A CACCIA DI GIGANTI

Non capita spesso di incontrare dei giganti. Nè a Trapani nè altrove.

Dagli albori della civiltà nessuno li ha più rivisti per un bel po’ di tempo. Grande quindi deve essere stato lo stupore quando in un anno imprecisato sul finire del XIV secolo un gruppo di contadini trapanesi, poco lontano dal castello dove lavoravano, si imbatterono in una caverna che non conoscevano e, spinti dalla curiosità, decisero di entrarvi. Subito si trovarono in un antro largo e altissimo e poco distante videro un uomo di smisurata grandezza. Immaginatevi lo spavento! Scapparono a gambe levate verso il castello per raccontare quello che avevano visto. Da lì, adunata la cittadinanza, un gran numero di persone armate di bastoni, fiaccole e forconi si diresse verso la caverna. Trecento di loro vi entrarono e videro quello che avevano visto i primi lavoratori, un gigante altissimo che nella mano sinistra teneva un enorme bastone. Uno dei trecento, il più ardimentoso, stese la mano e toccó il bastone che si polverizzò all’istante scoprendo al suo interno un’anima di piombo. Toccato, anche il gigante si disfece allo stesso modo e di lui rimasero solo tre denti e l’osso di una gamba da cui si ricostruì la statura del gigante: duecento cubiti, cioè circa 100 metri.

Questa storia ci viene raccontata da Giovanni Boccaccio nella sua Genealogia degli Dei. Boccaccio è stato il primo che dall’epoca dei ciclopi ha parlato di giganti nel territorio trapanese. Più di due secoli dopo, il gesuita Athanasius Kircher, professore di filosofia, matematica e scienze orientali, nonchè esperto di geologia, medicina, astronomia e tantissime altre cose, decifratore di geroglifici e inventore, spinto dalla sua insaziabile curiosità si mise in viaggio verso la Sicilia per seguire le tracce dei suoi antichi ciclopici abitanti. Gli appunti presi durante il viaggio diventarono parte del Mundus Subterraneus che riassume tutte le ricerche sulla geografia e geologia fatte nella sua vita. Kircher stilò una classifica di tutti i giganti allora conosciuti e il gigante di Erice risultò essere il più alto della storia coi suoi 100 metri circa, seguito dal gigante mauritano (Gigas Mauritaniae) che era alto una trentina di metri, dal gigante svizzero (Helvetus Gigas), alto 23 metri e dal gigante Golia che si piazzava al quarto posto misurando appena 3 metri e 25 centimetri.

Dal Mundus Subterraneus di A. Kircher. Da sinistra a destra: gigante trapanese, uomo comune, Golia, Helvetus Gigas (gigante svizzero), Gigas Mauritaniae (gigante mauritano)

Le orme di Kircher furono seguite duecento anni dopo da uno scrittore inglese, Samuel Butler, che seguendo la sua passione per gli studi omerici andò a finire proprio sulle tracce dei ciclopi e di Polifemo in quel di Trapani. A lui si devono tante piccole e grandi scoperte sui poemi “omerici”. Ma per ora accontentiamoci di vederlo assieme al suo amico Sugameli all’interno della grotta dove Ulisse riuscì a fuggire dal ciclope Polifemo dopo che questi gli aveva ucciso e divorato sei dei compagni di viaggio.

Samuel Butler, a destra, e il suo amico trapanese Sugameli all’interno della grotta di Polifemo

Butler fu l’ultimo grande personaggio che andò a caccia di giganti duecento anni fa, ma la storia ci insegna che ogni duecento anni circa un visionario cacciatore di giganti si imbatte nella città di Trapani. Chissà forse il prossimo è già in viaggio oppure potrebbe trovarsi in questo momento davanti ad un computer a leggere queste righe…

FONTI:
– G.Boccaccio: La Genealogia degli Dei
– A. Kircher: Mundus Subterraneus
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4 thoughts on “A CACCIA DI GIGANTI

  1. A parte che il nome “Sugameli mi sembra un po’ troppo volgare per queste pagine… ma la grotta di Polifemo esiste ancora? E si può visitare?

  2. @loscassamaroni

    Sugameli è un cognome molto diffuso. Perchè dovrebbe essere volgare?

    Quanto alla grotta di Polifemo: la grotta di visitata da Butler esiste ancora e si trova qui (http://www.arkeomania.com/grottelitoraletrapani.html): è chiamata la grotta emiliana ed è possibile visitarla.
    Però Butler probabilmente si ingannava e la vera grotta di Polifemo era in realtà vicina a quella individuata da Butler che sarebbe soltanto la grotta di un suo amico ciclope, accorso alle grida di aiuto di Polifemo accecato. La storia non è molto chiara al riguardo. Prometto di ritornarci.

    @Michelle

    300 è un numero perfetto per la testuggine, Forse anche i trapanesi prefedevano di usare questa tattica nel caso di uno scontro col gigante. Chi lo sa?

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