A TIA CHI RIRI

Una poesia di Vito Colomba:

A tia chi riri
Io mancu ti viu
Né penso li tu nobili smurfiati.

Tu rici chi si cristianu
Ma io mancu ci criu
E mancu sacciu si siti vattiati.

Pariti du ligna ‘ncavigghiati
Comu tanti sacchi ammazzarati.

Io sugnu rozzo
Ma sacciu pinsare
Sacciu lu me tempo comu l’aiu a passare.

Scrissi stu film pi diletto meu
E canali cincu si complimentau
Persone intelligenti, dico io, e di cultura

Ma chi mi ni futtu di li muddricheddre
Si gh’io a lu me lato c’aiu li vastedde.

E un vu scurdate
Io sugnu sempre Vitu
E ora vi salutu
In tutta Italia sugnu canusciutu.

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RITORNO A MALOPASSO

A venti anni di distanza dal film di Vito Colomba, i Trash Brothers sono tornati sul luogo del delitto. Il risultato è un documentario, l’unico, su Vito Colomba e sul suo film.

Buona visione!

4 CAROGNE A MALOPASSO – IL FINALE

“Ci sono film che restano nella storia. Capolavori immortali, da leggenda. Registi sagaci, geniali, con un innato senso dell’arte. E poi c’è Vito Colomba, e il suo Quattro Carogne a Malopasso

Dopo tanto tempo torniamo a parlare di Quattro carogne a Malopasso. Lo facciamo a seguito delle ripetute richieste dei lettori che ci hanno chiesto di spiegare le ultime scene del film.

Richiesta che dovrebbe essere girata allo stesso Vito Colomba, noi al massimo possiamo dire cosa ne pensiamo, e facendo questo ribaltiamo la domanda, invitando i lettori a vedere il film e a farci sapere quale sia secondo loro il vero significato del finale. 

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La struttura narrativa in tre atti deriva dalla nozione aristotelica secondo la quale ogni dramma ha un inizio, un mezzo e una fine, e le parti devono essere tra loro proporzionate.

Come gran parte dei film, anche Quattro carogne segue la struttura in tre atti. Il primo atto introduce i personaggi, in pratica il ritorno di Bill a Malopasso, l’incontro con gli Hoara e la scena memorabile del saloon; il secondo è quello della lotta tra Nelson e le carogne e, come da copione, è il più critico per il protagonista che, gravemente ferito perde pure l’aiuto dello sceriffo, ucciso dalla banda di Parker; il terzo, quello a cui tutto il film converge, è la resa dei conti. Bill Nelson, dopo aver risvegliato le coscienze dei cittadini di Malopasso può finalmente liberare la città.

La trama non è il massimo dell’originalità, ma ecco che alla fine la realtà prende il sopravvento sulla struttura del film. Ad uno ad uno tutti gli alleati di Bill, dal nuovo sceriffo Cisko all’ambiguo Santarita, lo abbandonano, mettendolo davanti al dilemma. Lottare da solo contro le carogne o abbandonare la città assieme a Mery?
Bill sceglie di uscire di scena e i cattivi vincono senza nemmeno combattere. Un finale molto più in linea con la dura realtà sotto i nostri occhi.

E così il film di intrattenimento si trasforma in film di denuncia, affinché il Bill Nelson che è in ognuno di noi compia la scelta opposta a quella fatta dal vero Bill Nelson per riscattare Malopasso, che non è più un luogo di fantasia, ma diventa la realtà in cui viviamo ogni giorno

E così Bill Nelson scoprì che non potrà lottare contro la
corruzione e vendicare i suoi cari.
Capì che nulla può contro il potere costituito. 
Si allontanò con la sua amata Mary
convinto che le cose non possono cambiare
hanno sostituito l’eroico sceriffo
con uno dei suoi rappresentanti.
Una metafore stile vecchio western di
una attualità purtroppo ancora presente.

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PONS, CARTOLERIA O MONUMENTO FUNEBRE?

Nel ‘900 una cartoleria molto famosa si trovava a Piazza Scarlatti. Si chiamava Pons e il titolare era un certo dottor Calabrese.

