QUELLA VITTORIA DI PIRRO…

Un episodio di storia poco conosciuto

Nel 280 a.C. Pirro, re dell’Epiro, decise che quel piccolo regno gli stava stretto e sbarcò in Italia, forte dell’aiuto del re di Macedonia, Tolomeo Cerauno, e incoraggiato dall’oracolo di Delfi che gli prediceva un nuovo regno in Italia. Dopo due difficili vittorie contro i Romani ad Heraclea e ad Ascoli Satriano, mosse col suo esercito verso la Sicilia, sia per tirare un po’ il fiato perchè l’esercito romano, seppur sconfitto due volte restava pur sempre temibile, sia perchè i Greci avevano chiesto il suo aiuto per scacciare dalla Sicilia i Cartaginesi, loro nemici storici con cui erano in guerra da diversi secoli.

Così nel 278 a.C. nominato dai Greci re di Sicilia dichiarò guerra a Cartagine e mosse verso sud al comando di 10000 soldati, che nel corso della campagna diventeranno quasi 40000. Fu una vera guerra lampo. Ad una ad una tutte le città siciliane alleate dei cartaginesi vennero conquistate. Erice, la più munita fortezza filo-cartaginese cadde nel 277 a.C. Non abbiamo notizie sulla sorte di Trapani ma dato che gli storici non ne parlano si presuppone che fu conquistata da Pirro senza colpo ferire prima di mettere l’assedio a Erice.

Fatto sta che nel 277 a.C. tutte le città siciliane, con l’unica eccezione di Lilibeo, l’odierna Marsala, erano occupate da Pirro o alleate con lui. Lui, Pirro, se ne stava accampato a Erice non si sa bene perchè fino all’anno successivo quando decise di tornarsene da dov’era venuto, fiaccato dalla vita siciliana, dall’infruttuoso assedio di Lilibeo e da alcuni focolai di ribellione in alcune città siciliane che l’avevano salutato come un liberatore all’inizio del blitzkrieg. Fece però l’errore di rifiutare alcune ragionevoli offerte di pace cartaginesi e quindi questi che non aveveano mai cessato di rifornire la città di Lilibeo e di finanziare la guerriglia nei territori occupati, lo inseguirono e affondarono parte della sua flotta nello stretto di Messina.

Ma per Pirro le brutte sorprese non erano finite. I Romani avevano infatti ricostituito il loro esercito anche con l’aiuto cartaginese e cingevano d’assedio Taranto. Stancamente Pirro mosse direttamente su Roma ma a Maleventum venne malamente sconfitto. Il vecchio generale, anche se aveva solo 43 anni, riuscì a scappare in Epiro e a continuare a guerreggiare da quelle parti finchè non fu ucciso in battaglia nella città di Argo.

Sic transit gloria mundi. Il generoso e valoroso comandante che aveva tutte le qualità per sconfiggere sia i Cartaginesi che i Romani oggi si trova nei libri di storia dalla parte degli sconfitti. Avesse marciato su Roma, invece che su Trapani, forse la storia avrebbe preso un’altra direzione e la profezia dell’oracolo di Delfi si sarebbe avverata…

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6 thoughts on “QUELLA VITTORIA DI PIRRO…

  1. Articolo decisamente interessante. Ma quindi Pirro si fermò un anno solo e poi se ne andò? Se si è fermato così poco vuol dire che la vita Trapanese/Ericese non era un granchè…
    Si è mai saputo come mai ha deciso di andarsene così presto?

  2. Esatto! Dopo aver fatto tutta quella strada è rimasto davvero poco…
    Probabilmente anche a quei tempi vivere a Trapani non doveva essere facile.

  3. Wikipedia riporta:
    Nel 276 Pirro intavolò trattative coi cartaginesi. Per quanto essi fossero già pronti a venire a patti con Pirro, e fornirgli denaro e navi quando fossero stati ripristinati rapporti amichevoli, questi richiese che tutti i cartaginesi lasciassero l’isola per fare del mare una linea di confine tra punici e greci. Al loro rifiuto seguì l’assedio infruttuoso di Lilibeo che, unito al suo comportamento dispotico nei confronti delle colonie siceliote, causò un’ondata di risentimento nei suoi confronti: Pirro fu costretto ad abbandonare la Sicilia inseguito dai Cartaginesi ed a tornare in Italia.

    Secondo wikipedia, quindi, quella di Pirro non fu una scelta, ma una necessità.
    Fra l’altro, fu proprio la vittoria contro Pirro a Maleventum che spinse i Romani a cambiare il nome in “Beneventum”.

  4. A dire la verità Lilibeo era l’unica città rimasta ai cartaginesi, normale che venisse assediata da Pirro indipendentemente dalle trattative di pace.

    I focolai di ribellione, anche questi furono fisiologici. Pirro fu accolto come un liberatore, anzi la corona di re di Sicilia gli fu offerta proprio dai siciliani, gli stessi siciliani che poi delusi dal malgoverno di Pirro gli si ribellarono non apertamente ma con continue azioni di guerriglia supportate e finanziate dal nemico cartaginese, la cui tattica in questo caso fu coronata da pieno successo.

    In tutto questo vortice di avvenimenti, Pirro, quasi instupidito, continuava a guardare Trapani dalle mura di Erice…

  5. La storia dei SIciliani é piena di avvenimenti simili e contraddittori.
    Mi viene in mente la rivolta dei Siciliani contro Francesco II delle Due Sicilie e gli odiati soldati “napoletani”, che favorì la conquista della Sicilia da parte dei 1000 garibaldini che, spaventosamente inferiori di numero e male equipaggiati, sembravano più una spedizione goliardica che un’armata di invasione.
    Mano a mano che i duosiciliani arretravano, le città siciliane “liberate” si affrettavano ad offrire ai vari Garibaldini titoli pomposi e poco “liberali”: basti pensare alle dittature e pro-dittature offerte a Salemi, Palermo, etc.

    Anche qui, la corona di “Re d’Italia” e il titolo di “Dittatore di Sicilia” furono assegnati a Vittorio Emanuele II e Garibaldi all’unanimità dalla folla siciliana festante.
    Eppure, nonostante la “liberazione” e il plebiscito di annessione allo Stato Sabaudo (plebiscito per cui votarono 575.000 persone su 2.232.000 abitanti), pochi anni dopo cominciavano le rivolte contro il malgoverno sabaudo e nuovi movimenti indipendentisti.
    Ormai il nuovo re che i Siciliani avevano acclamato a gran voce era già da mandar via, in attesa di un’altra figura da idolatrare e buttar via.

    Come si dice “é morto il re, viva il re”.

    • Esatto! Cambiano i protagonisti ma piú o meno gli avvenimenti sono sempre gli stessi.
      Grazie per l’ottimo argomento che ci dará l’occasione, spero presto, di parlare della piazza principale di Salemi e perché si chiama cosí.

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