NUNZIO NASI – PARTE II

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“Si ricordi, signor Ministro, che l’Italia comincia da Trapani”

Francesco Crispi

Francesco Crispi

1897 Roma. Camera dei Deputati del Regno. XX legislatura. Al governo c’é il marchese di Rudini e l’astro di Nunzio Nasi é in brillante ascesa. Nel marzo del 1898 si conclude il lavoro della commissione incaricata di fare chiarezza sulle accuse di peculato a Crispi. Nasi, che in passato aveva più volte criticato Crispi per la politica economica e per la gestione dell’ordine pubblico, stavolta lo difende appassionatamente, forse anche perchè il mostro sacro non gli fa più paura. E’ la sua consacrazione. Nunzio Nasi é ormai pronto per un incarico di governo e infatti un mese dopo diventa Ministro delle Poste e Telegrafi nel primo gabinetto Pelloux.

Pelloux peró, militarista e conservatore, non gli sta a genio e Nasi si distacca ben presto dalla sua politica liberticida.

Giuseppe Saracco

Giuseppe Saracco

Il governo Pelloux, abbandonato dai socialisti e dalla borghesia liberale, oltre che da Nasi, cade e, dopo le elezioni del giugno 1900, Nasi é ovviamente rieletto, a succedergli é chiamato un galantuomo ottantenne, Giuseppe Saracco, su cui sono in pochi a scommettere. Il suo governo nasce sotto una cattiva stella. A soli 35 giorni dall’insediamento, a Monza un anarchico, Gaetano Bresci, uccide con tre colpi di revolver il re Umberto I. Il debole governo Saracco dura poco. Si trascina fino a febbraio dell’anno successivo e poi cede il posto a Giuseppe Zanardelli, l’uomo che dieci anni prima ha promulgato il primo codice penale dell’Italia unita, il Codice Zanardelli appunto, col quale l’Italia, tra i primissimi paesi al mondo, ha abolito la pena di morte.

Giuseppe Zanardelli

Giuseppe Zanardelli

Nasi entra nel governo Zanardelli come ministro della Pubblica Istruzione. Nel frattempo Crispi muore e Nasi rappresenta il governo ai funerali, dove regge simbolicamente il cordone del feretro, autocandidandosi cosí a raccoglierne l’eredità politica.

Opera numerose riforme. Non solo abolisce l’esame di fine anno, ma fa adottare come testo obbligatorio un libro scritto da uno che era morto, da latitante, una ventina d’anni prima e in vita non aveva fatto altro che collezionare arresti e condanne a morte. Un terrorista, un rivoluzionario, un cospiratore, ancora considerato all’inizio del ‘900 un mezzo pazzo, ma che, anche grazie all’opera del ministro Nasi, sará in futuro considerato uno dei padri della patria. In una societá dove ogni individuo rivendica i propri diritti, il libro si intitola “I doveri dell’uomo” e lo ha scritto Giuseppe Mazzini.

Giovanni Giolitti

Giovanni Giolitti

Nunzio Nasi é uno degli esponenti principali della squadra di Zanardelli, ma ben presto si scontra con un’altra figura ingombrante del governo, l’allora ministro dell’Interno Giovanni Giolitti. Giolitti a quel tempo é alle soglie dei sessanta anni, é giá stato Presidente del Consiglio molti anni prima, e la sua carriera politica ha avuto una brusca battuta d’arresto a causa dello scandalo della Banca Romana. Peró adesso Giolitti vuole ritornare protagonista e ha tutte le qualitá per riuscirci. E’ spregiudicato, Salvemini lo definirá il ministro della malavita, ma é anche intelligente, lungimirante, ambizioso e imbattibile nella gestione delle clientele. Come Nasi del resto. E’ naturale che prima o poi i due entrino in conflitto.

A momenti di distensione si alternano schermaglie dialettiche, come quando Nasi grida alla Camera, rivolto al rivale: “Si ricordi, signor ministro, che l’Italia comincia da Trapani.” Il dissidio esplode in occasione delle manifestazioni antiaustriache del 1903. Giolitti le condanna fermamente e invita il suo collega a garantire l’ordine nelle scuole secondarie. Ma Nasi guarda con simpatia ai manifestanti, forse per antipatia a Giolitti, o forse per la sua naturale repulsione alle repressioni, e non prende provvedimenti. Giolitti per il momento é costretto a cedere, ma il conflitto é solo rimandato…

Busto di Nunzio Nasi nei pressi del porto di Trapani

Busto di Nunzio Nasi nei pressi del porto di Trapani, laddove comincia l’Italia

(CONTINUA…)

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