VERME

Non sarò meno di quanto sono, o più

non aspirerò a una perfezione completa

per cogliere interamente cio che é ovunque

perció non saró mai spaventato di me stesso. Tuttavia…

Sono come ogni altra cosa, meno di ció che é

e piú di ciò che non é

diverso da qualsiasi nuvola o albero che cresce, ma stesso contenuto limitato

che muta la mia imperfezione.

Sono soltanto me stesso

l’io di ora, e un po’ di quello che ero. Chissà…

Stesso limite, stesso cambio del deserto mondo,

so che non dividerò mai me da me stesso per una perfetta somma delle parti

tuttavia so che il mio io è infinitamente imperfetto.

Siamo cosi semplici… Nelle nostre imperfezioni il verme e io siamo diversi,

grandi e piccoli nel lento enigma strisciante di una sola verità: SIAMO.

Riflessione esistenziale del nostro Nat Scammacca, affermazione di un’individualità che non vuole essere barattata con la Perfezione, eppure mantiene una stupefacente umiltà nei confronti della vita e del suo mistero.

L’indole un po’ “hippie” di Nat lo fa sentire vicino alla natura, nuvola albero o verme che sia, e non è certo questo a sconvolgerci: per quanto sia quasi sconosciuto in Italia, stiamo parlando di uno dei padri della beat generation, del barbuto introverso di Brooklyn che volentieri ospitava l’amico Lawrence Ferlinghetti in visita in Sicilia (Nat fu il suo principale traduttore in italiano).

Ma ecco l’idea nuova: mentre percepisce se stesso nello scorrere del tempo, il poeta non vuole identificarsi con la Natura, promuovendo piuttosto la sua dignità di essere umano e unico. Un messaggio forse a volte dimenticato dai nuovi ecologisti/animalisti: condividiamo l’esistenza con i multiformi esseri che popolano la terra, ma non dobbiamo mai rinnegare il nostro essere “umani”. È questo che fa grande Nat Scammacca e lo fa svettare in mezzo alla generazione dei bambocci urlanti del ’68. Nat visse in prima persona l’esperienza della seconda guerra mondiale, combattendo come pilota dell’aviazione americana, conobbe da vicino la lotta per la sopravvivenza e la paura di morire, provò la vera solitudine dell’uomo sorvolando – novello Saint-Exupéry – il “deserto mondo”.

Trascrizione e commento a cura di ddaariiaaa
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4 thoughts on “VERME

    • Saluti anche da Minneapolis… Leggere u rumpi teste rende le attese in aeroporto più piacevoli. Leggere Nat in America poi….tutta un’altra cosa!

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