NUNZIO NASI – PARTE VIII

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Il tradimento di Lombardo

Tutti i testimoni sono stati ascoltati. Adesso tocca alle arringhe dell’accusa e della difesa.

Primo Collegio di Difesa di Nunzio Nasi

Il primo Collegio di Difesa di Nunzio Nasi

Quella dell’onorevole Pozzi, che rappresenta l’accusa é abbastanza scontata. Nasi e Lombardo sono colpevoli e chiede all’Alta Corte una sentenza di condanna, la cui entitá viene lasciata alla discrezionalitá della Corte. Fin qui nessuna sorpresa.

Parola alla difesa: sono iscritti a parlare gli avvocati degli imputati. Prima Scimonelli, avvocato di Lombardo, poi Bonacci, avvocato di Nasi, poi Marchesano, altro avvocato di Lombardo e infine Muratori, altro avvocato di Nasi.

Da sinistra destra: Bonacci Muratori Scimonelli Marchesano X

Da sinistra verso destra: Bonacci, Muratori, Scimonelli, Marchesano e un altro avvocato non identificato

Comincia Scimonelli. La linea di difesa scelta é la piú semplice, ma anche la piú efficace: Nasi decideva tutto, il segretario ha solo eseguito gli ordini, gli ordini non si discutono e quindi Lombardo non ha nessuna responsabilitá. Ma l’avvocato Scimonelli va oltre. Nasi, sostiene, non é una persona normale, é affetta da un vero squilibrio psichico, patologicamente diffidente verso i collaboratori, da cui pretende “obbedienza cieca e assoluta”. Prova della anormalitá di Nasi sono le scale segrete costruite alla Minerva, la sede del Ministero delle Poste, quando era ministro, e soprattutto la casa di Trapani edificata su uno scoglio per mettere il mare tra sé e gli altri. Il villino Nasi in effetti si presta a queste considerazioni. E’ un mausoleo di aspetto vagamente funereo costruito su uno scoglio deserto che i trapanesi avevano regalato al loro concittadino. E’ un luogo sicuro e isolato dove Nasi puó riposarsi protetto dal mare e lontano anni luce dagli intrighi romani. Rappresenta il suo nido dell’aquila, all’incirca quello che qualche anno dopo rappresenterá il Berghof per Adolf Hitler.

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Il villino Nasi (fotografie prese da trapaninostra.it)

In pratica, secondo il suo difensore, per Lombardo era impossibile disobbedire agli ordini del ministro. “Chi poteva” chiese retoricamente Simoncelli, “richiamare all’ordine un uomo cosí potente e suggestivo?” E conclude: “Il professore Lombardo non ha tratto alcun lucro personale da quello che ha fatto agendo come un automa nelle mani di un uomo che davvero normale non puó essere considerato”

Ignazio Lombardo

Ignazio Lombardo, coimputato al processo

Per Nasi é una doccia fredda. Forse adesso ha davvero paura. Ignazio Lombardo, suo nipote tra l’altro, gli é stato a fianco per trent’anni con una fedeltá davvero piú canina che umana e nulla poteva far presagire questo voltafaccia scaricando tutte le colpe sullo zio ministro. Nasi lo ricorderá con parole di fuoco nelle Memorie scritte poco prima di morire.

Ora é il turno di Bonacci, avvocato di Nasi, e nella sua arringa polemica contro l’accusa e contro i giudici che non hanno messo Nasi nelle condizioni di difendersi, descrive il Nasi ministro infaticabile, che ha sempre ignorato ferie e villegiatura, un ministro con uno stile di vita modesto e austero, come dimostra il suo villino di Trapani, niente piú di una casa modestissima. A proposito delle spese non documentate, esse sono state fatte principalmente per beneficienza o per illustrare delle riforme. Nessun reato dunque. La sua richiesta é ovvia: assoluzione per Nasi.

Muratori, avvocato di Nasi

Muratori, avvocato di Nasi

Adesso tocca all’avvocato Marchesano, altro difensore di Lombardo. La sua arringa ripete quella di Scimonelli aggiungendo qualche metafora colorita, ma niente piú.

L’ultimo degli avvocati a prendere la parola é l’avvocato Muratori, altro difensore di Nasi, molto piú prudente di Bonacci. Rispettosamente fa notare alla Corte che un ministro non puó essere processato come un volgare ladruncolo, e che bisogna considerare la situazione caotica che Nasi ha trovato al Ministero. Al massimo gli si puó rimproverare di non averla risolta, ma non altro.

Gli avvocati hanno finito. L’ultima parola prima del verdetto tocca proprio a Nasi, ma chi si aspetta l’uomo energico di qualche tempo prima rimane deluso. Quel Nasi é scomparso. Adesso é stanco e demoralizzato. “L’uomo politico in me é scomparso per sempre” dice.

Spiega il comportamento tenuto alla luce del suo carattere, umile, combattivo e profondamente onesto, che é stato scambiato per orgoglioso e arrogante. Parla. Parla lentamente per circa un’ora ma non si difende piú. Racconta il suo dramma umano, esamina comportamenti e fatti, e tra questi é interessante l’interpretazione che dá della rivolta di Trapani: (link)
“…Il mio paese non era tranquillo, e questo per colpa di un funzionario che, malamente interpretando il pensiero dell’onorevole Giolitti, stava per fare scoppiare il caos quando ordinó che le mie donne fossero accompagnate in questura. Allora la popolazione reagí minacciosa, furono prese le armi, e poco mancó che non avvenisse una carneficina. Questa non fu opera mia e non fu opera del governo: si trattó di un fenomeno naturale che bisogna comprendere…”

E il tardo pomeriggio del 22 febbraio 1908, un sabato, e le cronache dell’epoca riportano che Nasi, dopo aver parlato per circa un’ora, “affranto dalla fatica si lascia cadere sulla sedia”. La Corte si riunisce subito in Camera di Consiglio. Tutto é tutto pronto per la sentenza che viene letta il lunedi successivo.

24 febbraio 1908 – Pietro Manfredi legge la sentenza

In nome dei Sua Maestá Vittorio Emanuele III per volontá di Dio e della nazione Re d’Italia l’Alta Corte di Giustizia nel procedimento a carico di Nunzio Nasi e di Ignazio Lombardo, accusati di falso continuato e peculato, dichiara colpevole Nunzio Nasi di peculato continuato con danno lieve e col concorso di circostanze attenuanti; (omissis) lo condanna alla pena della reclusione per mesi 11 e giorni 20 e alla multa di lire 292, all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni 4 e mesi 2. (omissis) Dichiara, inoltre, non provata la reitá di Ignazio Lombardo e perció lo assolve ordinandone la scarcerazione, salvo che egli non si trovi in stato di arresto per altre cause e trasmette gli atti all’autoritá giudiziaria. La seduta é tolta.

Il caso é chiuso. Semplice. 5 minuti scarsi per dire che Nasi é un ladro e ha rubato soldi allo stato approfittando della sua carica da ministro. E invece no, il caso non é chiuso, perché quando é stato accusato Nasi non era solo un ex ministro, Nunzio Nasi era anche molto altro: Nunzio Nasi era anche un massone, e non un massone qualunque. Nunzio Nasi era Gran Maestro Venerabile…

(CONTINUA…)

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