MAUMETTUMILIA – VIII

Scoperto in Vaticano un codice arabo scritto in ebraico nella Trapani del 1200

E’ sempre così. Si parte per fare tre articoli, al massimo quattro, e si finisce per scoprire delle cose che mai si sarebbero immaginate. E allora eccoci qua a decifrare un manoscritto arabo scritto in ebraico nella Trapani del ‘200. A dire la verità tutto il lavoro è stato già fatto dallo storico Giuseppe Mandalà, noi lo riassumiamo solamente.

Avicenna, il suo Codice è stata la Bibbia per i medici dei secoli seguenti

Avicenna, il suo Codice è stata la Bibbia per i medici dei secoli seguenti

Andiamo con ordine. Nel medioevo l’arabo era la lingua scientifica dell’umanità, un po’ come lo è l’inglese ai giorni giorni. Era in arabo infatti che scrivevano scienziati persiani, siriani, copti, ebrei, indiani, berberi e chiunque altro volesse far conoscere le proprie idee. Tra i tanti campi in cui gli arabi eccellevano, la medicina non faceva eccezione. Tra i trattati scritti in arabo, tradotti poi in latino o ebraico, ne ricordiamo tre:

• il Kitab al-Mansouri fi al-Tibb, Il libro di medicina dedicato ad Al-Mansur, scritto da al-Razi all’inizio del X secolo;

• il celeberrimo Kitab al-Qanun fi al-Tibb, Il Canone, probabilmente il più famoso testo di medicina della storia, scritto da Avicenna;

Ma di recente, per merito di Mandalà, ne è stato scoperto un altro:

• il Kamil al-sana ‘a al-tibbiya, ovvero Il libro perfetto dell’arte medica, conosciuto anche come libro regale, di Ali ibn Abbas, detto al-Majusi, il mago, perchè discendeva da una antica famiglia zoroastriana. Il libro perfetto risale alla fine del X secolo ed è più sistematico e sintetico del libro di al-Razi e più pratico di quello di Avicenna, essendo diviso in due parti, una teorica e una pratica, di dieci libri ciascuna.

Ma quale è stata la scoperta di Mandalà? Ebbene, Mandalà ha trovato nella Biblioteca Apostolica Vaticana un manoscritto, il numero 358, scritto in semicorsivo sefardita risalente al XIII secolo. La particolarità di questo manoscritto è che si tratta della traduzione dei capitoli VI-X del libro perfetto dell’arte medica di al-Majusi.

Costantino l’Africano e Stefano di Antiochia ne hanno fatto delle traduzioni in latino. Quella di cui stiamo parlando è in ebraico. Ne esistono anche altre sempre in ebraico, ma posteriori al manoscritto 358.

L’inizio, il colophon in termine tecnico, colpisce dritto come un pugno in faccia.

E’ terminato il decimo capitolo de Il libro regale giovedì 26 del mese di adar dell’anno 5053 della creazione in Trapani situata sulla riva del mare, e lo ho traslato dall’arabo all’ebraico, grazie a Dio signore degli universi, ed esso [il codice] è di mano del proprietario della copia, e questa copia appartiene al medico Sabbat, figlio del medico Atiyyā, che Dio abbia misericordia di lui

Abbiamo letto bene! Il codice è stato tradotto a Trapani. Il 26 di adar del 5053 corrisponde al 13 marzo del 1293.

Il codice. Vat. ebr. 358, f. 202r (© 2011 Biblioteca Apostolica Vaticana)

Il codice. Vat. ebr. 358, f. 202r (© 2011 Biblioteca Apostolica Vaticana)

Non siamo esperti di arabo, nè di ebraico, ma Mandalà ci assicura che, nonostante i caratteri sefarditi, il lessico è fortemente islamico, tipico del X secolo. L’opera è proprio quella di al-Majusi!

“Il Vaticano ebr. 358 è uno straordinario testimone della circolazione del sapere medico arabo-islamico tra gli esponenti della comunità ebraica trapanese. Questa circolazione si inserisce nel quadro della più vasta eredità arabofona degli ebrei dell’isola, ma si giustifica anche in virtù della vocazione geopolitica di Trapani, aperta alla vicina costa africana e al mondo arabo-islamico in generale”

Il libro ha contribuito a diffondere la cultura medica  nel mondo antico, basti pensare alla Scuola Salernitana, e vi lasciamo il piacere di leggerlo. A noi il libro piace perchè, ancor più che di medicina, ci parla della Trapani del ‘200. Era una città dove passeggiando per il centro ci si poteva imbattere con facilità in Alberto degli Abate, il futuro santo, in medici ebrei e arabi, oltre che nei cavalieri templari di cui abbiamo già parlato (link).

Flavio Mitridate, grande umanista e traduttore di codici

Flavio Mitridate, grande umanista e traduttore di codici

Era un centro della cultura dell’epoca e la presenza ebraica in città era considerevole. E fa sorridere Eliyahu Ashtor che nel suo The Jews of Trapani in the later Middle Ages lamenta la scarsa cultura ebraica in città, tanto è vero che egli stesso trova negli scritti di notai dell’epoca molteplici riferimenti a codici ebraici, anche se di tali manoscritti ai giorni suoi, che sono più o meno anche i nostri, non c’è più traccia.

Altri manoscritti invece ci sono pervenuti. Essi furono tramandati dalle antiche famiglie ebraiche e si trovano oggi nella Biblioteca Vaticana, portati probabilmente dopo la cacciata degli ebrei dal Regno nel 1492. Tra questi il Vaticano 358…

Questo è veramente tutto. Ma alla fine, che vuol dire Maumettumilia? La risposta è a un click di distanza…

Fonti:
– Giuseppe Mandalà: Un codice arabo in caratteri ebraici dalla Trapani degli Abbate (Vat. ebr. 358)
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2 thoughts on “MAUMETTUMILIA – VIII

  1. A torto sottovalutata, penso che la Maomettomelia sia la più importante delle saghe del Rumpiteste.
    Secondo ,forse, soltanto alla storia di Nunzio Nasi.
    Chiederei una nona puntata, auto celebrativa.
    Grazie a Voi, del Rumpiteste!

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