LA BATTAGLIA ALLA FALCONARA – QUARTA PARTE

PRIMA PARTE – Tra angioini e aragonesi
SECONDA PARTE – Da Enna e Trapani
TERZA PARTE – La cronaca della battaglia

La fine della guerra

La battaglia della Falconara è finita. Filippo viene imprigionato nel Castello di Cefalù, il conte Ruggero di San Severino in quello di Erice. Roberto d’Angiò, che era partito da Catania per dare manforte al fratello Filippo, torna indietro.

Carlo_Valois
Dopo la battaglia alla Falconara, il papa Bonifacio VIII si affida a Carlo di Valois per sottomettere i siciliani

Il grande vincitore della battaglia è Federico. Da semplice usurpatore adesso è un vero re, che ha tagliato i ponti con la casa madre ed è tra l’altro un re eletto dal parlamento, dove sono rappresentate tutte le classi. Si trasformerà più tardi nell’organo di difesa di privilegi che è ancora oggi. Federico ha dalla sua anche la fedeltà delle città del Regno, di cui Trapani aveva dato un esempio resistendo all’assedio di Filippo.

Col figlio Filippo prigioniero dei siciliani, Carlo lo Zoppo non è più una minaccia. Roberto, l’altro figlio dello Zoppo, occupa ancora Catania da cui partono trecento cavalieri per impadronirsi del castello di Gagliano, ma, come i trecento spartani alle Termopili, anche loro vengono sterminati.

Ruggero di Lauria, a capo prima della flotta siciliana e poi di quella napoletana, è stato probabilmente il più grande comandante navale del medioevo

Federico è equilibrato, ma anche molto ambizioso. Vuole fare della Sicilia una delle superpotenze europee e pensa che sia arrivato il momento per portare la guerra in casa del nemico. E così una flotta con a capo Palmerio Abate si dirige verso Napoli. Se fosse riuscito il colpo, la guerra sarebbe finita per sempre, invece il 4 luglio 1300 nella battaglia navale di Ponza Ruggero di Lauria batte nuovamente i siciliani facendo prigioniero tra gli altri l’amico Palmiero Abate che morirà pochi mesi dopo a causa delle ferite riportate.

Non stiamo a farla troppo lunga altrimenti non ne usciamo più. Il fatto è che nessuno dei contendenti ha la forza di sconfiggere definitivamente l’avversario. Si deve arrivare per forza a un accordo. E l’accordo arriva nel 1302: a Caltabellotta Federico e Carlo di Valois, genero dello Zoppo, firmano la pace che prevede, oltre alla liberazione di Filippo e al matrimonio di Federico con Eleonora, figlia dello Zoppo, che Federico rimanga re di Sicilia fino alla sua morte, dopo di che ci sarebbe stata l’unificazione dei due regni sotto gli angioini. Agli eredi di Federico sarebbero andati altri regni non meglio precisati.

Curiosamente dopo la pace di Caltabellotta la Sicilia si chiamò “Regno di Trinacria” e il regno di Napoli “Regno di Sicilia”. Nella foto quindi la bandiera del Regno di Trinacria con l’aquila sveva e le strisce aragonesi

Non si capisce come Federico abbia potuto accettare quello che era in pratica lo stesso accordo firmato ad Anagni meno di dieci anni prima e già allora inaccettabile. L’unica spiegazione possibile è che si sia trattato di uno di quegli accordi firmati solo per prendere tempo in modo da riorganizzarsi e riprendere le ostilità. E infatti entrambi i contendenti non avevano la minima intenzione di rispettarne i termini, questa però è un’altra storia.

Per noi la battaglia della Falconara finisce qui.

LA BATTAGLIA ALLA FALCONARA – TERZA PARTE

PRIMA PARTE – Tra angioini e aragonesi
SECONDA PARTE – Da Enna e Trapani

La cronaca

Federico e tutto lo stato maggiore sono in marcia alla volta di Trapani. Lungo il cammino in molti si uniscono a lui. Nel frattempo Trapani resiste, non si sa come, alle armate di Filippo d’Angiò che, frustrato, si dirige verso Marsala per riorganizzare le forze.

Filippo-di_Taranto_Montecatini
Filippo d’Angiò in una miniatura del XIV secolo

Proprio tra Trapani e Marsala i due eserciti si incontrano. Dubitiamo che la truppa in marcia da Enna abbia deciso di dare il via alle ostilità senza riposarsi un po’. D’altro canto non ci convince totalmente neanche Giovanni Villani, un cronista dell’epoca, unico a menzionare che Federico e la sua armata si erano recati a Erice per meglio prepararsi alla battaglia.

