NUNZIO NASI – PARTE V

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Un ex-ministro a Regina Coeli

Siamo arrivati al giugno 1907 e abbiamo visto (link) che Nunzio Nasi é rientrato in Italia con la sicurezza di chi ha ormai vinto la partita. L’accoglienza é trionfale. Adesso la Camera dei deputati deve decidere se archiviare il caso o rinviare Nunzio Nasi al giudizio del Senato. Sembra una decisione scontata, ma, animata da spirito di giustizia o per portare a termine “il diabolico piano”, con una decisione d’urgenza la Camera sceglie la seconda opzione. Ma i guai per l’ex ministro non sono ancora finiti. Il 15 luglio 1907, a un mese dal suo rientro, la polizia lo arresta e lo conduce a Regina Coeli.

Un ex ministro in carcere - Nunzio Nasi a Regina Coeli

Un ex ministro in carcere

L’arresto é piu simbolico che punitivo. Dopo una settimana passata nella cella dell’infermeria, infatti, Nasi torna a casa, ma la sensazione nell’opinione pubblica é grandissima. I sostenitori dell’ex ministro reputano l’umiliazione subita una violazione dello Statuto Albertino e in effetti non hanno tutti i torti. L’articolo 45 dello Statuto recita testualmente: “Nessun Deputato può essere arrestato, fuori del caso di flagrante delitto, nel tempo della sessione, né tradotto in giudizio in materia criminale, senza il previo consenso della Camera”. Sembra proprio un arresto illegittimo e, ancora una volta, la Sicilia insorge.

Cesare Mori

Cesare Mori

Stavolta, peró, Giolitti si é premunito per tempo inviando a Trapani un commissario trentenne che sotto il regime fascista diventerá una celebritá per i suoi metodi efficaci e sbrigativi. Il suo nome é Cesare Mori e verrá ricordato nei libri di storia come il prefetto di ferro. Ma é tutta la Sicilia a essere in stato d’assedio: arrivano anche navi da guerra e reparti dell’esercito e la pubblica sicurezza  ha l’ordine di stroncare sul nascere manifestazioni e dimostrazioni. Ne fa le spese uno studente, Carmelo Pintauro, rimasto ucciso negli scontri tra polizia e manifestanti all’Universitá di Palermo. Peró l’ordine pubblico tutto sommato regge e dopo qualche settimana la Camera autorizza, a posteriori, l’arresto di Nasi, che resta comunque ai domiciliari.

Il processo a Nasi puó cosí cominciare. Presidente dell’Alta Corte é il presidente del Senato, Tancredi Canonico, che nel corso del processo verrá sostituito prima da Pietro Blaserna e poi da Pietro Manfredi, l’accusa é sostenuta da tre senatori, Pansini, Pozzi e Mariotti. Imputati Nunzio Nasi e il suo segretario Ignazio Lombardo. Le accuse per Nasi sono falso e peculato. Nel dettaglio é accusato di aver firmato documenti falsi relativamente alle spese affrontate durante i viaggi compiuti come ministro, di avere acquistato oggetti per uso personale con denaro dello stato, di aver portato via dal ministero molti libri, quadri e altri oggetti di valore. Il tutto per un totale di 35000 lire, equivalenti a circa 160000 euro dei giorni nostri.

I senatori Pansini Mariotti e Pozzi: la pubblica accusa al processo Nasi

I senatori Pansini Mariotti e Pozzi: la pubblica accusa al processo Nasi

Sono le due del pomeriggio del 5 novembre 1907 e a Palazzo Madama Nunzio Nasi comincia a parlare…

 (CONTINUA…)

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