NUNZIO NASI – PARTE III

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A tutte le Polizie del mondo: “Arrestatelo!”

1903. Il governo di Giuseppe Zanardelli é arrivato al capolinea. I socialisti prima e Giolitti dopo gli ritirano l’appoggio e Zanardelli, che tra l’altro é anche gravemente malato, si dimette. Morirá il mese seguente.

Ettore Ciccotti

Ettore Ciccotti: da lui parte l’inchiesta che travolgerá Nasi

Il suo successore non puó che essere Giolitti, richiamato a presiedere il Consiglio dei Ministri a dieci anni di distanza dal suo primo governo. Per sé tiene il Ministero degli Interni, e alla Pubblica Istruzione va ancora un siciliano, ma non si tratta Nasi, bensí di Vittorio Emanuele Orlando. Nasi non la prende bene e, nell’occasione dell’insediamento del nuovo governo, pronuncia un discorso molto duro. Ma piú che la compagine di governo sono ben altri i problemi di cui presto deve occuparsi.

E’ la mattina del 23 dicembre 1903 quando il deputato socialista Ettore Ciccotti chiede un controllo delle spese avvenute in vari ministeri. In una Italia ancora dominata dal moralismo piemontese, che aveva mandato al governo uomini integerrimi come Saracco e Zanardelli, é l’inizio della tempesta. Si forma una commissione d’inchiesta e del caso si occupa anche il Tribunale di Roma, che il 20 aprile 1904 chiede alla Camera dei Deputati l’autorizzazione a procedere contro Nunzio Nasi ritenendolo coinvolto nelle malversazioni. Autorizzazione concessa, seguita immediatamente da un mandato di cattura per Nasi e per il suo segretario, tale Ignazio Lombardo.

Foto segnaletica di Nnzio Nasi diramata dalla Polizia svedese

1904 – Nunzio Nasi in una foto segnaletica diramata dalla Polizia svedese

Incredibile ma vero: l’ex ministro deve andare in galera! Solo che non ci va, perché di lui nel frattempo si sono perse le tracce. Nessuno sa dove si trovi e tutte le polizie del mondo gli danno la caccia.

Un rapporto della Polizia svedese descrive il ricercato “alto 1.70m, corporatura snella, con un lungo e ruvido naso, occhi marrone scuro capelli chiari, baffi, un piccolo neo sulla narice destra e dall’andatura leggermente curva”. Ma Nunzio Nasi non é a Stoccolma. Nunzio Nasi é a Parigi, e da qui, in una lettera strappalcrime al figlio Virgilio, denuncia “la perfidia di alcuni uomini” che vogliono colpire “un avversario politico scomodo”.

Come si vede l’accanimento giudiziario e i nemici che si servono della magistratura politicizzata, non sono invenzioni di Berlusconi…

La Corte d’Appello di Roma intanto ritiene fondate le accuse a Nasi e lo rinvia a giudizio con le accuse di falso e peculato.

Nunzio Nasi durante il suo esilio parigino

1906 – Nunzio Nasi durante l’esilio parigino

Quello che i suoi sostenitori chiamano un disperato esilio, e i suoi detrattori una normale latitanza per sfuggire all’arresto, dura tre anni, fino al 10 giugno 1907 quando la Cassazione stabilisce che Nasi non puó essere gudicato dalla magistratura ordinaria, bensí dal Senato riunito in Alta Corte di Giustizia, sempre che la Camera non decida di archiviare il tutto, come velatamente suggerisce la sentenza.

E’ allora che Nasi, con una decisione in cui non si sa se é maggiore l’ingenuitá o la presunzione, decide di rientrare in Italia, convinto che nel suo habitat naturale, il Parlamento, avrebbe fatto valere le proprie ragioni. La gioia dei suoi sostenitori é immensa. Pietro Vulpetti compone un inno dedicato all’illustre concittadino che torna dall’esilio. Vedremo che é l’unico inno dedicato a Nasi. Ma a Roma, purtroppo per lui, c’é la prima sorpresa. E non é di certo una bella sorpresa… Prima di vedere di cosa si tratta dobbiamo peró fare un passo indietro e spostarci a Trapani dove nel frattempo é successo qualcosa che non era mai successo prima…

Inno Nasi 2

(CONTINUA…)

Grazie al maestro Saggese e all’allievo Lozano per la traduzione dallo svedese del dispaccio di polizia
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