STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – SETTIMA PARTE

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SIDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI
QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO

SESTA PARTE – L’ESILIO DI ORANGE

L’Australian Socialist League

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Billy Hughes, primo ministro d’Australia dal 1913 al 1925, veniva dalla Australian Socialist League

Sceusa, dicevamo, torna a Sydney in un periodo di grandi cambiamenti. Tra il 1890 e il 1894 scioperano i lavoratori marittimi, i tosatori di pecore, i minatori. Le azioni, caotiche, tuttavia non ottengono nessun risultato e allora l’Australian Socialist League decide di affiancare l’azione politica agli scioperi.

Di politici che faranno carriera dalla lega ne usciranno diversi: William Holman, George Black e Billy Hughes sono i più famosi. Sceusa si colloca su posizioni più radicali, ma è in minoranza. E il fatto di essere italiano di certo non lo aiuta.

L’arrivo di molti emigrati aveva infatti causato i primi problemi di disoccupazione, novità assoluta per l’Australia. A un certo punto l’Australian Workman, giornale laburista, lo accusa di avere “maccheroni al posto del cervello” per aver difeso “quell’orda di sporchi rifiuti che dall’Italia infestano le sponde inglesi, […] subdoli bastardi che strisciano in questo paese per rubare all’operaio inglese il suo meritato guadagno e per offrire il loro lavoro a prezzi inferiori“. Come si vede, il vocabolario politico non è cambiato molto da allora…

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Tommaso Fiaschi con la divisa dell’armata australiana

Sceusa s’impunta e spalleggiato dall’Australian Socialist League, ottiene le scuse del giornale e il licenziamento dell’incauto redattore, Oswald Keatinge. Tuttavia la sua origine italiana sarà un bersaglio costante per i suoi avversari. Il Truth, giornale di Sydney, il 12 gennaio 1890, scrive che “nessun uomo può onestamente servire due paesi così diversi come Australia e l’Italia. Egli deve essere un traditore o dell’uno o dell’altro.” In realtà il Truth era stato ispirato da un gruppo di notabili italiani che considera Sceusa “il sudicio uccello che insozza il proprio nido“.

E’ solo un altro episodio della guerra per la leadership della della comunità italiana, da sempre divisa in due fazioni, quella “nazionalista” capeggiata da Tommaso Fiaschi, e quella “internazionalista” di Sceusa. La diatriba si conclude nel 1891 con l’espulsione di Fiaschi dal circolo democratico italiano, che vira così verso il socialismo. Una grande soddisfazione per Sceusa, ma una ancora più grande sta per arrivare. E’ il giugno 1893 e Sceusa assieme alla moglie è appena arrivato al molo di Sydney…

(CONTINUA…)

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STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – SESTA PARTE

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SIDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI

QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO

L’esilio di Orange

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Molti emigrati italiani, non solo a Sydney, andavano in giro suonando l’organetto per guadagnarsi da vivere

Non è facile restare fedele ai propri ideali e mantenere buone relazioni con gli altri, e Sceusa lo sa bene. Un giorno gli ufficiali della Regia Marina della corvetta Caracciolo, in visita in Australia, osano proporgli un brindisi alla Regina Margherita, proprio a lui fervente repubblicano! L’incidente porta quasi al caso diplomatico, ma il governo del Galles del Sud, ancora subordinato alla aristocraticissima madrepatria inglese, lo difende e per questa volta per Sceusa non ci sono conseguenze.

Tuttavia è col resto della comunità italiana con cui Sceusa deve confrontarsi quotidianamente che è spesso ai ferri corti. Bersaglio delle sue invettive sono anche i suonatori di organetto viggianesi, vestiti come straccioni e che vanno in giro con l’immancabile scimmia sulla spalla. Questo fa crescere i pregiudizi degli australiani, che infatti ribattezzano le casette decrepite di Castlereagh Street, dove appunto vivono gli italiani, la Macaroni Row.

Altro nemico di Sceusa sono gli industriali italiani, che lo ha in antipatia proprio per le idee socialiste che potrebbero mettere in pericolo le attività imprenditoriali , tra cui il business di import-export. Sembra che costoro si siano rivolti a Tommaso Fiaschi, decano della comunità italiana di Sydney, perché chiedesse al Departments of Lands, dove Sceusa lavorava, di allontanarlo dalla città.

