TRAPANI SPACE CENTER


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Integrazione del modulo di comando di Apollo – Image Courtesy NASA

Nel 1969 lo sbarco del primo uomo sulla luna. Oggi quasi 50 anni dopo il piccolo passo di Neil Armstrong, ne parliamo con Delo Vianegli, noto esperto del settore aerospaziale che ha lavorato al programma Apollo.

TP: “Dottor Vianegli cosa ha rappresentato lo sbarco sulla luna per l’umanità? E quali sono state le conseguenze per tutti noi?”

D.V.: “In quel momento il sogno dell’umanità sin dalla notte dei tempi è diventato realtà. Le conseguenze ci sono state in tutti i settori. Al di là delle implicazioni storiche, tanti oggetti che usiamo ormai tutti i giorni derivano proprio dalle missioni lunari.”

TP: “Houston, abbiamo un problema è una delle frasi più celebri del ventesimo secolo. Quanti centri di controllo esistono al mondo oggi?”

D.V.: “Lo so bene, ero a Houston quel giorno, e quello stesso centro di controllo è ancora in funzione. Ne esistono anche altri meno conosciuti e sparsi un po’ in tutto il mondo: in Russia, in Giappone, in Germania. Esiste una Houston anche a Torino che veniva usata per le missioni dello Space Shuttle e per le operazioni della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale.”

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Il Trapani Balloon Control Center in una rarissima immagine d’archivio – Image Courtesy ASI

TP: “E in Sicilia?”

D.V.: “Al momento non c’è nessun centro di controllo in Sicilia, però fino a qualche anno fa ne esisteva uno.”

TP: “Davvero, come quello del film Apollo 13? E dove si trovava?”

D.V.: Si, davvero. Era a Milo ed era una base di lancio dell’Agenzia Spaziale Italiana, l’ente che gestisce tutte le attività spaziali in Italia e per cui ho lavorato alla fine del programma Apollo.”

TP: “Quando è stata costruita?”

D.V.: “Durante la seconda guerra mondiale il sito era un aeroporto militare che ospitava anche i famosi Ju87 Stuka, gli aerei tedeschi. Sa, eravamo alleati a quei tempi. Una volta finita la guerra non si sapeva bene come utilizzare quel vecchio aeroporto finché nel 1975 ne abbiamo fatto una base di lancio palloni stratosferici. Fu così che cominciarono così le attività dei palloni stratosferici in Italia.”

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Una suggestiva immagine della capsula ARD a Trapani nel 1995 circa. Da notare la somiglianza con l’Apollo – Image Courtesy ESA

TP: “Perché a Trapani?”

D.V.: “L’idea è venuta proprio a me. La vicinanza del mare riduce al minimo i rischi in caso di incidenti al lancio. Se invece non ci sono problemi, il grosso del lavoro lo fa lo scirocco che trasporta facilmente tutto verso l’Oceano Atlantico e oltre. Tuttavia non è stato facile ottenere i finanziamenti per la costruzione della base. Pensi che eravamo sul punto di rinunciare, ma alla fine una colazione a Napola è riuscita dove mesi e mesi di riunioni avevano fallito. E fu così che nacque la base di lancio.”

TP: “E decollavano i razzi come a Cape Canaveral?”

D.V.: “Più o meno. Dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral partivano i razzi per raggiungere la luna, a Trapani invece venivano lanciati dei palloni sonda senza equipaggio per lo studio dell’atmosfera. Sono due tipi di missione diversi con obiettivi diversi.”

TP: “Quali missioni spaziali sono state lanciate dalla base?”

D.V.: “Tante. ARD, il mio preferito, era un veicolo di rientro per i voli suborbitali identico alle capsule Apollo. Chissà come mai? (ride, n.d.TP) E poi Pallas, che lanciato da Trapani atterrò proprio vicino a Houston. Per caso ovviamente! (ride ancora, n.d.TP) Ma sono troppe per ricordarle tutte. In totale più di 120 lanci, quasi tutti conclusi con successo.”

