CITTA’ DI TRAPANI, LA NAVE AFFONDATA DUE VOLTE

Abbiamo giá parlato del misterioso incendio del Kent (link). L’argomento di oggi é un altro affondamento, quello del traghetto Cittá di Trapani.

Il Cittá di Trapani non era nato sotto una buona stella. Varata assieme alla nave gemella Cittá di Marsala alla fine degli anni ’20, é inizialmente adibita al trasporto passeggeri. Dopo l’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, la nave trasporta le truppe combattenti nelle zone di guerra e se ne allontana dopo aver fatto il pieno di feriti. Purtroppo il primo dicembre 1942 una mina, o forse un siluro, al largo di Biserta ne interrompe la navigazione per sempre. Tutto chiaro fin qui, nessun mistero, é la guerra. E infatti il primo affondamento del Cittá di Trapani non ci interessa. Quello che interessa é la storia della sua nave gemella, la Cittá di Marsala che a guerra finita viene ribattezzata Cittá di Trapani in ricordo della nave scomparsa.

La Nave Ospedale Cittá di Trapani durante la seconda guerra mondiale

La Nave Ospedale Cittá di Trapani

Il nuovo Cittá di Trapani trasporta passeggeri per conto della TIRRENIA. Sono le 11 di mattina del 4 dicembre del 1957 e un violento temporale si sta abbattendo su Trapani. La nave al comando del fiumano Pietro Justin é in arrivo da Cagliari con 13 persone a bordo, ma si incaglia all’entrata del porto di Trapani, un miglio a ponente di Torre Ligny. Arrivano immediatamente in soccorso tre rimorchiatori, il Pirano, il Trieste e il Maltempo, un elicottero, una squadra di palombari e numerosi pescherecci accorsi dal vicino porto, ma le condizioni atmosferiche giá pessime, peggiorano ulteriormente. Tra mille difficoltá la nave viene evacuata, ma alcuni uomini rimangono intrappolati all’interno dello scafo. Al calar della sera la tempesta non accenna a calmarsi e anche il Pirano stesso si incaglia, va a sbattere sugli scogli e, a causa del violentissimo impatto, alcuni rottami vengono scagliati contro il villino Nasi. Il Pirano si spezza e affonda. Alla fine muoiono sei persone, due del Pirano e quattro del Cittá di Trapani. Alcuni resti umani verranno ritrovati addirittura a Nubia.

L’indomani il cielo é sereno e il mare é ricoperto da un surreale tappeto verde. Sono le mandorle che erano parte del carico del Cittá di Trapani, che ora galleggiano in acqua. Le operazioni di recupero possono proseguire, ma sono ostacolate nei giorni successivi dal tempo che peggiora di nuovo. Dopo 77 giorni un violento uragano, l’ennesimo, riduce la nave a brandelli e mette la parola fine alle operazioni di recupero. Il relitto, o quello che ne rimane, resta visibile per decenni dalla terraferma per poi scomparire misteriosamente.

Il relitto

Il relitto

Cosa ha fatto affondare il Cittá di Trapani, per ironia del destino, proprio davanti alla cittá di cui portava il nome? E perché il dio dei venti ha scagliato una cosí violenta tempesta come se avesse fretta di fare affondare la nave e farla dimenticare per sempre? Domande finora senza risposta. Altro che Costa Concordia…

Coordinate del luogo dell’incidente: 38° 01′ 00” N , 12° 28′ 14” E

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3 thoughts on “CITTA’ DI TRAPANI, LA NAVE AFFONDATA DUE VOLTE

  1. Ricevo e pubblico la bellissima testimonianza di E.M.:
    “Ho viaggiato, da piccolo, sulla M/n Città di Trapani due volte. La prima, credo nel 1949/50 o giù di lì, da Civitavecchia a Olbia e la seconda con itinerario Palermo-Trapani, Marsala, Mazara del Vallo-Pantelleria-Tunisi-Pantelleria-Mazara del Vallo-Marsala nell’autunno 1957, credo nel viaggio precedente quello del naufragio.
    Ricordo mio padre, appassionato di mare e di viaggi in mare che assieme a mia madre mi portò in questa mini crociera ante litteram, un mattino a bordo raccontò come durante la notte in pieno Canale di Sicilia improvvisamente le macchine si fermarono e la nave piombò nel buio. Il black out si protrasse per una ventina di minuti mente l’equipaggio, comandante e secondo in testa, erano visibilmente agitati dandosi un gran da fare. L’inconveniente, più breve, si ripetè durante la giornata.
    Dopo il naufragio, leggendo il giornale, mio padre commentò: vuoi vedere che son finiti sugli scogli perché di nuovo c’è stato il black out con il blocco delle macchine? Ricordo ancora la figura del comandante in seconda, non alto, che chiamavo il capitano Gianni, purtroppo una delle vittime del naufragio, e il capo cameriere, un tipo alto e magro magro che si vantava di mangiare solo insalata, di bere 30 Campari soda al giorno e di fumare 90 sigarette al dì.”

  2. Il 5 dicembre – avevo tre anni e mezzo – mio fratello Peppuccio, in seguito capitano per lunghi anni, mi condusse “manu-manuzza” al porto peschereccio e mi mostrò un tappeto verde chiaro che galleggiava sullo specchio d’acqua. Era il carico di mandorle non ancora sgusciate del “Città di Trapani”.

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