Sia come sia, il primo dicembre 1299 i due eserciti si fronteggiano. Quasi sicuramente ci troviamo tra Marausa, Pietretagliate e Fontanasalsa dove una strada porta tuttora il nome con cui la battaglia è passata alla storia. Michele Amari colloca il luogo nell’entroterra tra il fiume Baronia e la montagnola della Borrania, in un luogo così remoto da non avere nome neanche oggi.

Miniatura_ Falconara
Benché lo scontro si sia svolto in pianura, la miniatura mostra l’esercito di Federico, a destra, che scende dal monte San Giuliano; a sinistra l’esercito angioino, al centro la città di Trapani, o più probabilmente Erice, con lo stendardo aragonese – Il Villani illustrato. Firenze e l’Italia medievale nelle 253 immagini del ms. Chigiano L VIII 296 della Biblioteca Vaticana

Quanti uomini sono presenti sul campo di battaglia? Le cifre fornite dai vari cronisti non sono molto attendibili. Ramon Muntaner, uno dei più prudenti, parla di 1200 cavalieri e una quantità non meglio precisata di fanti per gli angioini, e di 600 cavalieri e 3000 fanti per i siciliani, anche se a parere di chi scrive forse anche lui esagera.

L’esercito di Filippo d’Angiò si dispone in tre schiere al comando rispettivamente di Brolio de Bonzi, dello stesso Filippo e di Ruggero di San Severino. Anche l’esercito di Federico è diviso in tre parti: la prima comandata dal fido Blasco d’Alagona, in cui combattono anche gli almogàver, mercenari spagnoli disciplinati e feroci, la seconda dal re e la terza da alcuni nobili locali in cui si trova anche un contingente di giovani ennesi.

Strada_Falconara
La strada Falconara – Google Street View

Sono proprio questi ultimi che cominciano le ostilità contro l’ala di Ruggero di San Severino. Filippo coi cavalieri provenzali attacca lo schieramento di Blasco che in difficoltà sollecita l’intervento del re. Il sovrano, che prima ancora della battaglia stava assegnando delle decorazioni militari, si getta nella mischia. Secondo il cronista Niccolò Speciale quelli che cercano di fermarlo vengono abbattuti dallo stesso re a colpi di mazza ferrata e di spada. Sicuramente è una leggenda nata sul campo di battaglia, così come è inverosimile l’ordine dato agli almogàver di uccidere tutti i cavalli, sia i propri che quelli avversari, considerati di impedimento in una situazione caotica e affollata, e di gettarsi nella mischia come semplici fanti. Gli zelanti almogàver avrebbero eseguito l’ordine e nella foga uno di loro, un tale Porcell, con un solo colpo avrebbe sventrato il cavallo tagliando anche la gamba del cavaliere che vi montava sopra.

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Ramon Muntaner, autore delle Grandi Cronache Catalane nonché un almogàver egli stesso

L’armata di Filippo si ritrova accerchiata da un lato da Federico e dall’altro dagli almogàver. A un certo punto egli si scontra con un certo Martino Peres de Ros, che, ignaro di chi sia il suo avversario, lo sta per uccidere. Filippo più che la morte teme di essere ucciso da una mano non nobile e svela la sua identità. L’altro arresta il colpo e fa chiamare Blasco, che riconosce Filippo e lo grazia non per pietà, ma per calcolo politico. In futuro il peso di un tale prigioniero al tavolo della pace sarebbe stato senz’altro considerevole.

Intanto un gruppo di 200 soldati che tenta la fuga viene trucidato. Tra di loro Pietro Salvacossa, nobile con un passato glorioso nelle guerre contro gli angioini e poi passato al servizio proprio di questi ultimi.

Ruggero di San Severino, considerata ormai persa la battaglia, si arrende. Brolio de Bonzi muore sul campo. La battaglia alla Falconara è finita. Se fossero esistiti i quotidiani il cronista bolognese Pietro Cantinelli avrebbe titolato: “Magna strages de gente regis Karuli in provincia Scicilie”.

