DIEGO, IL VIRTUOSO

Non possiamo che essere d’accordo con chi dice che le storie di schiavi trapanesi in Barbaria siano ancora sconosciute ai più. Ancora poco noto è ad esempio il tragico destino di Diego Martinez a cui dedichiamo il post di oggi. Diego era nato a Trapani nel 1697 e nelle sue vene scorreva sangue spagnolo e trapanese, essendo figlio di un soldato spagnolo, Andrea Martinez, e di una donna trapanese, Contesta Dalfina. Pescatore e lavoratore di coralli, dopo essersi sposato e aver avuto due figli, diventò artigliere all’isola Formica.

Lo troviamo qui quando il 19 giugno 1744 l’isola viene attaccata da sette galee partite da Biserta. Come dice il poeta Cosimo Pepe Unam formicam septem invasere leones.

Guercino: Giuseppe e la moglie di Putifarre - E' incredibile la somiglianza tra la storia della moglie di Putifarre, che provò a sedurre il patriarca Giuseppe, e della moglie di Sitbarbalì, che insidiò Diego Martinez

Guercino: Giuseppe e la moglie di Putifarre. L’episodio, narrato nella Genesi 39, 1-20, è straordinariamente simile alla storia di Diego Martinez e della moglie di Sitbarbalì

Gli uomini del presidio resistono valorosamente per otto ore, ma poi si devono arrendere. Il bilancio è di tre trapanesi morti in battaglia, due fuggiti a nuoto e i rimanenti trentasei, tra cui Diego, catturati e portati in catene a Tunisi. Diego si può considerare abbastanza fortunato perché finisce nella casa di un facoltoso musulmano, un certo Sitbarbalì, con cui i rapporti sono a quanto pare subito buoni. Purtroppo non si può dire altrettanto di quelli con una delle sue mogli, non perché a lei non piaccia, ma proprio per il motivo opposto. Infatti nonostante Diego sia già sulla cinquantina, alla donna piace fin troppo.

Costei, procace, bellissima, voluttuosa, è una ebrea divorata dall’ambizione. In gioventù, non potendo sposare un musulmano a causa della sua religione, aveva finto di convertirsi al cristianesimo per farsi battezzare e poter sposare Sitbarbali. Successivamente però aveva tradito anche il cristianesimo per convertirsi all’islam. Fatto sta che la donna, di cui non conosciamo il nome, non si accontentava del marito e, appena arrivato Diego, lo insidia senza alcun pudore, come parecchi secoli prima aveva fatto la moglie di Putifarre con Giuseppe. Anche il povero trapanese rifiuta le avances con orrore, ma la padrona interpreta quel rifiuto come dovuto alla timidezza, col risultato che le sue sfrontatezze aumentano. Ma più lei abbandona ogni contegno con lusinghe e minacce, più Diego si chiude in un ostinato silenzio. Non parlerà mai nemmeno a Sitbarbalì delle vessazioni subite.

Viene impiegato nei lavori più disdicevoli, privato dei vestiti, il cibo che gli viene dato diventa sempre più disgustoso, ma niente di tutto questo è sufficiente per farlo cedere. Come estrema umiliazione, la donna gli ordina di portarle l’acqua mentre si immerge licenziosamente nel bagno e ci vuole tutta la forza di volontà di Diego per comandare ai suoi sensi di resistere.

La perfida padrona però non si rassegna. Prima chiede aiuto a una schiava, ministra delle sue dissolutezze, sulle cui gambe Diego si adagia, ma solo per riposare, e poi addirittura convince le sue due figlie vergini a sedurre lo schiavo, ma Diego tiene con loro lo stesso contegno che aveva riservato alla madre.

Di Ferro inserì Diego Martinez tra gli illustri trapanesi. Ma fu davvero un virtuoso?

Di Ferro definisce Diego Martinez un virtuoso. Lo fu veramente?

Alla fine, dopo due anni di indicibili sofferenze e atroci provocazioni, il 15 agosto 1746, giorno in cui nel mondo cattolico si festeggia l’assunzione in cielo di Maria, Diego viene ucciso. Non abbiamo altri elementi, forse viene avvelenato o forse affogato, non si sa.

Davanti al cadavere, la donna ostenta la più assoluta indifferenza. Il marito, informato delle angherie subite da Diego, esclama con ammirazione: “E’ possibile che tanto regni ne’ cristiani la pazienza? Mi dolgo di non aver dato a questo schiavo fedele la sua libertà.

La relazione sulla morte di Diego Martinez, redatta da un certo Sani nel 1785, è oggi introvabile. Quello che ci resta è il racconto di Giuseppe Maria di Ferro nella Biografia degli uomini illustri trapanesi dall’epoca normanna sino al corrente secolo dove Diego viene definito virtuoso. Il Di Ferro, bigotto e misogino, probabilmente ha calcato un po’ troppo la mano e forse Diego non era così virtuoso come ci viene descritto. Così la pensa anche Antonino Rallo che nel libro Usanza di Mare, dà una versione della storia leggermente diversa, ma di questo parleremo un’altra volta.

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