NUNZIO NASI – PARTE VII

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Sul banco degli imputati

Il processo a Nasi dura tre mesi e mezzo per un totale di 36 udienze. Non é il caso di riportarle tutte, ma nel complesso emergono elementi che, anche se non hanno sempre rilevanza penale, mettono in cattiva luce Nasi, come ad esempio gli incarichi ministeriali ricevuti dal figlio Virgilio o i finanziamenti dati ad un giornale di propaganda pro-Nasi per difenderlo dagli attacchi politici dei suoi nemici. Oltre a questo, regali e prebende per gli amici, una situazione in cui non si distinguono pubblico e privato e un atteggiamento assolutistico e autoritario all’interno del ministero dove vigeva un clima di terrore.

Processo Nasi

Ettore Ciccotti, che quattro anni prima aveva scagliato la prima pietra contro Nasi testimonia: “(NASI) …aveva amici che somigliavano molto a quelli che circondavano certi imperatori; si diceva che al ministero della Pubblica Istruzione non si applicavano né leggi né regolamenti, che i professori non graditi al ministro venivano bloccati ai concorsi, che il ministro distribuisse sussidi solo ai suoi favoriti.”

Vincenzo Saporito

Vincenzo Saporito

Sul conto di Nasi circolano anche delle lettere anonime e Vincenzo Saporito, amico di vecchia data di Nasi, ha ricevuto dalla Camera l’incarico di accertarne il contenuto. “(NASI) …mi venne a trovare per dirmi che era lieto di sapere che ero io a interessarmi alla questione. Ebbi peró una cattiva impressione perché Nasi mi chiese di evitare la pubblicazione di taluni provvedimenti da lui presi, poiché tornó altre volte a casa mia, lo pregai di venirmi a trovae in ufficio. Poi mi mandó un amico comune con l’incarico di pregarmi affinché non insistessi nelle accuse.”

I veri punti deboli della difesa di Nasi si riducono sostanzialmente a tre, le spese personali addebitate allo stato, i viaggi e la gestione dei sussidi. 

Le spese: Le spese personali riguardano fotografie, piante e altro, tutto spedito a Trapani e addebitato allo stato. Fanno scalpore anche le migliaia di libri rilegati a spese dello stato.

I viaggi: I rimborsi ottenuti per i viaggi sono spesso gonfiati e non giustificati. Talvolta Nasi si é fatto rimborsare i viaggi di vacanza, “Lavoro da casa” si difende Nasi, oppure i rimborsi riguardano piú persone ufficialmente non facenti parte della delegazione del viaggio “Quasi sempre il mio medico” sostiene Nasi. Addirittura in qualche caso le mance risultano superiori alle spese di albergo.

Tancredi Canonico

Tancredi Canonico

I sussidi: Per i sussidi la situazone é ancora peggiore. Emerge che i fondi sono andati in minima parte a maestri bisognosi e in larga parte a chi non ne ha diritto come fornai e venditori di cipolle o addirittura a persone non esistenti con nomi stravaganti come ad esempio i signori Falso, Scopino, Frippa, Maiale o Fantastico.

In tutto questo Nasi si difende come suo solito, attaccando. Evitando di rispondere chiaramente ma dicendosi vittima di una macchinazione, lamentando l’umiliazione delle misure di polizia cui sono sottoposti i suoi familiari e chiedendo che vengano controllati i bilanci degli altri ministeri per confrontarli col suo. Richieste peró, soprattutto l’ultima, respinte con decisione.

Il dibattimento non é facile. Ad un certo punto il presidente dell’Alta Corte, Tancredi Canonico si dimette, ufficialmente per motivi di salute. Sono in molti a sospettare che la sentenza sia giá scritta e che le dimissioni di Canonico siano motivate da mancanza di serenitá. Ad ogni modo viene sostuito prima da Pietro Blaserna e poi, da Pietro Manfredi. Nel frattempo cinque degli otto avvocati di Nasi abbandonano l’incarico in polemica con la Corte.

Giacomo Cortese

Giacomo Cortese

Il processo prosegue con le testimonianze piú o meno favorevoli a Nasi, come quelle dell’usciere Caniggia che non ricorda niente, rischia anche l’incriminazione per reticenza, e di alcuni politici che si dicono sicuri dell’onestá di Nasi, come Francesco Saverio Nitti e Vittorio Emanuele Orlando.

Verso la fine del dibattimento le ultime due testimonianze sono del sottosegretario alla pubblica Istruzione, Giacomo Cortese e dell’ex capo di gabinetto di Nasi, Emilio Serafini. Le testimonianze, non direttamente attinenti al processo, fanno capire bene quali fossero i rapporti tra Giolitti a Nasi. Emerge infatti che il professor Cortese ha chiesto una cattedra all’Universitá di Roma, richiesta respinta da Nasi. Cortese ha continuato a ripetere la richiesta, fino a minacciare Nasi di far scoppiare uno scandalo se non fosse stato accontentato. Nasi é rimasto peró sulle sue posizioni e allora Cortese é arrivato a offrirgli un ministero a nome di Giolitti (siamo nel 1903 e Zanardelli si era appena dimesso), in caso di rifiuto lo stesso Giolitti gli avrebbe fatto la guerra senza dargli un attimo di pace.

Brutte storie, insomma. Come é finita lo sappiamo, o meglio, lo sapremo presto. La sentenza nella prossima puntata…

(CONTINUA…)

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2 thoughts on “NUNZIO NASI – PARTE VII

  1. Pietro Caniggia, usciere del ministero. Riuscí a sistemare al ministero non pochi parenti, ma questo si saprá solo anni dopo. La sua testimonianza fu favorevole a Nasi, anche se rischió l’incriminazione per reticenza.
    Niente a che vedere con Claudio Paul Caniggia.

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