MARRA MIMI’

cane

Questo non è un dipinto di Marramimì

Esisteva un tempo a Trapani un pittore ambulante che di nome faceva Domenico Marra, ma tutti lo chiamavano Marramimì.
Un giorno una signora chiese a Marramimì di dipingere un cane sul muro esterno di casa sua. I cani erano la specialità di Marramimì che si mise alacremente al lavoro e chiese alla signora se al cane doveva mettere la catena oppure no. La signora, credendo di risparmiare, rispose che lo voleva senza, non intuendo il vero significato della catena. Eseguita l’opera e ricevuto il compenso pattuito, Marramimì si allontanò. La notte un violento temporale notturno si abbatte su Trapani e l’indomani mattina la signora si accorse con sorpresa che l’acqua aveva rovinato il dipinto e che del cane di Marramimì non c’era più traccia.
Chieste spiegazioni al pittore, costui rispose candidamente che il giorno prima aveva chiesto alla signora se al cane avesse dovuto mettere la catena, la signora aveva risposto di no e quindi il cane era scappato. L’ironia di Marramimì stava nel fatto che “con la catena” intendeva i colori ad olio e quindi resistenti alle intemperie, e “senza catena” intendeva i colori ad acqua, quindi non resistenti.

Non è dato sapere se abbia mai dipinto su tela o se siano ancora visibili alcune sue opere “con la catena”.

Fonti:
– Francesco Renzo Garitta: Acqua e Anice
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