CELANO

Chi si ricorda di Nicola Celano, regista del centrocampo granata negli anni ’70 e ’80?

Nel 1970 arriva a Trapani questo giovanotto che aveva imparato a dare i primi calci al pallone a San Paolo del Brasile dove suo padre si era trasferito quando lui aveva quattro anni. Chissà quanti altri talenti di cui oggi non rimane traccia negli annali del calcio sono cresciuti su quei campi improvvisati!

Trapani_Celano
3 gennaio 1982: Trapani-Vittoria 4-0. Celano è il primo accosciato da sinistra

Nel 1965, a 15 anni, torna in Italia per andare a lavorare in una fabbrica di lana in Calabria. Il calcio arriverà qualche anno dopo, prima al Paternò, e poi finalmente al Trapani, allora in serie D.

Schierato titolare sin dalle prime partite, contribuisce al ritorno della squadra tra i professionisti. Con Celano il Trapani disputa anche dignitosissimi campionati in serie C. Peccato che poi se ne vada e senza di lui, il Trapani va a finire di nuovo in D. Ritorna nel 1980, già trentenne, e vi rimane fino alla stagione 1982-83, incrociando tra gli altri le nostre vecchie conoscenze Gigi Rotondi (link) e Washington Cacciavillani (link 1, link 2).

In totale con la maglia granata colleziona 229 presenze e 14 reti.

Cintura_Celano_DeMaria
1982: Celano tra Cintura e De Maria

Ma che giocatore era Celano? Possiamo dire che era il classico regista che dà equilibrio alla squadra, punto di riferimento per i compagni, elegante nella corsa a testa alta e con un eccellente tocco di palla. Quando impari a controllare a piedi nudi una palla di pezza nelle strade polverose di San Paolo, che problemi puoi avere a giocare su un campo in erba con un pallone di cuoio?!

Molti lo ricordano lento e in sovrappeso, altri snello e agile e forse hanno ragione entrambi, perché i primi lo ricordano a fine carriera, passata la trentina, quando in genere ci si appesantisce un po’ mentre i primi probabilmente lo ricordano agli inizi.

Questa è praticamente la storia di Celano, che forse non aveva la classe di Zidane, ma l’eleganza si, e per questo che chi lo ha visto giocare se lo ricorda ancora oggi. Sulla fugace esperienza del 2005 quando durante una stagione sofferta sostituisce Dario Golesano per due partite come allenatore del Trapani Calcio, invece è meglio soprassedere, quindi per questa settimana ci fermiamo qui.

U STRUMMALU

strummaloPremurosi lettori, cominciamo il nuovo anno con un articolo dedicato allo strummalu, una trottola di legno con un chiodo al centro e avvolta dalla cosiddetta lenza. Con un gesto brusco del polso, e contemporaneamente aprendo la mano, si getta a terra la trottola facendola ruotare. Lo scopo del gioco è ovviamente quello di far durare la rotazione il più a lungo possibile. 

Esistone tre tipi di tiro: il primo, a fimminina, con le ginocchia piegate, tirando la lenza da davanti verso dietro; il secondo, a masculina, in piedi tirando la lenza da dietro in avanti, e il terzo, a ‘mmazzari, in piedi col braccio teso rivolto verso l’alto che effettua una veloce rotazione di 180° imprimendo allo strummalu una forte, ma poco controllabile, accelerazione.

guagliune_palizzi
Il gioco dello strummalu è conosciuto in tutto il mondo. In figura I guagliune di Filippo Palizzi mostra la diffusione del gioco a Napoli nell’800.

Se lo strummalu gira in maniera perfetta, cioé pirìa con l’asse di rotazione coincidente con l’asse del chiodo, si dice che è una sima ed è possibile con un gesto ad effetto, la pigghiata ‘n manu. Al contrario se non ruota bene, è una chianca e chi sbaglia il tiro subisce una penitenza decisa dagli altri concorrenti. Spesso consiste nell’infliggere allo strummalu perdente dei colpi energici e magari con la punta a mo’ di pugnalate, cercando crudelmente di scheggiarlo o di spaccarlo in due rendendolo inutilizzabile.