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La base spaziale di Milo nella stampa dell’epoca

TP: “E oggi?”

D.V.: “La base è stata chiusa nel 2010.”

TP: “Per quale motivo?”

D.V.: “Nessun motivo particolare. Semplicemente non ci sono esperimenti da fare...E poi non posso più mangiare cannoli.”

TP: “Avete mai osservato un UFO?”

V.G.: “Ma no… Le dico solo che molti avvistamenti di UFO a Trapani negli anni ’70-’80 erano semplicemente i nostri palloni sonda. Ricordo che il giorno dopo i lanci mi alzavo prima del solito per andare a comprare Trapani Nuova. E puntualmente in prima pagina c’era la storia di qualcuno che aveva avvistato un UFO. Che risate ci siamo fatti coi colleghi!”

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Trapani come Roswell: UFO o pallone sonda?

TP: “Un’ultima domanda. Siamo veramente andati sulla luna?”

Il dottore ritorna serio. “E’ tardi. Meglio chiudere qui l’intervista.”

TP: “La ringraziamo per la disponibilità. Ci rivediamo al prossimo allunaggio?”

Delo Vianegli si alza e si allontana in silenzio. Ci ha raccontato molte cose col suo impercettibile accento tedesco, ma molte altre secondo noi le ha tenute per sé…

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LA RICETTA SEGRETA DELLA MARTORANA

Frutta_martoranaInfaticabili lettori, si avvicinano i morti ed è tempo di frutta martorana. Ecco la ricetta segreta del Rumpiteste.

Ingredienti per 2 chili di martorana:

1 kg di mandorle pelate
1 kg g di zucchero a velo
200 ml di acqua
200 grammi di miele
2 bustine di vanillina

Macinare le mandorle pelate fino a ridurle a farina. Mischiarle con lo zucchero a velo e la vanillina e sciogliere tutto in acqua aggiungendo anche il miele fino a che tutto il composto non sarà ben amalgamato con una consistenza compatta e morbida e che tende a staccarsi dalle pareti del tegame.

Versare la pasta di mandorle su una spianatoia leggermente bagnata. Quando sarà intiepidita, lavorarla un altro po’ per renderla ancora più liscia e omogenea. Infine modellare secondo la forma preferita e lasciare asciugare per qualche ora. Le forme tradizionali sono quelle di frutta e ortaggi, ma perché non dare libero sfogo alla creatività?

Trascorso questo tempo, avete due possibilità: la prima è mangiare la martorana; la seconda è decorare le forme con i coloranti alimentari in polvere sciolti in acqua e poi lucidare tutto con la gomma arabica. Così si possono creare vere e proprie opere d’arte. Per il palato è lo stesso, per gli occhi no. A voi la scelta! 

La martorana si può anche lavorare a freddo. La lavorazione è più facile, ma si conserverà per un tempo più breve. In questo caso abbiate l’accortezza di ridurre un poco la quantità di acqua.

Alla prossima. Buone feste dei morti!

UN MENU PER LA CASA NUOVA

Faremo allegria tra noi, qua tutti quanti! Voglio incignar la casa nuova! Tu, Tararà, corri va da Mosca e compra vino, pane, pesce fritto e peperoni salati: faremo un gran festino!
La giara – Luigi Pirandello

Pesce_frittoQuando andate ad abitare in una nuova casa, dovete inaugurarla cucinando pesci fritti. Perché? Ovvio, per ingraziarsi li patruneddra ri casa. Sono gli spiriti che la abitano e che potranno servirsi da soli se lasciate la tavola apparecchiata anche dopo che finite di mangiare. Non fate mancare pane e vino, verdura cotta per una vita felice, il miele, sinonimo di buona sorte, e il sale o l’olio, immancabili in ogni rito scaramantico che si rispetti.

