LEGGENDARI SPADACCINI TRAPANESI – ATHOS DI SAN MALATO

“…mi è capitato un caso strano: nessuno degli schermidori classici volle più accettarmi come avversario. Io facevo della scherma diversa dalla loro, ero un ribelle delle dottrine classiche, rinnegavo le nobili e pure tradizioni…” Athos di  San Malato

Cari lettori, la scorsa settimana abbiamo parlato di Turillo di San Malato (link). Oggi parliamo di suo figlio Athos, e, potete immaginare, con un nome così, non poteva che essere un predestinato.

athos-di-san-malato-staitiAthos nasce nel 1868 quando Turillo e Maria Staiti non sono ancora sposati. Siamo sicuri che sin dalla culla il padre gli abbia raccontato dell’omonimo eroe del romanzo di Dumas e gli abbia insegnato a usare la spada prima della penna, così come Athos, quello del libro, non aveva potuto fare col proprio figlio Raoul.

Athos, il nostro Athos, segue il padre a Parigi dove ha modo di dimostrare che le lezioni di scherma non sono state inutili. L’interesse attorno a lui non si ferma alla Francia. Dall’Australia al Brasile molti giornali ne parlano.

La sua è una scherma più tecnica di quella del padre. Inventa il concetto di cono di protezione, lui lo chiama di impenetrabilità, alla base della scherma moderna. In pratica la perfezione della linea spalla-gomito-polso-spada dà garanzia assoluta di non essere colpito. Noi lasciamo che siano gli addetti ai lavori a giudicare l’efficacia di questa teoria.

Brevetta anche una impugnatura rivoluzionaria che permette una presa sulla spada più naturale, ovvero un’impugnatura non liscia, ma anatomica. E infatti si chiama proprio impugnatura anatomica, gli americani la chiamano pistol grip, e, sebbene sia stata ideata per il terreno, oggi è la più usata in pedana. Su Wikipedia l’inventore risulta il vercellese Francesco Visconti, ma noi sposiamo la tesi di Adalberto Tassinari che sostiene che San Malato abbia usato l’impugnatura anatomica ben prima del Visconti. Quest’ultimo, a quanto ne sappiamo, non ha mai depositato un brevetto al riguardo, cosa che invece fece Athos di San Malato… Chi lo sa, forse un giorno verrà chiamata impugnatura alla San Malato? Ai posteri l’ardua sentenza…

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Di San Malato si ricorda anche l’impegno per la legalizzazione del duello in Italia. Da una conferenza tenuta a Napoli viene tratto il libro “La Partita d’onore e le sue leggi” dove descrive gli aspetti tecnici, giuridici e morali del duello. Forse è una fortuna che non sia riuscito nell’intento, altrimenti oggi vedremmo la gente sfidarsi ad ogni angolo di strada.

Tra i suoi avversari ricordiamo il campione italiano Filippo Salvati, il celebre spagnolo Felix Lyon, il capitano argentino Rodriguez e il famoso maestro francese Marie Louis Damotte. Noi però scegliamo di raccontare il duello contro il terribile Eugenio Pini, detto il diavolo nero, anzi le diable noir, dato che siamo a Parigi nel febbraio del 1904. Il duello, nato non si sa bene per quale controversia, ha delle condizioni durissime: punta nuda, lama affilata, torso nudo per entrambi e nessuna tutela per il braccio.

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Il Nouveau-Théâtre di Parigi, cornice al duello San Malato-Pini

Athos di San Malato arriva con un mantello che lascia cadere, come il tenore di una grande opera, osserva qualcuno dei presenti. Sotto, la camicia con lo stemma del casato.

Tutto è pronto, Eugenio Pini si attorciglia i baffi, Athos di San Malato incrocia le braccia. Allez, messieurs! Si parte…

San Malato è una furia e va all’attacco. Pini si difende facilmente grazie alla sua ottima tecnica e cerca di passare al contrattacco. La folla è il delirio, batte le mani, urla, butta in aria i cappelli… Pini combatte in silenzio, San Malato ad ogni movimento emette dei grugniti. Più che un essere umano sembra una bestia, tanto che ad un certo punto l’arbitro lo richiama.

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Il duello del secolo, secondo la Tribuna Illustrata

Si va avanti così per cinque lunghi round. Al sesto, Pini viene ferito al braccio, ma può continuare a combattere. Nella stessa ripresa per pochissimo San Malato non viene trafitto. Un brivido corre lungo la schiena dei presenti, ma la tragedia è solo sfiorata. Si va avanti con San Malato che attacca e Pini che si difende, ma ad un certo punto le parti si invertono, Pini attacca e San Malato, stanco, sembra cedere, ma invece di indietreggiare va rabbiosamente avanti e ferisce l’avversario al sopracciglio destro. I testimoni di Pini vorrebbero fermare il duello, ma lui non si arrende, e quindi il combattimento prosegue. Siamo al diciottesimo round e dal sopracciglio di Pini continua a sgorgare sangue quando all’improvviso a causa di una distorsione il polso di San Malato comincia a gonfiarsi. Anche lui vorrebbe continuare, ma ora sono i testimoni ad insistere, e fermano il combattimento diventato troppo pericoloso.

Per due ore e mezza hanno provato a infilzarsi e ora, con impulsività tutta latina,  si abbracciano. Pini, si racconta, nonostante fosse più anziano, sembrava il meno stanco dei due.

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