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Negli anni ’60, quando il signor Calabrese morì, l’immobile venne comprato dal Comune di Trapani, che però non aveva le idee chiare sul suo utilizzo. E da allora le cose non sono cambiate molto. Ancora oggi si discute su cosa sarebbe meglio farne. Un ufficio informazioni, una galleria d’arte o un piccolo teatro? Darlo in affidamento al Trapani Calcio, o semplicemente demolire tutto?

Dopo l’acquisto da parte del Comune, l’edificio fu ristrutturato in uno stile abbastanza particolare. La forma cubica, le pietre di marmo bianco e grigio e l’aspetto austero danno all’ex cartoleria un aspetto leggermente lugubre al punto che una volta dei buontemponi, evidentemente non amanti dell’architettura razionalista, deposero dei fiori davanti la porta.

Pons_1Nel corso degli anni l’edificio è stato usato per diversi scopi: da sala conferenze a mostra sugli artisti trapanesi della seconda metà del ‘900, a cui era presente tra l’altro Domenico Limuli, a magazzino per la vicina biblioteca Fardelliana.

In un’occasione è stato perfino listato a lutto e adibito a camera ardente. E stavolta non era uno scherzo. Il morto c’era davvero. Era un impiegato della provincia e non sappiamo se l’idea della veglia particolare sia dovuta alla sua volontà o a quella dei familiari. L’idea però è originale e sinceramente ci piace e quindi la facciamo nostra. Perché non affittare l’edificio ai defunti dando nel frattempo un po’ d’ossigeno alle asfittiche finanze comunali?

CICIREDDU

CiciredduIl cicireddu è un comunissimo pesce del Mediterraneo, protagonista della cucina trapanese. Piace soprattutto ai pigri perché le spine sono così piccole che si mangiano senza problemi.

Tuttavia oggi non parliamo di ricette, ma di teatro perché il cicireddu è anche il protagonista di un aneddoto nato in una viuzza del centro storico dove si svolgeva il teatro dei pupi.

I pupari, padre e figlio, erano nel pieno della battaglia tra saraceni e cristiani. A un certo punto si avvertì una abbanniata provenire dall’esterno: “Cicireddu frittu, cicireddu di tramontana!

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Sorpreso, il figlio si rivolse al padre: “Papà, sta passando quello del cicireddu“.

Tra gli spettatori si diffonde un’atmosfera di incertezza. Che c’entrava il cicireddu con l’accanita lotta che era in corso?

Ma il padre, da vecchio volpone e con grande prontezza, continuando a muovere i fili dei pupi, rispose con voce stentorea: “Comprane un chilo” e dopo una breve pausa  aggiunse:”Stasera lo faremo arrostito sotto le mura di Parigi!”

Fu un successo. Gli spettatori apprezzarono l’improvvisazione perfettamente amalgamata col resto della storia e applaudirono fragorosamente, facendo entrare il cicireddu nella storia dell’opera dei pupi. 

Nota: L’aneddoto è raccontato da Giuseppe di Marzo negli Echi dialettali della vecchia Trapani con la differenza che a dare origine alla serie di battute fu il figlio e non il padre. Noi abbiamo scelto di raccontare una versione che ci sembra più verosimile.

FRANCESCO FRUSTERI, PACECOTO, MATRICIDA E QUASI SANTO

Appassionati lettori, può un assassino diventare oggetto della devozione popolare?

Sul Rumpiteste tutto è possibile e quindi la risposta è si, e ha dell’incredibile se consideriamo che Francesco Frusteri ha ucciso addirittura la propria madre, una sorta di Edipo in versione pacecota.

La storia viene raccontata per la prima volta da Giuseppe Pitré, studioso e narratore del folklore popolare.

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La Chiesa di San Francesco di Paola a Paceco

