UNA CENA FRUGALE

AltareAttenzione a passare da Salemi la sera del 19 marzo. Una sorpresa, se piacevole o spiacevole giudichi il lettore, attende l’ignaro passante.

Alcune case infatti hanno il portone aperto e un ramo di alloro intrecciato sull’uscio. E’ il segnale che all’interno della casa si celebra la cena di San Giuseppe.

All’interno si trova un maestoso altare fatto da un’impalcatura di ferro e colonne di canne a cui sono appesi ramoscelli di alloro, pani artisticamente lavorati, arance e limoni. All’interno la sacra famiglia è attorniata dai pani rituali, a forma di palme, cucciddati, bastoni, chiodi, tenaglie, scale e croci. Perfino Umberto Eco farebbe fatica a  capirne il significato.

Accanto a questa sorta di presepe salemitano un cantastorie declama cantilene, laudi e preghiere tradizionali, tramandate di padre in figlio. Sono le parti di San Giuseppe. Ascoltate.

E poi c’è la tavola, apparecchiata con frittate, formaggi, pesce, ortaggi, legumi, torte, dolci e altro, tutto in quantità pantagruelica. Le portate non meno di 19 e non più di 101 si concludono sempre con la pasta con la mollica. Niente a base di carne però, siamo in quaresima.

Pasta con la mollicaLa tradizione vuole che tre bambini bisognosi siano invitati alla cena. Chi organizza la cena spera infatti la grazia divina gli restituisca con gli interessi quanto dato ai poveri.

Ovviamente niente deve finire nella spazzatura, sarebbe un’offesa terribile al santo. E allora, se passate da quelle parti, buona fortuna!

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