CARMELO MORREALE, ARTISTA TRAPANESE – TERZA PARTE

Carmelo Morreale, artista trapanese – Prima parte
Carmelo Morreale, artista trapanese – Seconda parte

Cari lettori,

concludiamo questa breve serie di articoli con una poesia in dialetto di Rino Cavasino, poesia che dimostra quanto Carmelo sia veramente il pittore popolare trapanese, di cui si parla ovunque, al bar, nelle strade, nei salotti. Trovate sotto la traduzione in italiano.02.autoritratto.jpg

’STU SULI SCORDATILLU

’U pitturi Carmelu Morreali,
r’ogni quatru chi ci niscìu
ri ’n manu e siminàu,
“Ammàtula! Va’ èttalu!”,
ci rici cu’ ’na scaccaniata
omèrica, si vota e si ni va,
’n’a calzamagghia a usu
rinascimentu, limòsina pisci
â chiazza, addinucchiuni o stinnigghiatu
pi’ strati e marciaperi, quannu pàssanu
senaturi nasu ri corvu, “Chissu
lassàu a so mogghi e ora è
plongé dans les plaisirs,
amanti amanti ittatu”, “Questo
è il Cristo, il Santo”, du’ facci paraggi
addisignannu, “Questo
è il diavolo, Leonardo
da Vinci”, Carmelu rormi ’nê sali
r’aspettu r’u spitali, urtimamenti
ci capitàu di ròrmiri
ô cimiteru, futti còppuli
e fasciacoddu, “Â fari
Michelànciulu”, ’na matina
(casi casi, famigghi
famigghi, tutta Tràpani
’stu fattu s’u cuntàu), di rintra
a ’na nicchia vacanti ’mpizzu, mezzu
addurmisciutu, ’u pusu
trantuliatu r’a scala, ciuciuliàu
“Ti rissi ’un ’a tuccari”,
“Ti rissi ’un ’a tuccari”,
du’ voti ciuciuliàu a ’na cristiana
spirtata chi vulìa acchianari,
priari â nicchia china r’u maritu,
’i beccamorti s’u purtaru
com’un mortu arrivisciutu, mi rissi
“’Stu suli scordatillu, ’u sud cà è”.

08.bisQUESTO SOLE SCORDATELO

Il pittore Carmelo Monreale,
d’ogni quadro che gli è uscito
di mano e ha seminato,
“Inutile! Va’ a buttarlo!”
gli dice con una sghignazzata
omerica, si volta e se ne va,
nella calzamaglia all’uso
del rinascimento, elemosina pesci
alla piazza del mercato, in ginocchio o disteso
per strade e marciapiedi, quando passano
senatori naso di corvo, “Questo
ha lasciato sua moglie e ora è
plongé dans les plaisirs,
d’amante in amante gettato”, “Questo
è il Cristo, il Santo”, due facce uguali
disegnando, “Questo
è il diavolo, Leonardo
da Vinci”, Carmelo dorme nelle sale
d’aspetto dell’ospedale, ultimamente
gli è capitato di dormire
al cimitero, frega coppole
e sciarpe, “Debbo fare
Michelangelo”, una mattina
(di casa in casa, di famiglia
in famiglia, tutta Trapani
questo fatto se l’è raccontato), da dentro
un loculo vuoto in cima, mezzo
addormentato, il polso
riscosso dalla scala, ha sospirato
“Ti ho detto non la toccare”,
“Ti ho detto non la toccare”,
due volte ha sospirato a una cristiana
sbigottita che voleva salire,
pregare alla tomba piena del marito,
i beccamorti se lo sono portato
come un morto risorto, mi ha detto
“Questo sole scòrdatelo, il sud è qua”.

 

CARMELO MORREALE, ARTISTA TRAPANESE – SECONDA PARTE

Carmelo Morreale, artista trapanese – Prima parte

Crocifissione_Morreale
Crocifissione, 1997

“Gli occhi della Gioconda sono gli occhi più belli del mondo….” Carmelo Morreale

Carmelo è estremamente irrazionale, la sua pittura invece è proprio l’opposto. Con linee sinuose e decise rappresenta volti piacevoli dai contorni indefiniti, figure decontestualizzate, pesci, crocifissi, e altri soggetti ripetuti. Carmelo Morreale è l’artista pop per eccellenza. Con un paio di gesti rapidi abbozza un volto, un fiore, e dà loro espressività. Il talento non gli manca e potrebbe dare una finitura più realistica alle proprie opere, ma questa era la pittura di Leonardo da Vinci e non è giusto imitarlo. Si, Carmelo dice proprio così, non è giusto, quasi fosse una profanazione. Ma anziché continuare, perché non lasciamo la parola direttamente a lui? E’ molto più interessante.

Pesce_Morreale
Pesce

Il mio pensiero sull’arte di oggi è un pensiero pessimista. L ‘arte per me non esiste più! Finito il 2000 sono morti tutti gli artisti del ‘900. Chi rimane sempre nei secoli è lui che fu, e sarà sempre: Leonardo da Vinci. Leonardo è impareggiabile in tutto, io mi sforzo di avvicinarmi a lui con le mie sortite, con le mie colate blu, blu come le vergini, le Vergini delle rocce”, solo che anziché la figura evado nello spazio, dipingo solo spazio: l’antimateria.
L’arte è fatta pure di materia, ossigeno, acqua marina. Ma l’acqua che dipingo io, le marine che faccio sono acquerelli giganteschi, sono tele che arrivano a tre metri.

