DOMENICO LI MULI, PIU’ GRANDE DI TIZIANO

Creativi lettori, oggi parliamo di uno tra i più apprezzati maestri del ‘900, Domenico Li Muli. E’ il primo di una breve serie di articoli dedicati ad alcuni artisti trapanesi del ‘900.

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L’architetto normanno, dice Gaetano Bongiovanni, è una statua fortemente intrisa di elementi neoquattrocenteschi con agganci al linguaggio novecentista di Felice Casorati

Li Muli nasce a Trapani nel 1902. La sua famiglia era palermitana e infatti a due anni ritorna a Palermo dove compie studi classici e si diploma all’Accademia di Belle Arti nel 1929.

I primi lavori sono alcune sculture cimiteriali, il monumento ai caduti di Ventimiglia di Sicilia, e, sul finire degli anni ’30, l’Architetto Normanno, ancora oggi visibile sulla facciata del Palazzo dell’Aeronautica di Palermo in Piazza Giulio Cesare.

Nel 1938 si sposa con Maria Crupi, molto più giovane, con cui si trasferisce a Trapani per insegnare disegno. Stabiliscono lo studio e l’abitazione in Vicolo San Michele tra Via Cuba e Corso Italia. Marì e il maestro costituiscono una delle coppie più glamour della città. Le statue femminili di Li Muli avranno sempre le sue sembianze, come si vede in uno dei primi lavori trapanesi, Adamo ed Eva, conservato nella Chiesa di San Pietro.

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Li Muli davanti alla sua scultura. Adamo ed Eva, terrorizzati, fuggono dal paradiso terrestre. L’opera è ispirata dall’abbraccio tra Li Muli e la moglie durante uno dei bombardamenti di Trapani

Negli anni successivi ottiene numerose e importanti commissioni tra cui il busto del colonnello Floyd Thomas (1944), comandante della guarnigione americana a Trapani, che gli dà notorietà anche oltreoceano, le statue per la facciata della Chiesa Madre di Marsala (San Giovanni Battista, San Tommaso Becket Vescovo di Canterbury, Papa Leone Magno, Papa Gregorio Magno e gli angeli, 1949-50), il “piccolo pescatore” nel laghetto della Villa Margherita (1950) e il busto di Vincenzo Bellini (1952).

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Il laghetto di Villa Margherita. Al centro, seminascosto dagli zampilli, il piccolo pescatore

Tuttavia l’opera che i trapanesi associano maggiormente a Li Muli è l’imponente scultura al centro della fontana del Tritone. Rappresenta una scena mitologica che il maestro avrebbe voluto chiamare Le Naiadi, le leggiadre figlie di Zeus rapite da Tritone. Per i trapanesi però la statua è stata da subito il Tritone, nonostante costui non sia rappresentato metà uomo e metà pesce, come vorrebbe la mitologia classica, ma tutto uomo, anche con quella parte del corpo che, fa argutamente notare Francesco Giacalone, “è la più adatta a giustificare il rapimento di una donna”.

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La fontana del Tritone con novantadue getti d’acqua è anche un capolavoro di ingegneria idraulica

La fontana esisteva già, ma era spoglia. Li Muli costruisce il gruppo scultoreo in un capannone della Villa Margherita, non poteva certo mettersi a casa sua, aiutato solo da alcuni muratori. I singoli blocchi di cemento verranno poi trasportati e assemblati direttamente dentro la vasca e infine ricoperti di bronzo. Il tutto richiederà due anni di lavoro.

Bongiovanni scrive: “Una fontana è quasi sempre in rapporto con l’ambiente esterno e riveste più motivi di interesse quando quest’ultimo è costituito da una grande piazza che viene ad essere animata da un gruppo scultoreo che assume il valore di elemento catalizzatore, perno ideale di tutto un sistema urbano…” Come non essere d’accordo!

Si dice che al collaudo l’ingegnere dei vigili del fuoco esprimesse dei dubbi sulla potenza dei motori della fontana. Li Muli allora lo invitò dentro la vasca e assieme attesero lo zampillo dell’acqua che ovviamente arrivò così forte da bagnarli entrambi.

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La stele di Pizzolungo, ultimo lavoro pubblico di Li Muli

A Li Muli viene anche commissionata la ricostruzione di un mistere distrutto durante la seconda guerra mondiale, ma quest’opera non incontra il favore dei trapanesi. Lo abbiamo già raccontato e per non ripeterci vi invitiamo a leggere la storia qua.

Il maestro continua a dipingere e a modellare con mani agili fino a tardissima età. Tra tutti i lavori ricordiamo solo la stele in ricordo di Barbara Rizzo e dei due gemellini Salvatore e Giuseppe, uccisi dalla mafia nella strage di Pizzolungo il 2 Aprile 1985.

