NUNZIO NASI – PARTE X

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Si pretende forse di mettere in istato di accusa l’Alta Corte?

Eccolo Nasi, è solo e sconfitto e dalla sentenza del febbraio 1908.

L'onorevole Aguglia promotore della domanda di grazia

L’onorevole Aguglia promotore della domanda di grazia

La condanna non ha effetti pratici. Grazie ad un certificato medico compiacente, resta a Roma, a casa sua, a causa di condizioni di salute non compatibili col carcere. Ma politicamente ormai è uno sconfitto. Da subito si comincia a parlare di grazia. A parlarne sottovoce non sono solo i suoi amici, ma anche parte dei suoi accusatori, timorosi dei soliti disordini, soprattutto in Sicilia, che ci sono anche stavolta, anche se meno rumorosi rispetto al passato. L’onorevole Francesco Aguglia, della sinistra costituzionale, alla fine si fa promotore della domanda di grazia, che raccoglie adesioni tra tutti i gruppi politici. Tra i firmatari ci sono il vecchio garibaldino Federico Gattorno, “alto, magro, abbronzito, con un gran barbone da anacoreta”, Camillo Finochiaro Aprile, Carlo di Rudinì figlio del più famoso Antonio, il suo vecchio amico e sodale Alessandro Fortis, il famoso meridionalista Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti, e tantissimi altri. In breve 191 deputati aderiscono alla richiesta. Ma al documento manca la firma più importante, quella di Nasi stesso che si defila. Non vuole nè pietà, nè clemenza. E’ disposto a tornare a Regina Coeli piuttosto che accettare la sentenza dell’Alta Corte. E allora ricorre in Cassazione. Molti politici non la prendono bene e alcuni firmatari della domanda di grazia ritirano la propria firma. Uno di essi, Gaetano Falconi, sbotta: “Ma dove si vuole arrivare? Si pretende forse di mettere in istato di accusa l’Alta Corte?”

Leonida Bissolati

Leonida Bissolati

Dirà Nasi nelle sue memorie: “Si credeva di aver gettato i fiori della pietà sopra un moribondo e questi sorgeva a combattere in nome del diritto!”

Il ricorso in Cassazione viene persentato dall’avvocato Muratori, che aveva dei buoni argomenti perchè da un punto di vista formale la sentenza di condanna fa realmente acqua da tutte le parti.

Ma la Camera ci mette lo zampino. Prima del pronunciamento della Cassazione, spinta dal puritano Bissolati, dichiara Nasi decaduto dalla carica, vanificando quindi qualsiasi successivo atto della magistratura ordinaria. Fine. Adesso Nasi è veramente fuori dai giochi.

Sono passati solo pochi mesi da quel maledetto febbraio 1908 e Nasi non è più deputato del Regno. Nessuno nel frattempo parla più di carcere per lui. Nasi è libero di tornarsene a Trapani, ma, prima di vedere come i trapanesi accolgono Nasi, è interessante rileggere un articolo de La Stampa, giornale piemontese notoriamente non favorevole a Nasi, qualche tempo dopo la condanna:

Attraverso i brevi spiragli politici che qua e là hanno sprizzato di luce rivelatricela fitta tenebra dei conti delle porcellane Ginori, delle pendole, degli specchi e dei coltelli da cucina, la vita dei ministeri ci è apparsa, e ci ha umiliato, come una sentina di corruzione e sozzure. Ministri che comprano, subordinati che si vendono, danaro pubblico che si sparge in rivoletti per tacitare un interesse, per regalare un amico, per ingraziarsi una amica, per tutta una serie di funzioni a cui il sacrum aes publicum non dovrebbe essere tolto dalle tasche dei contribuenti e che dimostra come per molti, per troppi nostri uomini politici, i cui nomi corrono sulle bocche di tutti, la distinzione tra gli affari propri e quelli della nazione non sia una verità ben precisa nella loro psiche.

Chi direbbe che sono parole scritte cento anni fa?

(CONTINUA…)

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2 thoughts on “NUNZIO NASI – PARTE X

  1. Dimostrazione del fatto che i problemi dell’Italia non derivano dal famigerato ventennio da poco finito ma hanno radici ben più vecchie!

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