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La figura di Sceusa è stata riscoperta solo recentemente. Il suo nome non compare infatti nel libro di Jim McIllroy pubblicato nel 2003

Non sappiamo quanto ci sia di vero in tutto ciò, ma fatto sta che nel 1885 il Department of Lands lo trasferisce effettivamente in un “ruvido, semidiboscato paese” 250 km a ovest di Sidney, dove “non c’era un italiano per cento miglia all’intorno col quale poter scambiare una parola.”

Era la cittadina di Orange. E il trasferimento segna, tra le altre cose, anche la fine dell’Italo-Australiano dopo sette mesi di intensa attività. Questo però non basta a fermare la verve polemica di Sceusa, che scrive al giornale Australian Star per lamentarsi di un articolo, Italians in Sydney, giudicato offensivo.

“Questa terra recentemente scoperta non è emersa dal fondo dell’oceano ad esclusivo uso e beneficio di una sola razza” scrive Sceusa, difendendo il diritto degli altri popoli ad emigrare.

Ma, a parte qualche sporadica polemica, in quel posto sperduto non c’è molto da fare. Sceusa ha molto tempo per pensare e proprio mentre riflette in solitudine sulla mancanza di una coscienza internazionalista nella società australiana, ecco a un tratto che l’Australia scopre i movimenti socialisti. Tra il 1885 e il 1887 nascono una dopo l’altra la Allgemeiner Deutscher Verein ad Adelaide, l’Anarchist Club e la Verein Vorwärts a Melbourne, e l’Austrlian Socialist League a Sydney. E’ proprio a quest’ultima che Sceusa si iscrive nel 1890, anno in cui finalmente ritorna a Sydney dopo cinque lunghissimi anni passati a Orange.

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STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – QUINTA PARTE

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SIDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI

L’Italo-Australiano

Sceusa, lo abbiamo capito, è molto impegnato nella vita sociale di Sydney. Le cronache raccontano che alla morte di Garibaldi organizza un commemorazione a cui partecipano ben diecimila persone. Fonda inoltre la Italian Benevolent Society, società di mutuo soccorso per gli immigrati italiani in difficoltà. Ma Sceusa pensa anche a chi rimasto in Italia e riesce a raccogliere 6500 lire da destinare alle vittime del devastante terremoto di Ischia del 1883. 

E infine non dobbiamo dimenticare la Italian Working Man’s Benefit Society, una sorta di sindacato dei lavoratori italiani, e il tentativo, non riuscito, di formare una cellula dell’Internazionale Socialista assieme ad altri esuli francesi e italiani.

Italo-Australiano

Prima pagina del quinto numero dell’Italo-Australiano ( credits: Francesca A. Musicò )

Ma l’iniziativa che lo rende popolare pure al di fuori di Sydney è la fondazione dell’Italo-Australiano, primo giornale in lingua italiana stampato in Australia. 

Lo scopo del giornale è “di promuovere gli interessi della Colonia italiana d’Australia, tenerne alto il prestigio e rendere noti all’Italia i suoi bisogni e sentimenti; tenere desto l’affetto dell’elemento italiano di queste regioni per la terra natia, conciliandolo per l’affetto con la patria adottiva; promuovere relazioni amichevoli e commerciali fra l’Italia e l’Australia, guidare i nuovi arrivati, ignari della lingua e costumi locali, in modo che l’Italia non abbia ad arrossire d’aver dato loro la vita e l’Australia non abbia a pentirsi di averli ospitati; instigare certe classi dei nostri compatrioti al lavoro, stigmatizzare l’ozio e il vizio e lodare la virtù e l’operosità; tenere gli italiani di Australia al corrente degli eventi che accadono nella madre patria, e la stampa italiana di ciò che avviene agli antipodi; finalmente suggerire delle riforme.” 

 

Garden_Palace

Le celebrazioni per la morte di Garibaldi sono l’ultimo grande evento tenutosi al Garden Palace di Sydney. Pochi mesi dopo l’edificio verrà distrutto da un devastante incendio

La vita del giornale, che diventa il centro culturale della comunità italiana d’Australia, è abbastanza movimentata. E’ infatti anche un giornale socialista, anzi è il primo giornale socialista d’Australia, il suo motto è “Tutto col lavoro, nulla senza lavoro, tutto del lavoro”, e questo causa ogni tanto qualche inconveniente.

Una notte degli ignoti entrano al giornale, ma non rubano niente. Al giornale pronto ad andare in stampa, viene semplicemente aggiunto un inserto derisorio in cui si annuncia la nomina di Sceusa a Cavaliere della Corona, assieme all’invito che il neo-cavaliere faceva agli amici per una bevuta in birreria.