QUARTA PARTE – La fine della guerra

LA BATTAGLIA ALLA FALCONARA – SECONDA PARTE

PRIMA PARTE – Tra angioini e aragonesi

Da Enna e Trapani

Cari lettori, se non avete letto la prima parte di quest’articolo fatelo subito (link). Se invece l’avete già fatto sarete certamente curiosi di sapere chi ha avuto la meglio tra aragonesi e angioini.

Bonifacio_VIII
Bonifacio VIII, qui ritratto da Giotto, è stato l’artefice degli accordi di Anagni. Per ironia della sorte ad Anagni subirà anche un famoso “schiaffo”

Ebbene, dobbiamo darvi subito una delusione: nel 1295 ad Anagni con la benedizione di Bonifacio VIII angioini e aragonesi da avversari diventano alleati. In pratica il papa convince Giacomo II, re di Aragona, ad accettare da subito Sardegna e Corsica in cambio di qualsiasi diritto sulla Sicilia dopo la morte del fratello Federico. A Giacomo sta bene così e per suggellare l’accordo sposa Bianca, la figlia dello Zoppo, ma  non ha fatto i conti coi siciliani che non volevano nemmeno sentir parlare di un ritorno degli angioini ed eleggono Federico re di Sicilia.

Qualcuno di voi sarà perplesso perché abbiamo detto Federico era già re. In realtà era ancora reggente in nome del fratello Giacomo. Diventa re nel 1296 quando il Parlamento lo elegge col nome di Federico II. (link all’articolo sulla nascita del parlamento siciliano)

Federico_III
Federico è stato il secondo re di Sicilia con questo nome, dopo il ben più famoso Federico II di Svevia. E siccome quest’ultimo è passato alla storia col nome di Federico II anche se fu il primo re di Sicilia a chiamarsi Federico, al nostro Federico è toccato essere ricordato negli annali come Federico III

E la mamma Costanza cosa pensa di tutta la storia? Probabilmente il cuore di mamma le impedisce favoritismi tra i figli e forse per questo decide di rinchiudersi in un convento di clarisse a Barcellona e di non uscirne più fino alla morte, anzi neanche dopo, dato che verrà sepolta nello stesso convento.

Ad ogni modo, diventato re a tutti gli effetti, Federico si gode una popolarità mai vista prima. Per i siciliani però la situazione non è facile. Schierarsi contro gli aragonesi serviti fedelmente fino al giorno prima o rimanere leali agli aragonesi e allearsi con gli odiati angioini contro altri siciliani con a capo, un re, tra l’altro, aragonese pure lui? Un bel dilemma in un periodo di tradimenti, ricatti e voltafaccia continui….

Nel settembre del 1297 Giacomo II guida personalmente la campagna militare nella parte orientale dell’isola, con l’aiuto di Roberto d’Angiò, figlio dello Zoppo e marito di Violante, figlia di Costanza, ovvero sorella sia di Giacomo che di Federico. Ad accompagnare la spedizione c’è anche Ruggero di Lauria, ammiraglio passato dalla parte angioino-aragonese. L’invasione porta alla conquista di importanti centri nella Sicilia orientale.

Roberto d'Angiò
Roberto d’Angiò, figlio dello Zoppo, è stato ostaggio degli aragonesi fino al 1295. Liberato in seguito agli accordi di Anagni diventa erede al trono di Sicilia

La guerra si sposta sul mare. Dopo uno scontro a Messina favorevole ai siciliani, nelle acque di Capo d’Orlando il Lauria sbaraglia la flotta di Federico, che a momenti ci lascia la pelle. Giacomo, soddisfatto, può fare ritorno in Aragona lasciando agli angioini il compito di finire i conti col fratello. E’ il luglio del 1299. 

La parte orientale della Sicilia è ormai stabilmente nelle mani degli angioini-aragonesi. Tuttavia non è facile mantenerne il possesso considerata la volubilità dei nobili locali, quindi bisogna far presto. Bisogna conquistare anche la parte occidentale dell’isola e stringere in una tenaglia mortale Federico che è asserragliato a Castrogiovanni, l’odierna Enna.

La truppa angioina con a capo Filippo, altro figlio dello Zoppo, sbarca a Marsala e si dirige a Trapani mettendola sotto assedio sia per mare che per terra. Federico a Enna decide di giocarsi il tutto per tutto. Al comando del suo esercito marcia verso Trapani. Allora anche noi ci mettiamo in marcia con lui e andiamo a Trapani dove arriveremo fra una settimana….

TERZA PARTE – La cronaca
QUARTA PARTE – La fine della guerra