Gli Scolopi manterranno in vita l’Osservatorio che da allora in poi si chiamerà Osservatorio Ximeniano.

Arriva il 1783, anno importante per l’aviazione. C’è il primo volo dei fratelli Montgolfier su quella che da loro avrebbe preso il nome di mongolfiera. La strada che attraverso i fratelli Wright e Juri Gagarin ci ha portato sulla luna comincia da lì. In Italia Ximenes, vecchiotto ma sempre vispo, viene informato da un membro dell’Accademia Reale di Parigi ed è entusiasta. Il suo pensiero è per un confratello vissuto una cinquantina di anni prima, Francesco Lana, ideatore della nave volante.

Continua a lavorare alacremente fino all’ultimo giorno quando il 4 maggio 1786 muore a causa di un colpo apoplettico.

Luigi Brenna, suo grande ammiratore, lo descrive “…in un continuo moto ed esercizio per operazioni proprie delle sue facoltà, ora in osservazioni, e calcolazioni d’eclissi, ed altri celesti fenomeni, ora in visite, progetti, esecuzioni, lavori di strade, di archi, di ponti, di acquedotti, di arginature, di cateratte, di porti. Quindi fa spavento il veder solamente la quantità de’ suoi manoscritti, essendo egli stato sempre d’una meravigliosa diligenza nel notare in carta i suoi pensamenti.”

Con buona pace di chi pensa che la vita di un gesuita del ‘700 doveva essere noiosa!

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A Leonardo Ximenes, non dimentichiamolo, è intitolato anche il Liceo Classico di Trapani, ma di questo parleremo un’altra volta…

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5 thoughts on “IL GENIO DI LEONARDO – SECONDA PARTE

  1. Ma non vorrei che Leonardo, all’occhio del lettore saltuario, risulti più importante di Nunzio Nasi!

    Comunque fa piacere ed entusiasma scoprire settimana dopo settimana il novero di grandi novità!

    Buon Anno a tutta la redazione

  2. Spero che la redazione non blocchi questo mio commento ma mi sento chiamato in causa da alcuni commenti: sono piú colpito dalla figura del sommo idraulico piuttosto che da quella di Nunzio Nasi (senza nulla togliere al secondo).
    Mi piacerebbe a questo punto che si sviluppasse un confronto critico tra le due figure, evidendenziandone gli aspetti distintivi.

    Grazie e buon anno

  3. Sono contento dell’interesse suscitato, ma per dirla alla Di Pietro: che ci azzecca Nunzio Nasi con Ximenes???

    Comunque, un piccolo retroscena. All’inizio non volevo scrivere niente su di lui perché secondo me la cittadinanza si assegna non sulla base del luogo si nascita, ma di quello in cui si sceglie di vivere, e allora, secondo questo criterio, Leonardo è da considerarsi fiorentino e non trapanese. Mi ha convinto la targa del “sommo idraulico”…

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