IL PIRATA SERISSO

Il medioevo, periodo di corsari e di galeoni, di saraceni e di crociati, di amori cortesi, passioni violente e tradimenti.

Ariadeno Barbarossa

E’ il tempo dei pirati, soprattutto saraceni, che infestano il canale di Sicilia. I più famosi sono il terribile corsaro turco Khayr al-Din, latinizzato in Ariadeno Barbarossa, e il suo successore Turghud Alì, detto Dragut. Ma ce ne sono centinaia di altri le cui gesta non sono arrivate fino a noi. Ce n’è anche uno trapanese, la cui storia, arriva alle orecchie del novellista Tommaso Guardati, detto Masuccio il Salernitano. Costui racconta che a Trapani viveva un pirata che, come tutti i pirati, depredava le navi che incrociavano le vele al largo di Trapani. Di lui sappiamo pochissimo, ma gli affari non dovevano andargli troppo male, dal momento che aveva al suo servizio almeno uno schiavo turco di nome Dragut, omonimo del grande Dragut. Anche in amore tutto gli andava bene. Infatti chissà come una donna francese, Madame Serisse, si era innamorata di lui e l’aveva seguito a Trapani. Lui, il pirata, ne acquisì il nome e da allora tutti lo chiamarono il pirata Serisso.

Un giorno i suoi impegni di pirataggio, lo portarono per un pò di tempo lontano da Trapani e allora, come è facile immaginare, la passione travolse Madame Serisse e lo schiavo rimasti soli a Trapani. La storia che si racconta è che i due amanti, assieme ad una imprecisata turca, forse la moglie dello schiavo, fuggirono in Turchia, che non era l’odierna Turchia, ma un nome generico che poteva indicare qualsiasi paese di religione musulmana. Povero pirata Serisso! Quando tornò a Trapani non trovò nessuno in casa e accecato dall’ira si rimise subito in mare e andò a caccia dei due fedifraghi. Non sappiamo dove Serisso trovò i due amanti, ma sappiamo che lì trovò, uccise prima lo schiavo turco, poi tagliò la testa alla moglie infedele e infine ritornò a Trapani con la vedova del suo ex-schiavo di cui non si conosce il nome e con la testa della moglie in un sacco. Arrivato a Trapani conficcò la testa della moglie in un palo davanti casa, che si trovava dalle parti di Porta Ossuna. Dopodichè visse con la turca “gran tempo felicemente”.

Questa la storia di Tommaso Guardati, detto Masuccio il Salernitano.

Benigno da Santa Caterina, agostiniano scalzo autore del libro Trapani Invittissima, però ci dà un’altra versione. Felice Aiuto, che tutti chiamavano Serisso, non era un pirata, ma un mercante con un fondaco dalle parti di quella che oggi è via delle Botteghelle. Commerciava anche in schiavi turchi e col ricavato riscattava i cristiani che erano stati catturati dai saraceni, ridotti in schiavitù e portati in “Turchia”. Dragut era uno schiavo saraceno che stava in casa di Serisso e che a un certo punto scappò con sua moglie.

Serisso si mise immediatamente alla ricerca dei due amanti, ma la sfortuna volle che fu lui a cadere vittima dell’assalto di una nave corsara. Lo abbiamo già detto, a quei tempi i pirati, soprattutto saraceni, infestavano il canale di Sicilia. Serisso allora fu condotto in catene a Tunisi e incredibilmente si ritrovò schiavo dei due fedifraghi che non lo riconobbero e lo chiamarono Alì. Un giorno uno dei due gli chiese il suo nome e cosa facesse prima di venire catturato. Egli rispose così

Un tempu jeu Filici mi chiamava
Era Mircanti e prì lu Mari ajia
Tutti li Cristiani arriscattava
E Turchi ancora in Casa mia tinia
Ma lu destinu mi persequitava
E Schiavu mi ridussi in Barvaria
Schiavu di chidda chi gheu tantu amava
E prì junta di chiù mi chiama Elia

Però il sangue gli ribolliva e continuava a meditare vendetta fin quando un giorno riuscì a mettere in pratica i suoi propositi. Con un pugnale uccise il turco, e con una sciabola tagliò la testa alla moglie. Subitò dopo riuscì a fuggire per mare portandosi dietro una sacca. Arrivato a Trapani tirò fuori dalla sacca la testa mozzata della moglie e la espose alla cantonata della sua casa, monito per le mogli infedeli. Si dice che si diede ad una vita ritirata a cristiana e volle che dopo la sua morte la casa dove aveva vissuto con la moglie fosse convertita in una chiesa. Siccome nel frattempo la testa della moglie si era imputridita si dice che abbia disposto la sua sostituzione con una copia di marmo che ancora adesso si può osservare all’angolo tra la marina e la via che adesso porta il suo nome. Della chiesa, di san Giovanni di Serisso, nel tempo trasformata prima in quella di santa Barbara e poi nella chiesa di Gesù e Maria, oggi non c’è più traccia.

Nel 2009 in un vibrante monologo, Totò Foti ha interpretato il pirata Serisso in uno spettacolo teatrale allestito in una tenda all’interno del Lazzaretto di Trapani.

Fonti:
– Masuccio Salernitano: Il Novellino
– Benigno da Santa Caterina: Trapani Invittissima
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6 thoughts on “IL PIRATA SERISSO

  1. ma sulla targa si parla di donna trapanese quindi forse la seconda versione che hai dato è quella più vicina alla realtà

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