MAUMETTUMILIA – IV

Quelle mura bianche come colombe

Maumettumilia – I

Maumettumilia – II

Maumettumilia – III

La Sicilia nella Tabula Rogeriana di Al-Idrisi. Contrariamente alle carte geografiche attuali, il sud è in alto

La Sicilia nella Tabula Rogeriana di Al-Idrisi. Contrariamente alle carte geografiche attuali, il sud è in alto

Trapani fu chiamata Itrabinis o Tarabanis, talvolta Trapanesch. Venne strappata ai bizantini verso la metà del IX secolo probabilmente in maniera pacifica. I cronisti ci raccontano anche lo scontro fratricida dell’agosto del 900 tra le truppe chiamiamole “unioniste” di Abū Abbās ʿAbd Allāh, figlio dell’emiro Ibrahim II, e quelle “indipendentiste”, fedeli ai musulmani palermitani, che qualche anno prima avevano espulso dall’isola il legittimo governatore. Lo scontro presso Trapani fu cruentissimo, alla fine gli “indipendentisti” furono sconfitti e la sovranità della dinastia aglabita ristabilita.

Ma torniamo a noi. A quei tempi l’agglomerato urbano era limitato a quello che è adesso il rione San Pietro. I confini della città, utilizzando riferimenti attuali, erano la via dei Biscottai a sud, il convento dei dominicani a nord, la via Torrearsa a ovest e la via XXX gennaio a est. Qui un canale navigabile metteva in comunicazione Mar Tirreno e Mar Mediterraneo e un ponte permetteva l’accesso alla città.

Risale al periodo arabo la divisione della città in rioni. Una colonna ne indicava l'inizio

Risale al periodo arabo la divisione della città in rioni. Una colonna ne indicava l’inizio

Tutto l’abitato era circondato da mura, “bianche come colombe”, le descrive il viaggiatore Ibn Jubayr, e al suo interno si trovava il ricchissimo mercato agricolo. Sembra che l’abitudine di dipingere le case di bianco risalga a questo periodo. La calce liquida infatti, oltre a disinfettare ed evitare la penetrazione dell’acqua, serviva a riflettere i raggi solari per godere di maggior fresco in estate. Il visitatore che arrivava dal mare doveva restare abbagliato da quello spettacolo!

I porti erano due, uno a tramontana e uno a mezzogiorno. Quest’ultimo, più riparato, era usato per i traffici commerciali ed era molto attivo essendo un punto di passaggio quasi obbligato tra Italia e Africa. Il mare era ricco di coralli e straboccante di pesci di ogni tipo.

Al di là del ponte stavano le saline e il retroterra con terreni, orti e giardini.

Segesta - Resti di una moschea del XII secolo

Segesta – Resti di una moschea del XII secolo

La presenza ebraica in città aumentò e accanto alla sinagoga della Giudecca, alla chiesa latina di San Pietro e a quelle greche dell’Ascensione, di Santa Sofia e di Santa Caterina, si potevano ammirare i minareti delle moschee arabe. E tutte le confessioni convissero pacificamente secondo il passaggio coranico: “Non vi sia costrizione nella fede”.

La città si risvegliò dal torpore di secoli di dominazione romana, botteghe artigiane cominciarono a spuntare un po’ dappertutto e s’intrecciarono rapporti commerciali con moltre città, Pisa, Siviglia, Amalfi, Marsiglia solo per citarne alcune.

Il Castello di Maredolce all'interno del Parco della Favara

Il Castello di Maredolce all’interno del Parco della Favara

Anche la cultura progredì. E’ giunto fino ai giorni nostri il nome di Sulayman ibn Muhammad, erudito e poeta, che si recò in Spagna a scrivere poesie per i re musulmani di quel paese. Ma forse il più grande poeta arabo-trapanese fu Abd ar-Rahman al-Itrabanishi, che cantò la bellezza della villa regale della Favara (al-fawwāra, ‘la sorgente’) a Palermo con sublimi versi.

Le cronache, e qui siamo tornati a parlare della Sicilia in generale, ci tramandano che la tranquillità degli abitanti era turbata solo da calamità naturali, mai da sommosse e tantomeno da guerre di religione. Purtroppo tutto questo finì troppo presto a causa delle discordie e dopo l’anno mille l’emirato di Sicilia si divise negli emirati di Siracusa, Enna e Mazara, più altri autoproclamati, in continua guerra tra loro.

Nessuna comunità può anticipare il suo termine né ritardarlo. Corano XV,9

Gli arabi ormai avevano esaurito la loro funzione storica, adesso toccava ai normanni e, a dimostrazione di come la storia si ripeta, fu proprio l’emiro di Siracusa, Ibn Timnah, novello Eufemio, a chiamare in suo aiuto il conte Ruggero contro il rivale e cognato Ibn-Hauasci. Ovviamente Ruggero non se lo fece ripetere due volte come abbiamo già raccontato (link) …

(CONTINUA…?)

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