Si spegne l’8 Marzo 2003 nella casa di riposo “Serraino Vulpitta” dopo aver avuto la soddisfazione di festeggiare il secolo di vita, diventando così, come diceva lui stesso, più grande di Tiziano che invece morì a 99 anni. Dopo i funerali il corteo funebre che si è diretto a Piazza Vittorio dove la moglie Maria ha posato una rosa sullo specchio d’acqua della fontana del Tritone. 

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ANTONIO

Antonio
Antonio, in una rarissima fotografia di Turi Calvino

Girava una volta per le strade di Trapani un santone, con la barba lunga e i capelli neri. Era Antonio, probabilmente molti di voi lo ricorderanno. Occhi spiritati e un crocifisso da cui non si separava mai, vestiva per lo più di nero e, potremmo aggiungere anche con un certo gusto, camminava per Trapani e a chi incontrava chiedeva con garbo una moneta. Se la otteneva, si allontanava recitando qualche benedizione, in caso contrario si arrabbiava, sputava per terra e dalla bocca gli uscivano le peggiori maledizioni.

Questi i pochi ricordi che abbiamo di lui. Una lettrice ci ha raccontato che cantava spesso la canzone “E’ la bandiera-a-a dei tre colo-o-ori, è sempre la più bella!”, un’altro invece ricorda che faceva dei giochi di prestigio con le monetine, una volta poggiò cinque monete da 100 lire per terra e con un unico gesto fulmineo riuscì a metterle tutte e cinque nel palmo della mano.

Non si sa molto altro della sua vita. Non ne conosciamo il cognome, né dove vivesse, non sappiamo se fosse pazzo o se facesse finta. Girava voce che alla sua morte all’inizio degli anni ’90 avesse in banca diversi milioni, una trentina si diceva, ovviamente di lire, frutto dell’accattonaggio. Francamente ci crediamo poco, ma chi lo sa… Invitiamo chi lo ha conosciuto a dirci di più su questo e altri fatti della sua vita in modo da aggiornare l’articolo su uno dei personaggi “storici” della Trapani di fine secolo.

DIECI DOMANDE A PABLITO

Il popolarissimo Pablito, tifoso numero 1 del Trapani calcio, ci ha concesso un’intervista. E’ stata una piacevole chiacchierata che mettiamo a disposizione dei nostri lettori.

Pablito_Sasa_SelvaggioPablito, come è nata la tua passione per il calcio?

Ero piccolo e mio padre che era portuale si è trasferito a Genova. Lì mi ha portato allo stadio e mi sono innamorato del Genoa. Dopo venti anni sono tornato a Trapani e ho cominciato a tifare per il Trapani. Da allora ho due squadre nel cuore.

Genoa_Club_1970Non è strano tifare per due squadre?

Per molta gente si, per me è normale.

Come è nato il tifo organizzato a Trapani?

Il primo club è stato il Trapani Club Raimondo Massa fondato negli anni ‘70. Trombette, pochi striscioni, qualche bandiera, cori semplici e spontanei. Non eravamo ancora organizzati come ultras, ci riunivamo per vedere le partite del Trapani. Poi sono nati altri piccoli gruppi,  e alla fine ci siamo uniti tutti nel CUCN, il Commando Ultras Curva Nord, primo vero gruppo organizzato a Trapani.

GDSQuale è il ricordo più bello legato al Trapani?

Ce ne sono tanti. Sicuramente la prima storica promozione in serie B, c’era il palco a piazza Vittorio, c’era un bordello, o anche quella di quest’anno, dove noi ultras abbiamo salvato il Trapani da una situazione societaria difficile.

Ti sei mai trovato in situazioni pericolose?

No, però una volta di ritorno da Matera, sul traghetto per Messina, siamo stati aggrediti dagli ultras del Lecce. In 50 contro 9, hanno lanciato fumogeni nel pullman, a momenti prendeva fuoco, e ancora peggio ci hanno rubato gli striscioni, pezzi di m***. Adesso abbiamo cambiato nome. Siamo gli ultras 2 aprile 1905, data di nascita del Trapani Calcio.

Paolo_DangeloC’è qualche giocatore con cui sei rimasto in contatto?

Si, per esempio Nino Barraco è ancora legato a Trapani e una volta è venuto in curva a vedere la partita con noi o anche Testoni, il calciatore del Genoa.

Sei ancora molto legato al Genoa?

Si, è sempre nel mio cuore. Ogni tanto vado ancora a vedere le partite del Genoa. Sono anche il presidente del Genoa Club Trapani, il primo Genoa Club siciliano.