Anziché lasciare le cose in tavola, è ancora meglio se girate tutti i locali della casa offrendo voi stessi il pesce appena cucinato.

Le formule che si pronunciano in queste occasioni “Pisci, pisci, tuttu l’annu crisci”, oppure “Patruneddra ri casa rati saluti, fortuna e pruvirenza a la famigghia chi veni a stari ‘nta sta casa.” sono l’augurio di prosperità e benessere per i nuovi abitanti.

Li patrunedda ricambieranno proteggendovi. Se però ve ne infischiate pensando che tutte queste superstizioni siano, appunto, solo superstizioni medievali, potreste scoprire sulla vostra pelle che li patruneddra possono pure arrabbiarsi e diventare dispettosissimi. In questi casi sono conosciuti come fatuzzi, di cui abbiamo già parlato qui.

E disinteressatamente vi consigliamo di non farli arrabbiare!

A TRUZZARI

Pronti a giocare a truzzari? Si gioca in due, e l’unica cosa di cui necessitano i giocatori è un uovo sodo ciascuno.

Le regole sono semplici. Un giocatore tiene nel pugno l’uovo, e l’altro cerca di romperlo battendo, di punta o di culu, col suo uovo. Il giocatore il cui uovo dovesse rompersi perde e l’uovo diviene di proprietà dell’altro.

Questa è la partita singola. Ovviamente si possono organizzare dei tornei con più giocatori ed esistono dei trucchi per rendere il guscio più resistente, ma sono segreti e  quindi non li divulghiamo. Però un indizio ai lettori lo possiamo dare: allo scopo si usano oggetti e materiali facilmente reperibili sia oggi che in passato.

Il gioco a truzzari, nonostante sia conosciuto in tutto il mondo sin dal Medioevo, sta attraversando una fase di declino, ma, chissà, forse un giorno lo troveremo alle Olimpiadi…

Truzzare

Due bambini giocano a truzzari. Particolare di un’incisione tedesca del 1880.

UN S.O.S. MISTERIOSO DAL CANALE DI SICILIA

Trapani_Nuova_12_11_1968“Un drammatico S.O.S intercettato dalla stazione costiera di Mazara del Vallo, ha messo in allarme nella notte tra lunedì e martedì, parecchie unità pescherecce e alcune navi passeggeri che si trovavano in prossimità del punto in cui era stato lanciato il tragico grido di soccorso.

“Un drammatico S.O.S intercettato dalla stazione costiera di Mazara del Vallo, ha messo in allarme nella notte tra lunedì e martedì, parecchie unità pescherecce e alcune navi passeggeri che si trovavano in prossimità del punto in cui era stato lanciato il tragico grido di soccorso. Al momento in cui scriviamo però non è stato ancora possibile rintracciare quanto meno il relitto.
Ed ecco come si sono svolti i fatti.”

E’ l’inizio di un articolo in prima pagina di Trapani Nuova del 12 novembre 1968. Lasciamo che sia il giornale a parlare.

“Alle ore 23.30 la stazione costiera di Mazara del Vallo intercettava l’S.O.S. della motonave Marie Messe battente i colori della Sierra Leone con 12 uomini di equipaggio. Il comandante di quest’ultima dichiarava inoltre di trovarsi in difficoltà perché la barca imbarcava acqua e le pompe di bordo non riuscivano a buttar fuori tutto quanto si riversava sullo scafo.”

Il racconto drammatico prosegue…

“Immediatamente la radio costiera dava l’allarme e numerose unità navali e pescherecce affluivano sul luogo indicato. Ma mentre queste si dirigevano in quella direzione un altro ancora più drammatico S.O.S. della stessa Marie Messe comunicava di trovarsi a 34 miglia a sud-ovest di Pantelleria mentre nel precedente collegamento il comandante aveva detto di trovarsi a 13 miglia a sud-est di Pantelleria.”