Non sarebbe una grande minaccia alla vita del giornale, se fosse solo una goliardata, ma non lo è. E infatti a un certo punto dopo la pubblicazione di soli sei numeri l’Italo-Australiano è costretto a chiudere. Nessun intervento, di polizia, nessun problema economico, è semplicemente che Sceusa, per cause di forza maggiore, è stato costretto a lasciare Sydney….

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STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – QUARTA PARTE

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SIDNEY

La nave dei disperati

Adesso la rivoluzione socialista non sembra più così vicina.  Sceusa, che si ricorda bene le difficoltà incontrate all’arrivo in città, mette a frutto la sua esperienza di immigrato per aiutare il prossimo, specialmente gli altri italiani.

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La nouvelle France, terra promessa dal marchese de Rays

La sua buona volontà però viene messa a dura prova nel 1881 quando al porto di Sidney attracca una nave carica di disperati. Erano stati convinti a lasciare l’Europa dal nobile francese Charles Marie Bonaventure du Breil, marchese de Rays, che dopo la caduta di Parigi nel 1870, voleva restaurare la grandeur francese, e lo fece autoproclamandosi re della Nuova Francia. Al prezzo di 1800 franchi, convinse molte persone a lasciare tutto e partire per il nuovo stato che si trovava, assicurava lui, dalle parti del Pacifico. In cambio avrebbero avuto 20 ettari di terreno e una casa di quattro stanze, oltre al clima mite e alle altre meraviglie che la nuova terra promessa avrebbe offerto.

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Emma Coe finanziò e aiutò i derelitti del marchese de Rays e per questo venne chiamata la “Regina della Nuova Guinea”

Tra il 1880 e il 1881 quattro navi, Chandernagore, Genil, India and la Neu Bretagne, lasciarono l’Europa per Port Breton, capitale del fantomatico stato nell’attuale Nuova Guinea. All’arrivo a destinazione però l’amara sorpresa: non c’era niente che assomigliasse a una città. Invece dei grandi edifici la foresta pluviale, il clima tutt’altro che clemente, e la malaria. E come se non bastasse, bisognava guardarsi dagli indigeni, cannibali, non certo contenti dell’arrivo di questa massa di disgraziati.

Ma fu soprattutto la fame, che uccise una cinquantina di coloni in pochi mesi, che spinse dopo pochi mesi i reietti a ripartire verso nuove mete. E fu così che, grazie all’interessamento di Emma Coe, il 7 aprile 1881 i resti della spedizione sbarcano a Sidney. Siccome molti di loro vengono dal Veneto, si forma un comitato italiano di soccorso, presieduto da Sceusa, che oltre all’opera di soccorso denuncia la truffa planetaria messa in atto dal marchese in un volumetto dal titolo: La spedizione del marchese Rays e le sue vittime. Il libro è molto diretto, fin troppo, al punto che lo stesso comitato se ne dissocia.

Sceusa è costretto a coprire personalmente, almeno in parte, le spese di pubblicazione, ma aveva visto giusto. L’anno successivo infatti, siamo nel 1882, il marchese viene arrestato in Spagna. Si calcola che dalla truffa abbia incassato circa 7 milioni di franchi. Della spedizione oggi resta solo la macina del mulino, conservata al Museo di Rabaul.

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STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – TERZA PARTE

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI

Da Trapani a Sidney

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Lo Scarafaggio, giornale fondato e diretto da Sceusa

Il giro di vite ordinato dal ministro Nicotera porta allo scioglimento della sezione trapanese dell’Internazionale. Essa comprendeva, oltre a Sceusa, Alberto Giannitrapani, arrestato e successivamente trasferito a Lipari, il tipografo Pietro Colajanni, esiliato a Pantelleria dove morirà, Domenico Lo Monaco detto Mimì, che finisce in manicomio, e altri. Di loro parleremo un’altra volta. Per adesso limitiamoci a seguire le vicende di Sceusa, che dopo la stretta di Nicotera, capisce che è ora di cambiare aria.

Torna a Napoli dove si ferma qualche mese senza sapere bene che fare fin quando un amico gli consiglia di partire. Senza perder tempo compra un biglietto di terza classe e alle 7 della sera del giorno stesso, era il 3 ottobre del 1877, si imbarca sul vapore “Sumatra” diretto a Giacarta.

