4 CAROGNE A MALOPASSO – RECENSIONE

Ci sono film che restano nella storia. Capolavori immortali, da leggenda. Registi sagaci, geniali, con un innato senso dell’arte. E poi c’è Vito Colomba, e il suo “Quattro Carogne a Malopasso”

E’ difficile esprimere un giudizio su Quattro Carogne. Non ci sono film simili con cui confrontarlo. E’ certo un film coraggioso e Vito Colomba con la scusa di raccontare una storia ambientata nel passato e in un luogo imprecisato ha voluto parlarci della sua terra e dei suoi concittadini e dei problemi che ogni giorno si vivono da quelle parti. La 4 carogne in fin dei conti esistono ancora oggi e sono tutte quelle persone prepotenti, arroganti, corrotte che fanno il bello e cattivo tempo perchè quelli che comandano sono a loro volta debitori nei confronti di chi “ha il potere” e quindi non possono fare nulla per la povera gente. Come non vedere nel film la Trapani di oggi, di ieri e magari chissà quante altre città? Ecco, Vito Colomba raccontandoci la storia di Malopasso ci ha voluto raccontare la storia di Trapani e del mondo in generale. E il finale del film, triste e malinconico, è un invito per tutti noi dare nella nostra vita un finale diverso al film.

Vito Colomba, di spalle, nei panni di un cittadino di Malopasso

Quindi Quattro Carogne è sicuramente un film di sostanza. Ma anche di forma. Se si considerano le risorse limitate con cui il film è stato realizzato, non ci si può che commuovere dinanzi all’eroico sforzo di attori e comparse, tutti non professionisti, che smessi gli abiti da cowboy, hanno indossato quelli da sceneggiatori, registi, scenografi e artificieri (si, nel cast c’è anche un attrezzista artificiere, che è Tony Genco, ovvero Sam Hoara!). Le scene degli interni del film sono tra l’altro girate a casa di Vito Colomba, che alla fine del film non ha voluto smontare il set, per la disperazione della moglie.

Rudo, in primo piano, e Bill Nelson al saloon di Malopasso

Si, ma cosa dire dei risultati ottenuti? E’ credibile, ad esempio, un fuorilegge sgrammaticato come Santarita? Certo. Tutto il film ha una logica interna. Chi di voi potrebbe immaginare un cowboy come Brad Pitt in mezzo a Rudo e alle altre luride carogne? Questo si che non sarebbe stato credibile. Quando mai infatti i fuorilegge nel far west hanno trovato il tempo di andare a scuola?! Il film di Vito Colomba in questo senso pone fuori dai canoni classici della cinematografia per provare ad innovare il genere di western con delle carattereistiche tipicamente trapanesi come il carattere dei personaggi, i dialoghi, la società, i paesaggi. Il risultato finale è che sui titoli di coda si canticchia senza accorgersene il motivo della colonna sonora che accompagna tutto il film mentre si cerca di capire la morale rivelata, anzi soltanto accennata, nella spiazzante scena finale.

Ci sono tanti altri motivi per vedere il film ma non voglio rovinare il piacere di chi si accosta per la prima volta alla visione di Quattro Carogne. Dico soltanto che sono testimone di molti che, in Italia e all’estero, dopo un iniziale scetticismo lo hanno molto apprezzato. Se volete dite la vostra nei commenti. Per il Rumpiteste il discorso prosegue la settimana prossima…

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