GIUSEPPE MARCO CALVINO POETA E PORNOGRAFO (1)

Giuseppe Marco Calvino nacque nel centro storico di Trapani il 6 ottobre 1785. I suoi vivevano dei prodotti coltivati nell’orto sul retro di casa, e non dovevano passarsela troppo male dato che Giuseppe Marco andò a scuola e visse sin da piccolo senza troppi patemi economici, potendo anche coltivare le sue passioni. E di passioni ne aveva principalmente due: i bordelli e la poesia.

La passione per la poesia gli fu trasmessa dal nonno Leonardo, ortolano che nel tempo libero improvvisava poesie, che il piccolo Giuseppe Marco adorava e imparava a memoria. Cominciò giovanissimo a verseggiare anche lui. Il primo sonetto che ci è rimasto, fu scritto all’età di nove anni, ed è oggi conservato nella Biblioteca Fardelliana.

LE FALSITA’ DEL MONDO
Perfido infido ingannator fallace
Mondo su cui sotto giace deluso
Quell’uomo il qual giammai trovar può pace
Nella sua falsità che ha sempre in uso.
Perfido infido dentro sé va chiuso
Di errori un globbo del piacer seguace
Per te vien dal gran Dio l’amor escluso
Per te estinta si è l’eterna face.
Perfido infido tu da me che voi
Forse ch’io teco meni i giorni miei
[… ] forse che ingannar mi puoi.
Io non mi cingo no di van trofei
O pur d’orrori che son pregi tuoi
Nulla per me sei tu, nulla tu sei.

falsita del mondo

Manoscritto originale de La falsità del mondo

Doveva avere un carattere allegro e gioviale ed era solito improvvisare dei componimenti per le persone che incontrava casualmente girando per la città.

Godette della stima dei suoi concittadini, tanto che, diventato dottore in legge, occupò diverse cariche pubbliche. Fu consigliere degli ospizi, deputato di salute ed anche consigliere della provincia. Risultò il primo degli eletti nelle elezioni amministrative del 1813. Non ci stupiremmo se una buona dose di voti fosse da attribuire al successo delle sue poesie usate a fini di propaganda elettorale.

Si iscrisse a numerose accademie: da quella cittadina della Civetta, all’Arcadia, dall’Istituto Reale Peloritano all’Accademia Tiberina. Viaggiò e strinse amicizia con alcune figure illustri del tempo come il poeta pistoiese Bartolomeo Sestini e financo con Vincenzo Monti, da noi citato come esempio di noia mortale. Conosceva anche il pittore Giuseppe Errante, amico di famiglia.

Il teatro Garibaldi, un sogno diventato realtà

Il teatro Garibaldi, un sogno diventato realtà

Sposato con una certa Maria Scichili, molto benestante, ebbe tre figli, per cui si divertiva a scrivere delle commediole che essi poi recitavano nella villa di Palma, dove nel frattempo si era trasferito. Il teatro era un’altra sua passione e siccome a Trapani l’unica cosa chiamata teatro era il baraccone di San Gaspare, piccolo, sporco e mal tenuto, ne sognava uno moderno, grande e funzionale. Abbozzò anche un disegno e, per uno dei miracoli che ogni tanto accadono, quel disegno sarebbe poi diventato il Teatro Ferdinandeo, inaugurato nel 1849, successivamente intitolato a Garibaldi. Peccato che il poeta non ebbe il tempo di vederlo perchè nel 1833, a soli 47 anni, era morto, forse a causa di una infezione di tipo tifoideo.

Ci ha lasciato molti scritti sia in poesia e che in prosa, oltre che opere teatrali e traduzioni, alcuni pubblicati quando era in vita, altri postumi e altri ancora inediti, per non parlare delle opere lasciate incompiute a causa della morte. Proviamo ad andare con ordine.

Opere Poetiche:
Le Elegie, dagli accenti cupi e dolenti, dal sapore adolescenziale. Nel componimento La lontananza dal perduto amore dominano tormento, mestizia, pena, lutto e desiderio di morte. Il tema sembrerebbe rispecchiare avvenimenti personali: un estremo addio, grave e irrimediabile, da parte della ragazza amata. Da questo momento il Calvino non amerà più allo stesso modo.

L’industria trapanese, esempio di “poesia didascalica”, destinata cioè ad istruire i lettori. Questa composizione in versi fa parte di un volume Poesie diverse stampato in Trapani nel 1825. Anche se da molti lodata, si tratta di un’opera municipalistica, campanilistica, di esaltazione dei «patrj pregi», mummificata dalla retorica.

Le Rime, in due volumi, principale opera poetica pubblicata nel 1826, dove si può trovare un po’ di tutto. All’ottavo lustro è una riflessione sui suoi primi quarant’anni, Le Forosette una autoironica lirica sul suo declinante appeal nei confronti delle giovani donne. Ne Al Cavalier Tanaccio Quinzio Papanelopoli critica i costumi del tempo, Amore in Liceo è un apologo che mette alla berlina il mondo dell’istruzione. Nel Dio nella Natura, inno al creato, “parve aver tolto a Dante i colori per descrivere l’universo”

Opere teatrali:
Ifigenia in Aulide, tragedia che si rifà a Euripide
Il calzolaio di Alessandria della Paglia, commedia in tre atti

Traduzioni “libere” in siciliano di alcuni classici, non tradotti dal greco, che probabilmente non conosceva nemmeno, bensì da traduzioni precedenti, come faceva Monti:
Di la Batracumiumachia di Omeru
Degl’Idillj di Teocrito

Ritratto di Giuseppe Marco Calvino - Biblioteca Fardelliana

Ritratto di Giuseppe Marco Calvino – Biblioteca Fardelliana

Fin qui le opere edite quando il Calvino era in vita. Ma c’è di più…

Fonti:
– Tore Mazzeo: Giuseppe Marco Calvino, 2 poeti in 1
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...