Qui però una epidemia di colera impedisce alla nave di attraccare. Sceusa quindi sbarca a Singapore, da cui, dopo aver attraversato India, Cina e Queensland del Nord giunge a Sidney il 5 dicembre. I suoi primi pensieri appena arrivato in Australia li descrive lui stesso.

“Rimasi a bocca aperta quando, mentre il piroscafo si accostava lemme lemme alla banchina, vidi una fanciulla stendere un tovagliolo sopra una balla di mercanzia, alle cui estremità sedevano due facchini del porto, e depositarvi un tegame di uova e prosciutto, della carne fredda, delle grosse fette di pan burrato e una scodella di thé…”

Che differenza col pranzo trapanese fatto da “due soldi di pane e una sardella”!

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Louisa Swan nel 1878

Sydney è già allora una grande città con una comunità di circa 200 italiani. L’impatto con la nuova realtà non è facile. Non trova lavoro, non trova nemmeno la rivoluzione, ma in compenso trova l’amore.

Nel 1878 si sposa infatti con l’ancora minorenne Louisa Swan, figlia di uno stagnino canadese e di madre irlandese. La loro unione, nonostante lei sia una devota cattolica e completamente digiuna di politica, o forse proprio per questo, è durevole e, per quello che ne possiamo sapere, felice.

Anche gli studi fatti a Trapani si rivelano utili e nel maggio Sceusa 1879 viene assunto come geometra dal governo del nuovo Galles del Sud, la regione di cui Sidney è capitale. E’ un buon impiego, e consente a Sceusa una tranquillità economica che non ha mai avuto.

Dopo l’amore e il lavoro, troverà a Sidney anche la rivoluzione?

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STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – SECONDA PARTE

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI

L’Internazionale Socialista sbarca a Trapani

Il giovane trapanese era nato nel 1851 da Giuseppe Sceusa, droghiere, e da Concetta Cavasina, si chiamava Francesco, e fino all’incontro con Malot, non aveva fatto niente di diverso dai suoi coetanei.

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“…aveva un bell’aspetto, una figura sobria con i baffi e capelli neri e dritti. Anche se mite era suscettibile ed eccitabile…!

Da Palermo, Francesco si trasferisce a Napoli per continuare a studiare, ma ormai è stato conquistato dal verbo socialista e più che sui libri, passa il tempo negli ambienti socialisti diventando un rivoluzionario di professione.

Nel 1875 torna a Trapani e diffonde le idee socialiste scrivendo nel giornale “Il nomade” e successivamente nel “Lo scarafaggio” da lui stesso fondato.

A lui si deve l’istituzione a Trapani di un casino di compagnia, ovvero un dopolavoro per gli operai, e della sezione trapanese dell’Internazionale Socialista dei lavoratori, in contatto, secondo Sceusa, con la sede centrale di Londra e con tutti i rivoluzionari europei. Ne fanno parte, oltre a Sceusa, Vincenzo Curatolo, suo collaboratore allo Scarafaggio, Alberto Giannitrapani, Saverio Guardino e altri.

“Il 18 marzo 1876 con Sceusa ed altri moltissimi compagni lavoratori solennizzammo la Comune di Parigi che in quel giorno ne ricorreva l’anniversario, e ad iniziativa dello Sceusa s’improvvisò un albero, a cui fu posto un berretto rosso e nero. Intorno a quell’albero, simbolo evidente di libertà, non mancarono, ricordo bene, i discorsi dello Sceusa e di tutti inneggianti alla Rivoluzione Sociale e al Comunismo.”
Alberto Giannitrapani

Non sappiamo quanti aderenti ebbe l’Internazionale a Trapani. Sceusa stesso dirà poi che ne facevano parte mille contadini. La stima ci sembra un po’ esagerata, ma sta di fatto che le autorità cominciano a preoccuparsi e a prendere provvedimenti. Lo Scarafaggio viene chiuso, siamo nel settembre del 1876, e l’anno successivo il prefetto Domenico Bardari intima a Sceusa “di non dare ulteriormente motivo a sospetti di sé per la propria condotta pubblica alle autorità di pubblica sicurezza” e gli ordina di non girare armato, di non turbare l’ordine pubblico tramite discorsi o scritti, di non eccitare l’odio sociale e di non aderire o promuovere qualsivoglia assembramento.

Ma l’avvertimento non serve a molto. Sceusa persevera e nel febbraio 1877 riceve un’altra ammonizione “quale mafioso per la costante abitudine coll’intimidazione e occorrendo anche colla violenza onde raggiungere utilità o preponderanza a danno degli altri.”