Siamo all’inizio dell’800. Tutto comincia in un campo di Paceco dove lavora Francesco Frusteri, bracciante a giornata, che a un certo punto si innamora della vicina di casa. La storia non sembra diversa da tante altre, ma invece di una normale storia d’amore è l’inizio della tragedia. Isabella, questo il nome della fanciulla, non piace alla mamma di Francesco e tra suocera e nuora comincia una lunga e logorante guerra di nervi. E siccome tutte e due tengono duro, a cedere per primi sono i nervi del povero Francesco che, tra una mamma iperpossessiva e una moglie dolce e innamorata, sceglie quest’ultima e con un colpo di zappa uccide la propria madre. Francesco non scappa. La giustizia fa velocemente il suo corso e alla fine la sentenza è implacabile: condanna a morte per decapitazione. La cittadinanza lo difende. Gli amici supplicano il viceré di avere pietà, ma per inoltrare la domanda di grazia ci vuole il consenso del condannato e Francesco proprio non vuole saperne. E’ deciso ad accettare il proprio destino e allora non c’è niente da fare. All’alba del 5 novembre 1817 la sentenza viene eseguita. L’atteggiamento rassegnato e dignitoso di Francesco rimane nella memoria dei pacecoti, che lo tumulano nella locale Chiesa di San Francesco di Paola. Cominciano a pregarlo come un vero santo, addirittura chiedendogli miracoli, i parti di Frusteri, che vengono prontamente esauditi. La sua fama si diffonde richiamando i pellegrini dal contado e dal resto della Sicilia, anche dall’Isola Longa, dice il Pitré.

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Negli anni successivi il culto per Frusteri è diminuito molto, oggi è quasi scomparso, ma forse questo articolo aiuterà a tenerne viva la memoria…

STORIA DI UN RIVOLUZIONARIO TRAPANESE – ADDENDUM

Louisa Swan, breve autobiografia di una donna altruista

PRIMA PARTE – LA COMUNE DI PARIGI
SECONDA PARTE – L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA SBARCA A TRAPANI
TERZA PARTE – DA TRAPANI A SYDNEY
QUARTA PARTE – LA NAVE DEI DISPERATI
QUINTA PARTE – L’ITALO-AUSTRALIANO
SESTA PARTE – L’ESILIO DI ORANGE
SETTIMA PARTE – L’AUSTRALIAN SOCIALIST LEAGUE
OTTAVA PARTE – UN VIAGGIO IN EUROPA
NONA PARTE – FAREWELL TO SYDNEY
DECIMA PARTE – SCEUSA CONTRO NASI
UNDICESIMA PARTE – GLI ULTIMI ANNI

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Il Sydney Morning Herald del 17 giugno 1878 riporta la notizia del matrimonio tra Sceusa e Louisa Swan

La storia di Sceusa è finita la settimana scorsa, ma i lettori più attenti si sono chiesti: che fine ha fatto Louisa Swan, la compagna di una vita di Francesco Sceusa?

Louisa ha seguito il marito soffrendo per le sue vicende anche più di lui e, per non essergli di peso, ha tentato addirittura il suicidio. La decisione di tornare a Trapani, sicuramente difficile per Francesco, lo è stata ancora di più per Louisa. Per lui infatti Trapani rappresentava la terra natale, per Louisa era solo una terra lontana, dove non aveva amici e dove sarebbe stato quasi impossibile integrarsi dato che, oltre ad essere analfabeta nella sua lingua madre, l’inglese, non parlava una parola di italiano, che non imparerà mai. Ciononostante decide di seguire il marito, la cui morte, come è facile immaginare ne aggrava l’isolamento e la malattia.

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Winifred Merrill, famosa matematica e pianista. Capitata per caso a Trapani, si interessa della sorte di Louisa Swan

Per caso una straniera di passaggio a Trapani, Winifred Merrill, la nota e segnala il caso all’Alto Commissario Australiano a Londra che a sua volta informa il primo ministro australiano, William Hughes, vecchio compagno di Sceusa nella Lega Socialista.

Grazie all’interessamento di Hughes, Louisa rientra rientra in Australia, siamo nel 1920, e va a vivere col fratello a Canberra. Successivamente si ritira in convento dove rimane per 18 mesi. Nel 1923 senza fissa dimora, malata mentalmente e senza le necessarie cure ritorna a Sydney, la città dove aveva conosciuto Francesco. Viene ricoverata all’ospedale psichiatrico di Rydalmere e successivamente all’Orange Mental Hospital, dove muore il 16 agosto 1941.

Finisce così la storia triste di Louisa Swan. Non sappiamo molto altro di lei. Come il personaggio di una tragedia greca, arrivò perfino a tentare il suicidio per amore del marito. L’autobiografia di Sceusa, andata perduta, si intitolava proprio Autobiografia di un altruista, e se questo titolo è sicuramente adatto per descriverne la vita, lo sarebbe ancora di più per descrivere quella della moglie Louisa Swan, il cigno triste del Nuovo Galles del Sud.

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Louisa Swan nel 1878

(FINE)