Avete capito bene. I soccorsi si dirigono velocemente verso lo scafo in difficoltà e all’improvviso questo cambia posizione… Nessuna nave avrebbe potuto muoversi così velocemente, tanto meno una nave in avaria. I soccorritori devono aver pensato che la prima comunicazione non era stata capita bene e si dirigono verso l’ultima posizione comunicata.

“Le navi di soccorso comunque prendevano per buona la seconda segnalazione e si dirigevano colà a tutta forza. Giunte sul posto però avevano la sgradita sorpresa di non trovare niente. Rotta a sud-est, allora, per controllare la prima segnalazione avuta.”

Niente. Anche questa volta i soccorsi fanno, è proprio il caso di dirlo, un buco nell’acqua e riprendono a cercare la nave scomparsa.

“Nel frattempo albeggiava e due aerei, uno inglese partito da Malta e uno italiano, collaboravano nelle ricerche e in breve avvistavano alcuni relitti che, si presume, appartenessero alla Marie Messe. Dello equipaggio nessuna traccia. Intanto le condizioni del mare cominciavano a farsi pessime per cui tutte le unità dovevano riparare nel porto di Pantelleria.”

Brutta storia. Tredici persone disperse nel mare in tempesta. Il loro destino è segnato. O meglio, lo sarebbe se fosse una storia normale. Invece siamo nel Triangolo delle Bermuda e allora un’altra sorpresa è in agguato.

“Della Marie Messe non si sa però niente. Sembra una nave fantasma con un nome posticcio: non risulta iscritta infatti in nessun registro navale.

Delle indagini sulla nave scomparsa sono state incaricate anche autorità straniere ma, come abbiamo già detto al momento in cui scriviamo non si ha ancora alcun utile indizio.”

Così finisce l’articolo. Della Marie Messe non se ne saprà più nulla.

Subito l’ipotesi più accreditata è stata quella della nave “fantasma”, che trasportava armi, droga, scorie radioattive o chissà quale altro carico illegale. E forse una esplosione a bordo ne ha causato l’affondamento. Oppure la nave dopo aver risolto l’avaria si è allontanata. Qualcuno le considera teorie verosimili, qualcun altro troppo fantasiose. Il fatto è che non ci sono elementi oggettivi a sostegno di una o dell’altra.

Per questo si è fatta strada anche la teoria dello scherzo. Tutta la storia sarebbe una burla creata da qualcuno per spezzare la monotonia di una fredda notte d’inverno. Possibile? A noi non convince molto. Abbiamo piuttosto la sensazione che ci sia qualcosa che ci sfugge. Qualcosa che ha a che fare col Triangolo delle Bermuda trapanese…

Avanti_14_11_1968

MONDO PIATTO

L’uomo pratico in doppio petto
porta nere scarpe da conservatore
con queste cammina per le sue stanze
i soffitti sono piatti
egli detesta le curve.
Il suo mondo è piatto
costruisce la sua casa
su un terreno livellato
non c’è alcun pendio
nel suo soggiorno.
Squadra gli alberi
delle strade
forme a casaccio darebbero ombra
non frutti.
Se Trapani fosse sui fianchi di Erice
a romboide a coni o in altre forme fantastiche
a guardare la luna curva l’uomo pratico porterebbe i sandali.

Mondo_piatto

TOPI TOPI TOPI – ILLUSTRAZIONE DI SALVATORE SALAMONE

Ricordate Topi topi topi, a giudizio di chi scrive la più bella poesia di Nat Scammacca?

A ferragosto, è risaputo, si riciclano i vecchi argomenti e noi non facciamo eccezione, e quindi la proponiamo di nuovo approfittando anche del fatto che un lettore ci ha inviato una illustrazione della stessa poesia realizzata da Salvatore Salamone (link al vecchio articolo).

Topi_topi_Topi_Salamone

Buon ascolto e buon ferragosto!