Giovanni Nicotera, ministro dell’Interno nel primo governo Depretis e nel primo governo di Rudinì

Sceusa non è il tipo da subire in silenzio e reagisce pubblicando il libello “Mafia ufficiale” in cui denuncia come mafioso il tentativo di bollarlo come mafioso.

Con un’abile mossa dedica il volumetto al deputato repubblicano Giovanni Bovio, che porta il caso addirittura alla Camera dei deputati. All’interrogazione parlamentare del 17 aprile 1877, il ministro dell’Interno Giovanni Nicotera replica sbrigativamente che Sceusa era “un mafioso ammantato con la veste di uomo politico” e che non c’era da meravigliarsi dato che “i socialisti sono mafiosi in Sicilia, camorristi a Napoli, accoltellatori nelle Romagne”

Nicotera però non si limita a parlare. Il giorno successivo, il 18 aprile, ordina lo scioglimento di tutte le federazioni, sezioni, circoli, nuclei e gruppi dell’Internazionale esistenti nel Regno. Due giorni dopo, è il 20 aprile, la federazione di Trapani viene sciolta e le sue carte sequestrate. Anche l’abitazione di Sceusa venne perquisita, ma lui non c’è. Ha già preso il largo…

(CONTINUA…)

STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – PRIMA PARTE

Indefessi lettori, cominciamo il 2018 con una, speriamo, interessantissima storia. Buona lettura!

La Comune di Parigi

“L’intransigenza che ci distingue è una necessità in noi. Non potremmo ammettere nel nostro seno degli elementi estranei né amalgamarci con essi, senza perdere il nostro carattere socialista”

Non sono parole di Lenin, anche se potrebbero esserlo. Anzi, quando Lenin era era ancora un nuddrico, per le strade di Trapani c’era già qualcuno che predicava la rivoluzione. E non diciamo tanto per dire. Però, come al solito, facciamo un passo indietro nel tempo e andiamo fino al 1870, quando Lenin era veramente in fasce e dall’altra parte d’Europa, tra il Reno e la Mosella, i due eserciti più potenti di allora, quello francese e quello prussiano si affrontavano presso la città di Saarbrucken.

Le barricate furono il simbolo della Comune di Parigi. Ne furono erette un po’ dappertutto. Nella foto quella del Faubourg Saint Antoine

Era la guerra franco-prussiana, scoppiata perché l’Europa era diventata troppo piccola per due galli come Napoleone III e Bismarck. Non seguiremo tutte le vicende della guerra, quello che ci interessa è la conclusione, ovvero la capitolazione francese con annessa cattura dello stesso imperatore a Sedan. La Francia dice addio all’Impero che viene sostituito dalla Repubblica, la terza, di orientamento molto conservatore. Nella “rivoluzionaria” Parigi non la prendono bene, disconoscono il governo centrale e ne formano uno socialista che passerà alla storia come La Comune di Parigi che viene definita entusiasticamente da Carlo Marx il primo governo operaio della storia. Essa però divide i due padri della patria italiana: Garibaldi, che in quel momento si annoiava a Caprera, corre subito a Parigi per sostenere i rivoltosi; Mazzini, più disincantato, invece è contrarissimo.

Benoît Malon, uno dei protagonisti della Comune di Parigi

L’esperienza della Comune finisce nel sangue, e molti suoi sostenitori, i cosiddetti “comunardi“, scappano da Parigi. Uno di questi, Benoit Malon, va prima in Svizzera, e poi in Italia.

Interessante, ma, direte voi, che c’entra tutto questo con la nostra storia? C’entra perché dopo essere stato in nord Italia, Malon si sposta in Sicilia, precisamente a Palermo. Nel 1873 lo troviamo che lavora come redattore presso Il povero, uno dei primissimi giornali socialisti italiani. E’ qui che incontra un giovane geometra arrivato da poco da Trapani.

I due non potevano essere più diversi. Tra loro c’era una differenza di età di una decina di anni, ma uno era stato deputato all’Assemblea Nazionale francese e aveva girato mezzo mondo, l’altro ignorava cosa ci fosse al di fuori della sua città natale, dalla quale non era quasi mai uscito.

E’ allora che il giovane sente parlare per la prima volta di Marx, Proudhon, Bakunin e delle eroiche gesta della Comune di Parigi. Ne resta inebriato e decide di diventare un rivoluzionario…

(CONTINUA…)