Hai un sogno nel cassetto?

Andare allo stadio a vedere Genoa-Trapani. Non si sono mai incontrate.

Auguri_miticoNon è una cosa impossibile dato che c’è solo una categoria di differenza. Per chi tiferesti?

Come faccio a tifare per uno o per l’altro? E che importanza ha? Pagherei pure io per farle incontrare.

Grazie, Pablito. La prossima intervista per Trapani-Genoa allora! Un’ultima domanda: Come il calcio ha cambiato la tua vita?

Il calcio è la mia vita.

Nota: tutte le immagini sono prese da: https://sologranata.forumfree.it/

TRA PEPPINO PRISCO E LUCIANO MOGGI -2005-2006

Esiste il karma nel calcio? Beh, a vedere quello che successe al Trapani calcio forse si. La settimana scorsa abbiamo visto come vinse il campionato non sul campo di calcio, bensì nelle aule di tribunale (link). E le stesse aule di tribunale saranno al centro di un altro ricorso presentato dal Trapani una ventina d’anni dopo. La stagione calcistica è quella del 2005-2006. Siamo in serie D e dopo tante vicissitudini, una storica promozione sfiorata in serie B, un fallimento e una radiazione, a Trapani è appena arrivato un nuovo presidente, Vittorio Morace, destinato a lasciare un segno nello sport trapanese.

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Tanino Vasari in serie A con la maglia del Cagliari

Sul campo però le cose vanno male. A febbraio la squadra è a -5 dalla zona salvezza. e l’allenatore Cosimo de Feo, già subentrato a Salvatore Vassallo, è sostituito da Ignazio Arcoleo. Un grande ritorno a cui si aggiunge quello di Tanino Vasari…  Tuttavia i fasti dell’era Bulgarella sono lontani e dopo qualche successo iniziale, arriva la sconfitta contro la Rossanese, 1-0 sul campo, seguita nel dopopartita dala denuncia del portiere avversario, un certo Antonino Piazza, di un tentativo di corruzione.

Il cammino del Trapani prosegue all’insegna della sofferenza. Alla fine la permanenza in serie D è affidata ai play-out contro il Francavilla in un clima molto teso.

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Antonino Piazza, portiere della Rossanese nella stagione 2005-2006

Proprio alla vigilia infatti, secondo la Commissione Disciplinare, il Trapani Calcio è colpevole di illecito sportivo nella partita contro la Rossanese, anzi di tentato illecito, dato che il Trapani ha perso la partita in questione. Al Trapani anzi non viene contestato nemmeno il tentato illecito, ma la responsabilità oggettiva, cioè avrebbe tratto vantaggio se l’illecito fosse andato a buon fine, e poco importa che a contattare il portiere sia stato un tale Capozzo che col Trapani non aveva niente a che fare, e che a promettere le venticinque paia di scarpe, ovvero 25000 euro, al portiere avversario sia stato un ex giocatore della stessa Rossanese. L’unico collegamento col Trapani è costituito dal tesserato Vito Giacalone che poco prima dell’inizio della partita avrebbe sancito l’accordo con una pacca sulla spalla al portiere avversario, un semplice in bocca al lupo, secondo la sua difesa.

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Luciano Moggi, il protagonista dell’estate di Calciopoli

Tuttavia tanto basta per condannare il Trapani, la pena sono 12 punti di penalizzazione da scontare la stagione successiva. In questo clima la squadra si gioca la permanenza in serie D. E dopo la vittoria 1-0 al Provinciale, arriva la sconfitta in trasferta, anch’essa per 1-0, che significa retrocessione a causa del peggiore piazzamento in classifica. Arcoleo non ha fatto il miracolo. L’appello al CAF non sortisce lo stesso effetto di 30 anni prima. L’anno successivo sarà Eccellenza e per giunta con 12 punti di penalizzazione! C’è chi dice che il giudice sia stato influenzato dal caso Moggi e dalle vicende di Calciopoli che in quel periodo riempivano le cronache dei giornali. Qualcun altro sostiene invece che a mancare al Trapani fu soprattutto un validissimo azzeccagarbugli come Peppino Prisco. O forse è semplicemente il karma che si è preso la rivincita…

TRA PEPPINO PRISCO E LUCIANO MOGGI – 1984-85

Esiste il karma nel calcio? Sembra proprio di no, se consideriamo quello che successe al Mazara qualche anno fa.

