IL LUNGO FERRAGOSTO TRAPANESE

La Madonna di Trapani, molto diversa da come appare oggi

La Madonna di Trapani, molto diversa da come appare oggi

E’ facile immaginare come l’immensa devozione del popolo, trapanese e non, si sia trasformata in numerose donazioni che nel corso dei secoli hanno formato il tesoro della Madonna. Ricostruirne l’intricatissima la storia è un compito che lasciamo ai professionisti della materia. Noi ci accontentiamo di seguire le volte in cui la statua fu portata in processione.

Secondo il canonico Fortunato Mondello, la prima avvenne nel 1527, per proteggere la città dalla minaccia di francesi, genovesi e veneziani, uniti in guerra contro il regno di Spagna, di cui faceva parte Trapani. Secondo il computo di Mario Serraino furono 31 le volte, l’ultima nel 1954, in cui la statua originale lasciò il santuario carmelitano per essere portata in processione. Essa rimaneva talvolta lunghi periodi nelle altre chiese cittadine, cosa che era motivo di grande preoccupazione dei Carmelitani che temevano, non senza fondamento a dire il vero, un colpo di mano che avrebbe potuto trasformare la custodia da temporanea a permanente. In fin dei conti non era quello che avevano fatto loro stessi all’arrivo della Madonna?

Copia della statua della Madonna nella chiesa del Carmine

Copia della statua della Madonna nella Chiesa del Carmine

E allora i corsi e ricorsi alle autorità si sprecavano. Nel 1744 si rivolsero al tribunale di Monarchia, per ottenere giustizia sugli Agostiniani che avevano osato addirittura tenere nella loro chiesa un panegirico della Madonna. Il tribunale diede loro ragione e inibì il culto ai rivali. Nel 1752 lo stesso tribunale impose che tutte le celebrazioni non potevano svolgersi fuori dal santuario dell’Annunziata.

Episodi del genere non erano rari e ogni Quindicina, Triduo, Sabato Solenne erano motivi di attrito. Per poco non ci andò di mezzo anche Clemente XIII, il papa che nel 1762 aveva osato spostare il giorno della Madonna dal 16 agosto, caro ai Carmelitani, al 13. Il giorno 16 ritornerà solo nel 1829, primo anno in cui si organizzò una processione per celebrare la festa. Inizialmente era organizzata dalla chiesa reggente, ovvero una tra San Nicola, San Pietro e San Lorenzo. I Carmelitani, per non rimanere esclusi riuscirono, dal 1832 in poi, a farla terminare nella Chiesa del Carmine, di loro proprietà. Il clero trapanese non la prese bene e l’anno successivo per protesta rifiutò di entrare in chiesa e di prendere parte alla compieta.

Giochi pirotecnici - La Masculiata finale

Giochi pirotecnici – La Masculiata finale

Ai litigi clericali si aggiungevano quelli tra le maestranze quando c’era la sfilata delle vare, perchè tutti volevano portare quella della Madonna. Non si ricordano invece episodi incresciosi durante la sfilata dei carri dove personaggi viventi rappresentavano scene bibliche. Oltre ai carri ricordiamo la Macchina, un corpo architettonico di grande effetto, rivestito di drappi e decorato con immagini sacre, che veniva smontata alla fine delle celebrazioni.

Ma la festa della Madonna non è solo una ricorrenza religiosa. La marea di pellegrini ha sempre portato in città molti soldi e allora, per un privilegio concesso da Federico II nel 1315, a ferragosto chiunque poteva vendere le proprie mercanzie senza pagare il dazio.

Pio Messina, detto Peri Porcu, mitico fantino trapanese

Pio Messina, detto Peri Porcu, all’ippodromo della Favorita, a Palermo

La Fiera era organizzata, neanche a dirlo, nel cortile dell’Annunziata e poi nel piazzale del santuario dove rimase fino alla metà del XVI secolo, quando venne spostata in città, vicino la Chiesa di Sant’Agostino dove, nonostante l’opposizione dei Carmelitani, rimase per diversi secoli. Nel 1867 traslocò in via Mancina dove rimase fino al periodo fascista quando si trasferì nella più idonea Piazza Scarlatti, e poi a Piazza Vittorio e infine, in anni recenti, di fronte il Palailio.

Ma il ferragosto significa anche festa. E quindi gare, soprattutto ippiche, in via Fardella o al rione Palma. I nomi di alcuni cavalli, L’orvu e Farfallino, sono arrivati fino ai giorni nostri. Tra i fantini dobbiamo invece ricordare il mitico Peri Porcu, che si è fatto valere anche oltre i confini cittadini. La conclusione del lungo ferragosto erano i fuochi d’artificio. Prima dello spostamento alla marina, si tenevano alla Loggia o alla Piazza Scalo d’Alaggio, dove era allestito un grande palco per gli spettatori.

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