Nel blu io mi trovo a mio agio, quando dipingo in blu, però, ho bisogno di tele enormi, di colori liquidissimi che faccio colare sulle tele. La colata la regolo io a seconda dell’inclinazione e del contenuto che voglio dare alla tela o della cosiddetta figurazione che voglio raggiungere. In linea di massima me le chiamano marine, ma sono più che delle marine perché la marina ha pure dei limiti: l’orizzonte, la vela che ci può essere nell’acqua , la barca.

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Autoritratto di Leonardo, matita su cartoncino

Le mie marine sono marine del “mentale” dell’inconscio” e sono UNIVERSALI, degne di essere firmate Leonardo da Vinci e non è un plagio, anzi è un omaggio che faccio perché, per lui, ho speso arte, tempo, salute, energia,lavoro e diciamo che il mio lavoro è stato più utile agli altri, ai cosiddetti mercanti, che a me. Davanti alle opere di Leonardo mi tolgo il cappello non perché non posso raggiungerlo, ma perché non è giusto imitarlo.
Se tu guardi le “Vergini delle rocce” hanno un mantello blu, blu Madonna e questo tipo di blu io lo metto nelle mie grandi tele, ma il Gesù Bambino e il S. Giovannino rimangono a Leonardo. La Vergine rimane a lui, il blu lo prendo io, lo trasformo in grandi quadri INFORMALI e senza riferimento di paesaggio locale. Leonardo vive nel tempo, …così riporto nel mio blu una dimensione senza tempo che non è nemmeno quella del 2000 perché va oltre, va indietro di 500 anni e avanti di almeno altri 500. Quindi mi pongo non su un piedistallo, ma su un fulcro, un baricentro e il baricentro nelle mie tele c’è, è il taglio obliquo che pende a destra dove la zona è divisa.  Quando penso all’arte godo non fisicamente ma mentalmente, non a caso il blu è il colore della psiche.

Autoritratto_Leonardo_Morreale
Autoritratto di Leonardo, olio su tela

Voglio concludere dicendo che l’arte è La Gioconda: non mangia, non si lava, non sporca, non puzza, sfotte, ride, deride da 500 anni l’umanità. L’hanno insultata e bersagliata tutti, anche maestri illustri di Parigi, ma rimangono sempre delle cose aleatorie, limitate. La gioconda limiti non ne ha. È limitata la misura del dipinto, ma lei non ha limiti, basta guardare i suoi occhi, che non sono spaziali e neanche da impressionista o espressionista, solo 27.756 particolari sotto gli occhi. Sono gli occhi più belli del mondo…

Pubblicato sul giornalino della CTA Salus nel 2012: http://www.saluscta.it/attachments/article/2/Giornalino%20II%C2%B0%20uscita.pdf

CARMELO MORREALE, ARTISTA TRAPANESE – PRIMA PARTE

“L’arte è figlia della libertà, non della clausura” Carmelo Morreale

Carmelo Morreale è veramente l’artista che più incarna la trapanesità. Conosciamolo meglio.

Rosso_distratto
Salemi, 12 agosto 2010. Inaugurazione di Rosso Distratto, prima mostra personale di Carmelo Morreale. Fotografia di Lidia Navarra

Carmelo Morreale, non Monreale, nasce a Trapani nel 1942. L’infanzia e l’adolescenza sono molto ordinari. Viene da una famiglia abbastanza benestante, ha una predisposizione per l’arte e frequenta il liceo artistico a Palermo. Negli anni ’60 è uno degli artisti trapanesi emergenti assieme a Giovanni Valfré, Renzo Porcelli, Enzo Messina, Enzo Romeo, e altri.

A un certo punto si trasferisce a Milano e poi all’estero per una decina d’anni. Questo periodo più misterioso della sua vita. Si dice che sia partito con una ragazza e che si sia concesso ad ogni tipo di vizio e sregolatezza. Fatto sta che quando ritorna a Trapani non è più il Carmelo Morreale che era partito, bensì il Carmelo Morreale che abbiamo conosciuto tutti, tormentato, angosciato e sofferente.

Tom
Carmelo Morreale interpreta Tom, una delle carogne di Malopasso

Diventa un personaggio, eccentrico e popolare, o forse diventa popolare proprio per la sua stravaganza. E’ presente in un cameo di Quattro carogne a Malopasso di Vito Colomba (link) e si fa conoscere anche in ambito nazionale grazie alla partecipazione al Maurizio Costanzo Show.