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10 ottobre 1982. I tifosi Ciccillo Bongiovanni e Pablito premiano il portiere Raimondo Mauro

E’ la torrida estate del 1985. Alla fine di un testa a testa durissimo col Mazara, il Trapani ha concluso al secondo posto il campionato di Interregionale. I mazaresi allenati da Ignazio Arcoleo, più leoni che canarini, la spuntano sul Trapani per appena un punto, 47 punti contro 46. E’ la prima promozione nel calcio professionistico della loro storia. Per i trapanesi invece una grossa delusione, e poco importa che la stagione ha regalato soddisfazioni come il record di imbattibilità del portiere Mauro, ben 993 minuti, e che i derby col Marsala siano stati entrambi vinti, uno addirittura con un roboante 5-0. Tutto passa in secondo piano di fronte alla mancata promozione.

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Peppino Prisco e Giovanni Agnelli, i due grandi avvocati del calcio italiano

Ma ecco che quando tutto sembra perduto il Trapani torna a sperare. Prima della partita Favara-Mazara un tale Baldi, tesserato della Libertas Riesi, neanche del Mazara, avrebbe contattato telefonicamente il portiere del Favara, un certo Storiale, promettendogli quattro milioni se avesse favorito la vittoria del Mazara. Il Mazara effettivamente vince 1-0, ma Storiale, impegnato a Roma per motivi personali, non è in campo. In ogni caso il 12 luglio la Commissione Disciplinare assolve il Mazara e il caso sembra chiuso. Il Trapani tuttavia non demorde e con l’aiuto di uno dei più valenti avvocati dell’epoca, il compianto Peppino Prisco, storico vicepresidente dell’Inter, presenta ricorso alla Commissione di Appello Federale, la CAF, il tribunale sportivo di ultima istanza, in pratica la Cassazione del calcio. E’ il 7 agosto, Sant’Alberto, e il patrono fa il miracolo. Il tribunale riconosce la fondatezza delle ragioni del Trapani e penalizza il Mazara di cinque punti. Per i mazaresi un boccone amarissimo da inghiottire. In città i disordini causano diversi contusi e sedici arresti tra i tifosi più esagitati. Da allora il calcio professionistico a Mazara è rimasto un miraggio. Per i trapanesi invece è festa grande: dopo sette anni si ritorna in serie C2. Il karma però è in agguato…

FICAZZA

Biergarten-Aumeister-Massn
Si vocifera che in Baviera sia pronta una petizione per sostituire i tradizionali Brezel con la più innovativa ficazza

Peccato che in Sicilia non esistano i Biergarten, spazi all’aria aperta tipici della Baviera dove si passa il tempo tra musica, canzoni, giochi e litri di birra. E’ un peccato, dicevamo, perché la ficazza sarebbe proprio l’ideale per stimolare la sete.

Ma cos’è la ficazza? E’ un insaccato fatto con quello che resta del tonno dopo aver tolto le parti più pregiate (link) mischiate con abbondante pepe e sale. E’ un insaccato perpetuo perché non ha praticamente data di scadenza, al massimo negli anni si secca leggermente e diventa un po’ più salato.

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Ficazza pressata ed essiccata

Come si cucina? Ci sono diverse possibilità. Come aperitivo, cruda tagliata a fettine condita con olio e limone, accompagnata col pane. Oppure tagliata a pezzettini in una carbonara rivisitata o anche una per una bruschetta con salmone selvatico, uovo e fettine di mela.

Quella che proponiamo oggi è una ricetta che un lettore ha trovato su internet e modificato per noi: bucatini ficazza e pistacchi.
Ingredienti per 4 persone:
500 grammi di bucatini
200 grammi di ficazza tagliata a dadini
4 pomodorini secchi
1 mazzo di prezzemolo
40 grammi di pistacchi
Mollica abbrustolita
2 spicchio di aglio
Scorza di un limone

Olio, sale e pepe quanto basta

Preparazione:
Tritare i pistacchi coi pomodorini e poco olio. In una padella far soffriggere a fuoco molto dolce l’aglio con un po’ d’olio e la ficazza tagliata a dadini molto piccoli. Aggiungere il trito e la mollica abbrustolita. Se proprio volete, potete togliere l’aglio. Nel frattempo calare la pasta. Quando è cotta, amalgamate col condimento e aggiungere il prezzemolo e la scorza di limone. Buon appetito!

INNO DEI POETI BUSETANI

Siam Poeti Busetani,
siam la Musa del Duemila;
uno, venti, centomila
noi cantiam con fede e amor.

Vola il verso del domani
col sapor del nostro idioma
e quest’anima mai doma
si rispecchia nel suo ardor.

Siam poeti “Salottini”
tutti uniti in un sol motto:
“Sempre Jò”, pronome dott,
“Sempre Jò”, noi canterem.

Vola il verso oltre i confini
dell’angusto Borgo Antico:
da Mazara a Partinico
presto noi lo sentirem.

TRB