MAUMETTUMILIA – II

Tra sciiti e sunniti

Maumettumilia – I

La scorsa volta abbiamo lasciato il settantenne Asad a Capo Granitola con diecimila uomini e settanta navi. Vediamo come si comportò.

Il Leone dell’Eufrate, questo significa Asad ibn al-Furat, tenne fede al suo nome e sul campo di battaglia dimostrò grande capacità. I cronisti arabi raccontano che presso Mazara sconfisse forze dieci volte superiori, ma sono le solite esagerazioni dei vincitori. Le guarnigioni bizantine erano in realtà molto deboli e riuscirono a opporre una tenace resistenza solo se aiutate da solide mura. Fu anche questo che spinse Asad, che all’inizio non aveva probabilmente altri obiettivi se non quelli di razzia e saccheggio, a trasformare la sua guerra di bottino in una guerra di vera e propria conquista.

Giovanni Scilitze: l'assedio di Siracusa

Giovanni Scilitze: l’assedio di Siracusa

A quanto pare il problema dell’acqua esisteva già allora dato che l’anno successivo allo sbarco, mentre era impegnato a espugnare Siracusa, il povero Asad morì di dissenteria. Forse Ziyadat Allah si rallegrò, ma neanche lui ebbe a gioire per molto perchè i comandanti che subentrarono, completarono la conquista del territorio insulare circa un secolo dopo, quando non solo Ziyadat Allah era morto da un pezzo, ma anche la sua dinastia, gli aghlabiti, si era estinta. Non ripercorreremo qui la storia della conquista musulmana, diciamo soltanto che nella seconda parte del IX secolo gli arabi controllavano tutta la Sicilia, tranne alcune enclavi.

A questo punto è necessaria una doverosa precisazione. Gli invasori, che noi chiamiamo arabi per semplicità, annoveravano tra le loro fila berberi, siciliani, musulmani spagnoli e probabilmente anche bizantini dissidenti. Inizialmente si abbandonarono a ogni sorta di barbarie, ma quando le crudeltà cessarono si aprì per la Sicilia un periodo di prosperità e di progresso. I costumi delle popolazioni sottomesse si fusero con quelli dei nuovi conquistatori creando una nuova civiltà. Si può davvero dire che “Graecia capta ferum victorem coepit“!

La conquista fatimide, dal Maghreb alla Mecca

Dal Maghreb alla Mecca: l’espansione della dinastia fatimide

La Sicilia apparteneva inizialmente all’emirato aghlabida dell’Ifrīqiya, sul quale esercitava una sovranità platonica il califfo abbaside, quindi sunnita, di Bagdad, ma di fatto era uno stato indipendente, e lo divenne ancora di più in seguito quando agli aghlabiti subentrarono i fatimidi, sciiti ismailiti. Questi rivendicavano la guida della comunità islamica in quanto seguaci di Alì, genero di Maometto avendone sposato la figlia Fatima, da cui presero il nome. Il primato però era contestato dai sunniti, che, forti del loro potere militare, erano riusciti a sottomettere gli sciiti almeno fino al X secolo, quando questi ultimi prima occuparono l’Ifrīqiya, cui apparteneva la Sicilia, e poi, sotto la guida dell’imam Al-Mu’izz, erano impegnati nella conquista dell’Egitto, passaggio necessario per arrivare all’abbattimento dell’odiato califfato di Bagdad. Per realizzare il suo piano Al-Mu’izz affidò la guida dell’esercito a Jawhar Al-Siqilli.

Jawhar Al-Siqilli

Jawhar Al-Siqilli

L'Università di Al-Azhar, fondata nel 970 dal Al-Siqilli, che qui riposa

Al-Siqilli è sepolto nell’Università di Al-Azhar, da lui fondata

Giafar il Siciliano, questo il significato del suo nome (Ṣiqilliyya era il nome arabo della Sicilia), era figlio di genitori cristiani deportati in Ifrīqiya, dove, dopo la conversione all’islam, si guadagnò la fiducia di Al-Mu’izz al punto da diventarne il vizir. Tanto per capirci, Al-Siqilli non era uno qualunque, fu una volpe del deserto ante litteram che dal Marocco arrivò in Egitto, e, non contento di conquistare solo le città nemiche, trovò il tempo per fondarne una lui stesso, la città del Cairo, prima di proseguire verso il Medio Oriente. Ma prima di arrivare in Egitto, i fatimidi si trovarono ad affrontare proprio in Ifrīqiya la cosidetta rivolta dell’asino, capeggiata da un certo Abu Yazid, musulmano nè sciita nè sunnita, ma appartenente alla piccola setta dei kharigiti. I fatimidi insomma avevano altro a cui pensare e non potevano più occuparsi della Sicilia. Nel 948 la affidarono quindi alla dinastia di origine yemenita dei kalbiti, sciiti come loro, sotto i quali la Sicilia visse la sua età dell’oro. Se vi siete persi tra califfi, imam, sceicchi e vizir non preoccupatevi, siete in buona compagnia. Tutto il mondo, anche quello musulmano, non ci si raccapezza nemmeno al giorno d’oggi.

L’importante comunque è sapere che nel 970, oltre che de facto, la Sicilia divenne un emirato indipendente anche de jure, sotto il kalbita Abū l-Qāsim ʿAlī.

Maumettumilia – III

Maumettumilia – IV

Bandiera dell'Emirato di Sicilia - Il verde è considerato il colore tradizionale dell'islam. La stessa bandiera verrà adottata 1000 anni dopo dalla Libia di Moammar Gheddafi

Il verde è il colore tradizionale dell’islam fatimide. La Bandiera dell’Emirato di Sicilia, verde e senza fronzoli, è la stessa che verrà adottata mille anni dopo dalla Libia di Muammar Gheddafi

L'Emirato di Sicilia nell'anno mille

L’Italia nell’anno mille

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