LA STORIA DEI MARETTIMARI CHE ANDARONO A PESCARE IN ALASKA

Quando andai in Alaska per la prima volta con u zu Turi Billante, tagliammo per la prima volta questo pesce, il salmone: alla vista di quella carne rossa u zu Turi mi disse: “Ma queste sono medaglie d’oro!” Di fuori è colore della moneta e dentro dell’oro. E baciammo quel pesce che da lì a pochi anni ci avrebbe dato tanta ricchezza

Alla fine del diciannovesimo secolo la vita a Marettimo era dura. In verità era stato sempre così, ma alla fine del secolo, gli abitanti della più remota e solitaria isola dell’arcipelago delle Egadi erano vicini a morire di fame.

Nessuno sembra ricordarsi esattamente come avvenne o chi fu il primo, ma attorno all’inizio del ventesimo secolo un piccolo gruppo di isolani decise che non avevano altra scelta se non quella di lasciare Marettimo e cercare fortuna altrove. Non andarono a Palermo e nemmeno scelsero il nord Italia. Al contrario viaggiarono quasi 9000 km fino alle terre selvagge dell’Alaska.

Lì, dall’altro lato del mondo, nei fiumi e negli estuari ricchi di salmoni dello stato più a nord degli Stati Uniti, in un ambiente che difficilmente poteva essere più diverso dalla loro soleggiata isola mediterranea, gli avventurieri marettimari portarono presto la loro esperienza piscatoria.

Gli orsi grizzly, ghiotti di salmoni, non devono averla presa bene…

Aliotti-Bonanno

Joe Aliotti (a sinistra) e Joe Bonanno mostrano orgogliosi un salmone appena pescato

La voce che, nonostante la pesantezza del lavoro e il clima terribilmente freddo, i prodi marettimani non se la stavano passando affatto male arrivò a Marettimo. I padri mandarono a chiamare i figli, gli zii i nipoti, e presto una gran parte della popolazione maschile dell’isola partì per le acque lontane. La maggior parte delle donne e bambini rimase a Marettimo, tenendo acceso il focolare domestico con la legna comprata grazie ai risparmi spediti dai loro uomini.

Monterey: Peschereccio "Marettimo" di Giuseppe Spataro (1936)

Monterey: Peschereccio “Marettimo” di Giuseppe Spadaro (1936)

Ma la stagione della pesca in Alaska era breve e dura, e remunerativa solo fino a un certo punto. Gli infreddoliti siciliani allora puntarono le vele verso sud in cerca di climi più miti, stabilendosi (e anche qui, nessuno ricorda come e perchè) nella baia di Monterrey, in California. Sulla rotta del ventesimo secolo intere famiglie arrivarono qui da Marettimo in cerca di una vita migliore. Per la maggior parte dell’anno pescavano sardine, tonni e calamari giganti nelle vastitá dell’Oceano Pacifico, ma non mancavano mai di tornare dai loro salmoni in Alaska per due mesi l’anno.

Presto la popolazione dei Marettimari in California superò quella della stessa Marettimo. Sempre più denaro fu spedito in patria, permettendo a quelli rimasti a casa di costruire comode case e di fondare dei piccoli business. Davvero il villaggio di Marettimo che vediamo oggi, assieme alle barche che galleggiano nel porto, è stato costruito con denaro americano!

Monterey: Peschereccio "Lina V-II" di Giuseppe Spataro (1946)

Monterey: Peschereccio “Lina V-II” di Giuseppe Spadaro (1946)

 Il flusso migratorio non fu di sola andata, comunque. Il sessantacinquenne Peter, i cui genitori lasciarono Marettimo quando aveva dieci anni, è ritornato nell’isola natia dopo cinquanta anni di vita americana. Suo figlio è rimasto a Monterey, ma sua figlia innamorata di un giovane marettimaro, si è trasferita armi e bagagli nella patria dei nonni. Nonostante l’eccellente qualità di vita, il benessere e i confort californiani, la storia di Peter non è inconsueta e una parte significativa della popolazione isolana è oggi composta da “americani”. Alcuni di loro sono arrivati appena in tempo per morire, molti altri invece riescono a passare tutta la loro vecchiaia qui, godendosi la quieta vita della loro casa spirituale, pescando (perchè non possono farne a meno!) e recuperando il tempo perso. Con ironia i locali dicono che questo desiderio atavico di tornare alla terra d’origine ricorda quello del salmone per cui i Marettimari avevano viaggiato così lontano!

Ancora oggi molti marettimari, come Franco “Il Pirata”, proprietario di uno dei ristoranti dell’isola, fanno i pendolari tra la loro patria mediterranea e l’Alaska per la pesca del salmone. Il loro viaggio comunque non è motivato solo da motivi economici: in parte pescatori, in parte pellegrini, viaggiando essi assicurano la continuità della tradizione e rendono omaggio ai loro antenati che si sacrificarono così tanto per tenere viva Marettimo.

Banchetto su un peschereccio a Monterey

Banchetto su un peschereccio a Monterey

Fonti:
Qui il link all’articolo originale:
http://www.thinksicily.com/guide-to-sicily/sicilian-history/the-marettimari-of-monterey.aspx
Tutte le foto sono prese dal libro “Marettimo Di qua e di là dal Mare” di Vito Vaccaro. La citazione all’inizio dell’articolo é di Giuseppe Spadaro, che fu assieme a Turi Billante, uno dei pionieri marettimari in Alaska. Nessuno di loro aveva mai visto un salmone prima di allora.
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9 thoughts on “LA STORIA DEI MARETTIMARI CHE ANDARONO A PESCARE IN ALASKA

  1. La storia è stata molto avvincente, tanto da portarmi a chiamare Franco al suo ristorante, Dal Pirata di Marettimo.
    La moglie mi confermó del suo viaggio spirituale in Alaska.
    Viva la pesca stagionale

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