E’ l’artista maledetto della città. Sempre più trasandato, talvolta in preda ai fumi dell’alcol, dà i suoi disegni in cambio di mezzo litro di vino o di un paio di sigarette, oppure, quando è in vena di galanterie, li regala a una ragazza incontrata per strada. Destinatari dei suoi regali sono spesso le commesse dei negozi di Via Fardella.

Carmelo_Morreale
Carmelo Morreale in una delle fotografie più recenti

Col tempo i suoi comportamenti diventano più estremi. Va in giro scalzo, a torso nudo, oppure coperto solo da un pastrano, “esibendosi” d’improvviso in pubblico. Dorme all’aperto, nella sala d’aspetto del Pronto Soccorso o al cimitero dentro un loculo, da cui esce al mattino, tra la sorpresa e la paura dei presenti.

Col tempo questo stile di vita non fa che peggiorare le condizioni, sia di salute che economiche, di Carmelo. Ciononostante alle elezioni comunali del 2007, il Partito Umanista vorrebbe candidarlo a sindaco, ma lui prudentemente rifiuta. Ogni tanto scompare e poi riappare. Di voci ne girano tante e a più riprese si dice che sia morto. E invece è tuttora vivo e ospite di una struttura di riabilitazione nella Valle del Belice, da cui non sappiamo se abbia la possibilità di leggerci. In ogni caso vogliamo dire forza Carmelo! In tanti apprezzano te e i tuoi quadri.

I quadri, appunto, come sono i quadri di Morreale?

Carmelo Morreale, artista trapanese – Seconda parte

MARIO CASSISA, IL PRECOLOMBIANO – TERZA PARTE

PRIMA PARTE
SECONDA PARTE

Oggi non scriviamo. Lasciamo, ancora una volta, che a parlare siano i quadri di Mario Cassisa.

 

 

Cassisa_1959_San_Francisco
Mario Cassisa, 1959 – Periodo californiano

Cassisa_1979
Mario Cassisa, 1979 – Periodo caraibico

 

Cassisa_1980
Mario Cassisa, 1980 – Sicilia, chiese e monumenti

 

Cassisa_1991
Mario Cassisa, 1991 – Sintesi XXI secolo

MARIO CASSISA, IL PRECOLOMBIANO – SECONDA PARTE

PRIMA PARTE

Totem_1990
Totem, 1990

Mario Cassisa non si inquadra in nessuno dei grandi movimenti artistici del ‘900.

Abbiamo visto che la curiosità lo ha portato a viaggiare nei luoghi più lontani e con gli stessi colori dei posti visitati dipinge mondi fantastici, sconosciuti, caratterizzati da nuove specie di animali dall’espressività vagamente umana. Anche se non sembrano aggressivi, non li conosciamo perciò è meglio essere prudenti.

Poi ci sono nuove specie di piante, le maschere dietro le quali si nasconde qualcosa precluso alla conoscenza dell’uomo e i totem provenienti direttamente dalle misteriose civiltà precolombiane di cui sappiamo così poco. In generale, sostiene Cassisa, conosciamo molto poco del mondo, e per questo dobbiamo sempre inseguire la conoscenza, esplorando. E quindi tutte le opere, anche se diverse tra loro, sono animate dal desiderio di esplorare che lo ha portato compulsivamente in giro per il mondo, un novello Ulisse,  lo definisce la storica dell’arte Claudia Keller.

Biblioquadro_1999
Un coloratissimo biblioquadro del 1999

Nei suoi quadri Cassisa ha dipinto la curiosità, e l’ha fatto con i colori caldi e violenti della Sicilia, del Messico, della Polinesia, un po’ come hanno fatto prima di lui Gauguin e i fauves, unico movimento a cui la sua pittura deve molto.

Infatti non ha partecipato ad avanguardie o gruppi pittorici. Uno dei pochi artisti che ha incontrato in America è stato Mark Tobey, conosciuto a Seattle. Entrambi consideravano la cornice parte integrante delle opera l’arte, però mentre Cassisa le intagliava o le ricopriva di tessuto, Tobey preferiva dipingerle. Fu un esploratore anche nell’uso delle tecniche. Ha sperimentato tantissimo usando matite, pennarelli, chine, acquarelli. E poi non dimentichiamo i biblioquadri, libri illustrati di grandi dimensioni e gli amati totem.

Per il momento ci fermiamo qui. Oggi poche parole e lasciamo parlare le immagini.

 

The_world_of_Maya_1983
Il mondo dei Maya, 1983
Puget_Sound_1955_1965
The Puget Sound, 1955-1965

 

Maschere_1991
Maschere, 1991

TERZA PARTE