PER UN LOCULO DI TERZA FILA

Premessa da leggere: l’importanza della fila nell’assegnazione del loculo
I loculi possono essere assegnati per venti anni o per novantanove anni. In questi casi si parla impropriamente di loculi “perpetui”.
I loculi a contatto col terreno sono detti di prima fila. Quelli immediatamente superiori sono detti di seconda fila e così via fino a quelli di sesta fila.
I loculi meno pregiati sono quelli di prima fila perchè il morto è costretto a stare a contatto col terreno a soffrire umidità e infiltrazioni per l’eternità.  Anche i loculi di quarta, quinta e sesta fila sono da evitare perchè troppo alti e rendono difficile al parente vivo il dialogo col defunto. Per non parlare poi della difficoltà di mettere un fiore sulla lapide, semplicemente impossibile senza l’uso della scala.
Per questi motivi i loculi più pregiati sono quelli di seconda, e ancora di più, di terza fila.
Tutto chiaro? Ora possiamo cominciare…

Dio ci scanzi e liberi dalla vendetta di Dino Cucuzza – Nanai La Luce

Tu ti buschi u pani e a mia mi fai manciare un panino – Milchiuni

Mi facevi schifo da vivo, figurarsi da morto – Dino Cucuzza

Per_un_loculo

E’ il capitolo finale della saga. Finalmente Dino Cucuzza lascia il cimitero dopo 30 anni di onorata carriera e va in pensione.

Ma prima deve fronteggiare il terribile Melchiorre d’Ignoti Parenti, detto Milchiuni, custode che ha preso il posto di Rocco Catania, e che ora taglieggia tutto il cimitero, dalle imprese di pompe funebri fino agli umili portatori di scale, e che ricicla i tabbuti vendendoli a un fornaio suo complice. La morte del corrotto Modesto Montone dà però a Dino l’occasione di liberarsi del custode e di commettere un disgustoso vilipendio di cadavere.

Finalmente il fatidico momento è arrivato. Dino Cucuzza va in pensione, e per l’occasione il poeta Pierantonio Millocca gli dedica un’ode:

Io sono Dino Cucuzza, il becchino
provo sempre un brivido, al mattino
prima di andare a lavorare
dove tutti vanno a riposare
la morte, della mia opera si avvale
io sono il suo umile manovale
seppellisco i cadaveri
in un campo, tra i papaveri
o in stretti budelli di cemento
dove finisce la vita e ogni tormento
riesumo le bianche ossa
dagli oscuri anfratti di una fossa
quando eseguo le tumulazioni
vedo i parenti del morto, toccarsi i coglioni
specie i più vecchi, dal gesto sembrano divertiti
ma non sanno che un giorno
da me saranno seppelliti!

Tra liti familiari, inchieste giudiziarie, molestie sessuali con Dino nell’inusuale ruolo di vittima e tanti doppi giochi, arriva come un fulmine a ciel sereno la morte di Tonino in un incidente d’auto mentre era assieme ai suoi amici Tore “aricchinichi” e Mauretto “cocco di mafia”. Il dolore di Dino e di Palmapia è immenso. Ma oltre al dolore si aggiunge un problema pratico: i loculi perpetui di terza fila sono esauriti. Nonostante il trentennale lavoro tra le mura del cimitero non c’è niente da fare: c’è posto soltanto negli altissimi loculi di sesta fila, di cui Dino non vuole nemmeno sentire parlare.

E’ difficile seguire tutte le vicende ma alla fine la situazione viene sbrogliata dalla testardaggine di Dino che riesce ad ottenere il loculo per il figlio. Ma a che prezzo!! E’ un finale amarissimo per chi si aspettava un briciolo se non di speranza, almeno di umanità. E invece trionfa la animalesca miseria dei personaggi. E Dino non fa eccezione…

Le onoranze funebri, sposor del libro

L’originale sponsor del libro

 

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